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Discussione: Due domande a Visco

  1. #1
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    Predefinito Due domande a Visco

    Se dobbiamo dar retta alla testimonianza del numero uno della Guardia di finanza, lo scontro al vertice fu molto duro e inconsueto. Speciale, alla fine, fu costretto ad adeguarsi. Soltanto l’esplodere delle polemiche dopo la diffusione dei provvedimenti fermò la decapitazione delle Fiamme gialle. La presa di posizione della Procura di Milano e le interrogazioni parlamentari indussero Visco a indietreggiare, ma soprattutto a negare un suo intervento per bloccare l’inchiesta Unipol. Ma delle vaghe giustificazioni del viceministro non resta in piedi nulla dopo aver letto la testimonianza del generale Speciale, che meticolosamente ha annotato ogni passaggio dell’oscura vicenda e lo ha riferito ai giudici.

    Restano due domande.
    La prima: perché Visco aveva così fretta di cacciare i vertici della Gdf della Lombardia? Cosa temeva? Perché quegli ufficiali non potevano restare ai loro posti un giorno di più? A questa domanda risponderà la Procura.
    La seconda domanda è più politica: può un viceministro restare al suo posto dopo aver tentato, con pressioni e minacce, di far trasferire ufficiali che indagavano sugli affari rossi?
    A questa so rispondere anch’io: no, non può.

    Maurizio Belpietro su il Giornale di ieri

    saluti

  2. #2
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    Predefinito I "verbali"

    Ecco il verbale dell'interrogatorio del comandante generale della Guardia di Finanza generale Roberto Speciale sulle ingerenze del viceministro Vincenzo Visco nella Guardia di Finanza, per azzerarne il vertice della Lombardia.

    «L'anno 2006, addì 17 luglio 2006, alle ore 16.10 presso gli uffici del Comando Regionale Lombardia della Guardia di Finanza, viene redatto il presente verbale. Avanti all’Avvocato generale dottoressa Manuela Romei Pasetti è presente il Generale di Corpo d’Armata Roberto Speciale che dichiara.

    «Via quei comandanti»
    «Il giorno 13 luglio alle ore 15.00 circa il mio Capo ufficio, Colonnello Michele Carbone, mi ha informato che ero stato convocato alle ore 17.30 dello stesso giorno dal vice ministro Visco. In un secondo tempo lo stesso ufficialemi ha riferito di aver appreso, solo in quel momento che Visco avrebbe ricevuto, prima di me, il Comandante in Seconda del Corpo, Generale Italo Pappa (ore 15.30) e l’Ispettore per gli Istituti di Istruzione,Generale Sergio Favaro (ore 16.00). Recatomi all'appuntamento il Vice Ministro Visco mostrandomi un appunto dattiloscritto recante quanto segue:
    *Comando Regionale Lombardia Generale Forchetti
    * Comando Nucleo Regionale Lombardia Colonnello Lorusso
    *ComandoNucleo Provinciale PT Milano Colonnello Pomponi
    * Gruppo servizi Polizia Giudiziaria Tenente Colonnello Tomei
    Mi ha impartito l’ordine di avvicendare i suddetti ufficiali e di avanzargli delle alternative proposte di impiego. Visco inoltreha disposto perentoriamente di concertare, da quel momento in poi, ogni decisione d’impiego con i generali Pappa e Favaro. Alla miaobiezione che prima di effettuare detti provvedimenti sarebbe stato opportuno informare l’Autorità Giudiziaria di Milano, Visco mi ha risposto categoricamente che non avrebbe costituito alcun problema il non avvertirla o informarla successivamente.
    Rientrato in ufficio ho ricevuto i Generali Pappae Favaro.
    Il Comandante in Seconda mi ha detto che il Vice Ministro gli aveva parlato della sua intenzione di avvicendare i comandanti dei reparti del Corpo alla sede di Milano senza indicarne le motivazioni alla base; ha inoltre aggiunto che sarebbe stato auspicabile arrivare ad un'ipotesi d'impiego condivisa all’unanimità, onde evitare che ognuno, così come richiesto da Visco in caso di disaccordo, avesse dovuto presentare la propria proposta. Dopo tali premesse il generale Pappa mi ha illustrato le ipotesi di avvicendamento, già da lui concordate con il generale Sergio Favaro. Su queste proposte sono intervenuto al fine di razionalizzare le ipotesi di impiegodel generale Mario Forchetti, proponendo di destinarlo a un comando regionale di pari livello, onde salvaguardarne il profilo di carriera e del colonnello Lorusso allo scopo di lasciarlo a Milano, per delicati problemi familiari a me noti, nell’incarico di capo di stato maggiore del Comando Interregionale di corso Sempione».

    Giudici in allarme
    «Il 14 luglio tali proposte sono state oggetto della comunicazione che ho inviato alla persona del Vice Ministro. Alle 15 circa dello stesso giorno ho contattato il procuratore della Repubblica di Milano, dottor Manlio Minale, che mi aveva precedentemente chiamato in ufficio. Lo stesso mi ha riferito di essere quanto mai sorpreso ed allarmato da voci circa il presunto avvicendamento dell’attuale gerarchia della Guardia di Finanza di Milano, rappresentandomi che la stessa godeva della indiscussa fiducia della propria Procura e che tale improvviso avvicendamento avrebbe determinato serie problematiche alla prosecuzione delle delicate investigative in corso. Ho risposto che il piano impiego dei dirigenti era stato approvato e definito nel mesedimarzoe che in tale pianononc'era traccia di trasferimenti interessanti la sede milanese, in quanto non ve ne era alcuna necessità. Ho quindi aggiunto di essere stato convocato dall’Autorità Politica la quale, invece, mi ha dato precise indicazioni nominative sugli ufficiali che dovevano con immediatezza essere avvicendati da Milano. A conclusione il dottor Minale mi ha preannunciato l’invio di una sua missiva contenente richiesta di delucidazioni che allego in copia».

    Le pressioni di Visco
    «Alle ore 15.20 dello stesso giorno, il generale Pappa mi ha informato di aver ricevuto, per il tramite del gen. Zanini (vice capo gabinetto Vice Ministro Visco, ndr), una busta chiusa a me indirizzata, da parte del Vice Ministro. Dopo averla aperta me ne riferiva il contenuto. Alle 17.42 circa, arrivato a Bari, - dove mi ero recato per prendere parte alle celebrazioni del centenario di istituzione della Legione Allievi della Guardia di Finanza -, il vice capo di gabinetto di Visco, generale Flavio Zanini,mi ha riferito di aver appreso da Giovanni Sernicola, caposegreteria particolare del vice ministro, che quest’ultimo si aspettava la diramazione degli ordini di trasferimento, di cui alla missiva del 14 luglio. In risposta ho riferito di trovarmi a Bari e di non poter essere a Roma, prima del pomeriggio del giorno successivo, nonché di aver già concordato con il Gen C.A. Italo Pappa la fissazione di una riunione di Stato Maggiore avente per oggetto la tempistica dei movimenti in questione, datenersi la settimana successiva. Alle 17.57 il Generale Zanini mi ha comunicato che Visco, a seguito della propria lettera indirizzatami nello stesso giorno, considerava i trasferimenti in parola esecutivi e che, quindi, doveva partire il messaggio. Al riguardo ho ribadito di essere alla sede di Bari e di non poter rientrare a Roma che il giorno dopo».

    GdF commissariata
    «Alle 19.21 il gen. Zanini ha fatto sapere al maggior Cosentino che Visco voleva parlarmi. Alle ore 19.22 il vice ministro mi ha riferito che i trasferimenti dovevano essere eseguiti immediatamente. Alle 19.40, l'Aiutante di Campo del comandante in seconda, maggiore Mario Salerno ha rappresentato al maggiore Casentino che il generale Pappa desiderava parlarmi. Alle ore 20.06 Pappa mi ha proposto di diramare i trasferimenti degli ufficiali in questione, senza fissare nel relativo messaggio le rispettive decorrenze. In merito gli ho manifestato la necessità di rispettare le norme amministrative in materia che prescrivono la partecipazione dei destinatari di eventuali trasferimenti al processo decisionale. Alle ore 20.15hodato ordine al comandante in Seconda di diramare i messaggi di comunicazione di avvio del procedimento amministrativo di impiego. In data 15 luglio 2006, rientrato a Roma, alla presenza del generale Spaziante, ho incontrato nelmio ufficio il generale Pappa a cui ho mostrato la lettera (di richiesta di chiarimenti, ndr) ricevuta dal procuratore capo di Milano. Il generale Pappa ha minimizzato l'accaduto sostenendo che di lettere come quella di Minale ne arrivano tante. Ho chiesto a Spaziante di contattare Zanini al fine di incontrare il prima possibile il vice ministro Visco. Dopo aver sentito il predetto ufficiale generale, Spaziante mi ha riferito che l'incontro non sarebbe stato possibile prima del lunedì successivo, 17 luglio e che comunque Zanini insisteva nell'avere assicurazione della partenza del messaggio dei movimenti definitivi. Nella serata di domenica 16 luglio 2006, alle 22.50 circa ho ricevuto una telefonata da parte del generale Zanini che mi ha riferito della notizia Ansa, di cui allego copia e che in proposito Visco sollecitava da parte mia, una immediata smentita alla notizia, con riferimento alla sua connessione alla vicenda Unipol. Alle 23.20 sono stato ricontattato nuovamente da Zanini che mi ha chiesto di accelerare l’uscita della smentita alla notizia Ansa nei termini di cui sopra. Ho convocato di conseguenza il Capo di Stato Maggiore e il Sottocapo. A mezzanotte circa Zanini mi ha informato telefonicamente che Visco aveva provveduto personalmente alla smentita e che si aspettava altrettanto dal sottoscritto. Dopo una consultazione con il capo e il sottocapo di Stato Maggiore ho ordinato di provvedere alla diramazione di un comunicato stampa, nel quale si precisavano i reali termini del provvedimento da me adottato.

    Pronte le dimissioni
    Alle ore 9.26 del 17 luglio 2006 sono stato informato dal colonnello Carbone che il colonnello Ortello lo aveva chiamatoriferendogli che avrei dovutochiamare subito il vice ministro Visco. Contattatolo immediatamente questi mi ha riferito di ritenermi responsabile di quanto accaduto, di non aver rispettato alcuna regola deontologica non avendo dato io esecuzione istantanea a quantomiera statoda lui ordinato, di riunirmi subito con i generali Pappa e Favaro per dare a quegli ordini esecuzione immediata e di concordare con loro una risposta da dare alla Procura di Milano. Il vice ministro Visco ha aggiunto che se non avessi ottemperato a queste direttive, erano chiare le conseguenze cui sarei andato incontro. Preso atto, ho risposto al vice ministro che l’osservanza delle regole è stata da sempre il faro della mia vita, di non poter, pertanto, assecondare queste sue ultime richieste e che, piuttosto, ero pronto a rassegnare il mandato. L’intera conversazione telefonica è avvenuta alla presenza del colonnello Carbone e del maggiore Cosentino. Alle ore 12.00 circa del 17 luglio 2006 il generale Spaziante mi ha informato che con due distinte telefonate sia Pappa sia Favaro gli hanno riferito che, su disposizione del vice ministro Visco, loro pervenuta per il tramite del generale Zanini, il contenuto della lettera di risposta, da inviare al procuratore di Milano, sarebbe dovuto essere preventivamente concertato con entrambi i suddetti generali di Corpo d’Armata. In conclusione non è mai emersa alcuna motivazione che potesse concretizzare addebiti per comportamenti tenuti dagli ufficiali di Milano. Anzi devo precisare che mi era stata comunicata verso la metà di giugno la nota n. 2094/06 datata 1 giugno 2006 a firma del procuratore capo della procura di Milano, Manlio Minale, indirizzata al Comandante Regionale Lombardia, generale Forchetti, il cui contenuto evidenzia la grandeprofessionalità degli ufficiali in questione nell’attività di servizio. Fatto, letto, chiuso alle ore 17.30 in data 17/07/2006 e nel luogo come sopra».

    (a cura di Gianluigi Nuzzi) da il Giornale di ieri

    saluti

  3. #3
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    Predefinito La replica di Visco

    Milano - «Lei ha le prove che quanto sostiene il generale Speciale sia vero?».

    No, signor vice ministro Visco però il comandante generale dichiara che gli chiese di mandare via quattro ufficiali, che arrivò a paventare le dimissioni...

    «Lei non ha le prove che quanto affermato da Speciale sia vero. Io però le dico che è tutto falso. Ha capito? Tutto falso».
    Scusi, è falso che lei abbia chiesto a Speciale di concertare le scelte con i generali Pappa e Favaro e che gli disse che «se non avesse ottemperato a queste direttive, erano chiare le conseguenze... ».

    «Mi sembra di averle già risposto. Ora la saluto».
    Credo siano vicende importanti. E un sì o un no non implichino grande sforzo...

    «Ora sta parlando lei. Quanto avevo da dire l’ho già detto. C’è stato anche un dibattito parlamentare. E il primo ministro Romano Prodi ha dato risposte obiettive».

    Il clic arriva dopo l’ennesimo diniego e un saluto cordiale.
    Sono le 21.40 e il vice ministro Vincenzo Visco altro non aggiunge.
    Del resto nei giorni delle polemiche, quando la storia dei trasferimenti, e solo in parte, era venuta fuori, a metà luglio del 2007, aveva già cercato di stemperare le polemiche. E anche Prodi rispondendo alle interrogazioni della Cdl aveva sostenuto che quelli di Milano erano «avvicendamenti che non presentano alcuna eccezionalità». E a riprova il premier indicava che proprio quegli ufficiali erano «destinati a incarichi di pari o superiore livello». Aggiungendo che «il viceministro Visco ha avuto un colloquio telefonico personale» con il procuratore capo di Milano, «assicurando che sarebbe stata riservata la massima cura nel garantire la continuità nell’azione di indagine e ricevendo l'assicurazione che in tal caso non vi sarebbe stata alcuna controindicazione agli avvicendamenti ».
    Una foglia di fico, per l’opposizione, che nascondeva una manovra mai vista in precedenza. La rimozione dell’intera scala gerarchica della piazza più importante per la polizia finanziaria del Paese: Milano. Città che dopo Mani pulite dall’estate del 2005 assisteva a indagini finanziarie di primissimo piano. Dopo il crac Parmalat, le Fiamme Gialle si sono messe sulle tracce dei furbetti del quartierino, delle scalate a Bnl e Antonveneta, sino a Telecom. Da parte sua, invece, Visco ha sempre sostenuto che «gli avvicendamenti sono unicamente riconducibili ad esigenze di servizio». Tanto che nei giorni delle polemiche chiamò il procuratore capo di Milano Manlio Minale assicurando in un «lungo e cordiale colloquio telefonico» che le indagini non ne avrebbero risentito. Spiegazione che non ha convinto i giudici milanesi. Tanto da spingere l’avvocato generale Manuela Romei Pasetti a interrogare come testimoni numerosi generali di Corpo d’Armata della GdF.

    GNu su il Giornale di ieri

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Commento a caldo

    Nel luglio del 2006 il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco esercitò ripetute e pressoché quotidiane pressioni sul comandante generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, e gli pose un perentorio aut aut affinché azzerasse senza motivazioni l’intero vertice della GdF della Lombardia. Ufficiali impegnati, tra l’altro, in delicate indagini come quelle sulla scalata a Bnl da parte di Unipol e coop rosse.
    Visco aprì quindi una crisi istituzionale con il vertice del Corpo militare, arrivando a pronunciare un’oscura minaccia al comandante generale.
    La mette a verbale lo stesso Speciale: «Visco mi disse - ha dichiarato nell’interrogatorio reso all’avvocato generale Manuela Romei Pasetti - che se non avessi ottemperato a queste direttive erano chiare le conseguenze cui sarei andato incontro». Pubblicamente, invece, il vice ministro in quegli stessi giorni cercava di stemperare ogni polemica. Liquidando il caso come
    «avvicendamenti unicamente riconducibili ad esigenze di servizio».
    Il Giornale ricostruisce invece, ora dopo ora, la storia di questa ingerenza, dell’intromissione del potere politico su un corpo militare. Con un vice ministro che prima ordina al capo della GdF di rimuovere ufficiali, quando per i trasferimenti c’è un apposito iter procedurale interno. Poi dispone di concordare le scelte con due sottoposti, facendo saltare lo stesso ordine gerarchico della Finanza.
    Fino al 17 luglio quando Speciale ventila le dimissioni: «Risposi al vice ministro che l’osservanza delle regole è stata da sempre il faro della mia vita. Di non poter pertanto assecondare queste sue ultime richieste e che pertanto ero pronto a rassegnare il mandato».
    La storia inizia alle 17 di giovedì 13 luglio quando, durante un drammatico incontro, Visco sventola sotto il naso del comandante generale un foglietto indicante i nomi dei quattro ufficiali da mandare via da Milano. Senza nemmeno preavvisare, come avviene invece di rito chiedendo persino un parere, la procura che coordina le indagini degli ufficiali coinvolti.
    Non solo. Visco dispose anche «perentoriamente », a detta di Speciale, di concertare ogni decisione d’impiego futura direttamente con due sottoposti, i generali Italo Pappa e l’allora capo dei reparti d’istruzione Sergio Favaro.
    Che il Vice Ministro aveva appena incontrato.
    Insomma, una sorta di «commissariamento», pregiudicando le prerogative e l’autonomia del comandante generale.
    Visco ordina quindi a Speciale di spostare i gradi vertice della Lombardia e di coinvolgere Favaro e Pappa.
    E così, sempre stando alla ricostruzione dello stesso Speciale, Pappa e Favaro prima si incontrano tra di loro, predisponendo le ipotesi di avvicendamenti.
    Poi Pappa va dal numero uno con il piano operativo. Ma arriva l’intoppo non previsto.
    Scende in campo il procuratore capo di Milano, Manlio Minale che, allarmato, chiede ragione delle voci su azzeramenti della GdF in Lombardia. Teme «serie problematiche alla prosecuzione delle delicate indagini in corso».
    Ovvero, Unipol, Bnl, Antonveneta e Telecom.
    Speciale dice chiaro e tondo che è stato Visco a ordinare, aprendo così uno scontro tra diversi poteri. Minale è allibito, chiede a Speciale «delucidazioni scritte », coinvolge la Procura generale e l’Avvocato generale. Che apre un fascicolo e lunedì 17 interroga in gran segreto sia Speciale che il capo di Stato Maggiore Emilio Spaziante.
    Prima però, venerdì, Speciale ricorda di esser stato sottoposto a pressioni di ogni tipo.
    Visco telefona, manda lettere, cerca il numero uno, fa chiamare dal proprio staff.
    Quei trasferimenti s’hanno da fare.
    Basta leggere il verbale del comandante generale per capire la portata di questa ingerenza.
    Speciale prende tempo, sa benissimo che se dispone i trasferimenti, compie un abuso.
    Deve seguire le norme, coinvolgendo gli interessati. Alle 20.15 trova una mezza misura: ordina a Pappa di far partire gli avvisi di avvio dei procedimenti di trasferimento.
    La situazione precipita domenica notte. Alle 22.50 l’Ansa dà notizia dell’azzeramento della Gdfmettendo in collegamento con le indagini Unipol. Visco s’infuria, chiede «immediata smentita » a Speciale. E intanto alle 24 ci pensa lui: normali avvicendamenti. In piena notte il comandante generale convoca d’urgenza i suoi collaboratori più stretti, Spaziante e il sottocapo Poletti. Più tardi la GdF esce con un imbarazzato comunicato. Ma ormai il vice ministro deve sentire che la vicenda sta sfuggendo di mano. L’indomani mattina si scontra con Speciale perché temporeggia, gli ordina ancora di trasferire gli ufficiali, pronuncia oscure minacce. Alle 12 Pappa e Favaro si rifanno vivi con il numero uno dicendogli di concordare con loro quanto scrivere a Minale. Ordine di Visco.
    Ma ormai la vicenda ha assunto una dimensione pubblica e politica: le indiscrezioni sono già sui giornali. Ma gran parte della storia non viene riportata dai media. Speciale blocca i trasferimenti.
    L’avvocatura generale di Milano interroga Speciale, Spaziante, Pappa e Favaro.
    Senza risposta la domanda cruciale:
    Visco perché voleva azzerare a ogni costo la gerarchia militare a Milano?

    gianluigi.nuzzi@ilgiornle.it

    saluti

  5. #5
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    Predefinito Una domanda la pongo anch'io...

    Fra un Generale della GdF - militare - e un viceministro - politico- istintivamente a chi credereste?

    saluti

  6. #6
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    Predefinito Una voce sssssibilante

    Sibila. La voce baritonale di Vincenzo Visco si trasforma in una lama tagliente. A fatica il viceministro dell’Economia argina la rabbia contro il comandante generale della Guardia di finanza Roberto Speciale, dall’altra parte del telefono. Quello Speciale reo di aver più volte disobbedito agli ordini di mandare via i comandanti di Milano, ordini ripetuti e impartiti dal «super generale» Visco.
    È il 17 luglio del 2006, passate da poco le 9.26.
    E il viceministro non ci vede più. Accuse e minacce.
    Senza sapere che la conversazione telefonica avviene di fronte a ben due testimoni, ufficiali di prestigio delle Fiamme gialle, che osservano, sentono, assistono.
    Visco non si ferma. Accusa esplicitamente Speciale «di non aver rispettato alcuna regola deontologica non avendo dato esecuzione istantenea (sic!) a quanto ordinato».
    Ovvero rimuovere tutti a Milano ad eccezione del comandante interregionale.
    Ancora, impone a Speciale di riunirsi «subito con i generali Pappa e Favaro per dare a quegli ordini esecuzione immediata e di concordare con loro una risposta da dare alla Procura di Milano».
    Infine la (velata) minaccia: «Se non avessi ottemperato - parole di Speciale - a queste direttive mi disse che erano chiare le conseguenze cui sarei andato incontro».
    Bisognava obbedire alle disposizioni, anche se andavano contro i regolamenti?
    Di lì a poco Speciale prenderà un aereo militare atterrando a Linate.
    Deve essere sentito alle 16.10 dall’avvocato generale della procura Manuela Romei Pasetti. Che vuole sapere cosa sta succedendo visto che i magistrati rischiano di ritrovarsi decapitata la Finanza a Milano.
    E Speciale riferisce anche l’incredibile conversazione avuta nella mattinata proprio con l’autorità politica.
    Oggi la posizione di quei due testimoni è fondamentale nella ricostruzione. Quei due ufficiali infatti vengono indicati ai magistrati dallo stesso comandante: «L’intera conversazione telefonica è avvenuta alla presenza del colonnello Carbone e del maggiore Cosentino». Dal comando generale filtra l’indiscrezione che i due ufficiali abbiano distintamente udito le parole del viceministro, i suoi ordini, i suoi avvertimenti, grazie al viva voce dell’apparecchio telefonico utilizzato dal comandante Speciale.
    Carbone e Consentino non sono stati sentiti da alcuna autorità giudiziaria sugli ordini di Visco.
    Ma il fatto che Speciale li indichi, lui per primo, come testi, fa presupporre che la ricostruzione del comandante generale sia vera.
    E questo porta a rileggere e con attenzione anche la parte successiva dell’interrogatorio.
    Quando Speciale mette a verbale la risposta che diede a Visco. Ovvero che «l’osservanza delle regole è stata da sempre il faro della mia vita e di non poter assecondare pertanto queste sue ultime richieste».
    Significa semplicemente che Visco aveva ordinato a Speciale, minacciandolo, di agire contro le regole.
    E infatti se avesse dato «esecuzione immediata» ai trasferimenti sarebbe fuori, al di là delle regole.
    Per questo Speciale mette sul tavolo l’ultima carta e minaccia le dimissioni.
    Di fronte a due testimoni. Testi anch’essi ufficiali e conosciuti nella Gdf per la serietà e gli encomi ricevuti nella loro carriera.
    Carbone, tra l’altro, era stato fino a pochi mesi prima comandante provinciale a Milano.
    Carbone e Cosentino ascoltano quindi senza fiatare. Si trovano di fronte a uno scontro istituzionale tra il loro numero uno e un politico che chiede, pretende, ordina, avverte, sollecita, allude. Insomma, prevarica.
    E l’altro che cerca di tenere la barra al centro, di far rispettare le prerogative, di proteggere l’autonomia della sua funzione.
    Tanto che davanti all’Avvocato generale snocciola con precisione al minuto, tutte le pressioni ricevute, le parole udite, i solleciti subiti, le ingerenze sventate.

    gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it

    saluti....stupiti!!!

  7. #7
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    Predefinito Fifa e ……

    ....scaricabarile

    «Ce l’aspettavamo, era inevitabile», dicono in casa Ds a Palazzo Madama.
    Non è arrivata come un fulmine a ciel sereno, la mozione di «sfiducia» al viceministro Vincenzo Visco presentata ieri dalla Casa delle libertà.
    Ora però c’è da gestire la partita, e «al Senato si rischia di ballare, e anche forte», dice il sottosegretario all’Economia Paolo Cento. Non solo perché in quell’aula «qualunque voto diventa un terno al lotto», ma anche perché sul caso di specie «si può escludere che parta qualche manovra centrista?», si chiede l’esponente dei Verdi.
    «Vediamo adesso cosa farà Marini, quando verrà calendarizzata la discussione della mozione e se e quando si voterà», dicono i ds. Perchè la pratica della «sfiducia» a Visco è ora sul tavolo del presidente del Senato, che dovrebbe metterla in discussione nella prima conferenza dei capigruppo della prossima settimana, dopo il voto amministrativo.
    Dal cui esito dipenderanno anche molti equilibri dentro l’Unione.
    Marini ascolterà l’opposizione, che chiederà di accelerare il più possibile, e la maggioranza. La Quercia si prepara a frenare, ma bisogna vedere se il resto dell’Unione seguirà compatta, e comunque «bisognerà votare per forza, lo strumento della mozione lo rende obbligatorio», spiegano ai piani alti di Palazzo Madama.
    A meno che, naturalmente, «non sia l’opposizione a mollare, ma non sembra proprio nell’aria».
    Si voterà dunque nel giro di qualche settimana, e si «ballerà» come dice Cento e come confermano da Rifondazione: perché «che faranno i quattro dipietristi? E l’Udeur, e pezzi della Margherita?».
    Basta qualche assenza in aula e l’incidente può materializzarsi, e a farne le spese non sarebbe solo Visco ma tutto il governo.
    Ma dalle parti dell’Ulivo si mostra ottimismo: «Sarà la solita votazione sofferta e al cardiopalma, ma alla fine messi alle strette ci staranno tutti, nessuno metterà la sua firma sulla caduta del governo. E la mozione finirà per ricompattarci».
    Il caso Visco finirà anche alla Camera: Fausto Bertinotti ha convocato per oggi, nonostante la pausa elettorale, una riunione straordinaria dei capigruppo per esaminare le richieste di informativa da parte del governo sulla vicenda della Finanza.
    Ancora non è chiaro chi verrà in aula a rispondere: «Non credo venga Visco stesso, altrimenti rischierebbe di trasformarsi in un processo parlamentare», nota il capo dei deputati Verdi Angelo Monelli.

    Ieri la nuova ondata di testimonianze di alti ufficiali della Finanza, pubblicate dal Giornale, sono state accolte in totale silenzio dall’Unione. I Ds sono convinti che «meno se ne parla e meglio è», gli alleati evitano di esporsi in difesa del viceministro: solo dal Pdci ieri si è levata la voce di Oliviero Diliberto, per dire che «Visco è un galantuomo e chiarirà tutto senza alcun problema».
    Fuori dal coro, invece, il ministro Di Pietro e i suoi: «La vicenda Visco-Unipol non può restare nella mente degli italiani come un dubbio non chiarito», dice il capogruppo di Italia dei Valori Formisano, secondo il quale bisogna chiarire
    «inequivocabilmente o il venir meno di ogni dubbio o l’esistenza di responsabilità».
    Ai piani alti di Palazzo Chigi c’è chi mostra imbarazzo, ma «come si fa a mollare Visco? Non si può», dice.
    Arturo Parisi la sua la ha detta, con prudenza ma anche con nettezza: anche per lui va fatta chiarezza.
    E nella Margherita il malumore è molto forte. «Prodi non sfiducerà mai Visco - assicura un dirigente del partito rutelliano - e nessuno può chiederne apertamente le dimissioni, perchè verrebbe giù tutto.
    Piuttosto temiamo che ci sarà un tentativo di rimuovere il generale Speciale». E per descrivere quale sia la posizione di Rutelli, racconta un aneddoto inedito: «Nel luglio scorso, quando stava per uscire la notizia delle rimozioni nella Guardia di finanza, fu Rutelli a stoppare i trasferimenti. Venne informato da Linda Lanzillotta dell’iniziativa di Visco, e ci fu un’infuocata riunione a Palazzo Chigi con lui, Prodi, D’Alema e Padoa-Schioppa, nella quale chiese al premier di bloccarla immediatamente. E ci riuscì».

    Da il Giornale

    Dunque: se intervenne Prodi….il governo sapeva.

    saluti

  8. #8
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    Predefinito Non molleranno l'osso

    Allora, vediamo di ricapitolare: martedì Il Giornale riporta la testimonianza del comandante della Guardia di finanza che accusa Vincenzo Visco di aver tentato di rimuovere i vertici della Gdf in Lombardia, ossia i responsabili del nucleo d’indagine sui furbetti del quartierino e sui furboni di Unipol.
    Nel verbale d’interrogatorio, il generale Roberto Speciale dice che il viceministro, con ripetute pressioni, tentò di cacciare gli ufficiali da Milano, anche se non vi era alcuna ragione di servizio che ne richiedesse l’allontanamento.
    Speciale, di fronte all’avvocato generale dello Stato, rivela d’essere stato anche minacciato.
    Visco nega: la decisione di trasferire i vertici milanesi della Gdf non sarebbe sua, bensì del comandante generale. Motivi funzionali ne avrebbero richiesto il trasferimento. Insomma, normali avvicendamenti.
    Fino a ieri qualcuno poteva nutrire dubbi su chi dicesse il vero e su chi mentisse.
    Ma dopo la pubblicazione delle testimonianze di altri tre generali delle Fiamme gialle, di dubbi ne restano ben pochi.
    Che sia stato Visco a voler cacciare i capi della Gdf di Milano è confermato dai testimoni. Che non ci fosse alcun bisogno d’allontanarli – se non qualche discutibile necessità – trova riscontro nei racconti dei generali.
    Dunque, su due punti del verbale di Speciale è certo che a dire il vero è il comandante delle Fiamme gialle.
    La rimozione è farina del viceministro, il quale si premurò di passare al comandante anche un bigliettino con i nomi dei quattro da cacciare.
    Resta da chiarire un terzo aspetto, quello delle minacce.
    Visco pronunciò davvero l’oscuro avvertimento contro il comandante della Gdf?
    Per saperlo basterebbe che qualcuno interrogasse i testimoni, cosa che finora non è stata fatta. Nella stanza del comandante delle Fiamme gialle c’erano due ufficiali e il generale mise il vivavoce. I due sono dunque in grado di riferire se il viceministro che dice di voler dare la caccia agli evasori minacciò il comandante del corpo militare che gli evasori li cerca.
    Perché qui sta il problema: l’inflessibile Vincenzo Visco, l’uomo che promette di far pagare le tasse a chi le evade, tentò di cacciare gli ufficiali della Gdf che indagavano sul tesoretto Unipol, un’operazione in cui sono ipotizzati i reati di riciclaggio e di aggiramento delle norme fiscali.
    Se Visco ha tentato di rimuovere i vertici delle Fiamme gialle ed è giunto a minacciare il comandante, lo avrà fatto per far progredire più speditamente le indagini sui conti sospetti dei furboni delle Coop?
    Se è così ce lo dica.
    Se non è così, usando una frase che avrebbe rivolto a Speciale: ne tragga le conseguenze.
    E stia tranquilla l’avvocato dello Stato, la magistrata cui era affidata un’inchiesta talmente delicata che non sapeva neppure d’averla.
    La nostra non è una curiosità elettorale. Vedrà che continueremo a interessarci del caso anche a urne chiuse. È una promessa.
    A lei, a Visco, ma soprattutto ai lettori.

    Maurizio Belpietro

    saluti

  9. #9
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    è un gran casotto sta cosa

  10. #10
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    L’ira dei lettori dell’Unità: «Siamo troppo arroganti»

    Tanti messaggi contro il viceministro: «Colto con le mani nella marmellata». «Basta col falso moralismo»



    Se per Raffaele «adesso Vincenzo Visco deve chiedere i danni», per Ettore non si può «gridare al complotto» di fronte a interrogatori ufficiali in cui sono riportate vicende scandalose». E mentre Franco si chiede «come mai proprio a ridosso delle elezioni si sparano cavolate come queste», Emiliano «stima la Guardia di finanza» e spera che «la nuova indagine sveli retroscena e protagonisti del caso Unipol che il signor Visco ha cercato con tanta arroganza di coprire».
    Nel sito on-line dell’Unità, fioccano le lettere sulla vicenda che vede coinvolto il viceministro dell’Economia. I lettori si dividono. Patrizia si domanda perché «l’attuale processo a Berlusconi e i recenti due anni di galera a Dell’Utri per associazione mafiosa non trovano spazio in nessun giornale o tv». Matteo offre «tutta la mia stima e solidarietà a Visco». Diego sostiene che c’è «una strategia della Cdl per delegittimare il governo che sta risanando il Paese».
    Ma sono di più i messaggi indignati. «Anche lui è stato colto con le mani nella marmellata, altro che santo - scrive Luigi- . Finiamola con il falso moralismo, la difesa a spada tratta della sinistra non è meno sbagliata dell’accusa del centrodestra». «Caro Visco, fai un bel gesto, poi difenditi nei luoghi previsti», aggiunge Franco. «Possibile - si chiede Sì Global - che questi politici pensino solo ai loro loschi traffici?». Baalarm invece non stupisce: «Ci risiamo. Dopo mister Abbiamo una banca, l’Insabbiator cortese. Purtroppo destra, centro e sinistra esercitano il potere con uguale arroganza. Nessun reato, per carità, ma l’etica? Ps, Visco è stato condannato definitivamente per abusivismo». Per il Compagno Totò «sarebbe bello vedere Visco a reti unificate che dichiara di non fatto mai alcuna pressione per trasferire chicchessia». Angelo invita ad «essere obbiettivi: cosa avremmo detto se al posto suo ci fosse stato Tremonti?». E Marino: «Perché siamo così garantisti? Questa non è una partita di calcio in cui ci si schiera a priori, purtroppo ha fatto qualcosa di cui dovrà rendere conto».

 

 
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