Venti di guerra
Domenico Savino
20/06/2007
A Roma, invece, c’è un ministro degli Esteri che più di altri quella forza di interposizione ha voluto: è un ex-comunista, mai pentito, perciò tutto sommato rispettabile; si chiama Massimo D’Alema.
E’ quel ministro degli Esteri che il quotidiano israeliano Haaretz ha attaccato pochi giorni fa per avere rassicurato il presidente siriano Bashar el Assad e il ministro degli Esteri Walid al Muallem sul fatto che l’Italia si adopererà per far cessare l’isolamento internazionale della Siria in cambio della garanzia che Hezbollah e altri gruppi non faranno male alle truppe italiane in Libano.
E’ lo stesso ministro degli Esteri che ha avuto il coraggio di parlare a proposito delle comunità ebraiche italiane e delle loro critiche alla sua politica estera di «una lobby ristretta che impedisce una discussione serena».
La risposta non si è fatta attendere.
Sul quotidiano la Stampa, che gravita intorno agli Agnelli-Elkann, all’inizio del mese era apparso un articolo che gettava fango su D’Alema, riferendo di un improbabile «Project Tokyo», redatto dagli uomini della Kroll, l’agenzia di investigazioni private americana più importante del mondo, in cui si parlerebbe di conti brasiliani di «baffino».
La parola passerà agli avvocati.
Poi con due anni di ritardo e grande enfasi sono uscite su tutta la stampa le intercettazioni sulla scalata UNIPOL, in cui il ministro degli Esteri sussurrava a Consorte (che non è sua moglie, la signora Linda Giuva, ma l’ex-presidente di UNIPOL): «Facci sognare», alludendo alla speranza di impadronirsi di BNL.
E’ roba vecchia, riprovevole certo e che da queste colonne abbiamo più volte stigmatizzato.
Però che oggi la grande stampa, anche quella «progressista», attacchi D’Alema, i DS e il governo Prodi, puzza.
Anche questa nuova ondata moralizzatrice a scoppio ritardato contro la «casta» è sospetta.
Se l’attacco al Sistema parte dalla FIAT, allora stiamo freschi!
Se Luca Cordero di Montezemolo attacca la politica, invoca un premier forte ed evoca Sarkozy (1), allora sospettiamo chi sia il mandante.
Questo governo ha mille difetti, uomini impresentabili (come il precedente), politiche discutibili, ma una politica estera - per la prima volta da Sigonella - con almeno un barlume di autonomia.
E questo dà fastidio, molto.
Ricordate come finirono Craxi e Andreotti?
Travolti dalla questione morale.
D’Alema, che non è fesso, aveva lanciato un allarme preventivo e mostra di avere capito.
Io fossi in lui mi guarderei le spalle da Gianni Vernetti, sottosegretario agli Esteri: l’UCEI, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, stravede per lui.
Quelle poche migliaia di uomini dell’UNIFIL schierati lungo il fiume Litani sono un macigno enorme, un ostacolo, anzi l’ostacolo maggiore al «diritto di autodifesa» di Israele.