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  1. #1
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    Predefinito Inter rischia la retrocessione..!!

    CLAMOROSO, GRASSANI: "INTER RISCHIA RETROCESSIONE" ROMA - "Ora la procura della Federcalcio è a un bivio: o aspetta l'esito dell'inchiesta penale di Milano sull'ipotesi di falso in bilancio di Inter e Milan, oppure decide autonomamente di procedere col deferimento. E allora spetterebbe a lei dimostrare che quelle plusvalenze sono fittizie". L'avvocato Mattia Grassani conosce le pieghe del codice calcistico sul doping amministrativo non solo perchè è uno dei massimi esperti di diritto sportivo. Di recente, ha difeso il presidente del Genoa Preziosi in un processo davanti alla Disciplinare per lo stesso capo d'imputazione. Così ora, dal suo studio di Bologna, prova a leggere gli scenari possibili dopo i nuovi sviluppi sull'Inter. E ricorda che il rischio, seppur teorico e in attesa di appurare se l'iscrizione al campionato 2005-2006 era davvero illegittima, arriva fino alla retrocessione. "L'illecito amministrativo è un reato gravissimo, secondo nella giustizia sportiva solo a quello sportivo - spiega Grassani, ritenendo che non vi sia prescrizione sportiva per i fatti dell'inchiesta milanese - Dopo la corruzione di un arbitro, nella scala di gravità c'è un bilancio falso per iscriversi al campionato al quale non si ha diritto. In questo caso le sanzioni vanno per i dirigenti dalla semplice ammonizione fino ai 5 anni con proposta di radiazione, e per i club dalla sanzione in denaro fino alla retrocessione. La revoca dello scudetto? Nel codice c'è, ma spetta al presidente federale decidere se viene proposta dalla giustizia sportiva". Da quel che la Covisoc, l'organo Figc di supervisione dei bilanci, ha spiegato al pm Nocerino emerge questo: se il bilancio dell'Inter avesse evidenziato perdite connesse alle plusvalenze che i pm ritengono fittizie, non avrebbe avuto i requisiti per iscriversi al campionato 2005-2006. Ovvero quello della revoca dello scudetto alla Juve per i fatti di calciopoli, e dell'assegnazione del tricolore all'Inter a tavolino. "Finora c'è un solo precedente di processo per doping amministrativo, quello di Preziosi - ricorda Grassani - Il presidente del Genoa era accusato di scambio di giocatori col Como per plusvalenze fittizie. La richiesta era di 2 punti di penalità al club e tre anni al dirigente: il Genoa ha avuto una sanzione pecuniaria, il suo dirigente il massimo della pena, 5 anni con proposta di radiazione". Ma il caso da lui trattato aveva qualcosa in meno rispetto a quello prefigurato dall'inchiesta di Milano: non c'era l'effetto sull'iscrizione al campionato. "Nel caso dell'Inter - spiega Grassani - l'effetto delle plusvalenze su un'illegittima iscrizione pare essere indicato dalla relazione Covisoc. Ma attenzione: bisogna dimostrare se quelle plusvalenze sono fittizie". Quanto alla prescrizione, Grassani ricorda che è di due anni per le società, più un anno in caso di indagine aperta, e di quattro più uno per i dirigenti. Resta da appurare se il bilancio sotto osservazione fosse quello chiuso al 30 giugno 2004 o al 31 marzo 2005. L'indagine della Federcalcio è stata aperta infatti a fine gennaio 2007.
    tanto per iniziare...


    Finalmente..!!

  2. #2
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    L'anno scorso si sono date retrocessioni e penalizzazioni(alcune delle quali sono state decisive ai fini della stagione,Fiorentina fuori dalla zona Champions e Arezzo in C1 su tutte)
    Adesso non ci vengano a dire che non è successo niente.
    Se i fatti contestati all'Inter sono veri,la squadra dovrà essere sanzionata con la revoca dello scudetto e una pena variabile fra un massimo che è la retrocessione in B e un minimo che è una penalizzazione di una 10ina di punti da scontare nel prossimo campionato di serie A.
    Vedano loro,ma non può finire tutto a tarallucci e vino.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da BOY74 Visualizza Messaggio
    L'anno scorso si sono date retrocessioni e penalizzazioni(alcune delle quali sono state decisive ai fini della stagione,Fiorentina fuori dalla zona Champions e Arezzo in C1 su tutte)
    Adesso non ci vengano a dire che non è successo niente.
    Se i fatti contestati all'Inter sono veri,la squadra dovrà essere sanzionata con la revoca dello scudetto e una pena variabile fra un massimo che è la retrocessione in B e un minimo che è una penalizzazione di una 10ina di punti da scontare nel prossimo campionato di serie A.
    Vedano loro,ma non può finire tutto a tarallucci e vino.

    Mah... io non ci credo più di tanto, vediamo gli sviluppi, a quanto pare dicono che sono coinvonti anche gli alti vertici sporitivi, se la procura di Milano ha indagato bene... e ci sono anche intercettazioni, potremo capire molto anche sui retroscena della retrocessione juve...!

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Di CentroDestra Visualizza Messaggio
    Mah... io non ci credo più di tanto, vediamo gli sviluppi, a quanto pare dicono che sono coinvonti anche gli alti vertici sporitivi, se la procura di Milano ha indagato bene... e ci sono anche intercettazioni, potremo capire molto anche sui retroscena della retrocessione juve...!
    Evitiamo di fantasticare troppo.
    Della nostra retrocessione non se n'è parlato e comunque ormai c'è stata,abbiamo fatto la B e l'abbiamo vinta.
    Qui mi interessa che la giustizia sia uguale per tutti,nulla di più.
    Non ho vendette da consumare.

  5. #5
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    fittizie? hanno messo Crespo a passivo per x e dopo 4 mesi in attivo di plusvalenza per qualcosa come 5 x.

  6. #6
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    Veramente sui giornali mi pare che si ipotizzino al massimo 1-2 punti di penalita' nel prossimo campionato.

    Pero' la revoca dello scudetto del 2006 sarebbe sacrosanta visto che il torneo alla luce della quantita' di squadre sanzionate doveva essere considerato nullo e lo scudetto e' stato dato all'inter in quanto "la prima degli onesti". Beh adesso ci sono le prove che non lo era...

  7. #7
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    I giorali(tipo la Cazzetta dello Sport) lasciamoli perdere,Moratti potrebbe fare una rapina in banca e la Cazzetta lo giustificherebbe,non fa testo quel giornale.

  8. #8
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    La banda degli onesti.

    Ragazzi, gli interisti non amano le accuse nei loro confronti. Dopo aver detto peste e corna sulla Juve non hanno sopportato un 3d su questo argomento che avevo aperto questo pomeriggio, riportando soltanto la notizia da Televideo. Poi DiCentroDestra gli aveva fatto male riportando l'articolo in apertura di questo 3d.

    Prontamente cancellato.

  9. #9
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    L'Inter deve andare in serie B!

    La Juvenuts ha pagato per tutti e più di quello che gli spettava. Il Milan doveva retroceder insieme ai bianconeri, invece ha avuto una piccola penalizzazione nel 2005-06 che gli ha consentito di fare i preliminari di Champions e poi alla fine ha vinto anche la coppa. L'Inter vinceva uno scudetto in un campionato falsato. La seconda patacca consecutiva. Mente noi juventini vedevamo la nostra squadra fare in dignitoso silenzio il campionato di serie B subire tanti torti arbitrali e poi tornare in serie A. Noi abbiamo pagato il nostro debito con la giustizia sportiva. (Anche se eccessivo). Ora devono pagare anche gli altri.

    Inter in serie B!

    Già le mani dalla Juve!

  10. #10
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    dal blog di libero un riassuntino
    LE GRAVISSIME ACCUSE DEL PM - Affari Italiani - Il campionato maledetto stavolta mette nei guai l'Inter, proclamata campione d'Italia ("Lo scudetto degli onesti", rivendicò il patron Massimo Moratti) dai tre saggi di Guido Rossi: torneo 2005/2006, vittoria finale della Juventus (con festa scudetto al termine dell'ultima giornata quasi irreale, mentre il mondo attorno franava). Poi la bufera. Con calciopoli che spazzò via i festeggiamenti bianconeri, spingendo la Vecchia Signora in serie B (rischiando il fallimento se fossero state ascoltate le richieste di Stefano Palazzi che voleva la serie C) e tanti campioni lontano da Torino. E ora a finire in mezzo al tornado potrebbe finire l'Inter:
    "L'equilibrio finanziario sarebbe saltato se la società avesse evidenziato le perdite connesse alle plusvalenze fittizie e l'Inter non avrebbe superato i parametri chiesti dalla Covisoc per l'iscrizione al campionato 2005-2006". E' il parere della commissione per la vigilanza sulle società calcistiche portato dal pm Carlo Nocerino. In queste ore, si sta notificando l'avviso di chiusura delle indagini per il presidente dell'Inter Massimo Moratti, l'amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani, due dirigenti nerazzurri, Rinaldi Ghelfi e Mauro Gambaro, accusati di falso in bilancio. L'inchiesta riguarda il biennio 2003-2005 quando, secondo la ricostruzione della procura, le società milanesi avrebbero dato vita a una serie di scambi di giocatori di non primissimo livello, i cui valori di mercato venivano gonfiati, allo scopo di 'abbellire' i bilanci. Tutto era nato da un esposto presentato dall'ex presidente del Bologna, Giuseppe Gazzoni Frascara, alla magistratura di Roma e poi trasmesso alla Procura di Milano per quanto riguarda Milan e Inter. Intanto Victor Uckmar, ex presidente della Covisoc, ammette che quella delle plusvalenze è sempre stata una pratica diffusa tra i club di calcio: "Dal 2001 non mi occupo più di calcio, ma confermo che c'era ampio uso e abuso delle plusvalenze da parte delle società per superare i controlli ed essere in grado di iscriversi al campionato successivo. Per questo caso potrebbero essere presi provvedimenti gravi".
    AVV. STAGLIANO (EX UFFICIO INDAGINI): "L'INTER RISCHIA REVOCA SCUDETTO E RETROCESSIONE" - Affari Italiani - "Una volta che fosse accertata, da parte dell’Inter o di qualsiasi altra squadra, l’avvenuta falsificazione dei propri documenti contabili, grazie alla quale si è ottenuta l’iscrizione al campionato cui non avrebbe potuto essere ammessa, sarebbero applicabili, come recitava l’art. 7 n. 3 del Codice di Giustizia Sportiva vigente all’epoca dei fatti, la penalizzazione di uno o più punti in classifica, l’esclusione dal campionato di competenza, la non assegnazione o revoca dello scudetto. Credo, però, che, prima di esprimere un parere più approfondito, sarebbe opportuno conoscere gli atti, perché il tutto dovrebbe riguardare le famose plusvalenze derivanti dal trasferimento dei calciatori ed è notorio che, per anni, tutte le società le hanno utilizzate per sistemare i propri bilanci", spiega l'avvocato Mario Stagliano (ex numero due dell'Ufficio Indagini Figc). C'è chi parla invece al massimo di maxi-ammenda, anche in caso di accertata colpevolezza. A chiudere qualsiasi discussione però potrebbe esserci il... calendario. Secondo fonti investigative di Affari il club di Via Durini potrebbe non essere comunque in pericolo, visto che i reati sportivi sarebbero caduti in prescrizione.
    UCKMAR (EX PRESIDENTE COMM. VIGILANZA): "POTREBBERO ESSERE PRESI GRAVI PROVVEDIMENTI". Victor Uckmar, ex presidente della Covisoc, ammette che quella delle plusvalenze è sempre stata una pratica diffusa tra i club di calcio. L’ammissione arriva a poche ore dalla notizia shock secondo cui l’Inter nella stagione 2005/2006 non aveva i requisiti per l’iscrizione al campionato. «Dal 2001 non mi occupo più di calcio - ha dichiarato Uckmar all’emittente radiofonica Radio Radio - ma confermo che c’era ampio uso e abuso delle plusvalenze da parte delle società per superare i controlli ed essere in grado di iscriversi al campionato successivo. Per questo caso potrebbero essere presi provvedimenti gravi».
    ANCHE L'AVVOCATO GRASSANI SPAVENTA GLI INTERISTI: "IL RISCHIO RETROCESSIONE ESISTE. FALSO IN BILANCIO REATO GRAVISSIMO". - "L'illecito amministrativo è un reato gravissimo, secondo nella giustizia sportiva solo a quello sportivo": Mattia Grassani, esperto di diritto sportivo, prova a quantificare in questi termini il pasticcio in cui sembra essersi ficcata l'Inter. Una vicenda che potrebbe costare cara al club meneghino: "Le sanzioni vanno per i dirigenti dalla semplice ammonizione fino ai 5 anni con proposta di radiazione - fa sapere Grassani - e per i club dalla sanzione in denaro fino alla retrocessione, passando per la penalizzazione in campionato. Nel codice c'è anche la revoca dello scudetto ma spetta al presidente federale decidere se ci sono gli estremi".
    MOGGI NON SI STUPISCE: "L'INTER NON POTEVA ISCRIVERSI? SI SAPEVA GIA' TUTTO". Dopo i dubbi sulla regolare iscrizione al campionato 2005/2006 da parte dell’Inter, l’ex dg della Juventus Luciano Moggi ha commentato: “Le cose vengono a galla”. La Covisoc ha fatto sapere che l’Inter non avrebbe avuto titolo per partecipare a quel campionato che poi, come noto, fu assegnato a tavolino proprio ai nerazzurri: “La Covisoc dice questo? Ma si sapeva gia' – ha dichiarato Moggi - Ho detto troppe cose e ora preferisco non fare altri commenti”.
    ECCO COME TAROCCAVANO I BILANCI. - "Espresso" - Quanto vale Hernan Crespo? È fuor di dubbio che l'attaccante argentino sia un gran campione. Ma quando si passa dai discorsi da bar alle valutazioni monetarie, quelle che hanno a che fare con i bilanci e il vil denaro, allora la questione si fa più complicata. Difficile, davvero difficile, individuare i parametri giusti per trasformare il giudizio sportivo in un dato finanziario. La materia, a quanto pare, si è rivelata particolarmente ostica per i dirigenti dell'Inter. A proposito di Crespo, i manager nerazzurri hanno cambiato idea tre volte nel giro di un anno o poco più. Secondo il bilancio chiuso a giugno 2002, il campione sudamericano valeva 38 milioni di euro. A febbraio del 2003, la perizia contabile redatta in osservanza del decreto spalmaperdite dà un taglio netto di oltre 33 milioni: Crespo vale 4,45 milioni garantisce il professionista Luigi Borrè. Passano quattro mesi e il fuoriclasse prende il volo. In tutti i sensi, contabile e non. Viene spedito in Inghilterra, al Chelsea, che per averlo sborsa 24 milioni, somma iscritta nei conti interisti del 2004, con relativa maxiplusvalenza. E allora qual è il prezzo giusto? Mistero. L'interrogativo potrebbe tutt'al più restare oggetto di talk show televisivo pallonaro, se non fosse che quei valori sono finiti anche sui bilanci dell'Inter. E il codice civile prescrive che le poste dello stato patrimoniale, così come del conto economico, devono dare una rappresentazione veritiera e corretta della situazione della società e del suo risultato economico. Può essere considerata "veritiera e corretta" la valutazione di un calciatore come Crespo che cala di quasi il 90 per cento in pochi mesi per poi risalire di lì a poco del 500 per cento? Nasce anche da questa domanda l'indagine penale che coinvolge, tra gli altri, il patron dell'Inter, Massimo Moratti, insieme al suo collega rossonero Adriano Galliani. False comunicazioni sociali, questa l'ipotesi di reato formulata dai pm di Milano. L'inchiesta riguarda i bilanci al 30 giugno del 2003 e del 2004 per la squadra nerazzurra. Stesso discorso per la società controllata da Berlusconi, che però, dal 2003, chiude i conti al 31 dicembre. Va detto che in quel periodo le due storiche rivali si sono date una mano a vicenda, scambiandosi una pattuglia di giovani promesse. Operazioni a dir poco fortunate, che hanno fruttato profitti per milioni di euro a entrambe. Adesso però la Procura vuol capire se erano in qualche modo giustificabili, sempre alla luce del codice civile, le stratosferiche valutazioni attribuite a giocatori di livello tecnico, per usare un eufemismo, non proprio eccelso. Ma l'inchiesta ruota anche attorno ad alcune transazioni incrociate concluse dalle due milanesi con altre squadre come Chievo, Sampdoria e Parma. Gli affari sospetti sono stati ricostruiti e analizzati dal consulente tecnico della procura Luigi Magistro, un colonnello della Finanza da anni in forze come dirigente all'Agenzia delle entrate. Le plusvalenze registrate nei bilanci 2003 di Inter e Milan «risultano ancorate a valori palesemente irrealistici», queste le conclusioni della perizia, che "L'espresso" ha potuto consultare. In sostanza, le due squadre hanno gonfiato i proventi da calcio mercato. E senza queste manovre le perdite di bilancio sarebbero state ancora più elevate. Ad esempio, nel 2003 il Milan sarebbe andato in rosso per circa 46 milioni, contro i 25,6 che compaiono nei conti ufficiali. L'Inter invece, sempre nell'esercizio al 30 giugno 2003, ha limitato i danni a un deficit di 15 milioni circa grazie a plusvalenze "anomale" per 22,3 milioni. I reati ipotizzati dalla Procura si sarebbero estesi anche ai bilanci dell'anno successivo, influenzati anch'essi dalle irregolarità contabili del 2003. Per l'Inter, oltre alla grana penale, c'è un rischio in più. Il lifting ai conti, infatti, sarebbe servito anche ad aggirare i parametri della Federcalcio per l'iscrizione al campionato 2004-05, quello dello scudetto non assegnato per lo scandalo Moggiopoli. La «mancata evidenziazione» delle perdite supplementari, recita la perizia, ha indotto «l'organismo di vigilanza (la Covisoc, ndr) a richiedere ripianamenti finanziari inferiori a quelli effettivamente necessari». Insomma, secondo i magistrati, Moratti si è iscritto con lo sconto. E ora tocca all'ufficio indagini della Federcalcio, guidato dall'ex capo della procura Francesco Saverio Borrelli, valutare se la ricostruzione dei suoi ex colleghi ha fondamento anche per la giustizia sportiva. La perizia di Magistro racconta operazioni quantomeno sorprendenti. L'affare Crespo s'intreccia con il passaggio dall'Inter alla Lazio di un altro calciatore di fama come Bernardo Corradi. A fine giugno 2002 la società nerazzurra si assicurò l'attaccante, allora in comproprietà con il Chievo, versando alla squadra veneta 4,5 milioni, che sommati agli 800 mila già sborsati a giugno 2000, quando venne definita la comproprietà, portavano a 5,3 milioni il prezzo di Corradi. Fin qui niente di strano. Ma due mesi dopo, a fine agosto, l'ex calciatore del Chievo finì alla Lazio come parziale contropartita per il pagamento di Crespo. In quell'occasione il giocatore venne ceduto per 12 milioni. Buon per l'Inter che nel 2003 riuscì a mettere a bilancio una plusvalenza, scontando gli ammortamenti del caso, di quasi 8 milioni. I sospetti della Procura si concentrano sull'improvviso boom della valutazione di Corradi. «La circostanza che il valore (...) aumenti, in due mesi, di quasi il 140 per cento vale di per sé sola a dimostrare la palese anomalia del corrispettivo apparentemente pattuito nella cessione alla Lazio». Queste, in breve, le conclusioni del perito. Ma, come emerge dall'indagine, la giostra degli scambi incrociati ha fruttato profitti d'oro alle due squadre milanesi anche in altre occasioni. Nel 2003 la compravendita di quattro giovani ai rivali rossoneri ha fruttato all'Inter plusvalenze per 12,9 milioni considerate "anomale" dalla Procura. Vale anche il discorso inverso: per il Milan i profitti gonfiati degli affari con la squadra di Moratti ammonterebbero a 10,7 milioni. E le poste di bilancio? Questione di opinioni, a quanto pare. Le valutazioni scendevano e salivano a seconda delle esigenze. Un caso su tutti, quello del centrocampista Giuseppe Ticli. Nel 2001 l'Inter lo mise a bilancio per 41 mila euro, salvo venderlo alla Reggiana (in serie C) per un milione. Nel 2002 Ticli torna all'Inter per 77 mila euro e la perizia ad hoc per lo spalmaperdite (febbraio 2003) valuta il calciatore soli 10 mila euro. Il boom arriva a primavera: a giugno 2003 Ticli passa al Milan per l'astronomica cifra di 3,5 milioni. Non c'è passaggio di denaro contante. L'operazione rientra in un affare più complesso tra le società milanesi che coinvolge altri sette sconosciuti giocatori. Con un'anomalia in più: le firme dei calciatori sui contratti di cessione appaiono spesso diverse da quelle che compaiono su altri documenti firmati dagli stessi giocatori. Un altro aspetto su cui ora indagano Procura e Federcalcio. Poi c'è il giallo Morfeo. La militanza nerazzurra di Domenico Morfeo è stata breve e poco fortunata:17 presenze e un gol nella stagione 2002-03. Ma il suo passaggio ha lasciato una traccia nel bilancio 2003 dell'Inter che ha incuriosito gli investigatori. Una traccia che porta alla società inglese Unitotalsport uk, gestita da un fiduciario e controllata da due finanziarie off shore delle British Virgin island. Come spiega la relazione del perito Luigi Magistro, Morfeo venne prelevato a costo zero dal fallimento della Fiorentina nell'estate 2002. Nella contabilità interista, però, spunta l'importo di 1,9 milioni alla voce 'capitalizzazione costo procuratore Morfeo'. Questa voce fa riferimento a un conto fornitori intestato Unitotalsport Uk. Si direbbe che l'Inter abbia girato denaro alla società britannica in qualche modo coinvolta nell'acquisto di Morfeo. Chi c'è dietro Unitotalsport? Le carte ufficiali consultate da 'L'espresso' rimandano a schermi off shore. E Magistro, nel segnalare lo strano caso di Morfeo, conclude: sarebbero necessari approfondimenti.
    MORATTI E QUEL BUCO DA SCUDETTO: DEBITI PER 424 MILIONI DI EURO - di Marco Liguori - UN POTENZIALE conflitto d’interessi , un macigno debitorio di 424 milioni, un buon rapporto d’affari con Mediaset e un’operazione di cessione del marchio per ridurre l’indebitamento bancario che giace sotto la spada di Damocle della nullità. E’ questo in sintesi ciò che emerge dal bilancio 2005-06 della Fc. Internazionale, Inter per i suoi fans, che per la prima volta nella sua storia ha composto anche il bilancio consolidato, comprendente le sue società interamente possedute Inter Futura e Inter Brand. Come si legge nel testo del documento, reperibile in Camera di commercio, la scelta della redazione del consolidato è stata fatta per «fornire una adeguata informativa sull’andamento economico e patrimoniale del gruppo». E la differenza del risultato finale di esercizio è molto marcata: la capogruppo Inter spa ha chiuso con un rosso di appena 31,1 milioni di euro, contro i 181,4 milioni del consolidato. La diversità di cifre è stata causata dall’operazione di “maquillage finanziario” della cessione dei marchi, contabilizzata in Inter spa, alla controllata al 100% Inter Brand, che ha apportato alla capogruppo una plusvalenza straordinaria di 158 milioni. Invece, nel consolidamento sono state eliminate tutte le transazioni con le società controllate. La nota integrativa della società nerazzurra sottolinea che grazie alla cessione dei marchi i debiti bancari di Inter spa sono diminuiti del 34,15%. La maggior parte dell’indebitamento totale del gruppo è nella capogruppo, schiacciata dal peso di 424,4 milioni, in aumento del 54,1% rispetto ai 275,3 milioni del 2004-05. Assieme al contratto di cessione «è stata redatta la relativa scrittura di licenza d’uso dei marchi del valore complessivo di 160 milioni» di durata decennale. Ma l’operazione potrebbe esse sub judice. «La vendita dei marchi dall’Inter alla controllata Inter Brand – spiega l’avvocato Domenico Latino, specializzato in diritto civile e sportivo – configura l’ipotesi del contratto con se stesso: quindi per la legge è nulla». In pratica, è come se il marchio fosse passato dalla tasca destra a quella sinistra. «Inoltre, l’Inter al termine del contratto di licenza d’uso - aggiunge Latino – perderà il marchio. La società avrà tre alternative per evitarlo: può incorporare la Inter Brand, rinnovare l’accordo o riacquistare il marchio» .
    INTER BANCA 2 A 0 - Potrebbe essere uno gioco di parole messo ad arte dal destino e forse lo è. Le strade di Interbanca, banca d’affari del gruppo Abn Amro Antonveneta, e l’Inter, si sono incrociate proprio a causa dell’operazione di cessione del marchio effettuata nel dicembre 2005. Infatti, stando alla nota integrativa del bilancio della capogruppo, l’operazione «ha consentito di ottenere da un primario istituto di c redito un finanziamento a medio-lungo termine per 120 milioni». Alcuni paragrafi dopo l’Inter rivela il nome della banca, specificando che a garanzia del prestito è stato acceso il «pegno, a favore di Banca Antonveneta, sul 100% delle quote sociali di Inter Brand». C’è però da evidenziare che l’azionista di riferimento e presidente della società nerazzurra, Massimo Moratti, è anche consigliere esecutivo di Interbanca, banca d’affari di Abn Amro Antonveneta: stando alle visure camerali, infatti, è stato «nominato con atto del 21 aprile 2004» per una «durata in carica di tre esercizi» . Quindi, eccoci davanti ad un bel conflitto d’interessi per il generoso presidente nerazzurro, che riveste il contemporaneo doppio ruolo di banchiere e cliente. Un considerevole punto di forza rispetto alle società concorrenti della serie A.
    GRAZIE SILVIO - Un altro punto di forza della società nerazzurra, i “risconti passivi”, ossia l’anticipo di ricavi futuri, è risultato in calo da 103,17 milioni a 44,46 milioni per il decremento delle anticipazioni ricevute da società di factoring a fronte di contratti relativi a diritti televisivi». L’Inter ha però sopperito in buona parte a ciò con l’aumento del 15% dei ricavi del conto economico, grazie soprattutto alla crescita della voce “sponsorizzazione e proventi vari” (da 134,11 a 163 milioni). In quest’ultima sono presenti per la prima volta i «diritti di prelazione e prima negoziazione» per 21 milioni stipulati con R t i per la stagione televisiva 2009-2010. Essi consentono alla società del gruppo Mediaset di sedersi per prima al tavolo delle trattative per stipulare il nuovo contratto della trasmissione criptata sul digitale terrestre. Per lo stesso motivo la società del gruppo Fi ninvest aveva versato 20 milioni alla Juventus nel giugno 2004. La relazione sulla gestione sottolinea ancora di più l’ottimo rapporto d’affari tra l’Inter di Moratti e la Mediset di Silvio Berlusconi. Nel testo si legge infatti che «l’incremento notevole sul valore della produzione è stato determinato da un aumento di 25 milioni sul controvalore della cessione dei diritti televisivi determinato dalla dinamica crescente dei corrispettivi previsti dai contratti in essere e dal rinnovo dei contratti per le stagioni 2007-2010 con R t i». Proprio il 28 giugno scorso, l’Antitrust ha censurato la clausola di prima negoziazione. Del resto, sempre ottimi sono stati i rapporti tra le due famiglie, basti pensare alla lunga e sempre verde militanza berlusconiana del sindaco di Milano Letizia Moratti. Senza tralasciare i proficui rapporti d’affari tra il numero due dell’Inter, Marco Tronchetti Provera, e il Cavaliere, come documentato - per fare un solo esempio - dal passaggio di Edilnord, la corazzata mattonara, da sua Emittenza a mister Telecom.
    IL TRUCCO C’É - Nonostante la dichiarata rivalità calcistica, gli stretti legami tra Moratti e Berlusconi sono anche evidenti per la vicenda delle plusvalenze incrociate fittizie di calciatori sconosciuti tra Inter e Milan. La vicenda, strombazzata solo ora dalla stampa nazionale a causa delle indagini per falso in bilancio condotte dal Pm di Milano Carlo Nocerino, era stata evidenziata nel 2003 sul quotidiano Il Manifesto e ai primi del 2004 nel libro “Il pallone nel burrone” e ripetuto il 27 aprile 2004 davanti alla VII Commissione Cultura della Camera dagli autori del volume. Oltre agli ormai celebri Simone Brunelli, Matteo Deinite, Matteo Giordano, Ronny Toma, Salvatore Ferraro, Alessandro Livi, Giuseppe Ticli e Marco Varaldi ci sono stati anche altri scambi di carneadi tra nerazzurri e rossoneri. Tra la stagioni 1999-2000 e 2001-2002 Inter e Milan si sono passati Paolo Ginestra e Matteo Bogani, Fabio Di Sauro e Davide Cordone, Andrea Polizzano e Marco Bonura. Ogni operazione ha fruttato una plusvalenza reciproca variabile tra i 7 e i 10 miliardi di vecchie lire: valutazioni completamente fuori mercato per l’epoca. Ma ci sono stati anche scambi di giocatori celebri, come Francesco Coco e Clarence Seedorf: sia l’Inter che il Milan hanno incassato la stessa cifra di 29 milioni. E proprio qui sta il trucco. La cifra della vendita è identica e quindi l’operazione non movimenta denaro, ma ha solo un risvolto contabile. Le due società hanno segnato nell’esercizio di competenza la plusvalenza incassata, ripartendo invece su cinque anni la cifra della cessione. Quest’ultima è però una passività che pesa sugli anni futuri: ed ecco spiegato il perché Milan e Inter hanno proseguito ad effettuare altri scambi a prezzi ben superiori rispetto ad ogni logica di mercato.

 

 
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