…Gaza e a Beirut
La ferocia disumana è il tratto saliente dei combattimenti a Gaza.
Non violenza cieca e bestiale, passioni insane di una guerra fratricida.
Qualcosa di peggio, di freddo.
Vediamo miliziani con eccellente professionalità, che si muovono secondo piani precisi, con tempi segnati dal cronometro.
Sparano alle gambe ai prigionieri che si arrendono, prelevano il cuoco di Abu Mazen, lo legano mani e piedi, lo trasportano per i 15 piani di un edificio e lo scaraventano al suolo: eloquente messaggio per il suo principale.
Vediamo miliziani di Fatah che entrano in un ospedale, uccidono un membro di Hamas ferito, sparano nelle corsie.
Non l’esplosione improvvisa di una faida, ma l’esecuzione di un chirurgico piano militare.
E’ ferocia da jihad.
Naturalmente, c’è chi, come Massimo D’Alema, legge anche in questo una colpa di Israele: “La spirale di violenza che è riesplosa a Gaza è frutto di una situazione senza speranza in cui ha messo le radici un estremismo folle e violento”.
La responsabilità morale, dunque, è di chi, secondo D’Alema, ha condannato i palestinesi a “una situazione senza speranza”.
Ma se D’Alema frequentasse finalmente la storia della Palestina scoprirebbe che un’identica ferocia si scatenò nella guerra civile interpalestinese del 1936-39, quando gli antesignani di Hamas gettavano gli antesignani di Fatah nei pozzi pieni di scorpioni e 4.500 palestinesi furono massacrati da palestinesi.
Prenderebbe finalmente atto che l’estremismo jihadista folle e violento che caratterizza il movimento palestinese da anni è ciò che ha obbligato Israele alle sue scelte.
Prenderebbe atto, infine, di quello che non vuole vedere: Hamas, Hezbollah e la Siria si muovono di concerto e l’attentato che ha ucciso ieri a Beirut il parlamentare antisiriano Walid Eido e suo figlio non è una coincidenza.
Infiammata Gaza, s’infiamma il Libano.
La logica del jihad è ferrea.
Ferrara su il Foglio del 14 giugno
Ps: notare la data, please, e ricordare chi fosse a capo della Farnesina.
saluti




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