
Originariamente Scritto da
piemont
Ferme restando le colpe del boia è un articolo che fa riflettere.
Priebke e il totalitarismo della viltà
Maurizio Blondet
21/06/2007
ROMA - Nonostante la fretta di certi lettori, ho aspettato a commentare la ri-condanna del novantenne Priebke.
Aspettavo un segno dall'opinione pubblica: non di deplorazione (non si chiede troppo) ma almeno di sgomentata presa di coscienza di fronte all'inciviltà giudaica, e di dove essa ci stia portando.
Per opinione pubblica non intendo i crostacei col telefonino, le larve che affollano stadi, discoteche e concerti pop e che formano la parte determinante del «popolo italiano»; ma chissà, qualche giurista, qualche «autorevole commentatore», speravo, avrebbe parlato.
Magari qualche vescovo, di quelli che alla Messa funebre ingiungono ai familiari del morto ammazzato di «perdonare» l'assassino, subito subito, immediatamente, prima che il cadavere si freddi.
Nulla.
Silenzio corale.
Eppure la feroce insensibilità mostrata ai danni del vegliardo tedesco è segno della corruzione terminale del sistema di potere italiano, ancor più grave dei privilegi miliardari, dei lussi e dei saccheggi della casta dominante contro i cittadini-sudditi (anche se l'una cosa è conseguenza dell'altra: nell'inciviltà «tout se tient»): la lesione sprezzante delle norme, l'azzeramento plateale della certezza del diritto, infatti, ci dice che viviamo sotto un regime di arbitrio totalitario.
Contro Priebke, la lesione del diritto è stata applicata più volte.
Assolto al processo militare per prescrizione, è stato rimesso in galera per ordine di un ministro tremebondo davanti alle piazzate di un centinaio di energumeni, che si sono macchiati di vari reati fra cui il sequestro dei giudici.
Ora, la semilibertà operosa gli è stata tolta sotto la stessa pressione.
Il potere si è rimangiato - in quest'unico caso - le leggi buoniste che infligge alla cittadinanza; si è rimangiato la filosofia penale che il sistema ha voluto «contro» l'opinione pubblica e su cui ci tiene la predica ogni giorno: la pena non deve essere «afflittiva», deve puntare al «recupero» del reo, «no alla pena di morte», riduzione dell'ergastolo a 25 anni, «nessuno tocchi Caino», indulti, amnistie a iosa… questo vale per matricidi efferati.
Erika e Omar, che hanno sbudellato la mamma e il fratellino, sono già fuori.
Non c'è verso, in Italia, che il più odioso pluri-omicida per motivi abbietti resti in carcere più di quattro anni.
Ogni obiezione si scontra con lo sdegno pubblico: siete oscurantisti, siete senza pietà.
In Italia, un ultra-ottantenne, per legge, non è nemmeno processabile.
Ora sappiamo che, su pretesa rumorosa di quattro canaglie khazare, esse stesse passibili d'arresto in un Paese normale, queste norme ispirate (ci dicono) ai «principii di umanità» non valgono più.
Oggi, una torma di teppisti ottiene, contro Priebke, la cancellazione dei principi umani.
Ma può accadere a chiunque di noi.
Senza che una voce di pietà e di clemenza si levi dai nostri vicini e concittadini, il che è più agghiacciante: anche nell'URSS i vicini tacevano quando l'innocente di turno veniva prelevato dal KGB per il gulag o l'esecuzione «amministrativa» col colpo rituale alla nuca.
Non sto esagerando.
L'arbitrio usato contro la SS quasi centenaria è la punta estrema della nascita di un nuovo «diritto» rovesciato, che già si manifesta in altri campi.
La lobby omosessuale sta attivamente operando per rendere punibile legalmente chi usi termini come «finocchio» e «frocio»; nello stesso tempo, gli omosessuali di Bologna mettono in scena uno spettacolo che è una ripugnante bestemmia fin dal titolo («La Madonna piange sperma»), e ottengono l'entusiastica sponsorizzazione della ministra dello spettacolo sodale di D'Alema e del sindaco Cofferati, le cosiddette «autorità pubbliche».
Sponsorizzazione che poi i due hanno ritirato per opportunismo.
Ma la sostanza resta: è vietato per legge offendere i culattoni, ma ai culattoni è lecito offendere i cittadini credenti.
Nascono di continuo nuove leggi, che proteggono il male e vietano il bene.
Il nuovo diritto non devono temerlo i delinquenti, ma le persone comuni.
Ed esso - il neo-diritto a rovescio, tutto unto di buonismo - già comincia a mostrare l'inconfondibile grinta coercitiva paleo-sovietica.
Esempio?
Troppi insegnanti si sono dati malati per evitare la carica di commissario di maturità fuori sede: hanno ragione, i rimborsi non coprono la spesa di trasferta, e del resto attendono ancora i rimborsi dell'anno scorso.
Che cosa fa il ministro Fioroni, comunista non pentito?
Manda la visita fiscale ai falsi malati.
Con minaccia di licenziamento.
Ho spesso detto che la «sinistra» oggi al governo è in realtà il potere che protegge gli statali.
Mi devo correggere: protegge gli statali con stipendio mensile superiore ai 7 mila euro.
Mai ha mandato visite fiscali ai mascalzoni di Alitalia (1) e simili parassiti di lusso (non lo ha fatto nemmeno Berlusconi, del resto); la minaccia vale solo per poveracci tartassati dai bulli, a 1400 euro.
La legge non è uguale per tutti.
Come nell'altra metafora del comunismo stilata da Orwell, «La fattoria degli animali», qualcuno è più uguale di altri.
La legge non è uguale per tutti: bella scoperta, direte.
Ma in questa forma è, in stato nascente, l'instaurazione del terrorismo di Stato, e non si dica che esagero.
Fioroni, se avesse dalla sua l'opinione pubblica anziché il fiato sul collo della semi-rivolta sociale, ricorrerebbe al terrore sovietico fino al carcere e alla pistolettata.
Visco lo fa già, rivolta o non rivolta.
Prodi e Padoa Schioppa hanno una gran voglia di fare altrettanto, di punirci per i fischi che ricevono dai sudditi.
E' solo una tendenza per ora, ma chiara e ineluttabile: come sapeva Lenin, quando ad occupare lo Stato è un potere illegittimo, che non può farsi obbedire suscitando fiducia e lealtà, esso deve ricorrere al terrore.
I totalitarismi passati, che i giovani ignoranti non conoscono né hanno studiato, ci hanno insegnato che il terrorismo è sempre di Stato.
Si deve spaventare per governare, quando si è incapaci di suscitare obbedienza nella libertà.
La coercizione è conseguenza diretta della corruzione del potere, della sua illegalità fondamentale.
Non ingannino le forme diverse.
Il terrore comunista discendeva da una visione del mondo proclamata (dittatura del proletariato, ossia della burocrazia comunista), da una idea monolitica.
Il terrore e l'arbitrio che stanno nascendo sulle nostre teste non ha visione, né ideologia: non nasce da una energia dittatoriale malvagia, ma almeno aperta.
Nasce da gente che trema di fronte a qualunque folla che fischia ed urla, dai vili che se la fanno sotto e sono pronti ad obbedire a qualunque pressione, a qualunque lobby, senza alcuna fermezza né ragionamento.
Ciò non toglie che il terrore sia terrore, che lo pratichino Robespierre e Trotzki, oppure Parisi e Visco.
Che l'arbitrio è la legge vigente a nostro danno, sia che venga da Mao o da Prodi.
La forma tremebonda, vile e senza idee del potere costituito (occupante le istituzioni) non deve trarci in inganno: quei vigliacchi ci stanno imponendo un nuovo totalitarismo, senza che nemmeno ce ne accorgiamo.
Il trucco consiste in questo: che basta chiamarlo «democrazia» per accontentare i crostacei col telefonino, le masse da stadio e il corpo sociale dei finocchi.
Ma che l'esito possa essere ugualmente feroce del sovietismo, è già visibile ai danni di Priebke.
Assolto da giudici e condannato da un ministro, semi-liberato dal sistema giudiziario buonista e
ri-imprigionato da Parisi sotto sommossa degli intoccabili delinquenti di Pacifici.
Il vecchio dovrà cambiarsi i pannoloni da sé, dovrà regredire come accade ai novantenni chiusi in isolamento.
Non c'è pietà, nel sistema buonista.
Non c'è coscienza morale cristiana né diritto.
C'è invece la viltà dei media che tacciono o peggio acconsentono.
Che danno spazio agli ebrei vendicativi e spietati.
C'è la meschinità di un'opinione pubblica che non sa protestare contro questa spietatezza.
C'è l'impudenza generale: Priebke, viene continuamente ri-condannato per i fatti delle Fosse Ardeatine, commessi sessant'anni fa: sono fatti che i soldati americani in Iraq e in Afghanistan, e l'eroico Tsahal in Palestina, commettono sotto i nostri occhi, ogni giorno, e che vengono divulgati sui giornali.
E' questa acquiescenza a rendere forte il nuovo totalitarismo dei vili; esattamente come la spaventata acquiescenza degli onesti rese invincibili i terrorismi totalitari passati.
La conseguenza sarà la stessa: dopo Priebke, verranno a prendere anche voi e a mettervi dentro per sempre.
Basta che lo esigano i finocchi, basta che lo pretendano i picchiatori ebrei romani.
Basta qualche furbesca scimmia come Mastella, che non sa che farsene della libertà di pensiero visto che non lo usa, a togliervi la libertà d'opinione.
Come ogni regime totalitario, la lotta comincia dalle parole: non dite froci, dovete dire «gay»; antisionismo è identico ad antisemitismo; non dovete dire «super-tassati», dovete dire «evasori» e così via.
L'impero sovietico fu una logocrazia, un dominio sul vocabolario ammesso.
E chi sbagliava parola, finiva al Gulag, dove la più piccola infrazione al «diritto sovietico» era punita come minimo con «un quartino» (di secolo: 25 anni di detenzione).
Direte: no, non è possibile che da noi si giunga a questo punto.
Siamo in Italia.
C'è il Papa…
A proposito, avete sentito un sospiro, una mite protesta sulla ferocia applicata a Priebke?
Eppure la spietatezza ebraica qui mostrata sarebbe un interessante spunto di riflessione ecclesiale, persino teologica.
Si discute fra cristiani se Allah sia il nostro stesso Dio: i più inclinano a concludere di no, che quello è un Dio falso.
Ma che il dio degli ebrei non sia lo stesso nostro, pare da qui evidente.
Il nostro Dio è misericordia, vuole la pietà e il perdono.
Cristo chiarisce in più punti che chi non perdona al suo nemico non sarà perdonato. (2)
Il dio ebraico vuole vendetta, la sua sete di odio è inestinguibile, non si placa davanti alla fragilità, alla innocuità e alla vecchiezza.
Il diritto talmudico persegue senza amnistie, non conosce prescrizioni né «recupero del condannato».
Non è una novità, è tutto scritto nel Talmud e proclamato dai rabbini: c'è una legge per i giudei (sempre assolti e giustificati) e un'altra per i servi noachici, animali parlanti: spietata, insensibile al sangue di donne, vecchi e bambini.
In una parola: Anticristo.
Il silenzio del Vaticano è il più spaventoso: conferma che la religione che riconoscono e a cui s'inchinano è ormai quella dei «fratelli maggiori», occhio per occhio; la sola religione obbligatoria rimasta.
E' la viltà a suggerire quel silenzio di fronte al trattamento disumano subito da Priebke.
Per questo, non c'è difesa: toccherà anche a te e a me, prima o poi.
E tutti taceranno mentre ti porteranno via ammanettato, per aver detto «froci» ai froci.
Ma anche per questa Chiesa che tace, il destino è segnato.
Il destino del sale che diventa insipido.
Maurizio Blondet
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Note
1) Su Alitalia, una parentesi non fuori tema (è sempre questione del «nuovo diritto»). Deliberatamente, Prodi ha posto condizioni tali (il pagamento degli immensi debiti accumulati dai parassiti alati) da costringere al ritiro tutti coloro che vorrebbero comprarla. Perché? E' facile indovinare: alla fine, a prendere Alitalia sarà De Benedetti, magari in cordata Sanintesa e Della Valle, con mediazione Goldman Sachs. A quel punto, il bando di asta sarà stato modificato: visto che la prima è andata deserta, Prodi ripulirà Alitalia dal debito (che pagheremo noi contribuenti) e la darà a De Benedetti ai prezzi stracciati - nessuno la voleva - a cui gli ha già regalato mezzo IRI. E tutto ciò, era deciso fin dal principio.
2) «La Stampa» del 20 giugno intervista la sola donna che, pur avendo avuto un fratello ammazzato alle Ardeatine, ha perdonato Priebke e va a trovarlo: si chiama Anna Maria Canacci. Ovviamente, non è ebrea. Dice: «Giovanni Paolo II mi ha esortato a perdonare». Decisamente, il nostro Dio non è quello degli ebrei.