La sinistra radicale non ha intenzione alcuna di soccombere di fronte all’offensiva del Partito democratico.
E non soltanto sul versante della politica economica.
Per le prossime elezioni europee è già pronto l’Ulivo di sinistra. L’accordo, in via informale e segreta, è stato sottoscritto da tutti i protagonisti della cosiddetta Cosa rossa.
Ma prima delle europee ci saranno altre elezioni amministrative. E anche su questo terreno la Cosa rossa sta compiendo dei passi.
Primo, in provincia di Milano: Filippo Penati, diessino vicino al segretario della Quercia, ha riannunciato la sua candidatura. Ma già Rifondazione comunista fa sapere che il suo via libera non è scontato.
Secondo, in quel di Bologna il Prc agita la candidatura di disturbo a Sergio Cofferati, ossia quella di Franco Grillini. Il quale Grillini, dopo l’iniziale perplessità, ora si è appassionato e non c’è un weekend che non arrivi a Bologna per fare campagna contro l’attuale sindaco. L’ex leader della Cgil fa finta di niente e si atteggia già a vincitore, ma anche nei Ds incrociano le dita, nella speranza che il centrodestra non trovi una candidatura azzeccata come fu Guazzaloca.
Intanto a far fibrillare il già fibrillante governo Prodi ci si è messa la moglie di Mastella, Sandra Lonardo. La consorte del Guardasigilli è presidente del Consiglio regionale campano, che, a metà legislatura, come previsto dal regolamento, deve rinnovare i vertici. La Lonardo, sentendo odor di fronda nei suoi confronti, ha messo le mani avanti: la mia presenza – ha fatto sapere – è frutto di un’intesa a livello nazionale, quindi se vengo toccata io, ha fatto intendere, è messa in discussione la leadership di Romano Prodi. Il consorte Clemente si è tenuto ufficialmente in disparte, anche se ultimamente ha raddoppiato i segnali di guerra nei confronti del premier.
La tentazione di Francesco Rutelli. Dicono che il presidente della Margherita sia giunto ormai a un bivio. O trovare il modo per sganciarsi dal Partito democratico (e dalla presenza incombente, nella Margherita, di Franco Marini e dei suoi adepti), sposando la Cosa bianca di Savino Pezzotta, oppure candidarsi alla guida del futuro Partito democratico. E’ ovvio che, di fronte a una candidatura dei Ds, il presidente della Margherita non avrebbe la maggioranza, ma è altrettanto ovvio che il consenso ottenuto sarebbe tutto suo, e non condivisibile, nella Margherita, con gli altri maggiorenti del suo partito.
saluti




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