Per coloro che stanno a casa questa sera, La7 manda in onda un documentario su Cuba ed il dopo Castro.
Per coloro che stanno a casa questa sera, La7 manda in onda un documentario su Cuba ed il dopo Castro.


ma proprio il sabato sera devono darlo.....
lo registrerò
Pensavo proprio a te quando ho visto la pubblicità.


Caxus, da me non si prende La7!
Leader Maximo...a te il compito di una recensione qui...
Ho visto la prima mezz'ora. Stasera ho deciso di stare a casetta.
Giudizio? Solita retorica. Manca democrazia, mancano elezioni democratiche, manca imprenditoria, manca la libertà di espressione ed è tutta colpa di Castro.
Hanno intervistato nella prima parte della mezz'ora i sedicenti anti-castristi della florida. Non mi sembra debba aggiungere altro.
Nella seconda parte, hanno intervistato alcuni intellettuali cubani in cuba. 2 campane.
1. critica a Castro e richiedono cambio legge elttorale
2. critica Castro ma sono più preoccupati di un ingresso non controllato di imprenditori occidentali
Ci sono poi altri dati, ma non voglio rubare il lavoro a Leader Maximo che immagino abbia più conoscenze di me su Cuba e sopratutto si senta toccato in prima linea dal documentario.
Per finire, dunque il mio giudizio: dopo mezz'ora ho mollato ed ho preferito vedermi Gaia.
Per ragioni politiche ed editoriali, non si riesce MAI a fare un documentario su Cuba senza scadere nella facile retorica occidentale da una parte, e poco attenta analisi politico-storica del "fenomeno" Cuba-Fidel.
E dire che uno storico professionista lo potrebbe fare senza neanche troppi problemi.
Poi, sono balle quelle che dicono che i comunisti non sappiano porsi criticamente nei confronti di Cuba ed il suo Leader. I comunisti, quelli onesti e preparati, conoscono fin troppo bene i pro e contro di Fidel.
Ma aspettiamo il nostro caro compagno ed il suo resoconto, certamente più dettagliato ed approfondito del mio.
Hasta la Victoria!


Son riuscito a vederlo tutto, nonostante dopo i primi 20 minuti mi è venuta la tentazione di cambiare canale.
Il mio giudizio globale sul documentario è molto basso, ma non per il fatto che venga criticata Cuba (perchè se questo viene fatto su basi intelligenti e discorsi seri si può discutere su qualsiasi critica), quanto sul fatto che questo documentario non è altro che un pezzo di un disegno molto più grande che mira a screditare a livello internazionale Cuba, la Rivoluzione e Fidel Castro.
I protagonisti interpellati stanno tutti dalla stessa parte e se fosse stato un documentario serio si sarebbe data voce ad entrambe le parti. Il fatto che gli intervistati siano stati soltanto Oswaldo Paya, Leonardo Fuentes, più altri membri della comunità cubana residente a Miami la dice lunga.
Le contraddizioni interne al documentario sono moltissime:
1) si dice che a Cuba non vi è libertà d'espressione, che tutti hanno paura a parlare o a firmare petizioni (da notare il fatto che viene detto che le petizioni a favore del carattere socialista della società cubana vengono fatte firmare con la "costrizione " del governo) e si va' oltre dicendo che chi la pensa diversamente da Fidel finisce in prigione... quando poi Oswaldo Paya è libero tranquillamente di sputtanare il socialismo nella sua casa dell'Avana senza che nessun poliziotto lo venga a cercare (anzi va' oltre, afferma implicitamente che apertura a forme di liberismo economico e democrazia - per lui una democrazia deve per forza esser pluripartitica - vadano di pari passo). Leonardo Fuentes, invece è un poco più sincero affermando che, pur avendo criticato il governo in modo aspro nessuno lo è venuto a cercare per incarcerarlo.
La malignità del documentario è inoltre messa in evidenza nell'intervista alla moglie del presidente del partito liberale cubano, incarcerato secondo lei per motivi politici (in contraddizione con quanto detto prima) e poi maltrattato nelle celle delle carceri dell'Avana... Questa intervista ad effetto (lo si fa' apposta a raccontare tutti i presunti dettagli dei maltrattamenti subiti in carcere) viene proposta con l'intento di dare l'immagine di "feroce e sanguinaria" dittatura DIRETTA da Raul e Fidel Castro. Cosa peraltro impossibile visto che sia Raul che Fidel non hanno potere ne' di far leggi, ne' di destituire ministri (spetta solo al popolo), ne' di far leggi senza l'approvazione dell'Assemblea Nazionale.
Solitamente quando un c.d. dissidente viene carcerato, subisce 3 gradi di processo davanti ad un tribunale popolare, e la condanna non avviene sulla base dell'opposizione politica.. Finora il reato contestato a tutti i c.d. oppositori che si trovano nelle carceri dell'Avana è di esser stati trovati in possesso di ingenti somme in dollari, provenienti dalla SINA (non gli basta il maxischermo dal quale fa' illegale propaganda sovversiva) e quindi da un governo NEMICO della nazione. Un governo che oltre al blocco economico, ha stanziato con la legge Helms-Burton in ultima istanza ingenti somme di denaro per creare (lo evidenzio) una opposizione a Castro all'interno del Paese..
Per poi dare una parvenza di veridicità al documentario si intervista:
1) un contadino che vorrebbe aprire il Paese all'economia di mercato, non sapendo che con questo passo tornerebbero tutti i mafiosi di Miami espropriati a riprendersi le loro proprietà, compresa la terra che ora gli è stata data da coltivare
2) una prostituta che si lamenta del razionamento degli alimenti..quando anche uno che non è laureato in economia saprebbe che il blocco economico impone il razionamento dato che i costi per l'importazione anche di alimentari sono immensamente più alti... perchè il blocco colpisce anche le aziende che non sono americane, ma che operano anche in America.. La cosa più subdola è che il documentario vorrebbe far credere che la ragazza è costretta a prostituirsi per poter sfamare la famiglia
Il tutto viene condito, con la cubano-americana che vive con i dollaroni di Miami che viene a prlare dei diritti umani a Cuba, quando un cubano che vive in America ha diritto a soli 14 giorni ogni 3 anni per far visita ai parenti rimasti sull'isola... Anche qui ci viene raccontata la solita storiella che Fidel decide tutto lui, che non c'è pluripartitismo allora non c'è democrazia (come se gli antichi greci avessero pensato alla democrazia come ad un confronto tra partiti).. quando poi non è neppure il Partito comunista cubano a decidere i candidati alle cariche politiche ed amministrative ma sono i cubani stessi per mezzo delle Assemblee...
Il tutto viene raccontato dicendo che questi dissidenti "non vogliono che gli americani gli impongano il sistema".... ma se poi son i primi a batter cassa a Washington riscuotendo i soldi del programma per la Cuba Libre di Bush...
Il documentario si chiude dicendo che poi a Miami opera un avvocato che vuol aiutare nuovamente i mafiosi di Miami a recuperare le loro proprietà espropriate dallo Stato e destinate alla popolazione...
In sostanza viene detta la verità negli ultimi 10 secondi prima della fine: "L'obiettivo è ridare le proprietà ai vecchi proprietari e sbattere nuovamente in mezzo alla strada milioni di cubani"
questo è ciò che penso


Quello che mi ha davvero colpito.
La dama bianca con il marito incarcerato (il presidente del partito liberale cubano). Racconta questa terribile storia dell'uomo che non può piegarsi per espletare i bisogni fisiologici perchè una ferita all'addome si aprirebbe, e l'uomo che disperato decide di iniziare lo sciopero della fame. Lei è sconvolta perchè per l'uomo sabebbe suicidio, e lei è cattolica, non può sopportare il pensiero di quel peccato. Prega il marito di ripensarci o lei commetterà lo stesso peccato e lo seguirà all'inferno. La cosa è portata avanti con enfasi, tra l'uomo che non vuole morire piegandosi per espletare e lei che dopo l'inferno in terra sarebbe condannata all'inferno eterno. Ma finalmente quando le hanno comunicato che il marito aveva cessato lo sciopero della fame lei si è sentita rinacere. L'intervista si chiude con il sospiro liberatorio e lo sguardo della donna risollevato e sereno al cielo.
C'ho visto il destino di Cuba.


Il punto focale di tutta la storia è la prospettiva del peccato mortale.
Non è più questione di lotta politica o di principi di libertà (dal suo punto di vista), ma di salvezza dell'anima.
Insistere che il marito abbandoni lo sciopero della fame per salvarle l'anima nega di fatto ogni tipo di rivendicazione.
Quando un popolo vuole conquistare la libertà chiudendosi in una gabbia non ha, a mio parere, molto futuro.
Se persino di fronte a una lotta così dura contro ciò che viene percepito come una dittatura ci si inchina al valore religioso immagino cosa può accadere in altre situazioni.
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