L'avvallo del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al decreto interpretativo salva-voto, emanato nella serata di venerdì dal Consiglio dei Ministri appositamente convocato per impedire l'esclusione del Popolo della Libertà, il partito maggioritario, dalle elezioni regionali in Lombardia e Lazio, ha completamente spiazzato una opposizione che si attendeva un gesto clamoroso del Quirinale, un "no" secco a quanto approvato dall'esecutivo, e quindi uno schiaffo a Silvio Berlusconi ed al centrodestra. La firma al decreto-legge polverizza tutte le polemiche atte a criminalizzare e bollare come manifestamente incostituzionale un provvedimento necessario e scontato, a salvaguardia del diritto di voto del corpus elettorale e della democrazia.

La rabbia schiumosa della sinistra, che si attendeva di vincere a tavolino nelle due regioni, è la controprova del fatto che non sarebbe stato possibile raggiungere alcun accordo condiviso. I soliti sproloqui di Di Pietro e di Bersani, che parlano di regime, di fascismo imperante, di dittatura berlusconiana, dimostrano con ogni evidenza che la sinistra ha perso completamente la testa. Il richiamo alla piazza, alla resistenza, addirittura alla destituzione di Napolitano, "correo" di aver avvallato la decisione del Governo, anzi di aver contribuito alla formulazione ed alla limatura del testo, non è altro che un tentativo disperato di aizzare l'odio, di sollevare gli istinti più beceri ed antidemocratici di masse livorose ed accecate, di accarezzare l'idea di un rovesciamento golpista delle istituzioni.

Il centrodestra se la ride di fronte alle affermazioni scomposte e semi-deliquenziali, che rasentano la diffamazione e l'attentato agli organi dello Stato, di una opposizione in preda alle febbri maligne dell'invidia e del rancore contro il Premier ed i candidati governatori Formigoni e Polverini, pronti a conquistare Lombardia e Lazio, alla faccia di chi li avrebbe voluti fuori dalla competizione per una questioni di timbri o di piccoli ritardi. La sinistra che si riempie falsamente la bocca di parole come "democrazia" e "Libertà" non sa neppure qual è l'abicì della Costituzione, che protegge prima di ogni altra cosa il sacrosanto diritto di espressione del voto. Se qualche magistrato avesse censurato le liste del PD e dell'IdV, probabilmente la manifestazione di piazza ci sarebbe stata comunque, sì, ma per richiedere urgenti provvedimenti di riammissione, e per protestare contro l'eventuale inerzia del governo.

La sinistra ha perso la testa Anduril