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Discussione: Bolognesi contro tutti

  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da Torchitoriu Visualizza Messaggio
    akuardè, hai ragione ...no' f'hit manera! ...del resto mi son già pentito d'aver postato.

    Rimane il fatto, rispondendo a te ed Antoni, che non contesto la posizione geografica e/o moraleggiante della Sardegna ed del Bolognesi, rispettivamente, ma i restanti 2/3 dell'articolo.

    Non voglio insegnare niente a nessuno, non parlo con supponenza e men che meno con arroganza (ho sempre rispettato tutti ...a parte “su purile” e per legittima difesa) ma leggere cotanta superficialità circa avvenimenti che furono causa da centinai di morti (e parlo delle disamistades causate dalla legge delle chiudende), non constatando che la stessa tecnica la si sta utilizzando oggi, per chiudere quanto rimane del “Sartu 'e locu”, mi amareggia. Nessuno si rende conto che quando si parla di parchi, valorizzare e sfruttare, non si fa altro che seguire i fatti del '800. La stessa procedura, identica e con le stesse modalità. L'unica differenza sta nel senso civico. NOI LO ABBIAMO PERSO, per cui non c'è reazione alcuna.

    Ancora una volta devo chinare la testa alla saggezza di tanti anziani, quando affermano che la nostra generazione :«Jughides sa mirada imbelada et no tiddites at s'ispina chi bos 'nche 'ocat s'ocru».

    No, non mi va di parlarne, non in quanto sbagliato in senso stretto, ma perché non ci si pavoneggia con superficialità sulla memoria di tanti morti ...martirizzatisi nella difesa “de su connotu”.

    Per Bidus, non alludevo a Bolognesi ma “at su biadu 'e Mialinu”.
    Tra noi ci diciamo sempre le stesse cose ..... sappiamo delle Chiudende, degli Ademprivi e altro ancora ... siamo motivati e vaccinati = non ci fregano "nunca mas" ma continueranno a fregare gli altri ... quelli più "deboli".

    Questa Storia "negata" la si potrà/dovrà insegnare nelle scuole sarde ma per arrivare a farlo, prima bisogna incrementare il grado di autostima e autoconsiderazione. In contemporanea (ovviamente) con un maggiore impegno culturale/tecnico.
    Abituiamoci a cogliere l'aspetto positivo dei discorsi. Ciò che unisce anziché ciò che divide.

    Con la questione dei parchi sfondi una porta aperta. Anche a me non son mai tornati i conti sul fatto che il territorio debba ora essere "Controllato" dalle Muiltinatzionali della Natura.
    Sarebbe interessante sapere come sono stilati gli Statuti di questi enti che "Tutelano il Territorio. Sapere se e quando scadono .... permettendo ai legittimi proprietari di rientrarne in possesso. Tutte questioni tecnice che però meriterebbe un 3d a parte.

    Un Pratobello (un solo paese Unito e Irremovibile) sarà difficile rivederlo nell'era del gazzaggio Televisivo.

  2. #12
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    comunque,a parte quelle considerazioni controverse sulla cosiddetta "borghesia compradora" a me gli articoli sono sembrati entrambi molto chiari e interessanti,qualsiasi indipendentista dovrebbe condividere il fatto di non pensare da periferia ma da centro!

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da Torchitoriu Visualizza Messaggio
    akuardè, hai ragione ...no' f'hit manera! ...del resto mi son già pentito d'aver postato.



    Rimane il fatto, rispondendo a te ed Antoni, che non contesto la posizione geografica e/o moraleggiante della Sardegna ed del Bolognesi, rispettivamente, ma i restanti 2/3 dell'articolo.


    Non voglio insegnare niente a nessuno, non parlo con supponenza e men che meno con arroganza (ho sempre rispettato tutti ...a parte “su purile” e per legittima difesa) ma leggere cotanta superficialità circa avvenimenti che furono causa da centinai di morti (e parlo delle disamistades causate dalla legge delle chiudende), non constatando che la stessa tecnica la si sta utilizzando oggi, per chiudere quanto rimane del “Sartu 'e locu”, mi amareggia. Nessuno si rende conto che quando si parla di parchi, valorizzare e sfruttare, non si fa altro che seguire i fatti del '800. La stessa procedura, identica e con le stesse modalità. L'unica differenza sta nel senso civico. NOI LO ABBIAMO PERSO, per cui non c'è reazione alcuna.


    Ancora una volta devo chinare la testa alla saggezza di tanti anziani, quando affermano che la nostra generazione :«Jughides sa mirada imbelada et no tiddites at s'ispina chi bos 'nche 'ocat s'ocru».


    No, non mi va di parlarne, non in quanto sbagliato in senso stretto, ma perché non ci si pavoneggia con superficialità sulla memoria di tanti morti ...martirizzatisi nella difesa “de su connotu”.




    Per Bidus, non alludevo a Bolognesi ma “at su biadu 'e Mialinu”.
    Ti ringrazio per la risposta ma sinceramente non riesco a comprendere bene questa tua reazione.... per miei limiti probabilmente..

    La ragione della tua amarezza, il pavoneggiamento e la superficilità nel trattare certi argomenti, non ho capito se sia riferita a Pira o a Bolognesi che in questo articolo si appoggia a Pira.
    Cmq, non vorrei tirarti ulteriormente dentro discussioni che ora non ti va di affrontare. Quindi non sentirti ancora in dovere di rispondere.

    Credo però che il breve spazio dell'articolo non consentisse di sviluppare in maniera sufficiente e adeguata nessuno degli argomenti toccati... Ripeto che anche a me alcune spiegazioni, conclusioni, collegamenti, paiono un po troppo semplicistici e ingenerosi rispetto alla complessità degli argomenti. Meriterebbero ben altri approfondomenti...
    Ma tu considera che si tratta di un articolo divulgativo, che vorrebbe stimolare riflessioni, smuovere, mettere in discussione atteggiamenti culturali , denunciare indolenze sociali e politiche, cose per niente scontate, ma ormai talmente cristallizzate dalla consuetudine, da apparire assolutamnte normali anche per chi dal perpetuarsi delle stesse ha solo da perderci. Le cose che tu stesso non tolleri!!
    Quindi io non me la prenderei troppo per i particolari.. Anzi mi pare che tu e Bolognesi diciate in sostanza le stesse cose...
    Rigurdo alla borghesia compradora, il messaggio di fondo dell'articolo quale è?
    Che i sistemi coloniali necessitano, per esercitate il proprio dominio, di una classe interna al sistema, profittatrice e collusa con i governi autoritari, la quale per mantenere i propri privilegi, asseconda e facilita l'asservimento del colonizzato al potere politico ed economico statale. I vincoli di dipendenza e subordinazione sono funzionali al controllo e al mantenimento dell'asservimento.
    In sardegna questo ruolo l'ebbe in gran parte la borghesia commerciale, burocratica e agraria formatasi nell'800, tra le altre cose anche per effetto o impulso dei vari editti e leggi agrarie predisposti ad hoc dal potere centrale: impianto degli oliveti, chiudende, liquidazione feudi, adempriviri ecc.. che intaccando il sistema consuetudinario della gestione comunitaria delle terre, leggittimava i sopprusi e rafforzava un sistema basato sulla dipendenza, indebolendo le masse e funzionale alla gestione del potere.. ecc.. a da qui: moti de su connottu, banditismo ecc..

  4. #14
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    a parte su matzicruu...


  5. #15
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    L'articolo bello, condivido, peccato la scivolata superflua sul papa credo che la chiesa possa essere utile ( cerimoni,messe, catechismo, etc...)per rilanciare l'uso de sa limba.

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da Marieddu Visualizza Messaggio
    L'articolo bello, condivido, peccato la scivolata superflua sul papa credo che la chiesa possa essere utile ( cerimoni,messe, catechismo, etc...)per rilanciare l'uso de sa limba.
    Anzitutto una cortesia da AKUARDENTI: chi non sa chiede. Cosa significa anche ma non solo letteralmente:
    Ancora una volta devo chinare la testa alla saggezza di tanti anziani, quando affermano che la nostra generazione :«Jughides sa mirada imbelada et no tiddites at s'ispina chi bos 'nche 'ocat s'ocru». [è la versione sarda dell'osservazione evangelica?]


    Poi consentitemi una osservazione: chi glielo dice al prof Bolognesi che se non ci fosse uno come lui bisognerebbe inventarlo? chi glielo dice che se si mette in politica (se già non c'è) il mio voto è assicurato?
    Ma dove lo trovate oggi in Sardegna uno così chiaro, così lucido, così preparato, così moderno? Mi ricorda....[è pericoloso ogni confronto]
    Credo che, se si presentasse, lo preferirei a Soru il quale, ci piaccia o no, è il miglior presidente degli ultimi 20-30-40 anni.

    ps. Bolognesi quell'antipapismo ottocentesco se lo poteva risparmiare.

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da studente Visualizza Messaggio
    Anzitutto una cortesia da AKUARDENTI: chi non sa chiede. Cosa significa anche ma non solo letteralmente:
    Ancora una volta devo chinare la testa alla saggezza di tanti anziani, quando affermano che la nostra generazione :«Jughides sa mirada imbelada et no tiddites at s'ispina chi bos 'nche 'ocat s'ocru». [è la versione sarda dell'osservazione evangelica?]
    in verità ti dico che dovresti chiedere a Torchitoriu..
    dovrebbe essere:
    avete la vista coperta da un velo e non pensate alla spina che vi cava l'occhio

    credo...


    o Lutziu, e ita bolit nai custa cosa? no dd'apu miga cumprendiu..

    "a parte su matzicruu..."

  8. #18
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    in tottu custu arrejanu, itte b'intrat Mialinu?

  9. #19
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    Eh hehhehee, Akuardé, modosu che at semper, chin sos imboligos tuos resessis semper at junghere sa fune at thucru. Diaulu s'astru...


    Allora, mi spiego meglio
    ...la realtà economica del popolo variava a seconda della macroregione, ma nel nuorese si poteva massimamente affermare, che la coltivazione coincidesse con quanto richiesto dalla singola comunità e si allevasse nei limiti imposti dall'estensione “de campos et marghines”.
    Conseguentemente il rapporto fra massajos et pastores, poteva essere inteso nel raporti di 1 a 3; 15-25 capi ovicaprini per abitante; 0,5 capi vaccini/ab.; 0,3/0,2 cavalli/ab.; 0,4 asini/ab.; 2 o 3 suini/ab.; 1 telaio ogni 10-15 ab.; 1 “carchera” ogni 200-300 ab circa.
    Il territorio suddiviso in Sartu (o pabarile ... a seconda del valore dato al termine sartu), vidatzone, dominicale (o mannalissalzu/-thaju), ortalissas.
    Pabarile destinato al pascolo, sa vidatzone chiuso in partes ( o crujos) e destinato alla coltivazione cerealicola, Dominicalia (o mannalissaldzu/-thaju) destinato al bestiame domitu e/o de “mannalithu”, Ortalissas, posto ai bordi della “bidda” e destinato alla coltivazione ortofrutticola delle singole famiglie. Il tutto apparteneva alla comunità, che lo gestiva secondo consuetudini ancestrali e regolati dalla Carta de Logu.
    I problemi si manifestavano nei periodi di magra. L'inverno falcidiava le greggi, le quali sopravvivevano mediante s'assitaju (l'uso delle fronde per il sostentamento degli armenti) invernali, e le razzie a carico de sa vidatzone, nei mesi caldi. (del resto l'uscita dal sistema ispanico, aveva reso l'economia ancor più asfittica).
    Inoltre, i
    n quegli stessi anni, sulla ns. isola volavano mugugni di rivolta antisabauda. Qualcuno la definì “un calderone pronto per esplodere”. Bisognava fare qualcosa...


    Appunto, trasformare il lavoro proprio in lavoro dipendente!!!
    Come???
    ... Beh, non è difficile soggiogare un uomo affamato. Il problema consiste nel riuscire ad affamarlo, senza che esso se ne renda conto...
    Si rese necessario venire a patti con gli oppositori, che da tempo covavano risentimento per la questione dei moti antipiemontesi, in sostanza la questione era tutt'altro che chiusa.
    I Savoia decisero di abbandonare i feudatari in cambio della fedeltà alla corona.


    Quindi, la riforma agraria, fatta da sardi per i sardi e firmata, oltreché, patrocinata dai luridi duchi di torino. Ma chi redò realmente gli editti delle riforme e l'abolizione del feudalesimo? Furono, spesso, membri ecclesiastici di famiglie “majorales” (termine forse più adatto per definire i futuri printzipales). In sostanza si chiudevano le vecchie “questioni” con gli usurpatori ispanici (in prevalenza) e i prevaricatori piemontesi.


    Per il resto, a seguire, per prima cosa si approvò l'editto delle chiudende, che di suo, non autorizzava la chiusura di terreni non posseduti...
    I sardi, diffidenti come ns. solito, non si precipitarono in questa opportunità legislativa... quindi lo fecero le classi burocratiche (piemontesi nella massima parte), sos gosinos (gusinos, cusinos o cosinos ...ad ognuno il suo), il cui primo tentativo fu violentemente attaccato nei primi anni '30, dalla furia popolare. Nella gran parte della Sardegna fu sventato il primo assalto.
    Quindi, “sos Gosinos”, si intrecciarono, in una serie di alleanze familiari, con “sos printzipales” delle varie comunità. Quindi nuovi tentativi e le faide dei primi anni 50. Anni 60 nuovi motti, e “sostanziale” sconfitta liberale in logudoro e nuorese. Per giunta iniziano a cadere i primi cosinos. Attorno ai primi terreni chiusi e alle nuove famiglie “borghesi” (!), si crearono delle consorterie di fatto, che con fini precisi e nuova aggressività, suddivise in fazioni, fomentavano l'odio contro lo stato e le eterne liti fra agricoltori ed allevatori attorno ai “cartos” ancora pubblici. Le faide si allargavano, e lo stato divenne presto impotente. I cosinos, ricevettero nuovi aiuti, per la realizzazione del progetto liberale... mediante la chiesa le famiglie “burocratiche” poterono istruire i propri figli, almeno i migliori, con il quale sostituire se stessi nel governo delle comunità (una novità, in un ambiente sempre ostile ai possedimenti ecclesiastici... ma presto anche i preti avrebbero ricevuto un compito importante). L'idea ebbe un buon esito. Rimaneva il problema della forza armata. Lo stato non poteva niente contro il codice barbaricino, quindi si decise, assai coscientemente, di dar luogo a nuove alleanze matrimoniali ... questa volta con le famiglie “de fuja mala”. Gli schieramenti si delinearono in due, a volte tre, fazioni, inglobando spesso gli interessi dei centri limitrofi.
    Fu un vero successo, dagli ultimi anni 70, si procedette ad una chiusura di fatto dei terreni, con la suddivisione in Deghinas. Esistevano tre modi per chiudere, si predilesse, in linea di massima, la vendita... MA, le varie quote andavano saldate a scadenza prefissata (pena la perdita di ogni diritto, che ricadeva sul comune..) ed in un periodo di vacche magre e di scarso capitale liquido, i soli a disporre di accesso al sistema finanziario sarebbero state le solite famiglie (s'omine chin vista, in locu 'e thurpos, faghet de re). Quindi mediante diversi stratagemmi, le quote vennero, man mano, redistribuite a vantaggio di pochi e delle famiglie che avevano offerto la copertura armata. Sos de pinna, inoltre, coprivano l'assenza di diritti e denaro ...il resto veniva da se. La fine fu chiusa con i colossali arresti delle famiglie indolenti alla privatizzazione dei terreni, o fiancheggiatori della fazione più debole, ad opera del 67° reggimento di fanteria (succulenti alcune storia al riguardo, un po meno caccia grossa). Pochi eventi ancora nei vari paesi, e il resto fu lasciato alle canne dei fucili, arroventate per futili motivi, ma che trovavano immemore origine in quei lontani misfatti.


    Altrove si fece di peggio, a “Fundemonte”, su sartu et sa bidhazone, fu spartito in due grosse aree. Una a nord e l'altra a sud, del centro abitato.
    Nella parte settentrionale intere famiglie furono cacciate dai loro stazzi, con le buone (un piatto di lenticchie) o le cattive (su “pioreddhu”). La gente ignorante, non conoscendo le decisioni dei gosinos locali, non sapeva che la suddivisione fu fatta per semplice recinzione delle terre occupate e coltivate. Sarebbe stato sufficiente registrarsi al catasto. Ebbene al catasto ci andarono, ma i furbi. Da li la solita menata. Spesso furono le stesse donne, vedove o “enias” a vendicare i propri cari, colpendo i gosinos o i loro stretti congiunti con unu lampu 'e fou! (notevoli alcune poesie al riguardo, molto diffuse anche per fatti del logudoro).
    Nella parte meridionale, solitamente destinata a Sartu, la resistenza fu più ferma, e la successiva alleanza con famiglie del entroterra, cristallizzò la situazione. Percui si poteva osservare un nord, con dominigalias e oltalixas ( ) annesse, nelle mani di sole 5 famiglie ed un sud molto più frammentato.


    Che dire, il risultato lo si può osservare tutt'oggi in paesi come Lula. Pochi sanno cosa c'è dietro “i misfatti”, di un paese che invece era rinomato per la sua unione e assenza di faide. Pochi eventi e sempre isolati, fino a poco tempo fa.
    Molte faide hanno avuto origine da quei lontani eventi e sopravvivono, nei rami collaterali, ancor oggi (anche se avviate con differenti pretesti).


    Inoltre, ritengo Masala e Mialinu non del tutto attinenti ...o meglio lo sono per comprendere, ma non per definire gli eventi. Sarebbe opportuno, tanto per rimanere pertinenti con Pira, ricorrere agli scritti di Giorgio Asproni, contemporaneo agli avvenimenti ed invischiato fino al collo, tanto che un suo fratello fu arrestato sotto false accuse (asserisce, lui... interessante comunque, leggere ed analizzare il suo atteggiamento in paese, intento a non dar soddisfazione ai suoi nemici), e via via fino ai redattori dell'editto infame, fra i quali, guarda caso un altro bittese ...”tale” Musio
    (altro ecclesiale) ed inoltre costoro erano madrelingua sardi, inoltre non sono certo ritenessero il sardo, culturalmente, inferiore al toscano, anzi... . Di certo utilizzarono l'assunto, questo si, ma per pura comodità ed in un secondo momento.


    Bene, questo è solo un prologo che, a buon intenditore, dovrebbe far intuire perché non ritenga opportuno si discorra apertamente di certi avvenimenti. Oltre questo, sarebbe necessario spulciare ed analizzare le famiglie di alcuni paesi e città, che corrono dalla redazione del lontano 1820, al primo dopoguerra, quando la fazione sconfitta divenne vincitrice e viceversa, con una successiva caduta di influenza per entrambi i vecchi schieramenti (anche se, a ben pensare, per alcune famiglie si potrebbe andare a ritroso fino alla metà del '500).


    Quando molti strillano inni al turismo o ad improponibili modelli liberisti, non si rendono conto, che chi porta la moneta, sono sempre milanesi e romani, tutta gente che chiede “demanio”, in cambio di investimenti (vedasi la proposta tremonti, di qualche anno fa ...il demanio in concessione per 99 anni e di certo non parlava di quello calabrese). Magari semplicemente deroghe alle norme edilizie, meglio se un accesso riservato “riservato al mare”, o ancora, parchi su cui costruire alberghi, o semplicemente ettari di terreno su cui montare pale eoliche (con le quali rubare il ns vento a ns spese). I burocrati, da che parte stanno e staranno?????????????
    Quante volte ho sentito e letto di “gente”, come pure in questo stesso forum, che si scandalizza per i fatti della costa gallurese, per poi criticare Soru o chi si oppone all'economia turistica??? Lo stesso Soru, no fa che far valere il principio dei sardi sugli stranieri... ma di quale principio si tratta??? Io proporrei il termine donnos!!! La questione è molto complessa e non si può distinguere il nero dal bianco tanto facilmente ...in sostanza, presa di coscienza “un corno”. Non basta!!!.
    Per quel che concerne Bolognesi, quindi, non dico di essere contrario al suo articolo in senso stretto, ma nella sostanza, allora come oggi, ritengo non sia stata l'italia a dividere il popolo sardo e affermare l'opposto sarebbe comunque riduttivo, essa si limitò ad avviarne il meccanismo. Tutto il resto lo facemmo noi stessi. Allora come oggi, quindi, ma senza reazione e come agnelli portati al macello.




    ..spero ora sia più chiaro quanto intendessi nei post precedenti.

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da Torchitoriu Visualizza Messaggio
    Eh hehhehee, Akuardé, modosu che at semper, chin sos imboligos tuos resessis semper at junghere sa fune at thucru. Diaulu s'astru...

    eja est berus! Ma no est po binci! Aici mi praxis, candu sterris beni is chistionis!

    totu totu no creu de ndi ddu ai aciapau, ma apu cumprendiu su chi boliast nai. E ita ti potzu nai... lassaddu fai a su propriu! Po unu chi tenit gana de certai (con is sardus dda tenit, no cun is italianus, ti ddu nau deu!) a ndi tenni! ...la' innoi puru at torrau a scriri...
    http://www.altravoce.net/2007/06/27/lingua.html

    arrespudi-ddi toca, ca si nci spassiaus!


 

 
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