Iran - 28.6.2007
La linea dura mostra la corda
In Iran continua l'affondo moralista, ma la benzina viene razionata scatenando l'ira della gente
scritto per noi da
Attilio de Castris
Il Parlamento iraniano, il 18 giugno scorso, ha votato a maggioranza (148 voti a favore e 5 contrari), una nuova legge che prevede la condanna a morte per tutti coloro che, a vario titolo, siano coinvolti nella produzione di film e materiale pornografico.
Una legge draconiana.
Adesso, per diventare operativa, la legge deve essere approvata dal Consiglio dei Guardiani, la massima autorità politico – religiosa iraniana. Sono poche le possibilità che la norma venga bocciata, vista la ventata moralista che, in particolare da quando è al potere il presidente Mahmoud Ahmadinejad, attraversa senza freni l'Iran. La legge approvata dal Parlamento chiude il cerchio delle polemiche nate, un anno fa, in seguito alla diffusione di un video nel quale la celebre attrice iraniana Zahra Amir Ebrahimi aveva un rapporto sessuale con un uomo. Prima su internet, poi al mercato nero dei dvd, le immagini hanno fatto il giro del paese e la Ebrahimi è finita sotto inchiesta, ancora in corso. La legge, una volta approvata, complicherà le cose per la Ebrahimi, e non solo per lei. L'attrice ha sempre negato di essere la donna ripresa nel video e l'uomo, sospettato di essere il responsabile della diffusione, ha fatto perdere le sue tracce. Ma se ne parla, e tanto basta al governo di Ahmadinejad, sempre più occupato a organizzare eventi che abbiano la massima visibilità mediatica, per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica, interna ed estera, dal vero grande problema dell'Iran contemporaneo: il totale fallimento della politica economica del governo guidato dall'ex sindaco di Teheran.
La rabbia popolare.
Mercoledì 27 giugno, infatti, per la prima volta nella storia di quello che è il quarto paese al mondo come produzione di petrolio, è stato introdotto il razionamento della benzina. E il provvedimento ha scatenato l'ira dei cittadini di Teheran e non solo. Un gruppo di giovani della capitale, la sera prima dell'entrata in vigore del provvedimento, ha assaltato e dato fuoco a dodici stazioni di benzina della città, nel quartiere di Pounak, uno dei più poveri della città, uno dei feudi dal quale il populista Ahmadinejad aveva lanciato la sua scalata al potere, tuonando contro i corrotti dirigenti della Repubblica Islamica, che lui avrebbe cacciato per lavorare in favore della povera gente. Invece non ha fatto nulla di tutto questo e, mentre gli iraniani conoscono uno dei periodi economici più bui della loro storia, annuncia il razionamento della benzina. Il provvedimento fissa a 100 litri al mese per auto la quantità massima acquistabile da ogni cittadino. Nelle ore precedenti all'entrata in vigore della norma, enormi code si sono formate davanti alle stazioni di servizio del Paese, e il mercato nero si è scatenato, con un litro di benzina venduto a un prezzo 7 volte maggiore del normale.
Linea dura in difficoltà.
Ahmadinejad ha presentato la decisione come “un gesto coraggioso del governo”, ma in realtà l'esecutivo punta, razionando la benzina, a poter rinunciare alle importazioni, eliminando così la minaccia di un embargo più duro da parte delle Nazioni Unite in merito al programma nucleare di Teheran. Gli iraniani però non ne possono più e, negli ultimi mesi, le manifestazioni di dissenso, in particolare tra i giovani, nei confronti di Ahmadinejad diventano sempre più vistose. Anche ieri gli slogan dei manifestanti erano tutti contro il presidente, con alcuni che incitavano a ucciderlo. La linea dura del presidente ha stancato anche coloro che ritengono un diritto dell'Iran sviluppare un programma nucleare pacifico, ma soprattutto l'oltranzismo di Ahmadinejad ha esaurito il suo fascino sulle masse, che restano povere e che non vedono alcuna misura economica del governo dare i suoi frutti. Mentre si diffonde sempre più la paura di un attacco armato guidato dagli Stati Uniti. Eventualità che, a volte, il presidente sembra quasi auspicare, per riunificare il paese attorno all'invasione.
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