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Discussione: Noi non dimentichiamo

  1. #1
    ulfenor
    Ospite

    Predefinito Noi non dimentichiamo

    Ho trovato questo su Saturnia Tellus:






    FOGLIO D'ORDINI DELLA
    LEGIONE GARIBALDINA

    =========================
    ROMA - Via Due Macelli 9 - Tel. 60-030
    Anno IV. N. 1 - Gennaio 1942-XX
    =========================


    "La tradizione costituisce per noi
    non un vuoto ossequio al passato, ma
    un obbligo ideale verso l'avvenire.
    "



    "NOI NON DIMENTICHIAMO!"

    Dopo 90 anni tornano su questo colle garibaldino coloro che lo difesero con estremo valore e disperata tenacia durante la Repubblica Romana del 1849.

    Ritornano nel clima della Rivoluzione delle Camicie Nere avvolti dall'amore del popolo italiano. Sono i Morosini, i Manara, i Daverio, i Dandolo e cento altri accorsi da tutte le provincie d'Italia. Furono quelli gli anni della primavera della Patria.

    In testa alla schiera sacra, marcia un poeta della stessa aspra, eppure accogliente terra, della stessa forte razza di Giuseppe Garibaldi: il genovese Goffredo Mameli.

    Fucili repubblicani quelli del 1849, fucili imperiali quelli del 1867, i quali fecero meraviglie sui petti quasi inermi dei Garibaldini che si batterono sul colle di Mentana al grido eternamente fatidico: "Roma o morte!". Ma gli uni e gli altri venivano dalla stessa frontiera.

    Dai nostri spesso lunghi e qualche volta necessari silenzi nessuno sia indotto a trarre conclusioni arbitrarie!

    Noi non dimentichiamo!


    dal Gianicolo, 3 Novembre XX.

    Mussolini










    ======================

    e poi metti di seguito questo secondo messaggio:






    3 NOVEMBRE XX

    IL DUCE INAUGURA IL MONUMENTO OSSARIO GIANICOLENSE


    Giornata fredda, piovigginosa, come settantaquattro anni prima, quando le stremate, fiere legioni garibaldine si battevano a Mentana, uno contro dieci, consacrando ancora una volta nel sangue il diritto di riunire Roma all'Italia.
    Fin dalle prime ore, il Governatore di Roma aveva provveduto a far collocare corone votive sulla lapide che alla Lungaretta ricorda, con l'eccidio di casa Ajani, l'insurrezione romana del 1867, alla colonna di Villa Glori, al monumento eretto al Pincio a Giovanni ed Enrico Cairoli, alla colonna ricordante la difesa romana del 1849 a Via Flaminia, sui ruderi del Vascello, alla lapide che a Via Ripetta ricorda il popolano romano Angelo Brunetti detto Ciceruacchio, fucilato a Cà Tiepolo coi figli Luigi e Lorenzo e con altri cinque compagni di sventura, al busto di Giuseppe Mazzini, al Pantheon in omaggio al primo Re d'Italia Vittorio Emanuele II, alla breccia di Porta Pia, all'Altare della Patria, ai monumenti a Giuseppe Garibaldi e ad Anita.

    Il Generale Ezio Garibaldi, accompagnato da due Ufficiali garibaldini e dallo squadrista Nello Carducci, Segretario Generale dei Gruppi d'Azione Nizzarda, deponeva corone di alloro della Legione Garibaldina e dei Gruppi Nizzardi al Sacrario della Sede Littoria al Foro Mussolini, sulla Tomba del Milite Ignoto ed all'Ara dei Caduti Fascisti in Campidoglio.

    Molta folla si era intanto riunita - nonostante la pioggia - dinanzi al Vittoriano e nella piazza Aracoeli. Qui, per rendere onore ai resti mortali di Mameli ed alle Insegne del P.N.F., erano anche convenuti le autorità, i reparti armati, il Gonfalone di Roma e dei Comuni decorati di medaglie d'oro al valor militare e di quelli che maggiorte cooperarono per la indipendenza d'Italia.

    Presso la scalea del Campidoglio, nella giornata grigia, la massa delle Camicie Nere spicca tra la folla del popolo e delle autorità e tra la selva delle bandiere e dei labari delle Coorti garibaldine.



    Dinanzi al portone laterale del Vittoriano è già pronto un affusto di cannone trainato da quattro cavalli sul quale dovrà essere deposto il sarcofago contenente le ceneri di Goffredo Mameli. Sono presenti il Governatore di Roma, il Gen. Ezio Garibaldi, Comandante la Legione Garibaldina, il Vice Segretario del Partito Gatto, il Prefetto di Roma, i Generali rappresentanti delle Forze Armate, il Generale rappresentante la M.V.S.N., il Segretario Federale dell'Urbe, il Presidente del R. Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, la Commissione edecutiva per il Monumento Ossario, presieduta dal Gen. Ezio Garibaldi e così composta: Giuseppe Ceccarelli, vice Presidente; Antonio Reggiani, Segretario; Arnaldo Belli, Nello Carducci, Mario Conti, Ernesto Garulli, Mario Lizzani, Antonio Muoz; ad essa sono aggregati, come esperti, l'architetto Giovanni Jacobucci progettista del monumento a Pietro Ascenzi.

    Alle ore 9.15, tra la più viva commozione dei presenti, nel silenzio perfetto della massa dei convenuti, mentre bandiere e labari s'inchinano, il sarcofago contenente i resti di Mameli, e ricoperto della lacera e gloriosa bandiera del battaglione universitario romano del 1849, esce dal Vittoriano, ove era stata provvisoriamente tumulato, e, portato a braccia da quattro ufficiali garibaldini, è collocato sull'affusto di cannone.

    Su per il Vittoriano e per il monumento del Milite Ignoto, su per la Chiesa dell'Aracoeli, si leva un volo di colombi. Una chiarità lieve, tra le nuvole basse, si fa come d'improvviso: i reparti armati sono irrigiditi sull'attenti e tutta la folla e le autorità levano il braccio nel saluto romano. Poco dopo ha inizio la marcia verso il Colle sacro alle gesta garibaldine.


    Il corteo

    Precedono il corteo i Metropolitani a cavallo e le Insegne del Direttorio Nazionale del P.N.F., con la scorta regolamentare; seguono poi gli Avanguardisti ed i reparti armati dell'Esercito e della Milizia preceduti dalla fanfara del 2° Regg. Bersaglieri, i gonfaloni dei municipi di Monterotondo, Mentana, Velletri, Monteporzio, Palestrina, Bastia, Umbra, Imola, Palermo, l'eroica del 1860, Milano delle cinque giornate, Padova che conta ben cinque dei suoi studenti caduti per Roma nel 1849, Torino e Firenze, le due prime capitali d'Italia, Genova la patria di Mameli e di Mazzini, la città che vide l'imbarco dei Mille, Trieste la fedele di Roma, Pieve di Cadore, medaglia d'oro al V. M., ed infine Roma affiancata dalle due città sorelle Bologna ed Ancona che con lei condivisero la gloria del 1849, e la bandiera tricolore che nel 1848 Goffredo Mameli agitò per la prima volta in Genova. Era pure presente la bandiera della Repubblica di S. Marino «l'ospite suolo» ove Garibaldi inseguito si rifugiò dopo la gloriosa fine della Repubblica Romana. Il labaro della Legione Garibaldina, ove si allineano ben trenta medaglie d'oro al V. M., è seguito da un reparto di Camicie Rosse.



    Seguono l'affusto di cannone il generale Ezio Garibaldi, che veste la gloriosa camicia rossa, il Governatore di Roma, il Vice Segretario del Partito Salvatore Gatto, il Prefetto, il Segretario Federale dell'Urbe, la Commissione esecutiva, tutte le Autorità presenti ed una imponente massa di Camicie Rosse militarmente inquadrate con i labari delle varie Coorti e preceduta dalla banda dei Metropolitani. Chiudono il corteo un reparto di Avanguardisti e Metropolitani a cavallo.

    Da piazza Aracoeli il corteo scende lentamente verso piazza del Gesù. Due fitte ali di popolo, di Balilla e Piccole Italiane salutano romanamente.

    E la folla è schierata lungo tutto il percorso. Ne è gremito il corso Vittorio Emanuele; e dalla via Arenula fino al Ponte Garibaldi dal viale del Re a via Luciano Manara infittisce sempre più. Bandiere sono alle finestre delle case. Gruppi Rionali e popolo, rappresentanze della G.I.L. e scolaresche salutano le ceneri dell'Eroe.



    Durante tutto il percorso, le bande della Milizia e dei Metropolitani suonano e «Giovinezza» e l'inno di Garibaldi. Nel cuore del popoloso Trastevere più fitte si fanno le ali di popolo ai lati del corteo, mentre dalle finestre imbandierate una pioggia di fiori cade sull'affusto di cannone su cui sono le ceneri di Goffredo Mameli.


    L'adunata dei Gruppi di Azione Nizzarda

    Intanto a piazza Mastai, le rappresentanze ed i gagliardetti dei gruppi d'Azione Nizzarda di tutta Italia, agli ordini del Segretario Generale, muovevano verso il Gianicolo e prendevano posto nello spazio loro assegnato.

    Sul Gianicolo, di fronte al monumento, erano state erette due tribune per le autorità e per le famiglie dei Caduti. Nella prima prendono posto, oltre alla famiglia Garibaldi, i membri del Governo, le alte Autorità dello Stato e del Regime e la rappresentanza della Repubblica di S. Marino costituita dai consiglieri Manlio Gozi, Segretario del Partito Fascista Sanmarinese, Onofrio Fattori, Direttore della Biblioteca Governativa e dal Console Generale a Roma, Ettore Stacchini.

    Nella tribuna delle famiglie sono i nipoti di Goffredo Mameli e di Francesco Daverio, le figlie di Giuditta Tavani Arquati con i nipoti, i discendenti del garibaldino Marangoni deceduto nelle carceri romane nel 1868, del Ruffini, ucciso nel forte di Paliano nel 1863, del Baccigalupi fucilato a Cà Tiepolo, di Ilario Pulini, l'aiutante di campo di Garibaldi caduto nel 1849, di Antonio Elia fucilato nel 1849, di Colomba Antonietti caduta nel 1849, del Valenziani e del Ripa, ufficiali dell'esercito nazionale caduti il 20 settembre 1870, ed inoltre la figlia del generale Carini dei Mille, i figlioli di Francesco Cucchi dei Mille ed il popolano romano Biagioli unico superstite ferito nelle insurrezioni del 1867.

    Erano intervenuti i Padri Barnabiti della Chiesa di S. Carlo ai Catinari, al cui ordine appartenne Ugo Bassi, i gagliardetti dei Gruppi Rionali fascisti dell'Urbe ed una centuria di fascisti universitari, e folte rappresentanze di tutte le Associazioni combattentistiche e d'arma.

    Quando il corteo giunge dinanzi al Monumento Ossario, un reparto di bersaglieri del 2° Reggimento, al comando del ten. col. Mario Cetta, presenta le armi: le Insegne del Partito, alle quali le forze armate rendono gli onori, prendono posto avanti ai gagliardetti dei Gruppi Rionali, i Gonfaloni dei Municipi si allineano con la centuria del G.U.F. e le rappresentanze garibaldine si schierano sotto le tribune e davanti ai gagliardetti ed agli iscritti ai Gruppi di Azione Nizzarda. La guardia d'onore al Monumento è costituita da Camicie Rosse, bersaglieri, fascisti universitari, avanguardisti e balilla.

    Il Duce, è giunto sul Colle del Pino alle ore 11,30 accompagnato dal generale Cavallero, ed è ricevuto dal Segretario del Partito, dal Governatore di Roma e dal generale Ezio Garibaldi.



    Accolto dagli squilli regolamenttari e da una ardentissima dimostrazione della folla,Egli ha subito passato in rassegna i reparti armati schierati lungo la via alberata che costeggia il colle e, sostando innanzi all'affusto di cannone, ha subito reso omaggio alle ceneri di Goffredo Mameli; quindi si è diretto verso il Monumento e ne ha compiuto il giro, tra
    il continuo appassionato prorompere delle acclamazioni.


    Il discorso del Duce

    Appena il Duce, tornato sul fronte del monumento, sale sull'apposito podio, il Segretario del Partito ordina il «Saluto al Duce» e l'«a noi» echeggia poderoso sul Colle. Dal folto dei pini, gli appartenenti ai Gruppi di Azione Nizzarda invocano il Duce. Mussolini, eretto sul podio, fa un cenno. Le voci si placano e il cristallino silenzio del mattino domina il colle. La moltitudine è immobile e immobili sono i vessilli e gli occhi fissi in quelli del Condottiero: solo lo fiamme dei tripodi balenano verso il cielo. Le parole del Duce risuonano chiare, si espandono sul Colle, raggiungono i più lontani recessi e sembra, in questo momento, che anche gli spiriti eroici dei combattenti del '49 abbiano ripreso le armi e ascoltino.



    Quando il Duce termina il suo discorso, un grido di infinita fede si leva dagli astanti e per alcuni minuti la manifestazione della massa raggiunge i vertici di un indescrivibile entusiasmo.

    Ma ecco che quattro ufficiali garibaldini si avivicinano all'affusto di cannone e ne traggono l'urna contenente le ceneri di Goffredo Mameli. Contemporaneamente echeggiano dalle cornette gli squilli d'attenti. Ancora il trepidante silenzio scende sul Colle. Il Duce saluta romanamente le spoglie: gloriose, indi segue l'urna avendo a fianco le maggiori autorità. Lente e commoventi si levano le note dell'«Elegia» di Vessella. Crepitano le mitragliatrici attraverso la cortina dei pini. Nelle pause s'ode lo scroscio del fontanone di Paolo V. Tutto il quadro è una sublime armonia: i volti silenziosi, la musica, il cielo tempestoso, il verde del Colle, l'urna che avanza lentamente, le fiamme dei tripodi, il nobile monumento e le iscrizioni: «Roma o morte» e la strofa dannunziana all'interno del quadriportico: «Giovani avanti che vinceremo anche oggi. Il bianco mantello palpitò come la bianca ala della vittoria». E su questa armonia si leva altissimo l'appello all'Eroe fatto dal Generale Ezio Garibaldi cui risponde il «presente» della folla.

    Nell'interno della Cripta si spande una tenue luce da una grande madreperlacea croce posta sul fronte dell'ara. Le pareti ripetono i nomi dei Caduti. Sulla cornice splende un'eterna iscrizione: «Restano perennemente scolpiti nei cuori i nomi di coloro che morirono combattendo per fare più bella e più grande la Patria - Mussolini».

    L'Ordinario militare, monsignor Bartolomasi, benedice l'urna e la cripta, e le ceneri dell'Eroe, presente il Duce, vengono immesse nel Sacello su cui spicca, nella sua invitta nudità, il nome glorioso di Goffredo Mameli.

    Il sarcofago, di porfido lucido, ornato con aquile reca incise le parole della madre del Poeta: «Però il mio dolore è profondo e lo tengo sacro; è tutto per me; cerco di essere degna del figlio di una italiana, me lo divinizzo, lo considero come un martire e come tale non lo rimpiango - 22 agosto 1849 - La Madre».


    La consegna del Monumento

    La tumulazione è finita. Il Duce torna sul podio.

    Ora la pioggia rafforza di violenza ma nulla toglie all'austerità della cerimonia che avviene in questo momento. Cade infatti l'immenso tricolore che ricopre l'Ossario e appare l'Ara sobria e romana destinata nei secoli a render sacro il Colle. Un brivido di emozione percorre la folla allorchè il Generale Ezio Garibaldi scandisce le parole della consegna del monumento al Governatore di Roma: «In nome del Comitato Esecutivo ho l'onore di consegnare a voi, per la città di Roma, questo monumento ossario che raccoglie le salme dei Caduti per lo difesa della Repubblica romana e per la consacrazione di Roma a capitale d'Italia. I Caduti per Roma, dal 1849 al 1870, hanno qui, su questo garibaldino colle gianicolense, e al cospetto di Roma immortale, la loro apoteosi. Questo monumento, auspicato da Giuseppe Garibaldi e voluto dal Duce, resti nei secoli perenne ricordo di un glorioso passato, auspicio sicuro di un più grande destino della nostra Italia».

    Un breve silenzio e poi, amplificata dai microfoni, giunge solenne la risposta del Governatore dell'Urbe: «Dinanzi al Duce, Fondatore dell'Impero, prendo in consegna questo Monumento Ossario, come cosa sacra alla storia dell'Urbe immortale ed al cuore dei cittadini di Roma».

    Immediatamente vengono deposte sul monumento le corone della Legione Garibaldina, dei Gruppi di Azione Nizzarda e del Governatorato e nello stesso momento da migliaia di gole si leva il canto dell'Inno di Mameli che gli ottoni delle fanfare scandiscono. E' alto e trascinante il coro: il Duce sul podio sosta a lungo ad osservare il quadro bellissimo. Indi si avvia lentamente verso il viale. La moltitudine canta. Non applaude: canta e gli occhi sono lucidi di commozione e di amore per il Duce. Solo quando Mussolini, salutato dai reparti si accinge a lasciare il Colle, il canto si rompee il Suo nome echeggia e ingigantisce. Il Condottiero saluta ancora una volta, sale in macchina e si allontana giù verso il popoloso Trastevere.

    Subito dopo, si forma un corteo di Camicie Rosse con alla testa il Generale Ezio Garibaldi ed il Governatore di Roma, che si reca a deporre corone di alloro ai monumenti di Giuseppe Garibaldi ed Anita e ad inaugurare i busti dedicati a Stefano Canzio, Giuseppe Dezza, Augusto Elia, Alessandro Meloni, Luigi Serafini, Filippo Zamboni, Bartolomeo Galletti, nonché la stele che l'Università di Padova ha dedicato ai suoi cinque studenti caduti nella difesa di Roma del 1849.

    Terminate le cerimonie il Labaro della Legione garibaldina è stato deposto nel Monumento Ossario gianicolense dove hanno montato la guardia oltre alle Camicie Rosse, Volontari di guerra, e formazioni in armi della G.I.L.

    Nelle stesse ore in cui si svolgeva l'apoteosi gianicolense, manifestazioni di omaggio all'eroismo garibaldino avvenivano a Frosinone, intorno al monumento dedicato ai martiri ciociari del Risorgimento, a Viterbo, alla tomba che in quel cimitero conserva le ceneri del prode maggiore garibaldino Luigi De Franchis caduto all'assalto di Porta della Verità nell'ottobre del 1867, a Montelibretti, Subiaco, Acquapendente, Bagnoregio, dove si conservano i resti mortali dei caduti nella campagna del 1867, a Montegiovanni Campano, dove è stata inaugurata una lapide per ricordare i gloriosi difensori di Casetta Valentini nell'ottobre del 1867, ad Anagni, sulla tomba del prode Dandini cospiratore e soldato caduto a Vallecorsa nel 1867, a Ripi in memoria del sedicenne Tamburino Domenico Subiaco caduto a San Pancrazio nel 1849, a Velletri al monumento che raccoglie i resti dei caduti della giornata del 19 maggio 1849 ed a Mentana dove il fuoco dell'ara è rimasto acceso per tutta la giornata.

    Nel pomeriggio, a Roma, è stata inaugurata sulla via Flaminia la colonna che ricorda la difesa di quel settore nel giugno 1849.


    "Tra la tradizione garibaldina, vanto e
    gloria d'Italia, e l'azione delle Camicie
    Nere, non solo non vi è antitesi ma vi è
    continuità storica e ideale".

    Benito Mussolini

    (A Monterotondo, 23 dicembre II)

  2. #2
    Micene
    Ospite

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    in rilievo!

  3. #3
    ulfenor
    Ospite

    Predefinito

    Magari in rilievo

  4. #4
    ulfenor
    Ospite

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    Chissa Come Mai I Clerico Fascisti Hanno Glissato Eh??

  5. #5
    www.myspace.com/rbnlione
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    Ulfenor, è tutto falso.
    E' una ricostruzione fittizia operata dalla massoneria rossa, è chiaro a tutti.
    Sciocco tu che non comprendi!

  6. #6
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    Predefinito

    Garibaldi massone

    Bandito
    Genova - Concorso scolastico bandito dalla Massoneria di Palazzo Vitelleschi (Gran Loggia d'Italia - Massoneria universale di rito scozzese) sulla figura di Garibaldi. Indetto dalla delegazione ligure della Gran Loggia d'Italia, il concorso è aperto a studenti delle scuole medie superiori di ogni ordine e grado di tutta Italia. Sarà premiato il miglior tema dal titolo: Garibaldi, simbolo di libertà e laicità. Al vincitore andrà un assegno di mille euro. La premiazione avverrà pubblicamente al convegno ''Garibaldi, primo massone d'Italia'', che si terrà a Genova il 28 aprile prossimo. Valuterà i temi presentati una commissione nominata dalla delegazione ligure. I temi, scritti in formato World, carattere Times New Roman, dimensione 12, da 3 a 5 cartelle A4, andranno inviati per posta al Centro sociologico italiano, via Vallarono 82, Sanremo (Imperia). Il modulo per l'iscrizione è scaricabile dal sito www.granloggia.it . L'iniziativa è stata presentata questa mattina a Genova dal responsabile della delegazione ligure, Giovanni Bentaina. La Massoneria di Palazzo Vitelleschi conta 600 iscritti in Liguria, per la maggior parte nell'imperiese, 8.500 in Italia.
    (Adnkronos del 21 febbraio 2007)
    NIHIL DIFFICILE VOLENTI

 

 

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