Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito Libano. Il "cui prodet" ha una sola risposta: Usraele

    Nessuno è così stupido da non accorgersi che tutti i principali massacri mediorientali (si intendono quelli non compiuti direttamente dai marines) di in questi ultimi mesi (se non anni) tendono ad avere matrice sospetta. O perlomeno mai chiarita.

    Specie quando si vuole creare guerre civili inter-arabe nei paesi dove le forze USA sono in difficoltà (il vecchio Divide ei impera, un classicissimo, ormai da Cencelli dello spionaggio).

    E specie quando si vuole "impegnare maggiormente" gli Europei e le forze multinazionali di pace nello scenario levantino (leggi: portare gli Europei e le forze multinazionali completamente nella barricata di Israele).

    Non è difficile immaginare quali saranno le conseguenze dell'attentato anti-spagnolo di ieri. Già alcuni ministri degli esteri europei (tra cui il nostro) hanno esternato condanne di rito, senza alcuno spirito critico (leggi: stanno preparandosi a scaldare i motori, per esser pronti quando Usraele comanderà di attaccare. Chi? L'Iran e la Siria, ovviamente. I quali hanno tutto l'interesse a sparare sugli spagnoli, è ovvio ...).

  2. #2
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    Predefinito

    La faccenda è molto più complessa. Ci sono molti interessi contrastanti in atto. Paradossalmente (e nemmeno tanto) l'attentato libanese giova a Damasco, che sdogana Hezbollah e fa concentrare le forze occidentali verso al Quaeda e altre formazioni terroristiche. israele, in questa specifica faccenda, non ci guadagna nulla e anzi rischia di vedersi forze Onu non solo in Libano, ma anche a Gaza e Cisgiordania, con conseguenti limiti di manovra.
    La stessa missione Leonte, sopratutto la prima fase navale, è stata volta a togliere il blocco navale israeliano e a garantire a Beirut il normale approvigionamento di mezzi e materiali.
    L'errore comunque che fa la gente che non è mai stata in quelle zone è pensare per luoghi comuni, immaginando Israele come una cittadella di spie e complottisti mondiali e gli stati arabi intorno come una landa sconfinata di pastorazzi analfabeti. Damasco e la Siria in genere sono una potenza di tutto rispetto, con forti spinte egemoniche nell'area. Controlla come uno stato fantoccio il Libano e ha forti interesi economici e strategici in Israele.
    Al livello politico la Siria si trova in una situazione molto tesa per vari fattori:
    • Il governo siriano è diviso fra chi intende ritirare le truppe dal Libano, cedendo alle pressioni esterne, e gli ufficiali che hanno interessi personali in Libano: fatto sta che, comunque, ultimamente le truppe sono stare ritirate;
    • La Siria è sospettata di appoggiare gruppi di combattenti, motivo questo di forti tensioni con Israele e USA, aumentate ulteriormente dall'appoggio russo alla Siria;
    • Nonostante l'apparenza di democrazia parlamentare il governo siriano è una dittatura a partito unico, inoltre il partito di governo, di ideologia baathista, è comandato da alawiti, una setta di origine islamica (precisamente derivante da un'ideologia sciita, attualmente non vengono riconosciuti come musulmani dagli stessi sciiti) che non è ben vista dalla maggioranza della popolazione siriana.
    Bisognerebbe farsi alcune domande: prima di tutto quanto conviene ad israele mantenere instabile la regione? Alla Siria interessa per poter serrare di nuovo la presa su Beirut ma a Tel Aviv questo non è molto utile, strategicamente. non è funzionale a Washington, che con l'instabilità dell'area vede i prezzi del petrolio salire e dato che nonostante ciò che si pensi è uno dei principali consumatori di petrolio, l'economia ne trao ben poco profitto, quindi il teorema non torna.
    Torna invece, a mio avviso, pernsare che mantenere la tensione alta sia strumentale per allontanare dal processo di pace qualuqnue interlocutore israelo-palestinese poiché l'instabilità indebolisce Israele, che dopo gli accordi di Oslo e la relativa tranquillità degli anni '90 è uscita troppo forte.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Ormriauga Visualizza Messaggio
    Nessuno è così stupido da non accorgersi che tutti i principali massacri mediorientali (si intendono quelli non compiuti direttamente dai marines) di in questi ultimi mesi (se non anni) tendono ad avere matrice sospetta. O perlomeno mai chiarita.

    Specie quando si vuole creare guerre civili inter-arabe nei paesi dove le forze USA sono in difficoltà (il vecchio Divide ei impera, un classicissimo, ormai da Cencelli dello spionaggio).

    E specie quando si vuole "impegnare maggiormente" gli Europei e le forze multinazionali di pace nello scenario levantino (leggi: portare gli Europei e le forze multinazionali completamente nella barricata di Israele).

    Non è difficile immaginare quali saranno le conseguenze dell'attentato anti-spagnolo di ieri. Già alcuni ministri degli esteri europei (tra cui il nostro) hanno esternato condanne di rito, senza alcuno spirito critico (leggi: stanno preparandosi a scaldare i motori, per esser pronti quando Usraele comanderà di attaccare. Chi? L'Iran e la Siria, ovviamente. I quali hanno tutto l'interesse a sparare sugli spagnoli, è ovvio ...).
    anzitutto si scrive cui prodest, e secondo è una stronzata che non fa capire niente di niente
    è lo stesso ragionamento per cui i Mattei si erano incendiati la casa da soli

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da IlikeUSA Visualizza Messaggio
    anzitutto si scrive cui prodest,
    E' vero. Errore di digitazione.

    Citazione Originariamente Scritto da IlikeUSA Visualizza Messaggio
    e secondo è una stronzata che non fa capire niente di niente
    è lo stesso ragionamento per cui i Mattei si erano incendiati la casa da soli
    Stronzata è criticare senza argomentare. Perlomeno quell'altro ha argomentato.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da SANGRIA Visualizza Messaggio
    La faccenda è molto più complessa. Ci sono molti interessi contrastanti in atto. Paradossalmente (e nemmeno tanto) l'attentato libanese giova a Damasco, che sdogana Hezbollah e fa concentrare le forze occidentali verso al Quaeda e altre formazioni terroristiche. israele, in questa specifica faccenda, non ci guadagna nulla e anzi rischia di vedersi forze Onu non solo in Libano, ma anche a Gaza e Cisgiordania, con conseguenti limiti di manovra.
    La stessa missione Leonte, sopratutto la prima fase navale, è stata volta a togliere il blocco navale israeliano e a garantire a Beirut il normale approvigionamento di mezzi e materiali.
    L'errore comunque che fa la gente che non è mai stata in quelle zone è pensare per luoghi comuni, immaginando Israele come una cittadella di spie e complottisti mondiali e gli stati arabi intorno come una landa sconfinata di pastorazzi analfabeti. Damasco e la Siria in genere sono una potenza di tutto rispetto, con forti spinte egemoniche nell'area. Controlla come uno stato fantoccio il Libano e ha forti interesi economici e strategici in Israele.
    Al livello politico la Siria si trova in una situazione molto tesa per vari fattori:
    • Il governo siriano è diviso fra chi intende ritirare le truppe dal Libano, cedendo alle pressioni esterne, e gli ufficiali che hanno interessi personali in Libano: fatto sta che, comunque, ultimamente le truppe sono stare ritirate;
    • La Siria è sospettata di appoggiare gruppi di combattenti, motivo questo di forti tensioni con Israele e USA, aumentate ulteriormente dall'appoggio russo alla Siria;
    • Nonostante l'apparenza di democrazia parlamentare il governo siriano è una dittatura a partito unico, inoltre il partito di governo, di ideologia baathista, è comandato da alawiti, una setta di origine islamica (precisamente derivante da un'ideologia sciita, attualmente non vengono riconosciuti come musulmani dagli stessi sciiti) che non è ben vista dalla maggioranza della popolazione siriana.
    Bisognerebbe farsi alcune domande: prima di tutto quanto conviene ad israele mantenere instabile la regione? Alla Siria interessa per poter serrare di nuovo la presa su Beirut ma a Tel Aviv questo non è molto utile, strategicamente. non è funzionale a Washington, che con l'instabilità dell'area vede i prezzi del petrolio salire e dato che nonostante ciò che si pensi è uno dei principali consumatori di petrolio, l'economia ne trao ben poco profitto, quindi il teorema non torna.
    Torna invece, a mio avviso, pernsare che mantenere la tensione alta sia strumentale per allontanare dal processo di pace qualuqnue interlocutore israelo-palestinese poiché l'instabilità indebolisce Israele, che dopo gli accordi di Oslo e la relativa tranquillità degli anni '90 è uscita troppo forte.

    Dimmi solo una cosa:
    come mai tutti i neocon nostrani premono non certo per ritirare le truppe internazionali, ma anzi per "un maggior impegno" (cioè combattere per Israele)?

  6. #6
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    Checché se ne dica, Hezbollah è riuscito a incassare il più alto dividendo politico in questa crisi, scaricando i costi materiali e umani del conflitto sulla popolazione e sul governo del Libano, alla cui capacità di esercitare la propria sovranità tutti fingono ora di credere, ma cui nessuno intende prestare fino in fondo l’aiuto necessario perché possa affermarla davvero... Se il movimento sciita continua a mantenere il proprio «veto delle armi» su ogni decisione politica dell’esecutivo, il sovrano protettore, l’Iran, aumenta e di molto la propria influenza nella regione, ergendosi a campione di quell’odio per Israele che appare l’unico collante capace di prevalere anche sulle divisioni tra estremisti sciiti ed estremisti sunniti. Qualcuno forse ricorderà ancora come uno degli ultimi atti di al-Zarqawi (l’allora capo militare di al-Qaeda in Iraq) fu un violentissimo attacco proprio contro gli hezbollah, definiti «complici del nemico sionista». Tempi lontani. Oggi Nasrallah è il nuovo «eroe» di chi vuole distruggere «l’entità sionista», e Teheran è riuscita dove Al-Qaeda ha fallito. Sarà un Iran forte di questo successo quello che continuerà a sfidare la comunità internazionale con un suo programma nucleare. Guai se l’Onu arrivasse indebolita da un fallimento regionale ai futuri round che l’attendono con il regime degli ayatollah.
    Ecco perché ci vuole un maggior impegno in Israele. non strettamente militare (che poi danneggerebbe Israele, privandolo di margine di manovra) quanto politico e diplomatico.

  7. #7
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    in libano nessuno ha alcuna legittimita' democratica .. nemmeno l' attuale governo " eletto " all' interno della solita spartizione di potere tra etnie definita nel 1948 e che non ha alcuna valenza democratica perche' assegna di default il potere ai capoclan di quelle che ormai sono minoranze nel paese.
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da SANGRIA Visualizza Messaggio
    Checché se ne dica, Hezbollah è riuscito a incassare il più alto dividendo politico in questa crisi, scaricando i costi materiali e umani del conflitto sulla popolazione e sul governo del Libano, alla cui capacità di esercitare la propria sovranità tutti fingono ora di credere, ma cui nessuno intende prestare fino in fondo l’aiuto necessario perché possa affermarla davvero... Se il movimento sciita continua a mantenere il proprio «veto delle armi» su ogni decisione politica dell’esecutivo, il sovrano protettore, l’Iran, aumenta e di molto la propria influenza nella regione, ergendosi a campione di quell’odio per Israele che appare l’unico collante capace di prevalere anche sulle divisioni tra estremisti sciiti ed estremisti sunniti. Qualcuno forse ricorderà ancora come uno degli ultimi atti di al-Zarqawi (l’allora capo militare di al-Qaeda in Iraq) fu un violentissimo attacco proprio contro gli hezbollah, definiti «complici del nemico sionista». Tempi lontani. Oggi Nasrallah è il nuovo «eroe» di chi vuole distruggere «l’entità sionista», e Teheran è riuscita dove Al-Qaeda ha fallito. Sarà un Iran forte di questo successo quello che continuerà a sfidare la comunità internazionale con un suo programma nucleare. Guai se l’Onu arrivasse indebolita da un fallimento regionale ai futuri round che l’attendono con il regime degli ayatollah.
    Ecco perché ci vuole un maggior impegno in Israele. non strettamente militare (che poi danneggerebbe Israele, privandolo di margine di manovra) quanto politico e diplomatico.
    I criminali ottusi (?) di Al-Qaeda hanno finito per vezzeggiare Hezbollah e Hamas perché hanno constatato che la loro (quaedista) tattica non ha avuto alcun seguito tra le masse arabe, e ora cercano di parassitare il successo di quei movimenti patriottici, democratici e autentici. Sempre ammesso che Al-Qaeda non sia una mera struttura creata dalla CIA e dal Mossad (dal momento che sbuca sempre fuori dal cilindro provvidenzialmente per Usraele), che ora cerca di delegittimare Hezb. e Hamas legando il suo nome al loro.

 

 

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