Il giudizio di giornalisti e sondaggisti, da Mentana a Weber, da Pagnoncelli a Noto
"Può sfondare anche a destra
ma un discorso troppo lungo"
CARMELO LOPAPA
ROMA —Chi ha bruciato lE tappe con un sondaggio istantaneo ha scoperto che il discorso è piaciuto perfino a una fetta di elettori di centrodestra, che pure non voteranno Veltroni. Se proprio si deve quantificare, da oggi, il valore aggiunto del potenziale leader rispetto al Partito democratico, ebbene si attesterebbe tra il 5-6%. Numeri e opinioni volanti, per ora. Sta di fatto che a sondaggisti, esperti di comunicazione e opinion maker il "manifesto" veltroniano del Lingotto è apparso quasi perfetto per completezza, trasversalità di contenuti, concretezza.
Quasi, però. Una enormità, hanno sottolineato tutti in coro, quei 95 minuti di durata che hanno rischiato di «pesare alla fine sull'efficacia».
Nel complesso l'epifania" del nuovo leader è riuscita sotto il profilo della comunicazione, a sentire Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos, perché «ha miscelato bene i valori alti tipici della sua cultura e della sua oratoria, con aspetti inattesi di grande concretezza. La novità? Aver sottratto alla destra temi come il fisco e la sicurezza, che dalle nostre ricerche risultano invece molto a cuore al popolo della sinistra». Anche se la vera partita di Veltroni comincerà da oggi, dato che «dall'inizio di maggio ad ora abbiamo riscontrato una crescita di 8 punti degli indecisi — calcola Pagnoncelli — soprattutto nell'elettorato di centrosinistra».
Per Enrico Mentana, direttore editoriale Mediaset e conduttore di "Matrix", «è bastato il passaggio contro i conservatorismi di destra e sinistra, per dare il senso del cambiamento, del superamento delle ordinarie liturgie della politica italiana». Veltroni ha spiazzato, invece, secondo Antonio Noto, direttore di Ipr Marketing, «toccando tematiche fortemente di sinistra come precariato e mercato del lavoro, e subito dopo di destra, come la sicurezza o la riduzione delle tasse. Da un primo sondaggio risulta la percezione dell'elettorato non è stata affatto negativa, anche nell'area di centrodestra. Si è parlato di un valore aggiunto veltroniano del 9%, più realisticamente a ottobre il dato si assesterà sul 5-6% c il Pd nel suo complesso attorno a130».
Il massmediologo Klaus Davi ha trovato il sindaco «un p o' Blair, stile New Labour, un po' Gore per ecologia e ambiente, molto "modello Roma" sulla sicurezza». Il punto di forza, «l'accantonamento dell'ecumenismo in favore di posizioni assai nette e l'accento sui giovani, target decisivo per la vittoria del centrosinistra. Ma che l'ottimismo si traduca in dividendo politico è presto per dirlo».
Quel che ha più colpito Stefano Menichini, direttore del quotidiano della Margherita "Europa" che ha seguito l'intervento da New York con Rutelli, «è che tutte le posizioni riformistiche più avanzate sono state inserite in una proposta generale di unificazione nazionale, è la vera svolta». Roberto Weber, presidente di Swg parla di un Veltroni «poco veltroniano, poco esotico,
poco cinematografico, poco buonista e molto politico. Può sembrare una banalità, ma sotto ilpro - filo mediatico il concetto di riunificazione dell'Italia, se passa, può sbaragliare gli avversari politici che ancora si reggono sulla dichiarazione di guerra a Prodi».
La Repubblica 28.6.07




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