
Originariamente Scritto da
capaneo
Sarebbe interessante sapere perchè non possiamo scegliere gli immigrati, cosa moralmente ineccepibile, tra l'altro (con buona pace dei soliti utili idioti).
Servono? Bene: facciamo venire persone dall'est, non subumani (o "untermenschen", se vi suona meglio) dall'Africa.
Due marocchini aggrediscono la leader delle donne islamiche
PAOLO COLONNELLO
MILANO
«Mi hanno preso il volto tra le loro mani e mi hanno detto: “Stai attenta che la bellezza non dura in eterno”. Parlavano nella mia lingua, il marocchino. Ho spostato le loro mani dalla mia faccia e me ne sono andata». Aggredita, umiliata, minacciata. In pieno giorno e a poche centinaia di metri dalla moschea di viale Jenner. E lei, marocchina, in Italia da 18 anni, sposata con figli, prima è morta di paura, poi è avvampata di rabbia: «Ma sono musulmani questi? Questi sono metodi mafiosi, non da musulmani. Non c’entra niente l’Islam. Qui c’entra solo la violenza alle donne».
E ancora le trema la voce mentre al telefono racconta questo incredibile episodio di violenza legato alla sua attività di donna impegnata per i diritti delle donne musulmane. Perchè Dounia Ettaib, vicepresidente lombarda dell’Associazione donne marocchine in Italia (Acmid), gruppo di cui fa parte come socia onoraria anche l’onorevole di An Daniela Santanchè, è stata aggredita per un motivo preciso: la sua partecipazione, l’altro ieri, al processo di Brescia per l’uccisione di Hina Saleem, la ragazza pakistana uccisa dai familiari e seppellita nel giardino di casa perchè voleva avere un fidanzato italiano.
Perchè voleva essere un’adoloscente come tutti gli altri. Dounia l’altro giorno era lì, fuori dall’aula del processo a protestare, a chiedere che venisse riconosciuta alle donne della sua associazione la possibilità di costituirsi parte civile; a testimoniare la rabbia delle consorelle musulmane che non sono tutte velate e che sanno bene qual è la differenza tra religione e sopruso di antichi maschilismi. E a qualcuno della comunità islamica che l’ha vista in televisione, che ne ha letto sui giornali, questo ha dato molto, molto fastidio.
Così ieri, mentre all’una di pomeriggio stava tornando a casa dal suo lavoro di impiegata alla Provincia, due uomini dietro di lei l’hanno chiamata per nome: «Ehi, Dounia». Poi le si sono avvicinati, l’hanno spinta contro un muro: «Devi smetterla di parlare di islamismo, ci stai smerdando davanti a tutti. Tu non sai niente di Islam, non puoi difendere una prostituta come te, una come Hina che se lo è meritato». «Parlavano in marocchino e io tentava di rispondere in italiano. Quando divento nervosa riesco solo a parlare in italiano...». Infine quelle orribili mani sulla faccia. Nessuno è intervenuto, nessuno si è fermato ad aiutarla. «Erano in due - racconta Dounia - uno abbastanza alto e grosso. E’ quello che mi ha preso la faccia tra le sue mani». Per dirle che la bellezza non dura. Ma la bellezza di Dounia, che ha appena 28 anni, è soprattutto dentro di lei. Come il coraggio, che nonostante la rabbia e la paura di quegli istanti ha subito ritrovato per andare in Questura a denunciare l’aggressione. «Certo che ho paura ma non dovrei dirlo per fare coraggio alle altre.
Però sto cercando di farmi forza, sto ricevendo anche tante telefonate di solidarietà da amici della comunità musulmana, dalla mia presidente, Souad Sbai, che è anche membro della consulta. E poi dall’onorevole Santanchè che oggi non ha smesso di chiamarmi». Dounia è gentile e tiene duro, anche se forse avrebbe una gran voglia di piangere. «Non me la sarei mai aspettata una cosa del genere. O forse sì, quando svolgi un’attività come la mia forse devi metterlo in conto. Però non ci credevo. Finchè non ti capita, non lo ritieni possibile...Comunque non sarà questo a fermarci». E pensa che tornerà ancora al processo? «Assolutamente sì. È importante far vedere che le donne musulmane non sono soltanto velo e silenzio».
Però la scorta non gliel’hanno data anche se la Questura ha segnalato immediatamente il fatto alla Procura e sono state avviate delle indagini. E domani? «All’inizio avevo idea di chiudermi in casa. Poi ci ho ripensato. Uscirò tranquillamente, andrò a fare la spesa, camminerò in questa che è la mia città come tutti. Lo faccio anche per i miei famigliari. Sono musulmana, sono credente, sono una persona. Chi fa cose del genere non è degno di essere considerato nè musulmano nè una persona. Io lo dico sempre: chi ama la religione usa la ragione. Qui hanno usato solo la violenza, non sono degni di altre parole».