Riforma della Giustizia, nessuna volontà di dialogo
Nel corso dell'esame in Commissione Giustizia al Senato del disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario si sta delineando un atteggiamento del governo che palesa un'ingiustificabile soggezione ai diktat della magistratura associata e nessuna volontà di aprire un serio dialogo con l'opposizione sul tema della giustizia.
Il maxiemendamento presentato dal relatore sen. Di Lello prevedeva la possibilità di passare dalla funzione requirente a quella giudicante e viceversa per ben quattro volte nel corso della carriera; una soluzione che pregiudica la possibilità di distinguere il ruolo e la funzione del pubblico ministero da quella del giudice. Ma questa norma era accompagnata dalla previsione che non solo giudici e pubblici ministeri ordinari dovessero cambiare distretto al momento del passaggio di funzione (come faceva l'originario testo governativo) ma che tale obbligo fosse esteso a tutti i magistrati (anche ai Presidenti di Tribunale e ai Procuratori della Repub-blica) e riguardasse anche i magistrati che lavoravano nelle cinque regioni che hanno più di un distretto di Corte d'Appello (Lombardia, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia) in modo che anche questi dovessero uscire dalla regione per cambiare funzione.
E prevedeva anche l'inserimento degli avvocati nei consigli giudiziari.
Quella del relatore era comunque una soluzione che ai repubblicani appariva inadeguata e in questo senso il senatore Del Pennino, unitamente ai colleghi Biondi e Ziccone, aveva presentato una serie di subemendamenti finalizzati a distinguere definitivamente le funzioni requirenti e giudicanti immediatamente dopo l'ingresso in magistratura, in modo da garantire i principi dell'art. 111 della Costituzione, che prevedono che il giudice sia un soggetto terzo ed imparziale rispetto ad accusa e difesa.
Ma ora sotto la pressione dei magistrati il Governo sembra voler vanificare il lavoro del relatore riproponendo l'impostazione originale che esonerava Presidenti di Tribunale e Procuratori della Repubblica dall'obbligo di cambio del Distretto e che comunque consente di cambiarlo all'interno della stessa regione.
Al punto che il relatore, sen. Di Lello, si è sentito in dovere di intervenire sul "Manifesto" di avantieri per difendere il suo testo dagli attacchi dell'ANM, affermando: "L'ANM è contro di noi? Il problema non è questo, ma preoccuparsi del fatto che i magistrati non godono di buona fama presso i cittadini. E cercare di rimediare", e per chiedere inoltre, se il Governo vorrà mettere la fiducia, che lo faccia sul testo della Commissione e non su quello originario del Ministro Mastella.
Che questa maggioranza si debba affidare ad un esponente di Rifondazione comunista per fermare rivendicazioni corporative che rischiano di vanificare il principio del giusto processo, la dice lunga sulla sua capacità di garantire una seria riforma dell'ordinamento giudiziario.
tratto da http://www.pri. it
Franco Sensi




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