Vale anche per l'Italia -e come vedremo più avanti per il resto del mondo- e l'associazione Galileo2001, composta anche da molti fra i più grandi scienziati del paese, spiega perchè in questa lettera a Napolitano e Prodi e a tutto il Parlamento:
4 aprile 2007
Illustre Signor Presidente,
è da tempo che l’Associazione Galileo 2001 vede con preoccupazione le decisioni assunte dai Governi e dal Parlamento italiano di ratificare il Protocollo di Kyoto. Maggiore preoccupazione manifestiamo oggi per l’ipotesi di assunzione di impegni ancora più gravosi in sede europea e nazionale relativi alla politica ambientale ed energetica.
Come cittadini e uomini di scienza, avvertiamo il dovere di rilevare che la tesi sottesa al Protocollo, cioè che sia in atto un processo di variazione del clima globale causato quasi esclusivamente dalle emissioni antropiche, è a nostro avviso non dimostrata, essendo l’entità del contributo antropico una questione ancora oggetto di studio.
In ogni caso, anche ammettendo la validità dell’intera teoria dell’effetto serra antropogenico, gli obiettivi proposti dal Protocollo di Kyoto sono inadeguati, poiché inciderebbero solo in modo irrilevante sulla quantità totale di gas serra*.
* Aggiungo io a chiarirvi: 
Totalmente inadeguati rispetto al loro effetto sul clima ma potenzialmente disastrosi per l’economia del Paese. Dal punto di vista degli impegni assunti con la sottoscrizione del Protocollo rileviamo che:- 1. l’Italia si è impegnata a ridurre entro il 2012 le proprie emissioni di gas-serra del 6.5% rispetto alle emissioni del 1990;
- 2. poiché da allora le emissioni italiane di gas-serra sono aumentate, per onorare l’impegno assunto dovremmo ridurre quelle odierne del 17%, cioè di circa 1/6;
- 3. in considerazione dell’attuale assetto e delle prospettive di evoluzione a breve-medio termine del sistema energetico italiano, il suddetto obiettivo è tecnicamente irraggiungibile nei tempi imposti.
All’impossibilità pratica di rispettare gli impegni assunti fanno riscontro le pesanti sanzioni previste dal Protocollo per i Paesi inadempienti, che rischiano di costare all’Italia oltre 40 miliardi di euro per ciò che avverrà nel solo periodo 2008-2012.
Al fine di indirizzare correttamente le azioni volte al conseguimento degli obiettivi di riduzione, occorre tenere presente che i settori dei trasporti e della produzione elettrica contribuiscono, ciascuno, per circa 1/3 alle emissioni di gas serra (il restante terzo è dovuto all’uso d’energia non elettrica del settore civile/industriale). Giova allora valutare cosa significherebbe tentare di conseguire gli obiettivi del Protocollo in uno dei seguenti modi:
- sostituire il 50% del carburante per autotrazione con biocarburante;
- sostituire il 50% della produzione elettrica da fonti fossili con tecnologie prive di emissioni.
- 1. Biocarburanti. Per sostituire il 50% del carburante per autotrazione con bioetanolo, tenendo conto dell’energia netta del suo processo di produzione, sarebbe necessario coltivare a mais 500.000 kmq di territorio, di cui ovviamente non disponiamo. Anche coltivando a mais tutta la superficie agricola attualmente non utilizzata (meno di 10.000 kmq), l’uso dei biocarburanti ci consentirebbe di raggiungere meno del 2% degli obiettivi del Protocollo di Kyoto.
- 2. Eolico. Sostituire con l’eolico il 50% della produzione elettrica nazionale da fonti fossili significherebbe installare 80 GW di turbine eoliche, ovvero 80.000 turbine (una ogni 4 kmq del territorio nazionale). Appare evidente il carattere utopico di questa soluzione (che, ad ogni modo, richiederebbe un investimento non inferiore a 80 miliardi di euro). In Germania, il paese che più di tutti al mondo ha scommesso nell’eolico, i 18 GW eolici – oltre il 15% della potenza elettrica installata – producono meno del 5% del fabbisogno elettrico tedesco.
- 3. Fotovoltaico. Per sostituire con il fotovoltaico il 50% della produzione elettrica nazionale da fonti fossili sarebbe necessario installare 120 GW fotovoltaici (con un impegno economico non inferiore a 700 miliardi di euro), a fronte di una potenza fotovoltaica attualmente installata nel mondo inferiore a 5 GW. Installando in Italia una potenza fotovoltaica pari a quella installata in tutto il mondo, non conseguiremmo neanche il 4% degli obiettivi del Protocollo di Kyoto.
- 4. Nucleare. Per sostituire il 50% della produzione elettrica nazionale da fonti fossili basterebbe installare 10 reattori del tipo di quelli attualmente in costruzione in Francia o in Finlandia, con un investimento complessivo inferiore a 35 miliardi di euro. Avere 10 reattori nucleari ci metterebbe in linea con gli altri Paesi in Europa (la Svizzera ne ha 5, la Spagna 9, la Svezia 11, la Germania 17, la Gran Bretagna 27, la Francia 58) e consentirebbe all’Italia di produrre da fonte nucleare una quota del proprio fabbisogno elettrico pari alla media europea (circa 30%).
Come si vede, nessuna realistica combinazione tra le prime tre opzioni (attualmente eccessivamente incentivate dallo Stato) può raggiungere neanche il 5% degli obiettivi del Protocollo di Kyoto. Agli impegni economici corrispondenti si dovrebbe poi sommare l’onere conseguente all’acquisto delle quote di emissioni o alle sanzioni per il restante 95% non soddisfatto.
Esprimiamo quindi viva preoccupazione per gli indirizzi che il Governo e il Parlamento stanno adottando in tema di politica energetica e ambientale, e chiediamo pertanto:
- 1. che si promuova la definizione di un piano energetico nazionale (PEN), anche con la partecipazione di esperti europei, che includa la fonte nucleare – che è sicura e rispettosa dell’ambiente e l’unica, come visto, in grado di affrontare responsabilmente gli obiettivi del Protocollo di Kyoto – e che dia alle fonti rinnovabili la dignità che esse meritano ma entro i limiti di ciò che possono realisticamente offrire;
- 2. che la comunità scientifica sia interpellata e coinvolta nella definizione del PEN e che si proceda alla costituzione di una task force qualificata per definire le azioni necessarie a rendere praticabile l’opzione nucleare;
- 3. che si interrompa la proliferazione di scoordinati piani energetici comunali, provinciali o regionali e che non siano disposte incentivazioni a favore dell’una o dell’altra tecnologia di produzione energetica al di fuori del quadro programmatico di un PEN trasparente e motivato sul piano scientifico e tecnico-economico.
Restiamo a Sua disposizione, Signor Presidente, per documentarLa puntualmente su quanto affermiamo.
Presidente:
Renato Angelo Ricci (Prof. Fisica, Presidente Società Italiana di Fisica, già Presidente Società Europea di Fisica, già Prof. Fisica a Pisa, Torino, Napoli, Firenze e Padova, già Vicepresidente Istituto Nazionale Fisica Nucleare)
Consiglio di Presidenza:
Umberto Veronesi Direttore scientifico dell'IEO - Istituto Oncologico Europeo - dal 1994 ad oggi. Presidente dell'Unione Internazionale contro il Cancro fino al 1982, dell'Organizzazione Europea per le Ricerche sui Tumori (EORTC) dal 1985 al 1988 e Presidente del Comitato Permanente degli Esperti Oncologi presso la Comunità Europea
Franco Battaglia (Prof. Chimica dell'ambiente Università di Modena)
Carlo Bernadini (Prof. Fisica Università la Sapienza, già Preside la Facoltà, già direttore Istituto Nazionale di Fisica Nucleare)
Tullio Regge (Prof. Fisica Politecnico Torino, già Prof. Università di Torino, già Prof. Università di Princeton, Accademico dei Lincei)
Giorgio Salvini (Prof. Fisica Università la Sapienza, Presidente Accademia dei Lincei, già Prof. a Princeton, già Prof. all'Università di Cagliari, già Direttore Istituto Nazionale di Fisica Nucleare)
Umberto Tirelli (Direttore Dipartimento di Oncologia Medica
Istituto Nazionale Tumori, Professore di oncologia medica presso la Facoltà di Medicina dell'Università di Udine)
Consiglio Direttivo:
Cinzia Caporale (Prof. Bioetica Uni Siena)
Giovanni Carboni (Prof. Fisica Uni Roma Tor Vergata)
Maurizio Di Paola
Guido Fano (Prof. Fisica, facoltà di Chimica Industriale Uni Bologna)
Silvio Garattini (Fondatore nel 1963 e direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri". )
Roberto Habel (Prof. Fisica, Uni Monserrato)
Corrado Kropp (Ing. Nucleare ENEA)
Giovanni Vittorio Pallottino (Prof. Elettronica, Uni Roma La Sapienza)
Ernesto Pedrocchi (Ing. Prof. Energetica Politecnico di Milano)
Francesco Sala (Prof. Botanica e Biotecnologia Uni Milano)
Gian Tommaso Scarascia Mugnozza (Prof. Genetica Vegetale Uni Tuscia, membro FAO, Accademico dei XL)
Paolo Sequi (Prof. Chimica del Suolo, Uni Bologna)
Ugo Spezia (Ing. nucleare Segretario AIN, membro FORATOM, SOGIN)
Giorgio Trenta (Presidente Ass. Ita Radioprotezione Medica
Giulio Valli (Ing. Nucleare ENEA)
Paolo Vecchia (Dirigente di Ricerca Dipartimento Tecnologie e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS))
http://www.galileo2001.it/identita/c...era_aperta.php
Detto questo..
Nell'ultimo rapporto ENEA -vi dico quello perchè è in ITA- noterete come in nessuno scenario di possibile rispetto di kyoto il nucleare sia assente nei modelli IEA, esistono due casi limite [uno low nucleare e uno low renewables] ma in 5 casi su sei il nucleare [come le altre fonti] è necessario. Il fatto che per pura ideologia nelle politiche italiane esso non sia considerato comporterà spese enormi perchè come noto il risparmio obbligatorio non è affatto "risparmio" nel senso "spendo di meno perchè i sistemi son più efficienti" ma "spendo di meno perchè i sistemi sono usati meno", insomma lo chiamano risparmio energetico quando sarà solo razionamento energetico quello che lo Stato imporrà in Italia... L'alternativa sarà importare ancora di più dalle centrali nucleari straniere, il che per l'ambiente sarebbe un bene (spiegate ai verdi che servono il doppio degli elettrodotti attuali in più pero' eh), cosa che avrà ovviamente un prezzo in termini economici.
A proposito di nucleare ed effetto serra inoltre voglio postare un grafico significativo:
Senza nucleare come saremmo oggi nei paesi più sviluppati [i maggiori produttori di CO2] sul fronte dell'energia..

L'Inghilterra del neo premier Brown

Originariamente Scritto da
Archivio Nucleare
Sul “Corriere della Sera” di oggi 21 maggio c’è un articolo di Guido Santevecchi sul cambio della guardia che sta per esserci a Londra: il 27 giuno Tony Blair lascerà il suo incarico di governo per far posto a Gordon Brown.
Gordon Brown infatti ha manifestato fin da subito grande interesse per trovare soluzioni per i dominanti temi di energia e ambiente, dichiarando l’ intenzione di contrastare in modo deciso i cambiamenti climatici e il riscaldamento terrestre e guidando la comunità internazionale al fine di trovare soluzioni concrete.
E per consumare meno carbone e petrolio e quindi ridurre le emissioni nell’ atmosfera e in attesa di sfruttare meglio le fonti rinnovabili, per Gordon Brown sembra non esserci che l’ opzione nucleare.
Il nucleare in Gran Bretagna attualmente produce circa il 19% dell’energia elettrica, ma se il programma non verrà modificato entro il 2023 delle 13 centrali nucleari inglesi 12 saranno chiuse (di queste ben 8 entro il 2008).
Gordon Brown propone la costruzione di 8 nuovi impianti in 15 anni per poter far fronte alla sempre maggior necessità energetica del Regno Unito.
Questa soluzione non è tuttavia ben vista anche da una parte non piccola del partito laburista.
Inoltre, è da precisare, nel programma energetico sono previsti anche nuovi impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili (sfruttando le correnti marine e il vento) e la costruzione di case “carbon neutral” ovvero costruzioni con impatto ambientale minimo.
E' fondamentale impegnarsi seriamente per risolvere il problema dell'effetto serra, ed è verissimo che nessuna persona sensata puo' affermare di poterlo risolvere senza il nucleare, come è vero altresì che non c'è solo il nucleare e che le azioni devono essere combinate. La Germania -sì proprio quella osannata dai verdi per le fonti rinnovabili- tornerà verso il nucleare, e lo farà perchè
A) perchè non ha mai scelto di finirla, ha solamente detto a dei verdi che ponevano il veto sul governo "ok fra 20 anni usciremo", il che significa "non dire un cazzo ma dirlo rumorosamente" per fare una marchetta politica da cancellare subito appena si avranno i voti [la Merkel è laureata in fisica, mica è una cogliona qualunque che crede allo stregone eh]... Shroeder era così vicino all'ambiente che ora è il numero 2 del più grosso produttore di gas da bruciare inquinando al mondo [Gazprom]!!!
B) perchè non ha alternative sostenibili. Le altre fonti costano, sono insufficienti o sono inquinanti.. Non puo' farne a meno in nessun modo e non ne farà a meno
D'altronde tutti i paesi che dicevano nel 1986, per assecondare i movimenti della folla, "ma dobbiamo uscirne" nei medesimi venti anni aumentavano [fino ad oggi] la potenza nucleare del 40 e rotti%
... A proposito sentite che dice quell'ignorantone di Jurgen Trittin, ex ministro ambiente della germania:
http://www.cafebabel.com/it/article.asp?T=A&Id=1525
"Ein Blick auf die Statistik belegt die Talfahrt der Atomenergie: 1990 waren weltweit 83 Reaktoren im Bau, 1998 waren es noch 36 heute sind es 29."
lui dice:
"Le statistiche, infatti, confermano la capitolazione del nucleare: il numero dei reattori nucleari nel mondo si è ridotto da ottantatré nel 1990, a trentasei nel 1998, fino ai ventinove attuali."
Dettaglio [dal sito IAEA]: Current status of the nuclear industry:
* 438 nuclear power plants in operation with a total net installed capacity of 371.773 GW(e)
insomma il Ministro Verde -da quanto obbiettivamente appare esser capace di rispondere ai giornali (forse è il fatto che fosse un intervista ad averlo fregato) non sa NIENTE ed è un politicante da 4 soldi che dice cretinate
. Tra 5 anni prima di quando inizia a dare dati lui (1985) e oggi la potenza nucleare al mondo è cresciuta di oltre il 40% e i suoi numeri sono sbagliati clamorosamente, perchè si parla di centinaia di reattori più di quelli che lui dichiara esistere.
Grosso errore sarebbe dire "solo il nucleare" senza considerare il resto, è importante viceversa far capire che l'unica cosa sbagliata è escludere il ricorso a qualcosa e che la cosa migliore attualmente è ricorrere al nucleare per sostituire le centrali fossili e trasferire tutta l'incentivazione alla produzione da fonti rinnovabili in incentivazione alla ricerca di fonti rinnovabili perchè le tecnologie attuali non consentono di fare alcunchè di economico [nel senso di oiko-nomia, corretta gestione della casa, ossia di atti "efficienti e finalizzati"] ma domani forse potrebbero se la mole di soldi sprecati per incentivare la produzione con tecnologie immature fosse volta a migliorarle!