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    Predefinito Anche il Gramsci "maggiore" merita d'essere ricordato...

    Anche il Gramsci "maggiore" merita d'essere ricordato insieme a tanti altri
    fascio-comunisti.
    F.M.




    Ricorrendo in questi giorni il 70° della morte di Antonio Gramsci, si è
    tenuto a Roma con il patrocinio della Presidenza della Repubblica e con
    l'intervento diretto di Napolitano,un convegno di storici per illustrare la
    figura, l'opera e la morte del noto esponente del marxismo italiano. In quel
    contesto lo storico P. Melograni ha sfatato tutte quelle "numerose storie
    inventate" sul conto della pretesa morte di Gramsci in prigionia.
    Melograni ha infatti richiamato l'attenzione dei convenuti sul particolare
    che la scomparsa di Gramsci è avvenuta quando egli era già stato graziato
    dalla sua pena ed era anzi ospite della lussuosa clinica privata "Quisisana"
    a spese dell'allora governo fascista. A questo proposito, obietta Melograni,
    se da parte fascista si fosse mirato alla eliminazione fisica di Gramsci,
    sarebbe bastato prolungare la sua detenzione trascurando magari le
    necessarie cure mediche per stroncare il suo già gracile fisico in modo del
    tutto "naturale". Ancor più intrigante si è rivelata la relazione del prof.
    Luigi Nieddu il quale si è addirittura dichiarato convinto del fatto che
    Gramsci sia stato deliberatamente ucciso per ordine di Stalin. Il prof.
    Nieddu opina infatti che Gramsci sia stato assassinato perchè, pur essendo
    ormai libero, si rifiutava di trasferirsi in Urss come la gran parte dei
    dirigenti comunisti europei, Togliatti compreso. Era in effetti
    politicamente inconcepibile che Gramsci, in piena facoltà di scelta,
    decidesse di rimanere nell'Italia fascista anziché trasferirsi nel paradiso
    sovietico. Sostiene inoltre il prof. Nieddu, che per poter far piena luce
    sull'ultimo squarcio di vita del noto esponente marxista italiano, sarebbe
    molto utile poter recuperare almeno una settantina delle ultime lettere di
    Gramsci alla cognata Tatiana della quale si è accertato il suo ruolo di
    agente del KGB mentre resta ancora il dubbio per la moglie. Le posizioni
    antistaliniane di Gramsci, fatto del tutto fuori discussione, erano spesso
    riportate nelle sue lettere dal carcere indirizzate sia alla moglie che
    alla cognata e pare che buona parte di queste lettere finissero direttamente
    al KGB che ne informava Stalin e pare che molte di tali lettere, specie
    quelle relative al suo ultimo periodo di vita, siano state fino ad oggi
    discretamente occultate. Resta dunque il fatto che prima di morire Gramsci
    non aveva alcuna intenzione di trasferirsi in Urss anche perchè riteneva
    fondatamente che le forti pressioni al suo trasferimento nascondessero una
    presumibile trappola politica. Nell'auspicio di saperne un giorno di più
    sulle cause effettive della morte di Gramsci è comunque stabilito che,
    ucciso o meno da un per ora sconosciuto sicario ( o sicaria?), Gramsci è in
    ogni caso deceduto opponendosi al comunismo dell'epoca totalmente
    incarnato da Stalin. Del resto la scelta dell' l'Italia fascista effettuata
    da Gramsci rispetto al socialismo reale sovietico, tronca a priori ogni
    possibile obiezione in proposito. Si dà così il caso piuttosto curioso che
    dei tre fondatori del PCd.I, Gramsci, Bordiga e Bombacci, il primo sia stato
    probabilmente ucciso per aver optato di vivere in uno Stato fascista anziché
    nella patria internazionale del proletariato. Il secondo, Bordiga, dopo aver
    diretto per alcuni anni il PCd.I, si mise pure lui in contrasto con lo
    stalinismo e successivamente si rifiutò di aderire al movimento partigiano
    antifascista asserendo che un vero rivoluzionario non poteva parteggiare nè
    per l'imperialismo dell'Asse, ma neppure per quello angloamericano e nel
    dopoguerra, Bordiga dirà anche che la peggior eredità lasciata dal fascismo
    rimaneva, per lui, l'antifascismo. Per quanto concerne infine Bombacci, è
    noto a tutti che egli morì a Dongo inneggiando al socialismo e a Mussolini.
    Se finora abbiamo trattato dei massimi esponenti del marxismo italiano con
    posizioni antistaliniane, non mancano d'altra parte dirigenti comunisti già
    ligi a Stalin, che in epoche differenti hanno guardato al fascismo con vari
    gradi di simpatia. Nel 1936, in occasione della campagna etiopica che vide
    l'Italia confrontarsi anche con l'imperialismo britannico, il giornale
    comunista "Stato Operaio" edito in Francia lanciava un "Appello ai fratelli
    in camicia nera" ove si dichiarava che:" Noi comunisti facciamo nostro il
    programma fascista del 1919, che è un programma di pace e di libertà, di
    difesa degli interessi dei lavoratori e vi diciamo: lottiamo uniti per la
    realizzazione di questo programma. Fascisti della vecchia guardia! Giovani
    fascisti! Noi proclamiamo che siamo disposti a combattere insieme a
    voi...Non vogliamo prestarci al gioco dell'imperialismo inglese". Firmato:
    Grieco, Longo, Dozza, Novella, Di Vittorio, Montagnana, D'Onofrio, Donini
    ecc. Da parte sua anche Togliatti da radio Mosca non mancherà d'inviare un
    altro messaggio indirizzato ai "Fratelli in camicia nera" e, lo stesso
    messaggio, verrà fatto ripubblicare dopo la guerra, stando alla
    testimonianza di Curzi, su un giornale comunista del quale purtropppo non
    viene fornita la testata (Cfr. A. Cazzullo " 8 settembre: le testimonianze
    di Tremaglia e Curzi" in "La Stampa dell'8 sett. 2003).

    Franco Morini
    Giampaolo Cufino

  2. #2
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    Interessante, indagherò.

    Resta il fatto che Gramsci in carcere ci andò. Quindi tanto buono il regime fascista non lo era.

  3. #3
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    Predefinito Il Presidente Napolitano in Sardegna per ricordare Gramsci"Un gigante del pensiero po

    Il Presidente Napolitano in Sardegna per ricordare Gramsci"Un gigante del pensiero politico", ha detto il Presidente della Repubblica, "capace di trascendere i confini della stessa vicenda storica di cui era figlio". A Ghilarza Napolitano ha sottolineato la straordinaria attualità, in Italia e all'estero, del suo pensiero politico, che fu formulato in condizioni "fisiche disperate". ORISTANO, 30 APRILE 2007 - Antonio Gramsci è stato "veramente un gigante del pensiero politico", ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al termine del convegno durante il quale sono stati presentati i primi volumi dell'edizione nazionale delle sue opere. "Mi sembra che anche questa presentazione confermi questa dimensione straordinaria della figura e dell'attività di Gramsci", ha aggiunto.

    A Napolitano, i giornalisti hanno chiesto quale eredità c'è da evidenziare nel pensiero di Gramsci, nel momento in cui la Sinistra si sta rinnovando. "Io francamente questo ragionamento di attualità non lo faccio", ha risposto il Presidente, sottraendosi a interpretazioni di stretta attualità politica. A Ghilarza ha invece voluto sottolineare la straordinaria attualità, in Italia e all'estero, del pensiero politico gramsciano, che fu formulato in condizioni "fisiche disperate", nella restrizione del carcere duro fascista, e riuscì a "trascendere" ogni limite di parte, "i confini della stessa vicenda storica di cui era figlio, la vicenda del Comunismo italiano e internazionale".


    Ecco il discorso integrale del Presidente della Repubblica:

    "La ringrazio signor sindaco, vi ringrazio signori presidenti, per le vostre parole e per il ricordo del vostro Antonio Gramsci. Un ricordo ricco di elementi umani e di riferimenti alla realtà di questa terra, e grazie a voi tutti, cittadini di Ghilarza, per avermi accolto così numerosi e così affettuosi.
    Sono venuto altre volte nel passato qui, e spero di poter tornare ancora in questa forte e bella Ghilarza. Io sono qui, oggi, per un compito che va bene al di là della mia antica e intima consuetudine personale con gli insegnamenti di Gramsci. Sono qui per rinnovare l'omaggio della Repubblica a una grande figura di antagonista e di martire del fascismo, di combattente, privato della libertà e sottoposto a una feroce persecuzione carceraria, che divenne simbolo di straordinaria capacità di resistenza morale e stoica operosità, in condizioni fisiche disperate. Nello stesso tempo, l'Italia rende omaggio, in Gramsci, ad una delle più alte espressioni della sua storia intellettuale. Venne da lui un contributo di pensiero che, per la ricchezza e profondità dei suoi presupposti e per la modernità dei suoi svolgimenti e delle sue anticipazioni, è giunto a trascendere, non solo ogni limite di parte, ma i confini della stessa vicenda storica di cui era figlio: la vicenda del comunismo italiano e internazionale.
    Questo ci dice la fortuna che incontrano oggi gli scritti di Gramsci, in Europa e fuori d'Europa. E infine, lasciatemi sottolineare come partì di qui, nel cuore della Sardegna, il tentativo di Gramsci, come egli in una delle note dal carcere lo definì, il suo tentativo di superare un modo di vivere arretrato, come quello che era proprio di un sardo del principio del secolo, per appropriarsi di un modo di vivere e di pensare, non più regionale e da villaggio, ma nazionale, e tanto più nazionale in quanto cercava di inserirsi in modi di vivere e di precisare europei. Ebbene, questo fu, non solo il tentativo, ma l'effettivo percorso e approdo di Antonio Gramsci, ed è in questa luce che prende tutto il suo significato la scelta compiuta anni or sono, ai più alti livelli istituzionali, grazie alla sensibilità del Presidente Francesco Cossiga, dell'edizione nazionale dei suoi scritti, tesa a valorizzare un patrimonio che appartiene a tutti gli italiani.
    Di qui a poco, ad Oristano, saranno presentati i primi volumi dell'edizione nazionale, ed è questo il modo migliore per onorare, a distanza di settant'anni, la memoria di Antonio Gramsci".

    da
    http://www.regione.sardegna.it/j/v/2...&v=2&c=220&t=1
    Myrddin

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da cornelio Visualizza Messaggio
    Gramsci è in ogni caso deceduto opponendosi al comunismo dell'epoca totalmente incarnato da Stalin


    Ogni volta che vedo un documentario, o assisto ad una conferenza su Gramsci, salta fuori qualche trotskista che ripete questa tesi. Ogni tanto viene anche aggiunta la postilla complottista secondo cui è stato il malvagissimo Stalin (che, com'è noto, era molto più cattivo di Hitler e Mussolini) a volere la sua morte. Inutile dire che borghesi, fasci e reazionari di varia forma (come in questo caso) vanno a nozze con questa roba.

    A chi vuole approfondire consiglio il breve documento "Gramsci e Stalin" di Aldo Bernardini: http://www.pasti.org/bernard5.html

  5. #5
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    Questo post è il classico esempio in cui dico che bisognerebbe aver la decenza di difendere e riconoscere come nostro passato anche l'URSS di Stalin. Questo è il classico intervento propagandistico e di distruzione dei valori dal basso, a cui ho fatto riferimento più volte per quanto concerne gli interventi degli utenti eurasiatici. La difesa intransigente è per non arrivare a visioni di compromesso con chi vuol distruggerci dall'interno, tentanto di sgretolare i nostri valori.

    Al di là di ogni discussione relativa alla storia, su cui non sono eccessivamente informato e su cui non ho intenzione di dilungarmi, questo articolo è un tipico esempio di teoria del complotto.

    Gli elementi che lo contaddistinguono sono

    - Uno scopo, enunciato nella tesi iniziale: mostrare punti di affinità tra fascisti e comunisti. Costruire una memoria condivisa per affermare la propria

    - Un nemico/fobia: Stalin+Togliatti, volente o nolente il comunismo dell'epoca per noi italiani. Il georgiano è una figura talmente bistrattata (e non sto qui a sindacare se se lo sia meritato o meno, sto parlando d'altro) dal portare una parte non tralasciabile dell'"opinione pubblica comunista" ad accettare qualsiasi tipo di revisione storica ed attacco alla sua figura, anche se argomentata da voci ascrivibili agli ambienti ad esso più deprecabili. Qualsiasi fatto, per quanto strampalato che sia, può esser sempre attribuibile a lui.
    Su Togliatti vengon riciclate le frasi del ventennio e spacciate come saggi storici; il fatto che le destre stiano acquisendo non l'egemonia culturale, quanto l'egemonia editoriale - e le strizzate d'occhio di certi intellettuali alla Pansa stanno a dimostrarlo - viene palesato da queste pubblicazioni che vanno oltre il discutibile limite della decenza.

    -Una supposizione che, di fronte al nemico/fobia, diviene realtà ovvero il fatto che Gramsci volesse restare in Italia e che dunque sdogana come verità assolute le conclusioni del pezzo vale a dire tutte le cialtronerie su Bombacci, Bordiga e i fratelli in camicia nera.
    Esser contro Stalin, esser contro Togliatti, il non riconoscerli come passato è una cavallo di troia che rischia di dar spazio a considerazioni di questo tipo. Con questo non voglio considerare nessuno come un deficiente, ma semplicemente avvertire i compagni che questi articoli sono costruiti su una strategia comunicativa ben precisa, atta ad eliminarci concettualmente.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Egemonia Visualizza Messaggio


    Ogni volta che vedo un documentario, o assisto ad una conferenza su Gramsci, salta fuori qualche trotskista che ripete questa tesi. Ogni tanto viene anche aggiunta la postilla complottista secondo cui è stato il malvagissimo Stalin (che, com'è noto, era molto più cattivo di Hitler e Mussolini) a volere la sua morte. Inutile dire che borghesi, fasci e reazionari di varia forma (come in questo caso) vanno a nozze con questa roba.

    A chi vuole approfondire consiglio il breve documento "Gramsci e Stalin" di Aldo Bernardini: http://www.pasti.org/bernard5.html
    Essendo io trotskysta mi sento toccato in causa.
    E' però vero o no, che a parte una sola lettera in cui Gramsci dichiara di non sentirsi abbandonato dal Partito, questi invece non uscì fuori dalla vicenda con la coscienza totalmente a posto?
    Non che servisse al partito un altro capro espiatorio per dichiarare che il fascismo fosse crudele e spietato contro gli oppositori politici.

    E' però secondo me fonte di studio come realmente il partito reagì al carcere di Gramsci dal di fuori.

    Complotto o non complotto, neanche mi interessa, tanto Stalin non mi piace a prescindere, io voglio sapere come il PC italiano lesse la notizia della morte di Gramsci da una parte, e di Trotsky dall'altra.

    Scusa, ma io non mi fido molto delle segreterie nazionali di partito.

  7. #7
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    A precisazione di quanto ho scritto: il paradosso di questi articoli è che sembra che Gramsci venga messo in carcere dai fascisti per esser difeso dai sovietici. Il fatto che l'abbiano ammazzato col carcere duro è secondario rispetto al complotto moscovita? Questo è un approccio settario e giustificazionista, per cercar di negare un palese delitto compiuto dal regime fascista.

  8. #8
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    Comunque, questa storia del soggiorno Valtour per Gramsci, mi ricorda, fatte le debite proporzioni storiche come la CIA trattò L. Oswald.

    Lo lasciarono in mano alla mafia per poi potersene lavare le mani con la storia.

    Sta di fatto, che alea acta fuit.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    Essendo io trotskysta mi sento toccato in causa.
    E' però vero o no, che a parte una sola lettera in cui Gramsci dichiara di non sentirsi abbandonato dal Partito, questi invece non uscì fuori dalla vicenda con la coscienza totalmente a posto?
    Non che servisse al partito un altro capro espiatorio per dichiarare che il fascismo fosse crudele e spietato contro gli oppositori politici.

    E' però secondo me fonte di studio come realmente il partito reagì al carcere di Gramsci dal di fuori.

    Complotto o non complotto, neanche mi interessa, tanto Stalin non mi piace a prescindere, io voglio sapere come il PC italiano lesse la notizia della morte di Gramsci da una parte, e di Trotsky dall'altra.

    Scusa, ma io non mi fido molto delle segreterie nazionali di partito.
    Nel 1927, ancor prima che fosse celebrato il processo del Tribunale Speciale, Togliatti scriveva su "Lo Stato operaio", la rivista del partito comunista italiano pubblicata nell'emigrazione, il suo primo articolo su Gramsci, "un capo della classe operaia": "La storia del nostro partito è ancora da scrivere. Chi la scriverà, e saprà cogliere, al di sopra delle particolari vicende politiche e amministrative, la grande linea della formazione storica di esso come avanguardia della classe operaia, dovrà dare ad Antonio Gramsci il posto d'onore"!.
    Myrddin

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    E' però vero o no, che a parte una sola lettera in cui Gramsci dichiara di non sentirsi abbandonato dal Partito, questi invece non uscì fuori dalla vicenda con la coscienza totalmente a posto?
    Non che servisse al partito un altro capro espiatorio per dichiarare che il fascismo fosse crudele e spietato contro gli oppositori politici.

    E' però secondo me fonte di studio come realmente il partito reagì al carcere di Gramsci dal di fuori.

    Complotto o non complotto, neanche mi interessa, tanto Stalin non mi piace a prescindere, io voglio sapere come il PC italiano lesse la notizia della morte di Gramsci da una parte, e di Trotsky dall'altra.

    Scusa, ma io non mi fido molto delle segreterie nazionali di partito.
    Non ho capito cosa stai chiedendo. Io, basandomi sull'opera di Gramsci e sulla storia che conosco, dico che non vedo motivi né conosco prove di una contrapposizione addirittura mortale tra Gramsci da una parte, e Togliatti e Stalin dall'altra. Ho segnalato un articolo di Bernardini che fa il punto della questione.

    Se hai una tesi diversa, ti chiedo di motivarla in modo che se ne possa discutere. Ovviamente a me non basta il "si dice che", le menzogne e le citazioni fuori contesto su cui si fonda l'immondizia che ha fatto nascere questo thread.

 

 
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