ROMA - Il ddl Mastella di riforma dell' ordinamento giudiziario ha ricevuto il primo via libera dalla Commissione Giustizia del Senato e domani comincerà il suo cammino in aula. Il testo è passato con il voto contrario della Cdl ma in un clima "costruttivo", come ha sottolineato lo stesso presidente della Commissione Cesare Salvi. Non mancano però i mal di pancia nella stessa maggioranza: in serata il ministro Di Pietro ha annunciato che l'Idv non voterà la riforma, ritenuta un "inciucio". "Se c'é stato un inciucio allora vi hanno partecipato anche esponenti dell'Italia dei Valori al Senato" ha replicato il ministro della Giustizia Mastella.
Ma oggi è stato soprattutto fuori dal "Palazzo" che la pronuncia del Senato ha acceso la polemica. I vertici dell' Associazione nazionale magistrati si sono dimessi per dare il segnale del loro dissenso su un provvedimento giudicato inaccettabile; ma il parlamentino delle toghe si è spaccato sulla proposta più dura: la proclamazione immediata di uno sciopero; e ha deciso di riesaminare la questione martedì prossimo, alla luce dell'andamento dei lavori parlamentari al Senato. Mentre in tutta Italia i processi si sono fermati per effetto dello sciopero dei penalisti, che inizialmente sarebbe dovuto terminare giovedì prossimo, ma che ora riprenderà tra due settimane con l' astensione dalle udienze per altri sei giorni.
LA RIFORMA - Da domani, dunque, comincerà il suo cammino in aula, che dovrebbe impegnare il Senato per molti giorni, visto che la discussione non sarà contingentata. Ma entro la fine della prossima settimana si dovrebbe comunque arrivare al voto, visto che la Camera deve approvare la riforma entro la fine di luglio, data in cui scadrà la sospensione della legge Castelli. L'opposizione "condurrà una battaglia leale e intransigente" ha fatto sapere Giuseppe Gargani (Fi). E se il presidente dei senatori Udc Francesco D'Onofrio ha garantito che dal suo partito non ci sarà "nessun tipo di ostruzionismo", la maggioranza teme che sia la Lega Nord a praticare il muro contro muro. Per ora il vero problema per la maggioranza è l'Idv, che non voterà un testo modificato, ha spiegato Di Pietro, per "accontentare i desideri della Cdl e punire i magistrati".
L'ANM - I magistrati, dunque, non incroceranno le braccia. Ma con le dimissioni della giunta (che ha più di un precedente, l'ultimo sei anni fa contro una risoluzione e i "ripetuti attacchi" della Cdl ai magistrati) mandano al Parlamento il segnale del loro dissenso. Un modo per dire, come ha spiegato il presidente Giuseppe Gennaro che ha lanciato la proposta, che "la magistratura non vuole avere più nulla a che vedere con questo ddl, che è inaccettabile e non emendabile". Una reazione però giudicata insufficiente da Magistratura Indipendente, la corrente più moderata delle toghe: "l'unica forma di protesta seria è l'indizione dello sciopero" ha detto a nome del gruppo Maurizio Laudi contro un ddl "in contraddizione con l'autonomia e l'indipendenza della magistratura". Per lo sciopero erano anche il Movimento per la Giustizia e Articolo 3; ma alla fine è prevalsa la linea delle due correnti maggioritarie (Unicost e Magistratura democratica), favorevole ad attendere gli sviluppi dell'iter della riforma, prima eventualmente di imbracciare l'arma dello sciopero.
I PENALISTI - L'adesione alla prima giornata di sciopero è stata quasi totale soprattutto nelle principali città italiane, secondo l'Unione delle Camere penali che l'ha indetta. Gli avvocati continueranno a incrociare le braccia sino a giovedì e poi ancora dal 16 al 21 luglio contro una riforma che ritengono scritta sotto "dettatura" dell'Anm e che si traduce in un "tradimento dei valori costituzionali".
Senza i voti di Di Pietro come farà il mortadella ?




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