di Vittorio Sgarbi
Tutta l'opera del pittore sardo Brancaleone Cugusi da Romana è in realtà riproduzione di fotografie. Ciò però non va inteso in senso negativo. Rappresenta piuttosto la volontà dell'artista di rappresentare i soggetti secondo una di separazione, una distanza, facendo emergere il loro essere, con una parola molto efficace, "intrusi". Intrusi perché essi sono spettatori di qualcosa che è fuori del quadro e, contemporaneamente, dentro di loro, in una posizione laterale.
Una tale intuizione era stata per la prima volta di Leonardo da Vinci quando dipinse La dama coll'ermellino. Richiamiamo alla memoria questo capolavoro. Esso è molto distante dalla Gioconda. Quest'ultima, infatti, ci guarda beffarda ammiccando: c'è in lei qualcosa di puttanesco. Il suo sguardo sembra cercare qualcuno che è fuori. È una donna di tutti. E lo è non solo perché questo il quadro dice, ma perché è diventata un quadro universalmente conosciuto. Oltre a essere meno nota, La dama coll'ermellino ha una caratteristica: non ci guarda. Ci ignora, guarda da un'altra parte.
Noi siamo esclusi dal suo sguardo perché lei non vuole essere nostra. Guarda soltanto una persona, che è da un'altra parte. Forse, infatti, esiste di quel ritratto anche il corrispondente maschile. Probabilmente era un dittico matrimoniale, e lei, dall'altra parte, guardava l'amato che non c'è. È così che tornano alla memoria tutti quei dipinti così singolari, così fascinosi, dove il personaggio non ci affronta, non ci guarda. La dama coll'ermellino guarda soltanto verso una persona: le altre non c'entrano.
Ecco qual è il prototipo, il vero motivo, a cui forse non ha pensato Brancaleone da Romana, per cui alcuni dei suoi personaggi non sono in posa per noi. Non sono protagonisti perché riguardano la nostra vita, ma sono spettatori di uno spettacolo che è fuori del quadro. Brancaleone, però, non manca, all'interno dei suoi dipinti, di declinare la sfrontatezza del personaggio del suo quadro forse più bello: Il giovane con l'impermeabile. Il ragazzo sorride come allora e guarda noi come nel 1941 guardò Brancaleone Cugusi. È proprio lui.
È lui anche nel Giovane malato, con lo stesso sguardo un po' tenebroso, un po' misterioso, un po' malinconico. Un giovane romantico, un giovane poeta, che poi recentemente ha scritto anche un suo libro di memorie in cui racconta di quando era in posa per questo grande pittore. In questo dipinto, Cugusi gli ha fatto un monumento; lui ha consentito che il monumento fosse realizzato con la sua silhouette elegante, ma è l'artista che lo ha glorificato.
Questo, infatti, è un quadro che potrebbe essere la copertina di quel bellissimo romanzo del Novecento francese che è Lo straniero di Camus, o potrebbe essere Humphrey Bogart in Casablanca, il protagonista di un film di quegli anni.
Il giovane con l'impermeabile è un'icona del nostro tempo, tanto che Giorgio Nicodemi, grande studioso oggi dimenticato, dovendo scegliere a Milano quale quadro di Brancaleone comprare per la Galleria d'Arte moderna comprò questo quadro. Esso fu acquistato nel 1942, anno della morte di Cugusi. Di doppia tragedia si trattò: perché morì ragazzo, a trentanove anni, e poi perché la morte lo colse quando l'Italia si trovava nel suo momento più triste. Così venne dimenticato.
È caduto, ed è morto, per malattia, durante la guerra, e più nessuno si è occupato di lui. E difficile comprendere come ciò sia stato possibile. Nel 1941, rappresentando questo giovane dandy, questo esistenzialista italiano, il giovane con l'impermeabile, Brancaleone evoca il tema della solitudine, il tema della Nausea, il tema degli Indifferenti, il tema dell'incomunicabilità.
È proprio in questa dimensione esistenziale che si sítua la sua personalità. Serve oggi a noi per reinserirlo nella storia dell'arte. Brancaleone, infatti, è un grande pittore italiano, oltre che un grande pittore sardo. È un artista la cui immagine mancava alla conoscenza degli studiosi. Non potremo più guardare la storia del Novecento senza inserire, fra il 1936 e il 1942, le tessere della sua pittura.
© COPYRIGHT 2010 BOMPIANI




Rispondi Citando








