
Originariamente Scritto da
Zaneen delaBala
attendiamo notizie

Mi auto cito.... ma non fa niente tanto resta, fra di noi e nessuno se ne accorge.
Ti riporto il mio intervento..........ecco la mia rassegnazione........ ECCO IL MIO VITTIMISMO.........
NON CI RESTA CHE……….. INSORGERE
Non serve essere colti, fare politica, essere “attenti” alle cose della città per capire che “non c’è nulla da salvare”. Lo stato non c’è, la classe politica pensa solo a se stessa, le istituzioni sono “ad uso è consumo” dei partiti e delle loro segreterie, la borghesia è complice, il popolo e gli apparati economici vivono solo se “assistiti” dal clientelismo e dai sussidi. Dalla sanità alla giustizia, passando per ogni forma di organizzazione statale o sociale
NON FUNZIONA NULLA. In questo quadro tragico, per chi non si è arreso e non si vuole arrendere le cose sono due: Non ci resta che piangere o INSORGERE. Noi vogliamo insorgere.
Insorgere fuori dagli schemi partitici, fuori dalle ideologie, fuori da interessi di parte. Insorgere contro la propria rassegnazione, che è funzionale a chi ha il potere è insorgere contro chi dovrebbe lavorare per il popolo e lavora solo per se stesso.
Noi insorgiamo, di un’insorgenza semplice, chiara, basata su tre principi semplici:
voler vivere a Napoli, viverci bene, il tutto stando in pace con la propria coscienza civile.
Vivere a Napoli è stato reso impossibile. Lo dicono gli stessi uomini di sinistra che da anni governano Napoli e la sua regione; incredibile, ma ormai il “re è Nudo”. Noi rappresentiamo quelli che non vogliono emigrare, quelli che amano la propria casa, i propri amici, i propri affetti e la propria città. Non ci rassegniamo ad un destino da emigranti e non ci rassegniamo ad una classe dirigente corrotta ed incapace. Sembra di essere in quei regimi comunisti degli anni ‘70 ed ‘80 dove nessuno era comunista, ma nessuno si organizzava per cacciare i burocrati comunisti che detenevano il potere.
Vivere a Napoli e vivere bene non significa rincorrere a tutti i costi un progresso materiale che questo regime economico non può più garantire, vivere bene significa sentirsi cittadini di seria A, con egual diritti e doveri di tutti i cittadini europei. Vivere bene è non considerare normale lo scempio che i gruppi di potere fanno alle nostre spalle, sulla nostra pelle. Significa non giustificare più il traffico, la criminalità, l’emigrazione, la disoccupazione e le ingiustizie quotidiane che uno stato d’abbandono crea per renderci la vita impossibile. Ci sono dei responsabili, essi sono gli amministratori pubblici ed i loro “padrini” partitici, che non riescono a risolvere nessun problema che non sia un loro problema personale. Imbrigliati come sono in una rete di relazioni fra gruppi d’interessi privati che gli garantiscono appoggi elettorali questa classe dirigente scarica la propria incapacità politica ed amministrativa sulle spalle dei napoletani. Contro questo stato di cose bisogna organizzarsi e cambiare, per vivere a Napoli e per viverci bene.
Vivere a Napoli viverci bene ma soprattutto viverci con una salda coscienza civile oggi sembra impossibile, vivono bene solo coloro che si adeguano, che portano la propria coscienza civile all’ammasso o che si rassegnano, ed aggiungiamo si convincono, ad essere per sempre cittadini di serie B o C. Per vivere bene a Napoli bisogna scendere a patti con la criminalità violenta o politica, significa non dire la propria, non esprimersi, non esporsi, in poche parole non esistere come cittadino, ma vivere e convincersi che vivere da colonizzato è l’unico futuro possibile.
Il Papa quando venne a Napoli affermò; che dove l’uomo si crede padrone assoluto ed indiscusso di se stesso e del mondo vede Dio come un ostacolo: Se il Papa vivesse a Napoli non potrebbe che ribadire che dove i partiti e i potenti si credono padroni assoluti della città, non può esserci giustizia, non può esserci la Napoli che amiamo