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Ara qua come che i ne vede in Pulia:
Il Fondo
04.07.2007 ore 09:10:00.
Fratelli d’Italia, l’Italia si sfascia
Non è questione di tasse o d’incompatibilità con Roma. Nel Nord Est la secessione è cominciata nei fatti, prima ancora che nei propositi e nelle dichiarazioni politiche. A Treviso, camminando per la strada e sui giornali, non troverete le recriminazioni e neppure i toni altisonanti che additavano i fallimenti dello Stato. Dello Stato si fa a meno non appena si può. Punto. Lungo le statali da Treviso verso Trieste e Udine non c’è paesotto, per piccolo che sia, che non abbia razionalizzato la viabilità, rinfrescato il decoro degli edifici, acquisito impianti sportivi efficaci, migliorato le relazioni fra cittadino e municipalità. L’aspetto dei paesi, grandi e piccoli è curato in maniera impressionante. Non una cicca per terra. Le segnaletiche stradali sono perfette. Inesistenti i graffiti sui muri o cancellati tempestivamente. Il traffico, anche quando intenso, è ordinato. È superfluo rammentare la deriva africana di Roma, lo sfasciume veltroniano perché da tempo si disinteressano di Roma quanto di Napoli. Tutt’al più ridono per la spazzatura che sale a misura dell’inettitudine degli amministratori partenopei, senz’alibi d’imbrogli risorgimentali o predoni piemontesi. Così declinando “noi altri e voi altri”, separano più di quanto possa un fine stratega politico. Dopo tutto Venezia ha arte, cultura, mondanità più d’una Capitale. In quanto allo Stato, esso è laddove risponde ai cittadini. A qualsiasi ora del giorno tu vada nel municipio di Treviso, feriale o festivo che sia, trovi il (pro)sindaco Giancarlo Gentilini. È al terzo mandato e si accinge al quarto; un record. I nemici lo accusano di mangiare i bambini, apostrofandolo “sceriffo”. Egli è orgoglioso di essere lo sceriffo, colui che veglia sulla sicurezza di Treviso. La popolazione lo ricambia con un affetto senza limiti. Piaccia o meno, il “modello Gentilini” fa scuola. Tutti oramai esigono amministratori locali sempre disponibili con i cittadini.
Nei municipi l’innovazione è dilagata ma, allo stesso tempo, sono ormai rari gli impiegati provenienti dal Meridione. Anche nella scuola gli insegnanti veneti sono maggioranza consolidata e compatta. Quanto più si aprono i canali di ingresso dell’immigrazione extracomunitaria, in proporzione si riduce lo spazio per i lavoratori meridionali a favore di quelli in arrivo da Africa, Asia ed Europa dell’Est. Uniche traballanti roccaforti meridionali gli uffici giudiziari e le polizie. È solo questione di tempo. La crisi di lavoro giovanile porta veneti anche a questi impieghi. Non c’entra il secessionismo leghista. Anzi, da queste parti la credibilità del Carroccio - in particolare dei lombardi - è alquanto dubbia.
La separazione del Nord Est dalla Penisola è fatta di usi, costumi, lingua, consapevolezza della propria capacità economica e imprenditoriale. Non sono eccezioni i paesi con una banca ogni mille abitanti, col quindici per cento della popolazione titolare di partite Iva. Gli esperti dettero questo modello in crisi. Adattabilità e innovazione fugano i presagi cupi. Le tasse? Le pagheranno finché potranno e vorranno, finché non si infurieranno per le autostrade che si strozzano a Marghera - negli ultimi venti chilometri i Tir s’incolonnano per due ore, se va bene - raccontando la stupidità dello Stato e la frode dei suoi manutengoli paraecologici, arricchitisi con l’immobilismo. Dove la politica nazionale non sa che fare o lo sa fin troppo, le persone alzano il muro a dividerli dal rimanente del Paese. Muro insormontabile, e non manca molto.
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Piero Laporta




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