"...Il legame sociale, del quale la vecchia destra non è mai stata capace di
riconoscere l’autonomia e che non si confonde affatto con la sola "società civile", si definisce in primo
luogo come un modello per le azioni degli individui, non come l’effetto globale di tali azioni; si fonda su
un consenso condiviso verso questa anteriorità del modello. L’appartenenza collettiva non annulla
l’identità individuale, ma ne costituisce la base: quando si abbandona la comunità di origine, in genere
lo si fa per raggiungerne un’altra. Native o cooperative, le comunità hanno tutte come fondamento la
reciprocità. Le comunità si costruiscono e si conservano nella certezza, provata da ciascuno dei loro
componenti, che tutto ciò che viene richiesto a loro può e deve essere richiesto anche agli altri.
Reciprocità verticale dei diritti e dei doveri, della contribuzione e della redistribuzione, dell’obbedienza
e dell’assistenza; reciprocità orizzontale dei doni e dei controdoni, della fraternità, dell’amicizia,
dell’amore. La ricchezza della vita sociale è proporzionale alla diversità delle appartenenze che
propone: tale diversità è continuamente minacciata per difetto (conformizzazione, indifferenziazione) o
per eccesso (secessione, atomizzazione).
La concezione olista, secondo la quale il tutto eccede la somma delle sue parti e possiede qualità che
gli sono proprie, è stata combattuta dall’individualismo universalistico moderno, che ha associato la
comunità alla gerarchia subita, alla chiusura o allo spirito di campanile. Questo individualismo
universalistico si è manifestato nelle due figure del contratto (politico) e del mercato (economico). Ma,
in realtà, la modernità non ha liberato l’uomo affrancandolo dalle antiche appartenenze familiari, locali,
tribali, corporative o religiose. Non ha fatto altro che assoggettarlo ad altre costrizioni, più dure perché
più lontane, più impersonali e più esigenti: una soggezione meccanica, astratta ed omogenea ha preso
il posto dei multiformi contesti organici. Diventando più solitario, l’uomo è diventato anche più
vulnerabile e più sguarnito. Si è distaccato dal senso perché non può più identificarsi in un modello,
perché per lui non ha più senso porsi dal punto di vista del tutto sociale. L’individualismo è sfociato
nella perdita di affiliazioni e nella messa in disparte, nella crisi delle istituzioni (la famiglia, ad esempio,
non socializza più) e nella captazione del legame sociale da parte delle burocrazie statali. Al momento
del bilancio, il grande progetto di emancipazione moderno può essere analizzato come un’alienazione
su grande scala. Dato che tendono a radunare individui che si sentono estranei gli uni agli altri e non
manifestano più alcuna fiducia reciproca, le società moderne non possono ipotizzare alcun rapporto
sociale che non sia sottomesso ad un’istanza "neutrale" di regolamentazione. Le cui forme pure sono lo
scambio (sistema mercantile della legge del più forte) e la sottomissione (sistema totalitario di
obbedienza all’onnipotente Stato centrale). La forma mista che va attualmente affermandosi si traduce
in una proliferazione di regole giuridiche astratte che passano gradualmente al setaccio ogni aspetto
dell’esistenza, in modo tale che il rapporto con gli altri diventa oggetto di un controllo permanente,
mirante a scongiurare la minaccia di implosione.
Soltanto il ritorno alle comunità e alle aggregazioni politiche di dimensioni umane permetterà di
rimediare all’emarginazione, alla dissoluzione del legame sociale, alla sua reificazione e alla sua
giuridicizzazione....."
A.de Benoist