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Discussione: Ci Risono...

  1. #11
    Gaio87
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    che tamarro che sei

  2. #12
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    uno e trino... anzi come si dice... uno e bino...

  3. #13
    Angelo Con La Spada
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    Uff




  4. #14
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    La schizofrenia (dalla parola greca scizofr?neia, o schizophreneia, che significa "mente divisa") è una forma di malattia psichiatrica caratterizzata da un decorso superiore ai sei mesi (spesso cronica), e dalla persistenza di sintomi di alterazione del pensiero, del comportamento e dell'emozione, di gravità tale da limitare le normali attività della persona. Il termine deriva dal greco sc?zw (schizo, scissione) e fren?V (phrenos, cervello). È da tenere presente che schizofrenia è un termine piuttosto generico che indica una classe di disturbi, tutti caratterizzati da una certa gravità e dalla compromissione del cosiddetto "esame di realtà" da parte del soggetto. Nella maggioranza dei casi vi è anche una apparente disorganizzazione o incoerenza del pensiero. A questa classe appartengono quadri sintomatici e tipi di personalità anche molto diversi fra loro, estremamente variabili per gravità e decorso.



    PANORAMICA GENERALE
    La schizofrenia si caratterizza, secondo la tradizione medica, per due tipi di sintomi:

    * sintomi positivi: sono comportamenti o esperienze del soggetto "in più" rispetto all'esperienza e al comportamento dell'individuo normale. Si possono perlopiù includere sotto il termine più generale di psicosi. Questi sintomi possono essere: le idee fisse, i deliri, le allucinazioni e il disordine del pensiero (per la diagnosi non occorre che si manifestino tutti questi sintomi, a seconda dei casi è sufficiente che ve ne siano uno o due).


    * sintomi negativi: sono chiamati così quelli che sono diminuzione, declino o scomparsa di alcune capacità o esperienze normali del soggetto. Possono includere inadeguatezza nel comportamento della persona, distacco emotivo o assenza di emozioni, povertà di linguaggio e di funzioni comunicative, incapacità di concentrazione, mancanza di piacere (anedonia) e mancanza di motivazione.



    Alcuni modelli descrittivi nella schizofrenia includono un terzo tipo di sintomi (schizofrenia di terzo tipo detta sindrome disorganizzata) dove compaiono soprattutto disordine del pensiero e problemi di pianificazione. I sintomi possono prendere la forma di deficit neurocognitivi: si tratta dell'indebolimento di alcune funzioni di base quali la memoria, l'attenzione, la risoluzione di problemi, la funzione esecutiva e la cognizione sociale.

    La schizofrenia colpisce più frequentemente soggetti nella tarda adolescenza e nella prima fase dell'età adulta. I sintomi si manifestano generalmente prima negli uomini che nelle donne.


    Fu lo psichiatra Emil Kraepelin il primo a descrivere questa sindrome nel 1883, definendola dementia praecox (demenza precoce) e distinguendola da altre malattie mentali. Più tardi venne rinominata schizofrenia da Eugene Bleuler. La scelta del termine fa riferimento alla sua definizione del disturbo come una mancanza di interazione tra il pensiero e la percezione della realtà da parte del soggetto. Bleuler (1908) codificò anche la differenza tra sintomi positivi e negativi.

    Nel suo Trattato di psichiatria Kraepelin aveva individuato tre forme possibili di schizofrenia:

    * schizofrenia ebefrenica, in cui prevale la dissociazione del pensiero
    * schizofrenia paranoica, dove prevalgono idee fisse, allucinazioni e deliri
    * schizofrenia catatonica, in cui prevalgono i "disturbi della volontà" o disorganizzazione comportamentale.



    L'approccio diagnostico e trattamentale alla schizofrenia è stato oggetto di forti critiche nella storia della Medicina. In particolare il movimento anti-psichiatrico che sostenne che proprio la classificazione di pensieri e comportamenti specifici come "malattia" è ciò che permette il controllo sociale di persone considerate indesiderabili o scomode da parte della società, persone che tuttavia non hanno commesso alcun crimine.


    DIAGNOSI
    Per la diagnosi di schizofrenia conta sia la natura sia la durata dei sintomi (sintomi che differiscono per durata caratterizzano ad esempio il Disturbo schizofreniforme).

    La forma abbreviata dei criteri diagnostici DSM-IV-TR: La diagnosi di schizofrenia richiede il soddisfacimento del seguente criterio:

    A) (Sintomi caratteristici) La presenza persistente di due o più dei sintomi che seguono, per un periodo significativo che si considera di almeno un mese (si osserva che la durata può essere inferiore se il sintomo recede a seguito di trattamento):

    * deliri
    * allucinazioni
    * disorganizzazione del discorso verbale (es: perdere il filo, incoerenza, divagazione e espressione troppo astratta)
    * grave disorganizzazione del comportamento (es. nel vestiario, nel abitudini diurne, disturbi sonno, disforia, piangere o ridere frequentemente e inappropriatamente), oppure stato gravemente catatonico
    * presenza di sintomi negativi, cioè che trasmettono un forte senso di disinteresse, lontananza o assenza del soggetto: appiattimento affettivo (mancanza o forte diminuzione di risposte emozionali), alogia (assenza di discorso), avolizione (mancanza di motivazione), disturbi dell'attenzione e delle capacità intellettive, assenza di contatto visivo



    Nota: Il soddisfacimento del criterio A è l'unico richiesto (cioè per la diagnosi non si richiede il soddisfacimento dei punti B e C) solo nel caso che le idee fisse siano bizzarre e irrealistiche, oppure nel caso che le allucinazioni consistano nell'udire due o più voci identificabili come irreali che parlano fra loro, oppure una voce che "commenta" in diretta le azioni e percezioni del paziente.


    B) Deficit o disfunzione sociale e/o occupazionale: Per un periodo di tempo significativo uno o più degli ambiti principali della vita del soggetto sono gravemente compromessi rispetto a prima della comparsa del disturbo (lavoro, relazioni interpersonali, cura del proprio corpo, alimentazione ecc.)

    C) Durata: persistenza dei sintomi "B" per almeno sei mesi, che includano almeno un mese di persistenza dei sintomi "A".


    Esistono ulteriori criteri (D, E ed F) che servono per diagnosi differenziali o per escludere la schizofrenia nel caso in cui sia stato diagnosticato un disturbo dell'umore grave (come la depressione maggiore); oppure in caso di grave disturbo dell'età evolutiva, o disturbi neurologici dovuti a condizioni mediche generali, o che i sintomi siano effetto dell'uso di sostanze come droghe o farmaci.




    SOTTOTIPI

    La classificazione più tradizionale considera quattro forme principali di schizofrenia: la schizofrenia catatonica; la schizofrenia ebefrenica; la schizofrenia paranoide, e la schizofrenia semplice. Il criterio DSM classifica ad oggi cinque forme, indicate di seguito. E'indicata a fianco la clasificazione alfanumerica corrispondente nelle tabelle ICD 9 (a sinistra) e ICD 10 (a destra) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il criterio ICD 10 identifica invece 7 forme.

    * (295.2/F20.2) tipo catatonico: dove sono evidenti macroscopici disturbi psicomotori, come ad esempio lo stupore catatonico, rigidità o flessibilità anomale del tono muscolare
    * (295.1/F20.1) tipo disorganizzato (o ebefrenico): l'appiattimento affettivo (chiusura in sè, disinteresse ecc.) è presente insieme alla disorganizzazione del pensiero, eventuali disordini del comportamento
    * (295.3/F20.0) tipo paranoide: i sintomi principali sono idee fisse (deliri) che includono allucinazioni, ma possono essere assenti i disturbi/disorganizzazione del pensiero o comportamento e appiattimento affettivo. Questa forma compare frequentemente dopo i 35 anni in pazienti che hanno già qualche disturbo strutturato, con decorso lento e insidioso.
    * (295.6/F20.5) tipo residuo: viene definita così una forma dove i sintomi positivi (psicotici ma non paranoidi) sono presenti ma hanno bassa intensità, mentre quelli negativi sono significativi. Spesso compare come esito di un disturbo psichico maggiore (es: episodio schizofrenico acuto, depressione maggiore)
    * (295.9/F20.3) tipo indifferenziato: presenza di sintomi positivi (psicosi) non strutturati secondo i criteri delle precedenti forme


    DIFFUSIONE


    Epidemiologia

    La schizofrenia è una malattia ubiquitaria, riscontrata in ogni epoca e cultura.Il suo tasso d'incidenza per un'unità di popolazione, in un dato periodo di tempo, è del 15-25% dei casi all'anno per 100.000 abitanti.Mentre il tasso di prevalenza varia tra lo 0,6% e lo 0,8%. Nel 75% dei casi l'esordio avviene in età giovanile(tra i 15 e i 35).Dopo i 35 anni sembra più frequente nell'uomo che nella donna. Alcuni studi dimostrano che non esistono differenze nella distribuzione tra i sessi; altri, invece, sostengono una maggiore prevalenza nell'uomo. I pazienti sono spesso non coniugati, o se lo sono hanno maggiori probabilità di divorziare. Si evidenzia una maggioranza del disturbo nelle classi socio-economiche più basse e tra gli individui con un livello d'istruzione inferiore. Questo potrebbe essere attribuito a quel fenomeno descritto dagli autori inglesi come "downdrift",conseguente alla malattia.


    Eziologia

    Gli psicologi e gli psichiatri sono ormai concordi nell'attribuire la causa di questo disturbo a un complesso mix di fattori genetico - biologico - psicologici. Un difetto della produzione della dopamina sembra giocare un ruolo chiave nell'eziologia di questa sindrome. Si sa, inoltre, che i fattori genetici giocano un ruolo predominante: ad esempio, attraverso studi effettuati[citazione*necessaria] tra gemelli monozigoti il rischio di ammalarsi di tale disturbo è del 50%. Nella popolazione cosiddetta sana la probabilità di sviluppare ex novo la Schizofrenia si avvicina all' 1% del campione. Infine, non sono da sottovalutare le esperienze soggettive e il contesto familiare in cui il paziente affetto da schizofrenia viene allevato e in cui vive, poiché è dimostrato che l'ambiente è determinante nello sviluppo della malattia.


    Decorso

    Il decorso della Schizofrenia è quasi nella totalità dei casi cronico, sebbene possa alternare periodi di relativa sanità a periodi di peggioramento della patologia. In ogni caso, un individuo affetto da schizofrenia non arriverà mai al punto di regredire fino alla completa guarigione. La prognosi della Schizofrenia è, quindi, di solito sfavorevole tranne che nel caso della Schizofrenia Catatonica la quale può avere in alcuni casi decorso favorevole.




    Disturbi della forma del pensiero

    alterazioni del flusso idetico fino alla fuga delle idee e all'incoerenza, alterazioni dei nessi associativi come la tangenzialità, le risposte di traverso, i salti di palo in frasca;


    Disturbi del contenuto del pensiero

    Ideazione prevalente delirante;


    Disturbi dell'affettività

    I disturbi dell'affettività comprendono:

    * atimia apparente mancanza di risonanza affettiva del soggetto verso se stesso e verso gli altri
    * labilità affettiva cioè passaggio repentino dalla gioia alla rabbia
    * incongruenza affettiva per cui le manifestazioni affettive non risultano appropriate fino alla paratimia, in cui le manifestazioni affettive sono di segno opposto rispetto a quelle che le circostanze giustificherebbero (es. ilarità di fronte a una notizia tragica)
    * ambivalenza affettiva ossia l'attribuzione di affetti opposti e contrastanti, come ad esempio amore/odio , nei confronti di un'altra persona, solitamente un genitore o un altro familiare



    Disturbi della percezione

    Sono rappresentati da allucinazioni di solito uditive.caratterizzate da voci udite dal paziente, generalmente esse hanno caratteristiche minacciose e allusive verso il paziente stesso, fino ad imporgli di compiere determinate azioni (allucinazioni imperative) con pericolo in alcuni casi di suicidio, oppure voci udite dal paziente che conversano tra loro (colloquio di voci), senza rivolgersi a lui.



    TERAPIA
    La terapia può essere effettuata con farmaci neurolettici (antipsicotici), i quali agiscono soprattutto sui deliri e sulle allucinazioni, diminuendo il senso di angoscia e le reazioni aggressive. Antipsicotici atipici o di nuova generazione sono: la olanzapina, la clozapina, il risperidone, la quetiapina, e il recente aripiprazolo e l'amisulpiride.

    È indicata anche la psicoterapia che può coinvolgere o meno familiari e conoscenti, allo scopo di individuare eventuali tensioni col malato e trattare il suo isolamento. Inoltre la psicoterapia puo aiutare il paziente a contestualizzare il problema e le risposte dell'ambiente, rendendolo autoconsapevole.

    Le ultime ricerche ed esperienze sia in campo psichiatrico che psicoterapico dimostrano che un approccio integrato (farmacologico + psicoterapeutico) ottiene un controllo migliore della patologia. Possono risultare utili anche tecniche che inducono un leggero stato di autoipnosi (come il training autogeno), tutte le tecniche di rilassamento muscolare e respiratorio, lo yoga e la meditazione.

    Le terapie del passato, come le applicazioni elettroconvulsivanti (elettroshock) e l'insulinoterapia, non hanno mai dato risultati apprezzabili e sono sempre meno impiegate. Va detto che la TEC (terapia elettroconvulsivante) viene ancora oggi utilizzata nelle forme particolarmente resistenti ai farmaci, sebbene in condizioni molto più controllate di quanto non si facesse in passato.

    Ci sono tre principali componenti per il trattamento della schizofrenia:

    * Farmaci, per alleviare i sintomi e prevenire le ricadute
    * Interventi educativi e psicosociali. per aiutare i pazienti e le loro famiglie a risolvere i problemi, confrontarsi con gli stress, rapportarsi con la malattia e le sue complicanze ed aiutare a prevenire le ricadute.
    * Riabilitazione sociale, per aiutare i pazienti a reintegrarsi nella comunità e riguadagnare le capacità educative ed occupazionali.

  5. #15
    Gagio87
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    Citazione Originariamente Scritto da PasionariaNera Visualizza Messaggio
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    mi han riferito che il tuo moroso è un armadio e che forse il caso che io smetta di fare lo scemo...

    che insensibili sti ragazzi....



  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da Canaglia Visualizza Messaggio
    La schizofrenia (dalla parola greca scizofr?neia, o schizophreneia, che significa "mente divisa") è una forma di malattia psichiatrica caratterizzata da un decorso superiore ai sei mesi (spesso cronica), e dalla persistenza di sintomi di alterazione del pensiero, del comportamento e dell'emozione, di gravità tale da limitare le normali attività della persona. Il termine deriva dal greco sc?zw (schizo, scissione) e fren?V (phrenos, cervello). È da tenere presente che schizofrenia è un termine piuttosto generico che indica una classe di disturbi, tutti caratterizzati da una certa gravità e dalla compromissione del cosiddetto "esame di realtà" da parte del soggetto. Nella maggioranza dei casi vi è anche una apparente disorganizzazione o incoerenza del pensiero. A questa classe appartengono quadri sintomatici e tipi di personalità anche molto diversi fra loro, estremamente variabili per gravità e decorso.



    PANORAMICA GENERALE
    La schizofrenia si caratterizza, secondo la tradizione medica, per due tipi di sintomi:

    * sintomi positivi: sono comportamenti o esperienze del soggetto "in più" rispetto all'esperienza e al comportamento dell'individuo normale. Si possono perlopiù includere sotto il termine più generale di psicosi. Questi sintomi possono essere: le idee fisse, i deliri, le allucinazioni e il disordine del pensiero (per la diagnosi non occorre che si manifestino tutti questi sintomi, a seconda dei casi è sufficiente che ve ne siano uno o due).


    * sintomi negativi: sono chiamati così quelli che sono diminuzione, declino o scomparsa di alcune capacità o esperienze normali del soggetto. Possono includere inadeguatezza nel comportamento della persona, distacco emotivo o assenza di emozioni, povertà di linguaggio e di funzioni comunicative, incapacità di concentrazione, mancanza di piacere (anedonia) e mancanza di motivazione.



    Alcuni modelli descrittivi nella schizofrenia includono un terzo tipo di sintomi (schizofrenia di terzo tipo detta sindrome disorganizzata) dove compaiono soprattutto disordine del pensiero e problemi di pianificazione. I sintomi possono prendere la forma di deficit neurocognitivi: si tratta dell'indebolimento di alcune funzioni di base quali la memoria, l'attenzione, la risoluzione di problemi, la funzione esecutiva e la cognizione sociale.

    La schizofrenia colpisce più frequentemente soggetti nella tarda adolescenza e nella prima fase dell'età adulta. I sintomi si manifestano generalmente prima negli uomini che nelle donne.


    Fu lo psichiatra Emil Kraepelin il primo a descrivere questa sindrome nel 1883, definendola dementia praecox (demenza precoce) e distinguendola da altre malattie mentali. Più tardi venne rinominata schizofrenia da Eugene Bleuler. La scelta del termine fa riferimento alla sua definizione del disturbo come una mancanza di interazione tra il pensiero e la percezione della realtà da parte del soggetto. Bleuler (1908) codificò anche la differenza tra sintomi positivi e negativi.

    Nel suo Trattato di psichiatria Kraepelin aveva individuato tre forme possibili di schizofrenia:

    * schizofrenia ebefrenica, in cui prevale la dissociazione del pensiero
    * schizofrenia paranoica, dove prevalgono idee fisse, allucinazioni e deliri
    * schizofrenia catatonica, in cui prevalgono i "disturbi della volontà" o disorganizzazione comportamentale.



    L'approccio diagnostico e trattamentale alla schizofrenia è stato oggetto di forti critiche nella storia della Medicina. In particolare il movimento anti-psichiatrico che sostenne che proprio la classificazione di pensieri e comportamenti specifici come "malattia" è ciò che permette il controllo sociale di persone considerate indesiderabili o scomode da parte della società, persone che tuttavia non hanno commesso alcun crimine.


    DIAGNOSI
    Per la diagnosi di schizofrenia conta sia la natura sia la durata dei sintomi (sintomi che differiscono per durata caratterizzano ad esempio il Disturbo schizofreniforme).

    La forma abbreviata dei criteri diagnostici DSM-IV-TR: La diagnosi di schizofrenia richiede il soddisfacimento del seguente criterio:

    A) (Sintomi caratteristici) La presenza persistente di due o più dei sintomi che seguono, per un periodo significativo che si considera di almeno un mese (si osserva che la durata può essere inferiore se il sintomo recede a seguito di trattamento):

    * deliri
    * allucinazioni
    * disorganizzazione del discorso verbale (es: perdere il filo, incoerenza, divagazione e espressione troppo astratta)
    * grave disorganizzazione del comportamento (es. nel vestiario, nel abitudini diurne, disturbi sonno, disforia, piangere o ridere frequentemente e inappropriatamente), oppure stato gravemente catatonico
    * presenza di sintomi negativi, cioè che trasmettono un forte senso di disinteresse, lontananza o assenza del soggetto: appiattimento affettivo (mancanza o forte diminuzione di risposte emozionali), alogia (assenza di discorso), avolizione (mancanza di motivazione), disturbi dell'attenzione e delle capacità intellettive, assenza di contatto visivo



    Nota: Il soddisfacimento del criterio A è l'unico richiesto (cioè per la diagnosi non si richiede il soddisfacimento dei punti B e C) solo nel caso che le idee fisse siano bizzarre e irrealistiche, oppure nel caso che le allucinazioni consistano nell'udire due o più voci identificabili come irreali che parlano fra loro, oppure una voce che "commenta" in diretta le azioni e percezioni del paziente.


    B) Deficit o disfunzione sociale e/o occupazionale: Per un periodo di tempo significativo uno o più degli ambiti principali della vita del soggetto sono gravemente compromessi rispetto a prima della comparsa del disturbo (lavoro, relazioni interpersonali, cura del proprio corpo, alimentazione ecc.)

    C) Durata: persistenza dei sintomi "B" per almeno sei mesi, che includano almeno un mese di persistenza dei sintomi "A".


    Esistono ulteriori criteri (D, E ed F) che servono per diagnosi differenziali o per escludere la schizofrenia nel caso in cui sia stato diagnosticato un disturbo dell'umore grave (come la depressione maggiore); oppure in caso di grave disturbo dell'età evolutiva, o disturbi neurologici dovuti a condizioni mediche generali, o che i sintomi siano effetto dell'uso di sostanze come droghe o farmaci.




    SOTTOTIPI

    La classificazione più tradizionale considera quattro forme principali di schizofrenia: la schizofrenia catatonica; la schizofrenia ebefrenica; la schizofrenia paranoide, e la schizofrenia semplice. Il criterio DSM classifica ad oggi cinque forme, indicate di seguito. E'indicata a fianco la clasificazione alfanumerica corrispondente nelle tabelle ICD 9 (a sinistra) e ICD 10 (a destra) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il criterio ICD 10 identifica invece 7 forme.

    * (295.2/F20.2) tipo catatonico: dove sono evidenti macroscopici disturbi psicomotori, come ad esempio lo stupore catatonico, rigidità o flessibilità anomale del tono muscolare
    * (295.1/F20.1) tipo disorganizzato (o ebefrenico): l'appiattimento affettivo (chiusura in sè, disinteresse ecc.) è presente insieme alla disorganizzazione del pensiero, eventuali disordini del comportamento
    * (295.3/F20.0) tipo paranoide: i sintomi principali sono idee fisse (deliri) che includono allucinazioni, ma possono essere assenti i disturbi/disorganizzazione del pensiero o comportamento e appiattimento affettivo. Questa forma compare frequentemente dopo i 35 anni in pazienti che hanno già qualche disturbo strutturato, con decorso lento e insidioso.
    * (295.6/F20.5) tipo residuo: viene definita così una forma dove i sintomi positivi (psicotici ma non paranoidi) sono presenti ma hanno bassa intensità, mentre quelli negativi sono significativi. Spesso compare come esito di un disturbo psichico maggiore (es: episodio schizofrenico acuto, depressione maggiore)
    * (295.9/F20.3) tipo indifferenziato: presenza di sintomi positivi (psicosi) non strutturati secondo i criteri delle precedenti forme


    DIFFUSIONE


    Epidemiologia

    La schizofrenia è una malattia ubiquitaria, riscontrata in ogni epoca e cultura.Il suo tasso d'incidenza per un'unità di popolazione, in un dato periodo di tempo, è del 15-25% dei casi all'anno per 100.000 abitanti.Mentre il tasso di prevalenza varia tra lo 0,6% e lo 0,8%. Nel 75% dei casi l'esordio avviene in età giovanile(tra i 15 e i 35).Dopo i 35 anni sembra più frequente nell'uomo che nella donna. Alcuni studi dimostrano che non esistono differenze nella distribuzione tra i sessi; altri, invece, sostengono una maggiore prevalenza nell'uomo. I pazienti sono spesso non coniugati, o se lo sono hanno maggiori probabilità di divorziare. Si evidenzia una maggioranza del disturbo nelle classi socio-economiche più basse e tra gli individui con un livello d'istruzione inferiore. Questo potrebbe essere attribuito a quel fenomeno descritto dagli autori inglesi come "downdrift",conseguente alla malattia.


    Eziologia

    Gli psicologi e gli psichiatri sono ormai concordi nell'attribuire la causa di questo disturbo a un complesso mix di fattori genetico - biologico - psicologici. Un difetto della produzione della dopamina sembra giocare un ruolo chiave nell'eziologia di questa sindrome. Si sa, inoltre, che i fattori genetici giocano un ruolo predominante: ad esempio, attraverso studi effettuati[citazione*necessaria] tra gemelli monozigoti il rischio di ammalarsi di tale disturbo è del 50%. Nella popolazione cosiddetta sana la probabilità di sviluppare ex novo la Schizofrenia si avvicina all' 1% del campione. Infine, non sono da sottovalutare le esperienze soggettive e il contesto familiare in cui il paziente affetto da schizofrenia viene allevato e in cui vive, poiché è dimostrato che l'ambiente è determinante nello sviluppo della malattia.


    Decorso

    Il decorso della Schizofrenia è quasi nella totalità dei casi cronico, sebbene possa alternare periodi di relativa sanità a periodi di peggioramento della patologia. In ogni caso, un individuo affetto da schizofrenia non arriverà mai al punto di regredire fino alla completa guarigione. La prognosi della Schizofrenia è, quindi, di solito sfavorevole tranne che nel caso della Schizofrenia Catatonica la quale può avere in alcuni casi decorso favorevole.




    Disturbi della forma del pensiero

    alterazioni del flusso idetico fino alla fuga delle idee e all'incoerenza, alterazioni dei nessi associativi come la tangenzialità, le risposte di traverso, i salti di palo in frasca;


    Disturbi del contenuto del pensiero

    Ideazione prevalente delirante;


    Disturbi dell'affettività

    I disturbi dell'affettività comprendono:

    * atimia apparente mancanza di risonanza affettiva del soggetto verso se stesso e verso gli altri
    * labilità affettiva cioè passaggio repentino dalla gioia alla rabbia
    * incongruenza affettiva per cui le manifestazioni affettive non risultano appropriate fino alla paratimia, in cui le manifestazioni affettive sono di segno opposto rispetto a quelle che le circostanze giustificherebbero (es. ilarità di fronte a una notizia tragica)
    * ambivalenza affettiva ossia l'attribuzione di affetti opposti e contrastanti, come ad esempio amore/odio , nei confronti di un'altra persona, solitamente un genitore o un altro familiare



    Disturbi della percezione

    Sono rappresentati da allucinazioni di solito uditive.caratterizzate da voci udite dal paziente, generalmente esse hanno caratteristiche minacciose e allusive verso il paziente stesso, fino ad imporgli di compiere determinate azioni (allucinazioni imperative) con pericolo in alcuni casi di suicidio, oppure voci udite dal paziente che conversano tra loro (colloquio di voci), senza rivolgersi a lui.



    TERAPIA
    La terapia può essere effettuata con farmaci neurolettici (antipsicotici), i quali agiscono soprattutto sui deliri e sulle allucinazioni, diminuendo il senso di angoscia e le reazioni aggressive. Antipsicotici atipici o di nuova generazione sono: la olanzapina, la clozapina, il risperidone, la quetiapina, e il recente aripiprazolo e l'amisulpiride.

    È indicata anche la psicoterapia che può coinvolgere o meno familiari e conoscenti, allo scopo di individuare eventuali tensioni col malato e trattare il suo isolamento. Inoltre la psicoterapia puo aiutare il paziente a contestualizzare il problema e le risposte dell'ambiente, rendendolo autoconsapevole.

    Le ultime ricerche ed esperienze sia in campo psichiatrico che psicoterapico dimostrano che un approccio integrato (farmacologico + psicoterapeutico) ottiene un controllo migliore della patologia. Possono risultare utili anche tecniche che inducono un leggero stato di autoipnosi (come il training autogeno), tutte le tecniche di rilassamento muscolare e respiratorio, lo yoga e la meditazione.

    Le terapie del passato, come le applicazioni elettroconvulsivanti (elettroshock) e l'insulinoterapia, non hanno mai dato risultati apprezzabili e sono sempre meno impiegate. Va detto che la TEC (terapia elettroconvulsivante) viene ancora oggi utilizzata nelle forme particolarmente resistenti ai farmaci, sebbene in condizioni molto più controllate di quanto non si facesse in passato.

    Ci sono tre principali componenti per il trattamento della schizofrenia:

    * Farmaci, per alleviare i sintomi e prevenire le ricadute
    * Interventi educativi e psicosociali. per aiutare i pazienti e le loro famiglie a risolvere i problemi, confrontarsi con gli stress, rapportarsi con la malattia e le sue complicanze ed aiutare a prevenire le ricadute.
    * Riabilitazione sociale, per aiutare i pazienti a reintegrarsi nella comunità e riguadagnare le capacità educative ed occupazionali.

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    canaglia stai attento a quello che dici gaio sono due grandi ribelli britneiani

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da Gagio87 Visualizza Messaggio
    mi han riferito che il tuo moroso è un armadio e che forse il caso che io smetta di fare lo scemo...

    che insensibili sti ragazzi....





  9. #19
    Angelo Con La Spada
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    Dai... È talmente palese che si scherza...

  10. #20
    Gagio87
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    :d

 

 
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