Riforma giustizia in Senato, Di Pietro scrive a Prodi
![]()
ROMA (Reuters) - Proprio mentre ha preso avvio in mattinata in aula al Senato, con la bocciatura delle questioni pregiudiziali poste dall'opposizione, l'esame del ddl sull'ordinamento giudiziario, il ministro delle Infrastrutture ed ex pm di "Mani Pulite" Antonio Di Pietro ha scritto oggi al premier Romano Prodi e al responsabile della Giustizia Clemente Mastella per chiedere al governo di modificare il testo presentando alcuni emendamenti.
La "riforma della riforma" delle legge Castelli, quest'ultima approvata dalla maggioranza di centrodestra nella scorsa legislatura, sta provocando un braccio di ferro tra magistrati, avvocati e governo e uno scontro anche all'interno dello stesso centrosinistra.
Il ddl, modificato dalla commissione Giustizia di Palazzo Madama anche col concorso dell'opposizione, deve essere approvato dal Senato entro il 14 luglio, per poi passare alla Camera, prima che a fine mese scada il "congelamento" di alcune parti della legge Castelli deciso dal governo nell'autunno scorso.
"Il testo del provvedimento di riforma dell'ordinamento giudiziario approvato dalla Commissione giustizia del Senato presenta vistosi elementi di forte perplessità che, alterando sensibilmente l'assetto delle questioni come deliberate dal Consiglio dei Ministri, ne minano pericolosamente la stessa legittimità", ha scritto Di Pietro nella lettera al premier, il cui testo è stato diffuso dal ministero delle Infrastrutture.
"La rilevanza delle questioni impone che... in occasione dell'esame del provvedimento medesimo presso l'Aula del Senato, dal Governo giunga la puntuale rassicurazione, della presentazione di emendamenti governativi correttivi delle distorsioni segnalate, in grado di fornire le dovute chiarificazioni sull'effettivo orientamento del governo e della maggioranza sui problemi più spinosi", è la richiesta del ministro, che già ieri aveva contestato il provvedimento, provocando la reazione polemica del ministro Mastella.
IL "PUNTO DI EQUILIBRIO"
E lo stesso Guardasigilli oggi sembra prendere le distanze dal testo che ha esordito oggi in aula Palazzo Madama.
Un comunicato del ministero di via Arenula dice infatti che le critiche dei magistrati riguardano "non già l'azione del governo, e quindi il testo del ministro Mastella, ma il ddl così come elaborato e licenziato dalla Commissione Giustizia del Senato".
Mastella invoca però il realismo politico, perché, spiega il comunicato, pur con tutti i limiti, l'attuale ddl "rappresenta l'unico punto di equilibrio possibile oggi in Parlamento", per colpa anche "dei numeri parlamentari molto precari" per la maggioranza, in particolare al Senato. Grazie anche alla defezione di un senatore del movimento di Di Pietro passato alla destra, sottolinea velenosamente il comunicato.
La riforma odierna modifica numerosi punti della legge Castelli. Tra gli altri, il concorso di accesso in magistratura, sulle funzioni giudiziarie, le valutazioni periodiche di professionalità dei magistrati, i passaggi dalle funzioni requirenti a quelle giudicanti e viceversa, la Scuola della Magistratura, la composizione del Consiglio superiore della magistratura.
Uno dei punti più controversi della riforma è la questione della separazione delle funzioni. Le toghe dell'Anm contestano le modifiche apportate alla prima versione del ddl, affermando che è stato reso più rigido il passaggio da magistrato inquirente a magistrato giudicante (e viceversa), anche se il testo della maggioranza ribadisce l'unicità della magistratura. Ad esempio, il nuovo testo prevede l'obbligo, per il magistrato che cambi funzione, di trasferirsi in un'altra regione.
Altri punti contestati, la prevista abolizione del controllo del Csm sui criteri organizzativi adottati nelle singole Procure e la partecipazione di un rappresentante degli avvocati ai consigli giudiziari in tema di valutazione sulla professionalità dei magistrati.
E sono proprio questi i punti, del resto, che Di Pietro richiama nella lettera, chiedendo "un immediato e forte impegno del governo che sia in grado di offrire rassicurazioni nell'unico senso descritto, a garanzia della inviolabilità di valori civili fondamentali e insopprimibili precetti di matrice costituzionale".
L'Associazione nazionale magistrati, la cui giunta ieri si è dimessa per protestare contro la riforma, sembra comunque in parte divisa all'interno, scrivono oggi i media. La corrente di destra dell'Anm, Magistratura indipendente, preme per uno sciopero immediato delle toghe, mentre i centristi di Unicost e Magistratura democratica, la corrente tradizionalmente vicina alla sinistra, preferiscono aspettare l'evoluzione del dibattito parlamentare.
Gli avvocati dell'Unione delle Camere Penali Italiane, che sostengono invece il principio di separazione delle carriere dei magistrati e della terzietà dei giudici, sono in sciopero da ieri contro il ddl Mastella e protestano contro "la deriva burocratica e autoritaria dell'ordinamento giudiziario".
http://today.reuters.it/news/newsArt...ARIO-PUNTO.XML
Le Camere penali sono già in sciopero perché ritengono la riforma troppo blanda e non incisiva, la Giunta ANM al contrario si è dimessa per protestare contro quei punti sulla separazione delle funzioni e sulle scuole per magistrati (sentivo poco fa a Radio Radicale l'intervista registrata al presidente ANM Gennaro), Di Pietro scrive a Prodi dicendo che se le cose non cambiano lui non vota...come andrà a finire? Personalmente mi augurerei che fosse approvata, perchè credo rappresenti un punto di incontro di diverse prospettive. Si tratterà di vedere quanto potranno incidere sulla già comatosa giustizia italiana...





Rispondi Citando
