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  1. #1
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    La terra di Giovannino Guareschi
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    Exclamation Riforma bipartisan della giustizia: golpismo parlamentare o inciucio in vista?

    Riforma giustizia in Senato, Di Pietro scrive a Prodi

    ROMA (Reuters) - Proprio mentre ha preso avvio in mattinata in aula al Senato, con la bocciatura delle questioni pregiudiziali poste dall'opposizione, l'esame del ddl sull'ordinamento giudiziario, il ministro delle Infrastrutture ed ex pm di "Mani Pulite" Antonio Di Pietro ha scritto oggi al premier Romano Prodi e al responsabile della Giustizia Clemente Mastella per chiedere al governo di modificare il testo presentando alcuni emendamenti.
    La "riforma della riforma" delle legge Castelli, quest'ultima approvata dalla maggioranza di centrodestra nella scorsa legislatura, sta provocando un braccio di ferro tra magistrati, avvocati e governo e uno scontro anche all'interno dello stesso centrosinistra.
    Il ddl, modificato dalla commissione Giustizia di Palazzo Madama anche col concorso dell'opposizione, deve essere approvato dal Senato entro il 14 luglio, per poi passare alla Camera, prima che a fine mese scada il "congelamento" di alcune parti della legge Castelli deciso dal governo nell'autunno scorso.
    "Il testo del provvedimento di riforma dell'ordinamento giudiziario approvato dalla Commissione giustizia del Senato presenta vistosi elementi di forte perplessità che, alterando sensibilmente l'assetto delle questioni come deliberate dal Consiglio dei Ministri, ne minano pericolosamente la stessa legittimità", ha scritto Di Pietro nella lettera al premier, il cui testo è stato diffuso dal ministero delle Infrastrutture.
    "La rilevanza delle questioni impone che... in occasione dell'esame del provvedimento medesimo presso l'Aula del Senato, dal Governo giunga la puntuale rassicurazione, della presentazione di emendamenti governativi correttivi delle distorsioni segnalate, in grado di fornire le dovute chiarificazioni sull'effettivo orientamento del governo e della maggioranza sui problemi più spinosi", è la richiesta del ministro, che già ieri aveva contestato il provvedimento, provocando la reazione polemica del ministro Mastella.
    IL "PUNTO DI EQUILIBRIO"
    E lo stesso Guardasigilli oggi sembra prendere le distanze dal testo che ha esordito oggi in aula Palazzo Madama.
    Un comunicato del ministero di via Arenula dice infatti che le critiche dei magistrati riguardano "non già l'azione del governo, e quindi il testo del ministro Mastella, ma il ddl così come elaborato e licenziato dalla Commissione Giustizia del Senato".
    Mastella invoca però il realismo politico, perché, spiega il comunicato, pur con tutti i limiti, l'attuale ddl "rappresenta l'unico punto di equilibrio possibile oggi in Parlamento", per colpa anche "dei numeri parlamentari molto precari" per la maggioranza, in particolare al Senato. Grazie anche alla defezione di un senatore del movimento di Di Pietro passato alla destra, sottolinea velenosamente il comunicato.
    La riforma odierna modifica numerosi punti della legge Castelli. Tra gli altri, il concorso di accesso in magistratura, sulle funzioni giudiziarie, le valutazioni periodiche di professionalità dei magistrati, i passaggi dalle funzioni requirenti a quelle giudicanti e viceversa, la Scuola della Magistratura, la composizione del Consiglio superiore della magistratura.
    Uno dei punti più controversi della riforma è la questione della separazione delle funzioni. Le toghe dell'Anm contestano le modifiche apportate alla prima versione del ddl, affermando che è stato reso più rigido il passaggio da magistrato inquirente a magistrato giudicante (e viceversa), anche se il testo della maggioranza ribadisce l'unicità della magistratura. Ad esempio, il nuovo testo prevede l'obbligo, per il magistrato che cambi funzione, di trasferirsi in un'altra regione.
    Altri punti contestati, la prevista abolizione del controllo del Csm sui criteri organizzativi adottati nelle singole Procure e la partecipazione di un rappresentante degli avvocati ai consigli giudiziari in tema di valutazione sulla professionalità dei magistrati.
    E sono proprio questi i punti, del resto, che Di Pietro richiama nella lettera, chiedendo "un immediato e forte impegno del governo che sia in grado di offrire rassicurazioni nell'unico senso descritto, a garanzia della inviolabilità di valori civili fondamentali e insopprimibili precetti di matrice costituzionale".
    L'Associazione nazionale magistrati, la cui giunta ieri si è dimessa per protestare contro la riforma, sembra comunque in parte divisa all'interno, scrivono oggi i media. La corrente di destra dell'Anm, Magistratura indipendente, preme per uno sciopero immediato delle toghe, mentre i centristi di Unicost e Magistratura democratica, la corrente tradizionalmente vicina alla sinistra, preferiscono aspettare l'evoluzione del dibattito parlamentare.
    Gli avvocati dell'Unione delle Camere Penali Italiane, che sostengono invece il principio di separazione delle carriere dei magistrati e della terzietà dei giudici, sono in sciopero da ieri contro il ddl Mastella e protestano contro "la deriva burocratica e autoritaria dell'ordinamento giudiziario".

    http://today.reuters.it/news/newsArt...ARIO-PUNTO.XML

    Le Camere penali sono già in sciopero perché ritengono la riforma troppo blanda e non incisiva, la Giunta ANM al contrario si è dimessa per protestare contro quei punti sulla separazione delle funzioni e sulle scuole per magistrati (sentivo poco fa a Radio Radicale l'intervista registrata al presidente ANM Gennaro), Di Pietro scrive a Prodi dicendo che se le cose non cambiano lui non vota...come andrà a finire? Personalmente mi augurerei che fosse approvata, perchè credo rappresenti un punto di incontro di diverse prospettive. Si tratterà di vedere quanto potranno incidere sulla già comatosa giustizia italiana...

  2. #2
    Lo Zelota
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    Il vero golpe sarebbe una riforma della giustizia imposta dai magistrati. Solo in Italia a inquirenti e giudici è concesso dettare le regole ai legittimi rappresentanti del popolo sovrano. In qualunque altro Paese, davanti a scioperi, levate di scudi, piagnistei e ricatti, i magistrati sarebbero invitati a cambiare mestiere senza troppi preamboli.

  3. #3
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    Cool Magistratura DEmocratica non vuole la vera riforma della giustizia

    Citazione Originariamente Scritto da Lo Zelota Visualizza Messaggio
    Il vero golpe sarebbe una riforma della giustizia imposta dai magistrati. Solo in Italia a inquirenti e giudici è concesso dettare le regole ai legittimi rappresentanti del popolo sovrano. In qualunque altro Paese, davanti a scioperi, levate di scudi, piagnistei e ricatti, i magistrati sarebbero invitati a cambiare mestiere senza troppi preamboli.
    Non a caso, l'ex ministro Castelli che aveva congegnato una riforma che separasse totalmente le funzioni di giudice e di pubblico ministero, fu additato da certa magistratura (quella che fa capo a Magistratura Democratica) come uno che voleva indebolire l'autonomia della magistratura stessa, critica che era del tutto campata per aria, come sanno gli stessi magistrati.

    Ora che la giunta ANM boicotta la riforma, Castelli dice che in realtà è tutta una farsa per fare un po' di scena e far credere che il Parlamento stia prendendo la decisione di approvare la riforma dell'ordinamento giudiziario in autonomia dalla magistratura, quando è abbastanza palese che la riforma, così com'è contenuta nel DDL, va incontro quasi in ogni sua parte alle richieste della corporazione, e non ai reali interessi della giustizia.

    Infatti essi lamentano che il DDL vieta passaggi da carriera giudicante e requirente e viceversa, nell'ambito dello stesso distretto, e vorrebbero ridurre il divieto al solo circondario, il che in sostanza equivale a dire che da Bologna un PM potrebbe spostarsi a Modena a fare il giudice, mentre se passasse la riforma dovrebbe cambiare quasi sempre regione, cosa assolutamente più trasparente. Ma non colpisce gli intrallazzi e il sistema poco trasparente e per nulla efficiente che attualmente vige. In fondo cambiare regione è una cosa che nei primi anni di carriera un magistrato mette sempre in conto, per cui non sarebbe un dramma e questo l'ANM lo sa.

    Il DDL Castelli invece vietava il passaggio, punto e basta, e questo era un sistema che avrebbe evitato tutte le pastette e gli intrallazzi che chi ha a che fare col sistema giudiziario, ben conosce.

    In sostanza, pare proprio che Castelli abbia visto giusto anche questa volta

  4. #4
    email non funzionante
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    una pseudoriforma che evita accuratamente di toccare i punti veri della questione (separazione netta delle carriere, facoltatività dell'azione penale, legge triennale di politica criminale, nomina di giudici e PM da parte del potere politico, azione disciplinare in Parlamento)
    e bastano 2-3 finti cambiamenti per indignare l'ANM, pazzesco

  5. #5
    Forumista senior
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    Citazione Originariamente Scritto da IlikeUSA Visualizza Messaggio
    una pseudoriforma che evita accuratamente di toccare i punti veri della questione (separazione netta delle carriere, facoltatività dell'azione penale, legge triennale di politica criminale, nomina di giudici e PM da parte del potere politico, azione disciplinare in Parlamento)
    e bastano 2-3 finti cambiamenti per indignare l'ANM, pazzesco
    hAI toccato molti punti per ciascuno dei quali ci vorrebbe un 3d apposito, limitandomi ai primi due posso dire che sono totalmente d'accordo, e anche se Castelli non mi piaceva molto, va detto che la sua riforma andava nella direzione da te auspicata.

    Chi da decenni si batte in Italia per queste vere riforme, sono stati i Radicali ma ora si sono azzittiti per convenienza politica verso Prodi.

    Credo che, sinché ni si arriverà davvero ad una separazione delle carriere secondo il modello americano ma anche inglese (mentre in Germania vige la seprazione delle funzioni netta e totale e sarebbe già qualcosa), non avremo mai una giustizia funzionante ma solo un caos istituzionalizzato e gli intrallazzi tra poteri requirente e giudicante elevati a sistema.

  6. #6
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    Predefinito E' iniziato l'iter parlamentare

    Riforma giustizia: iniziato esame Senato, no a pregiudiziali





    ROMA (Reuters) - E' cominciato questa mattina in aula al Senato, con la bocciatura delle questioni pregiudiziali poste dall'opposizione, l'esame del ddl sull'ordinamento giudiziario.
    La "riforma della riforma" delle legge Castelli approvata dalla maggioranza di centrodestra nella scorsa legislatura, sta provocando un braccio di ferro tra magistrati, avvocati e governo e uno scontro anche all'interno dello stesso centrosinistra.
    Il ddl, modificato dalla commissione Giustizia di Palazzo Madama anche col concorso dell'opposizione, deve essere approvato dal Senato entro il 14 luglio, per poi passare alla Camera, prima che a fine mese scada il "congelamento" di alcune parti della legge Castelli deciso dal governo nell'autunno scorso.
    A illustrare il provvedimento, firmato dal ministro della Giustizia Clemente Mastella e contestato ieri dal ministro delle Infrastrutture ed ex pm di "Mani Pulite" Antonio Di Pietro, è stato oggi un altro ex magistrato, il senatore Giuseppe Di Lello Finuoli, di Rifondazione comunista.
    La riforma Mastella modifica numerosi punti della legge Castelli. Tra gli altri, il concorso di accesso in magistratura, sulle funzioni giudiziarie, le valutazioni periodiche di professionalità dei magistrati, i passaggi dalle funzioni requirenti a quelle giudicanti e viceversa, la Scuola della Magistratura, la composizione del Consiglio superiore della magistratura.
    Uno dei punti più controversi della riforma resta la questione della separazione delle funzioni. Le toghe dell'Anm contestano le modifiche apportate alla prima versione del ddl, affermando che è stato reso più rigido il passaggio da magistrato inquirente a magistrato giudicante (e viceversa), anche se il testo della maggioranza ribadisce l'unicità della magistratura. Ad esempio, il nuovo testo prevede l'obbligo, per il magistrato che cambi funzione, di trasferirsi in un'altra regione.
    Altri punti contestati, la prevista abolizione del controllo del Csm sui criteri organizzativi adottati nelle singole Procure e la partecipazione di un rappresentante degli avvocati ai consigli giudiziari in tema di valutazione sulla professionalità dei magistrati.
    L'Associazione nazionale magistrati, la cui giunta ieri si è dimessa per protestare contro la riforma, sembra in parte divisa all'interno, scrivono oggi i media. La corrente di destra dell'Anm, Magistratura indipendente, preme per uno sciopero immediato delle toghe, mentre i centristi di Unicost e Magistratura democratica, la corrente tradizionalmente vicina alla sinistra, preferiscono aspettare l'evoluzione del dibattito parlamentare.
    Gli avvocati dell'Unione delle Camere Penali Italiane, che sostengono invece il principio di separazione delle carriere dei magistrati e della terzietà dei giudici, sono in sciopero da ieri contro il ddl Mastella e protestano contro "la deriva burocratica e autoritaria dell'ordinamento giudiziario".
    http://www.borsaitaliana.reuters.it/...RIO-SENATO.XML

 

 

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