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  1. #1
    SARVA MANGALAM
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    Predefinito Il Venerabile Ghesce Ciampa Ghiatzo

    Il Venerabile Ghesce Ciampa Ghiatzo
    ha lasciato il corpo alle 3.40 del 27 Novembre 2007



    Ghesce Ciampa Ghiatso è nato nel Dham, a nord della parte centrale del Tibet, nei primi mesi del 1932, sebbene il suo passaporto rechi la data di nascita del 15 dicembre 1931. Primo di sette fratelli di una famiglia nomade tibetana, fu chiamato Pelghie. Da piccolo si ammalava spesso, tanto da rischiare talvolta la vita, ma la sua salute migliorò notevolmente all’età di quattro anni. In quell’anno un lama Nyingma predisse che il bambino avrebbe lasciato la casa all’età di tredici anni per diventare monaco e che non avrebbe mai avuto problemi di sostentamento. A sette anni ricevette i voti intermedi di rinuncia dal famoso Purciog Jamgon Rinpoce, del monastero di Sera Je. Rinpoce, noto come manifestazione del futuro buddha Maitreya, diede al ragazzo il nome di Ciampa Ghiatso, che significa Oceano d’Amore.

    All’età di tredici anni egli lasciò la famiglia per andare a studiare nel monastero di Sera Je nei dintorni di Lhasa, proprio come era stato predetto nove anni prima. La sua vita nei successivi tre anni fu molto impegnativa. All’inizio impiegava il suo tempo soprattutto nel memorizzare testi e nei lavori domestici del monastero, anche se qualche volta usciva di nascosto per una passeggiata a Lhasa o al lago vicino. Tutti i giorni si svegliava alle quattro del mattino, puliva la stanza e faceva le offerte sull’altare prima di accendere il fuoco per il tè.

    A sedici anni Ciampa Ghiatso cominciò gli studi accademici di filosofia buddhista con un testo chiamato Raccolta di soggetti, memorizzandone le pagine mentre faceva i lavori di casa. Partecipava alle varie assemblee di monaci nella sala principale e cominciava a imparare e praticare l’arte del dibattito, che è usata come mezzo per studiare e realizzare il significato dei testi filosofici. Fu a Sera che Ciampa Ghiatso incontrò Thubten Yesce, che più tardi sarebbe divenuto uno dei suoi più cari amici e il lama ispiratore della Fondazione per la Preservazione della Tradizione Mahayana (FPMT). Ciampa Ghiatso e Thubten Yesce, appassionati del dibattito, formarono dei gruppi insieme ai loro amici per praticare questa arte filosofica. Quando non erano alle lezioni o in dibattito, Ciampa Ghiatso e un altro amico si nascondevano in camera di Thubten Yesce e tutti e tre, con la porta chiusa, leggevano i cantici e le biografie dei grandi meditatori.

    In quel periodo Ciampa Ghiatso ricevette l’ordinazione di monaco novizio dal grande maestro Tag Rig Dorje Ciang, studiò i voti e ricevette insegnamenti di lam-rim dal tutore del Dalai Lama. Per i successivi sei anni studiò i sutra della Perfezione della Saggezza e continuò a ricevere insegnamenti di lam-rim. Incoraggiato dal suo guru Ghesce Tasci Bum, all’età di ventidue anni ricevette l’ordinazione completa.

    La vita di Ciampa Ghiatso cambiò bruscamente nel 1959, quando l’occupazione cinese costrinse lui e migliaia di altri tibetani ad abbandonare la propria terra natia. Il 27 marzo 1959, lasciandosi alle spalle i suoi preziosi testi, le sadhane e ogni avere, su consiglio del suo guru si un"a un gruppo di trentacinque persone, insieme a Thubten Yesce, per fuggire attraverso il Bhutan e raggiungere, alla fine, l’India. Il viaggio fu duro e quando Ciampa Ghiatso arrivò a Buxa, in India, era molto malato. Fu immediatamente accolto nell’ospedale locale, dove rimase per cinque mesi per poi passare in un ospedale più grande nel Rajastan, dove rimase circa un anno e mezzo.

    Nel 1961, dopo circa due anni di ospedale, Ciampa Ghiatso ritornò per sei anni ai suoi studi e ai suoi dibattiti, stavolta nell’insediamento monastico di Buxa. Nel 1967, con altri cinquanta monaci, entrò nel Programma di Studi Buddhisti appena istituito nell’università sanscrita di Varanasi, dove nel 1970 ottenne il titolo di aciarya. Quindi, su richiesta del dipartimento per gli affari religiosi del governo tibetano, egli continuò i suoi studi al collegio tantrico Ghiu Me. L’anno successivo, dopo aver sostenuto esami approfonditi nei tre monasteri di Sera, Ganden e Drepung e dopo aver sostenuto il dibattito a Dharamsala, durante il festival di preghiera annuale del 1972, egli divenne un ghesce lharampa, il più alto titolo di studio conferibile.

    Ghesce Ciampa Ghiatso passò gli anni successivi aiutando a dissodare la terra, donata dal governo indiano al collegio tantrico Ghiu Me, finchè il dipartimento per gli affari religiosi non gli chiese di prendere parte a un nuovo programma di ricerca all’Istituto Tibetano Superiore di Varanasi. Con l’aiuto degli altri studiosi, Ghesce Ciampa Ghiatso scelse di analizzare e comparare le varie interpretazioni degli aspetti dei tre conoscitori (un soggetto dei sutra Prajnaparamita) dal punto di vista delle differenti scuole filosofiche. La sua ricerca a Varanasi si concluse nel 1976 con una tesi finale di 480 pagine.

    Dopo di chè tornò immediatamente al Ghiu Me, dove ricevette una lettera di invito dal suo vecchio amico Lama Thubten Yesce. Per diversi anni Lama Yesce aveva insegnato il buddhismo a un numero sempre più crescente di occidentali e ora sollecitava l’aiuto di Ghesce Ciampa Ghiatso, chiedendogli di andare a insegnare in Occidente. Ghesce Ciampa Ghiatso acconsentì. Nel 1980, dopo quattro anni di ritardi e cambiamenti di destinazione, egli partì per l’Italia, dove da allora è stato il principale maestro residente e la guida spirituale dell’Istituto Lama Tzong Khapa, uno dei più grandi centri FPMT nel mondo.

    Fonte: www.padmanet.com

  2. #2
    Karma Sonam Tashi
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    Possa egli, dalla perfetta estensione del Dharmakaya, manifestarsi in infinite forme per il beneficio degli esseri.

  3. #3
    SARVA MANGALAM
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    LA MORTE DEI GRANDI PRATICANTI


    Lama Tseten era discepolo di Jamyang Khyentse Rinpoche e, al tempo stesso, tutore spirituale della consorte del suo maestro, chiamata Khandro Tsering Chödron. Lama Tseten morì in modo straordinario.

    Benché ci fosse un monastero vicino egli si rifiutò di andarci, dicendo che non voleva lasciare ai monaci un cadavere da smaltire. Khandro stava assistendo il suo anziano tutore, quando una sera questi la chiamò al suo fianco. Aveva un modo molto affettuoso di chiamarla: "A-mi", che nel dialetto della sua regione significa "figlia mia". "A-mi", disse con tenerezza, "Vieni qui. Sta succedendo proprio adesso. Non ho altri consigli spirituali da darti: vai benissimo così come sei. Sono felice di te. Continua così".
    Immediatamente Khandro si alzò per correre fuori dalla tenda, ma Lama Tseten la trattenne per la manica del vestito: "Dove stai andando?", domandò. "Vado a chiamare Rinpoche", rispose. "Non disturbarlo, non ce n'è alcun bisogno" disse sorridendo. "Con il Maestro non si è mai davvero lontani, non esiste il concetto di distanza". Detto questo, fissò lo sguardo nel cielo e abbandonò questa vita.
    Khandro corse a chiamare Jamyang Khyentse. Quando il Maestro entrò nella tenda, diede uno sguardo al volto di Lama Tseten e, guardandolo negli occhi, cominciò a parlargli. Lo chiamava spesso "La Gen" in segno di affetto. "La Gen" disse, "Non rimanere in questo stato!". Egli poté vedere che Lama Tseten stava facendo una particolare meditazione, in cui il praticante mescola lo stato naturale della sua mente con lo "Spazio di Verità" (sanscr. Dharmadhatu). "Lo sai La Gen, durante questa pratica a volte possono sorgere degli ostacoli molto sottili. Ti guiderò io".
    Stupefatti, i presenti guardarono increduli ciò che accadde subito dopo: Lama Tseten ritornò in vita. Jamyang Khyentse rimase al suo fianco e lo condusse attraverso il Phowa, la pratica che consiste nel guidare la coscienza al momento della morte. Ci sono molti modi di fare questa pratica; quello usato da Khyentse Rinpoche culminava con la triplice ripetizione della sillaba "A" da parte del maestro. Appena pronunciò la prima "A", si poté udire la voce di Lama Tseten che lo accompagnava distintamente. La seconda volta la sua voce era più flebile e la terza volta restò in silenzio; se n'era andato definitivamente.
    La morte di Lama Tseten fu una manifestazione di maestria spirituale.

    -----

    Kalu Rinpoche cercò di tirarsi su a sedere con le proprie forze, ma non gli fu facile riuscirci da solo. Lama Gyaltsen, rendendosi conto che probabilmente era arrivato il momento, sostenne la schiena di Rinpoche aiutandolo a sollevarsi, e Bokar Tulku gli prese il braccio. Kalu Rinpoche era intenzionato a sedersi con la schiena perfettamente dritta, ma il dottore e l'infermiera che lo assistevano furono molto contrariati, così egli rilassò leggermente la propria postura. Nonostante ciò, riuscì ad assumere una buona posizione di meditazione: i suoi occhi erano ben aperti, nel tipico sguardo della meditazione, e le sue labbra si mossero leggermente. Una profonda sensazione di pace e felicità riempì la stanza e si diffuse nella mente di tutti i presenti. Lentamente, lo sguardo e le palpebre di Kalu Rinpoche si abbassarono e il suo respiro si arrestò.

    -----

    Secondo gli insegnamenti Dzogchen della scuola antica (Nyingma) del Buddhismo tibetano, i praticanti avanzati possono concludere la propria vita in modo straordinario: il loro corpo si riassorbe nella "essenza di luce" degli elementi che lo hanno creato. Un modo di morire chiamato "realizzare il corpo di arcobaleno".
    Nel 1952 si verificò un famoso caso di "corpo d'arcobaleno" nel Tibet orientale, testimoniato dalla presenza di molte persone. L'uomo che ottenne questa realizzazione, Sonam Gyaltsen, era estremamente umile: scultore girovago, scolpiva nella pietra mantra e testi sacri. Alcuni dicono che in gioventù era stato un cacciatore, e che poi aveva ricevuto insegnamenti da un grande maestro. Nessuno sospettava che egli fosse un vero praticante: era il perfetto esempio di ciò che viene chiamato uno "yogi nascosto". Qualche tempo prima della sua morte, era solito salire sulla cima di una montagna e sedersi - la sua silhouette stagliata contro il cielo - fissando lo sguardo nello spazio aperto. Aveva composto alcuni canti, e li cantava al posto di quelli tradizionali. Nessuno aveva la minima idea di ciò che facesse. Un giorno cadde ammalato, ma, strano a dirsi, divenne ancora più felice del solito. Quando la malattia peggiorò, i familiari chiamarono maestri e dottori. Suo figlio gli disse di ricordare tutti gli insegnamenti che aveva ricevuto, ed egli sorridendo rispose: "Li ho già dimenticati tutti e, in qualsiasi caso, non c'è nulla da ricordare. Tutto è illusione; ma ho piena fiducia che tutto andrà bene".
    Subito prima della sua morte, all'età di 79 anni, disse: "L'unica cosa che vi chiedo per quando morirò, è di non disturbare il mio corpo per una settimana". Quando morì, la famiglia coprì il suo corpo e invitò monaci e lama a praticare per lui. Sistemarono il corpo in una piccola stanza della casa; non poterono fare a meno di notare che, benché fosse alto di statura, riuscivano a trasportarlo con facilità, come se fosse diventato più piccolo. In quei giorni, intorno alla casa si poteva vedere uno straordinario spettacolo di luci dai colori dell'arcobaleno. Quando guardarono nella stanza il sesto giorno, videro che il corpo continuava a diventare sempre più piccolo. L'ottavo giorno dopo la morte di Sonam Gyaltsen, nel mattino in cui era stata organizzata la cerimonia funebre, arrivarono gli incaricati a trasferire il suo corpo. Quando tolsero le coperture, trovarono che all'interno non era rimasto più nulla, se non le unghie e i capelli.

    -----

    Dopo essere stato abate del Collegio Tantrico di Gyume per sei anni e del monastero di Namgyal per quattordici, Rinpoche si era ritirato da ogni responsabilità monastica a causa di problemi al cuore. Conduceva una vita molto tranquilla, dedicando il suo tempo alla meditazione e ad incontrare alcuni studenti privatamente. Un giorno annunciò a uno dei suoi studenti che, così come gli aveva promesso da molti anni, avrebbe trasmesso un insegnamento formale a lui e a tutti coloro che avesse voluto invitare.
    Nel giorno dell'evento, la sala era stata arredata e sistemata in modo formale. Dopo quindici minuti dall'inizio dell'insegnamento, lo studente notò che Rinpoche aveva un aspetto del tutto normale mentre parlava, addirittura rideva e faceva battute di spirito. Ma appena si fermava per permettere al traduttore di parlare, cambiava di colore in volto, si contraeva in una leggera smorfia, chiudeva gli occhi e recitava un mantra con molto vigore. Dopo aver osservato questi movimenti per alcune volte, lo studente si sporse verso il maestro e domandò discretamente se ci fosse qualcosa che non andasse bene. "Beh", rispose Rinpoche quietamente, "Sto proprio per avere un attacco di cuore". Dopodiché riprese l'insegnamento come se nulla fosse. Quando toccò nuovamente al traduttore parlare, lo studente chiese con insistenza: "Non dovremmo interrompere subito l'insegnamento?". Con uno sguardo profondo e penetrante, il maestro rispose: "Come volete voi. Possiamo proseguire adesso oppure completare in qualche altra circostanza". Lo studente chiese l'interruzione immediata dell'insegnamento e trasferì Rinpoche nel suo letto. Qui egli sedette in posizione di meditazione, mentre alcuni dei suoi monaci lo circondavano recitando con tonalità sommesse e profonde.
    Quella sera continuò a sedere in meditazione senza muoversi. Il giorno dopo, quando lo studente si recò in visita alla casa di Rinpoche, fu informato dall'assistente che il maestro non stava così bene da poter ricevere visite. Quella stessa notte, mentre il lama sedeva in meditazione, il suo respiro e il battito cardiaco si interruppero, senza che egli mostrasse i segni completi della morte. Stava svolgendo la pratica del tug-dam (ritrarre le energie nel cuore). Per tre giorni continuò a sedere in questo modo, senza mostrare i segni della morte. Dopodiché la sua testa cadde da un lato e il processo di morte si completò. Questo è un esempio di come muore uno yogi realizzato.

    -----

    Diversi yogi tibetani hanno realizzato una completa padronanza delle energie sottili (sanscr. prana, tib. lung) che circolano nei canali (sanscr. nadi, tib. tsa) e centri (sanscr. chakra, tib. khorlo) all'interno del corpo. Un giorno un maestro che aveva ottenuto questa realizzazione, l'insegnante di un centro di ritiri in Tibet orientale, disse al suo assistente: "Per me è arrivato il tempo di morire, potresti controllare sul calendario qual è un giorno di buon augurio?". L'assistente era stupefatto, ma non osava obiettare alla richiesta del suo maestro. Guardò il calendario e gli disse che il successivo lunedì era un giorno in cui il cielo era di buon auspicio. "Mancano tre giorni a lunedì, credo di potercela fare", rispose il maestro. Quando l'assistente rientrò nella stanza alcuni minuti più tardi, trovò il maestro seduto nella postura yogica, perfettamente eretta, di meditazione: così immobile da sembrare che fosse morto. In effetti non c'era alcun respiro, ma si poteva sentire un flebile battito del polso. L'assistente decise di attendere senza fare nulla. A mezzogiorno sentì improvvisamente una profonda espirazione, e il maestro ritornò in una condizione perfettamente normale: parlò col suo assistente in tono gioioso, chiese di pranzare e mangiò con gusto. Aveva trattenuto il respiro per tutta la sessione di meditazione mattutina. Il maestro sapeva che la durata della vita umana può essere quantificata in un determinato numero di respiri e, essendo arrivato alla fine di questo numero, aveva trattenuto il respiro in modo da prolungare la sua vita fino al lunedì successivo. Subito dopo pranzo, il maestro fece un altro profondo respiro e lo trattenne fino alla sera. Fece la stessa cosa il giorno dopo e quello dopo ancora. Quando arrivò il lunedì, chiese: "È oggi il giorno di buon auspicio?". "Sì" rispose l'assistente. "Molto bene, me ne andrò oggi", concluse il maestro. Quel giorno, senza alcun segno visibile di malattia o difficoltà, il maestro lasciò il corpo durante la prima sessione di meditazione.

    Estratto da: "Graceful Exits", Sushila Blackman, Edizioni Weatherhill 1997.
    Scelto e tradotto da Italo Cillo.


    Fonte: www.vajrayana.it

  4. #4
    Vittima del kali yuga
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  5. #5
    Amore vince la morte
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    In prossimità, desidero, del Santo dei santi
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    Citazione Originariamente Scritto da Khorlo Dèmchok Visualizza Messaggio
    Il Venerabile Ghesce Ciampa Ghiatzo
    ha lasciato il corpo alle 3.40 del 27 Novembre 2007



    Ghesce Ciampa Ghiatso è nato nel Dham, a nord della parte centrale del Tibet, nei primi mesi del 1932, sebbene il suo passaporto rechi la data di nascita del 15 dicembre 1931. Primo di sette fratelli di una famiglia nomade tibetana, fu chiamato Pelghie. Da piccolo si ammalava spesso, tanto da rischiare talvolta la vita, ma la sua salute migliorò notevolmente all’età di quattro anni. In quell’anno un lama Nyingma predisse che il bambino avrebbe lasciato la casa all’età di tredici anni per diventare monaco e che non avrebbe mai avuto problemi di sostentamento. A sette anni ricevette i voti intermedi di rinuncia dal famoso Purciog Jamgon Rinpoce, del monastero di Sera Je. Rinpoce, noto come manifestazione del futuro buddha Maitreya, diede al ragazzo il nome di Ciampa Ghiatso, che significa Oceano d’Amore.

    All’età di tredici anni egli lasciò la famiglia per andare a studiare nel monastero di Sera Je nei dintorni di Lhasa, proprio come era stato predetto nove anni prima. La sua vita nei successivi tre anni fu molto impegnativa. All’inizio impiegava il suo tempo soprattutto nel memorizzare testi e nei lavori domestici del monastero, anche se qualche volta usciva di nascosto per una passeggiata a Lhasa o al lago vicino. Tutti i giorni si svegliava alle quattro del mattino, puliva la stanza e faceva le offerte sull’altare prima di accendere il fuoco per il tè.

    A sedici anni Ciampa Ghiatso cominciò gli studi accademici di filosofia buddhista con un testo chiamato Raccolta di soggetti, memorizzandone le pagine mentre faceva i lavori di casa. Partecipava alle varie assemblee di monaci nella sala principale e cominciava a imparare e praticare l’arte del dibattito, che è usata come mezzo per studiare e realizzare il significato dei testi filosofici. Fu a Sera che Ciampa Ghiatso incontrò Thubten Yesce, che più tardi sarebbe divenuto uno dei suoi più cari amici e il lama ispiratore della Fondazione per la Preservazione della Tradizione Mahayana (FPMT). Ciampa Ghiatso e Thubten Yesce, appassionati del dibattito, formarono dei gruppi insieme ai loro amici per praticare questa arte filosofica. Quando non erano alle lezioni o in dibattito, Ciampa Ghiatso e un altro amico si nascondevano in camera di Thubten Yesce e tutti e tre, con la porta chiusa, leggevano i cantici e le biografie dei grandi meditatori.

    In quel periodo Ciampa Ghiatso ricevette l’ordinazione di monaco novizio dal grande maestro Tag Rig Dorje Ciang, studiò i voti e ricevette insegnamenti di lam-rim dal tutore del Dalai Lama. Per i successivi sei anni studiò i sutra della Perfezione della Saggezza e continuò a ricevere insegnamenti di lam-rim. Incoraggiato dal suo guru Ghesce Tasci Bum, all’età di ventidue anni ricevette l’ordinazione completa.

    La vita di Ciampa Ghiatso cambiò bruscamente nel 1959, quando l’occupazione cinese costrinse lui e migliaia di altri tibetani ad abbandonare la propria terra natia. Il 27 marzo 1959, lasciandosi alle spalle i suoi preziosi testi, le sadhane e ogni avere, su consiglio del suo guru si un"a un gruppo di trentacinque persone, insieme a Thubten Yesce, per fuggire attraverso il Bhutan e raggiungere, alla fine, l’India. Il viaggio fu duro e quando Ciampa Ghiatso arrivò a Buxa, in India, era molto malato. Fu immediatamente accolto nell’ospedale locale, dove rimase per cinque mesi per poi passare in un ospedale più grande nel Rajastan, dove rimase circa un anno e mezzo.

    Nel 1961, dopo circa due anni di ospedale, Ciampa Ghiatso ritornò per sei anni ai suoi studi e ai suoi dibattiti, stavolta nell’insediamento monastico di Buxa. Nel 1967, con altri cinquanta monaci, entrò nel Programma di Studi Buddhisti appena istituito nell’università sanscrita di Varanasi, dove nel 1970 ottenne il titolo di aciarya. Quindi, su richiesta del dipartimento per gli affari religiosi del governo tibetano, egli continuò i suoi studi al collegio tantrico Ghiu Me. L’anno successivo, dopo aver sostenuto esami approfonditi nei tre monasteri di Sera, Ganden e Drepung e dopo aver sostenuto il dibattito a Dharamsala, durante il festival di preghiera annuale del 1972, egli divenne un ghesce lharampa, il più alto titolo di studio conferibile.

    Ghesce Ciampa Ghiatso passò gli anni successivi aiutando a dissodare la terra, donata dal governo indiano al collegio tantrico Ghiu Me, finchè il dipartimento per gli affari religiosi non gli chiese di prendere parte a un nuovo programma di ricerca all’Istituto Tibetano Superiore di Varanasi. Con l’aiuto degli altri studiosi, Ghesce Ciampa Ghiatso scelse di analizzare e comparare le varie interpretazioni degli aspetti dei tre conoscitori (un soggetto dei sutra Prajnaparamita) dal punto di vista delle differenti scuole filosofiche. La sua ricerca a Varanasi si concluse nel 1976 con una tesi finale di 480 pagine.

    Dopo di chè tornò immediatamente al Ghiu Me, dove ricevette una lettera di invito dal suo vecchio amico Lama Thubten Yesce. Per diversi anni Lama Yesce aveva insegnato il buddhismo a un numero sempre più crescente di occidentali e ora sollecitava l’aiuto di Ghesce Ciampa Ghiatso, chiedendogli di andare a insegnare in Occidente. Ghesce Ciampa Ghiatso acconsentì. Nel 1980, dopo quattro anni di ritardi e cambiamenti di destinazione, egli partì per l’Italia, dove da allora è stato il principale maestro residente e la guida spirituale dell’Istituto Lama Tzong Khapa, uno dei più grandi centri FPMT nel mondo.

    Fonte: www.padmanet.com
    Mi dispiace davvero della sua morte.

    Ho un buon ricordo di lui.

    Uomo acuto, disponibile e sempre sorridente (a volte anche fastidiosamente...).


    Pace a lui nel suo nirvana.

  6. #6
    decolonizzare l'immaginario
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    DAI HI SHIN DARANI
    "Darani of the Great Compassionate One"





    NAMU KARA TAN NO TORA YA YA NAMU ORI YA BORYO KI CHI

    SHIFU RA YA FUJI SATO BO YA MOKO SATO BO YA MO KO KYA

    RUNI KYA YA EN SA HARA HA EI SHU TAN NO TON SHA NAMU

    SHIKI RI TOI MO ORI YA BORYO KI CHI SHIFU RA RIN TO BO NO

    MU NO RA KIN JI KI RI MO KO HO DO SHA MI SA BO O TO JO SHU

    BEN O SHU IN SA BO SA TO NO MO BO GYA MO HA TE CHO TO

    JI TO EN O BO RYO KI RU GYA CHI KYA RYA CHI I KIRI MO KO

    FUJI SA TO SA BO SA BO MO RA MO RA MO KI MO KI RI TO IN KU

    RYO KU RYO KE MO TO RYO TO RYO HO JA YA CHI MO KO HO

    JA YA CHI TO RA TO RA CHIRI NI SHIFU RA YA SHA RO SHA RO

    SHI RI SHI RI SU RYO SU RYO FUJI YA FUJI YA FUDO YA FUDO

    YA MI CHIRI YA NORA KIN JI CHIRI SHUNI NO HOYA MONO SOMO

    KO SHIDO YA SOMO KO MOKO SHIDO YA SOMO KO SHIDO YU

    KI SHIFU RA YA SOMO KO NORA KIN JI SOMO KO MO RA NO RA

    SOMO KO SHIRA SU OMO GYA YA SOMO KO SOBO MOKO

    SHIDO YA SOMO KO SHAKI RA OSHI DO YA SOMO KO HODO

    MOGYA SHIDO YA SOMO KO NORA KIN JI HA GYARA YA SOMO

    KO MO HORI SHIN GYARA YA SOMO KO NAMU KARA TAN NO

    TORA YA YA NAMU ORI YA BORYO KI CHI SHIFU RA YA SOMO

    KO SHITE DO MODO RA HODO YA SO MO KO

 

 

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