Roma, Hanefi racconta la prigionia
"Sono stato un capro espiatorio"
Gino Strada con Rahmatullah Hanefi
ROMA - Finalmente libero dopo mesi di prigionia nella carceri dell'Afghanistan. Con alle spalle l'accusa di essere colluso con i Talebani. Adesso Rahamatullah Hanefi, l'operatore umanitario di Emergency che ha mediato per la liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo, puoi sfogarsi: "Sono stato un capro espiatorio". In una conferenza stampa, al suo fianco Gino Strada, Hanefi, che domani sarà interrogato in Procura, racconta la sua esperienza e ribadisce di voler tornare a lavorare al più presto all'ospedale di Lashkar-gah.
Per tre mesi solo e sempre nella stessa cella, con i servizi di Kabul che gli rivolgevano una continua domanda: "Mi chiedevano su un presunto legame fra Emergency e Mastrogiacomo. Come se il giornalista di Repubblica fosse stato mandato da noi nella zona in cui poi è stato rapito per verificare magari dove far nascere altre cliniche". E a chi gli chiede se si senta sicuro ora, Hanefi (per la cui liberazione Repubblica aveva raccolto più di trentamila firme) replica: "Nessuno è sicuro in Afghanistan. Il paese è in guerra e neanch'io. Ma amo il mio paese ed amo Emergency, e non solo per quello che fa in Afghanistan". Rifarebbe il mediatore? "Il ruolo di Emergency è aiutare le persone che hanno bisogno. In questo caso noi siamo pronti" chiude Hanefi.
Poi la parola passa a Strada. Ed è uno sfogo diretto e senza troppi giri di parole: "E' la fine di una brutta storia che ha visto Emergency presa come bersaglio per tre mesi. Non è stato il solo Rahmatullah a pagare in prima persona. Contro di noi sono state lanciate calunnie, infamie, sottili dubbi che sapevamo essere grandi bugie e che come tali poi si sono rivelate". poi una raffica di attacchi: contro le "truppe di occupazione", contro i "preti sciacalli, da business men" che hanno "fatto manovre" sugli ospedali di Emergency rimasti chiusi per due mesi. Contro quei giornalisti, un "misto fra giornalisti e spioni", che hanno alimentato le calunnie. Contro i governi afgano e italiano che prima chiedono collaborazione e poi abbandonano.
Poi arriva l'affondo nei confronti del governo Prodi. "L'esecutivo non si è mai impegnato per la liberazione di Adjmal Nashkbandi", l'interprete di Mastrogiacomo, poi ucciso. "In tutte le conversazioni che ho avuto con il presidente del consiglio e il ministro degli esteri italiani, e sono state numerosissime - sottolinea Strada - non è mai stato posto il problema della liberazione di Adjmal". E stasera, a Roma, Emergency festeggia. A piazza Farnese, è in programma una serata di musica.


Gino Strada con Rahmatullah Hanefi
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