Mentre gli Stati Uniti dopo aver vinto brillantemente la guerra contro l’Irak, vittoria annunciata quattro anni orsono , si apprestano ad alzare i tacchi dopo aver sepolto sotto un mare di morti le loro criminali quanto fallimentari azioni di rapina ( non si possono usare mezzi termini e solo dei quozienti intellettuali da sub normale possono in buona fede ( la malafede ovviamente ragiona diversamente) giustificare Bush e la banda di Washington, una nuova guerra americano sionista sta per iniziare. Molto più seria e pericolosa. La guerra alla Russia di Putin.
Vale la pena di riassumere la situazione per capire quanto sta accadendo: l'evoluzione potrebbe essere decisiva e i paesi europei dovranno scegliere da che parte stare.
Da mesi ormai le centrali della disinformazia sionista, che controllano quasi tutta la grande informazione in Occidente, da Hollywood alle agenzie stampa, dai grandi quotidiani sino alla stampa di provincia, hanno scatenato un’offensiva frontale contro la Russia.
Basta prendere in mano il Corriere della Sera ( ma ovviamente la stessa solfa la trovate su tutti i giornali di De Benedetti e di Elkann , ovvero tutta la grande stampa italiana) per vedere la fila del “commenti” selezionati da Mieli. Siccome le firme italiane rimaste non sono sufficientemente adattabili, si ricorre in prima pagina direttamente ai sionisti dichiarati: Daniel Pipes, Bernard Henry Levy, Cohn Bendit, Farkas, Glucksmann, persino Ben Morris, agiografo del Mossad e fautore della deportazione dei palestinesi, Kagan, persino quel fanatico avvocato Alan Derzhovtz che vuole processare l’ex presidente Carter per antisemitismo e tutta una fila di prevedibili neo con, tutti lancia in resta contro il nuovo nemico: Vladimir Putin.
Manca poco e sarà nominato dall’internazionale sionista il nuovo Hitler: raggiungerà così Nasser, Arafat, Komeini, Milosevic, Saddam, Ahamadin Nejad e qualcun altro che ora ci sfugge.
La cara Russia di Eltsin, così amata dagli oligarchi e dagli americani, ha ora perso tutte le simpatie.
Il perché lo sappiamo bene.
Tutto parte da lontano. Più precisamente dal 2004, quando inizia la grande campagna anti russa.
Oggi, al di là delle parole ufficiali di circostanza, Putin è considerato un nemico. Nella propaganda. Nella realtà è solo un ostacolo contro l’egemonia imperiale americana.
Putin poteva accettare come Eltsin di essere un proconsole degli interessi americano israeliani: Avrebbe così arricchito se stesso e la famiglia, impoverito il popolo russo, distrutta la sovranità del suo paese. Ma avrebbe avuto grandi patenti “ democratiche” , sarebbe stato “onorato” dalla Casa Bianca, omaggiato dai maggiordomi europei al servizio del potere USA.
Invece ha preso la decisione sbagliata: ha pensato, l’infame che il suo paese avesse diritto alla sovranità, ha pensato che gli oligarchi con passaporto angloamericano o israeliano no avessero il diritto di vampirizzare le materie prime alla Russia a prezzi di saldi mentre i russi morivano di fame, ha pagato i debiti all’usurocrazia mondiale del FMI , ha osato proporre all’Europa un’alleanza di intersse reciproco, ha risposto a muso duro agli americani che vogliono piazzargli i missili sulla porta di casa.
Tutto ciò ha enormemente irritato Bush. E ha scatenato le accuse dei vari megafoni del Corriere di Sion.
Se l’opinione pubblica europea fosse correttamente informata ci sarebbe un plebiscito a favore di Putin. Ma viviamo in un delirio di menzogne, di notizie manipolate, di falsità grossolane ma talmente ripetute senza possibilità di contraddizione che la gente non riesce più a distinguere la realtà, anche se molti la percepiscono.
La “deriva antidemocratica” di Putin viene denunciata in modo martellante.
Ma quali sono i crimini di Putin in confronto a quelli di Bush? Un criminale di guerra che ha ucciso centinaia di migliaia di civili per occupare l’Iraq, mentendo spudoratamente sui motivi dell’invasione, fabbricando false prove, violando tutte le leggi internazionali in Serbia, Somalia, Kossovo, Afghanistan ( si, anche in Afghanistan) e in Iraq può dare lezioni di democrazia e di libertà? Ma con quale faccia di bronzo i giornalisti prezzolati osano prendere per buone le accuse a Putin e persino ritenerlo un tiranno mentre Bush sarebbe una persona perbene?
E’ difficile non restare impressionati da una falsa informazione che sarebbe di stampo sovietico se non fosse infinitamente più pericolosa perché abilmente mascherata. Come ha scritto il giornalista Giulietto Chiesa, l’informazione agisce come un coro di fondo. Vengono incessantemente ripetute menzogne vecchie e nuove, si giudica costantemente e platealmente con due pesi e due misure ma di tanto in tanto si lasciano emergere alcune verità. Tanto per dare l’impressione di obbiettività e ingannare ancor più il popolo bue o presunto tale. Poi il coro di fondo sommerge le note stonate e le cancella. Per anni gli anti comunisti si sono chiesti con angoscia come si poteva convivere con un sistema sistematicamente falsario come quello sovietico. Bene, oggi ci siamo arrivati: solo il sistema usa endorfine e lascia spazi di libertà individuali, benché sempre più ristretti. Il veleno è iniettato a piccole dosi ma à uguale a quello comunista. E d’altra parte basta vedere da che parte viene la propaganda. Erano comunisti sfegatati ( a differenza dei conservatori americani della vera destra, come Barry Goldwater e Pat Buchanan) quasi tutti i sionisti diventati oggi neo-con: lo erano in ItaGlia Mieli e Ferrara, lo era Gad Lerner ( tutti in Lotta Continua) lo era Cohn Bendit , Glucksmann e B. Henry Levy, e lo erano anche i neo con americani che oggi sono all’estrema destra americana: i troskisti Leo Strass e David Kristol e Norman Podhoretz. Potremmo continuare nell’elenco ma tanto basta: in realtà questi signori non sono mai stati davvero né comunisti né anticomunisti ma solo sempre filo sionisti.
E’ significativo tuttavia dell’uso della menzogna come filosofia politica come questa gente- che è stata comunista e i cui antenati ideologici in passato hanno contribuito in modo decisivo all’edificazione del comunismo leninista e stalinista – oggi rimproveri a Putin di essere stato un comunista , anche se era semplicemente un militare che serviva la nazione come continua a fare oggi ( e per questo lo odiano) . E’ una costante doppia verità che arriva a negare qualsiasi evidenza, esattamente come facevano i comunisti.
Ma torniamo a Putin.
La montatura mediatica contro la Russia è di tono più aggressivo di quella contro l’ex Unione Sovietica.
Oltrettutto è talmente invereconda da sembra ideata per semideficienti.
Mentre gli americani e i loro tirapiedi sono impegnati ad occupare e massacrare paesi a migliaia di chilometri di distanza, dopo averli invasi con menzogne macroscopiche (si, anche il terrorismo) i vari Levy, Glusksman e altra frattaglia sionista latrano “contro le violazioni dei diritti umani in Cecenia”. Ma la Cecenia è una provincia della Russia. I terroristi islamici ceceni sono più feroci degli agfhani e sicuramente degli iracheni che non erano per nulla terroristi. L’Iraq non era una provincia americana ( se un nuovo diritto internazionale ora stabilisce il diritto alla secessione va bene: ma non valere solo per Kossovo e Cecenia, cioè dove valgono i porci comodi sionisti americani) quindi l’attacco americano che aveva zero giustificazioni ( ormai nessuno, salvo pochi pennivendoli di Corrieri e Corrierini ha il coraggio di negare che Bush e le sue canaglie hanno mentito spudoratamente sull’Iraq) risulta essere un’invasione da processo di Norimberga, se quella buffonata storica avesse un qualche valore giuridico.
Ma i sionisti e gli americani i processi amano farli agli altri, loro sono immuni.
Per inciso il terrorismo, e un terrorismo ben manipolato , ( leggi qui) ha colpito molto di più la Russia ( a Mosca e Beslan) che gli USA, a parte l’orrenda montatura dell’11 settembre ( clicca qui) e la rivolta cecena ( che ha, sia chiaro, molte giustificazioni etniche e religiose) minaccia direttamente gli oleodotti russi, linfa vitale della nazione.
Gli americani hanno fatto molte più vittime in Iraq e in Afghanistan ( per non parlare dell’invasione mascherata della Somalia) che non i Russi i Cecenia ( a casa loro, peraltro) . In base a quale principio di equità e di diritto internazionale Putin è più criminale di Bush?
Putin non è democratico, dicono i media al servizio della plutocrazia.
Lo è anche troppo. Perché bisogna essere deficienti, o più semplicemente totalmente mistificatori, per far credere che un paese uscito da 70 anni di orrenda dittatura comunista che aveva distrutto alla base la classe media e l’imprenditoria, potesse diventare la Svezia socialdemocratica.
Dopo il crollo del comunismo era crollato anche quel poco che restava dell’impalcatura statale. La gente moriva di fame. Eltsin era una canaglia che preferiva litri di vodka alla gestione faticosa di un paese in rovina. Cosa sarebbe diventata la Russia senza Putin? Semplice : una terra di rapina per l’oligarchia usuraia. I famosi oligarchi erano quasi tutti ebrei russi. Come hanno potuto diventare tanto ricchi da comprare pezzi di Russia seppur a prezzi stracciati? Un esempio fra tutti Khodorovski, ora giustamente in galera: con 250 milioni di dollari prestati da Rothschild aveva acquisito proprietà minerarie per miliardi di dollari e si apprestava a cederle alle compagnie petrolifere americane. Fu arrestato per evasione fiscale ma in realtà fu accusato , più che giustamente, di tradimento. Idem Abramovic, un morto di fame diventato schifosamente ricco grazie alle speculazioni sulla pelle dei russi: Abramovic ha avuto l’astuzia di scappare in Gran Bretagna, terra d’adozione per galantuomini come lui o Berezovsky, altro oligarca con la stessa targa che da Londra chiede che Putin venga ucciso.
Ha scritto, pur con estrema prudenza ( è l’unica firma ancora libera del CdS ma deve pur sempre far i conti con Mieli e Elkann) Sergio Romano, con la sintesi geniale che lo contraddistingue:
“Vladimir Putin ha un progetto politico. Quando succedette a Boris Eltsin ereditò uno Stato corrotto, governato per procura da un drappello di oligarchi ( Romano “dimentica” di notare che gli oligarchi erano quasi tutti ebrei legati alla finanza americano ebraica che li foraggiava e non faceva certo gli interessi nazionali russi, ma lo si può capire, visto che scrive ancora sul CdS ndr) che si erano appropriati delle risorse nazionali, insidiato dalla criminalità, dalle spinte secessioniste di alcune repubbliche periferiche e da baroni che governavano le province come altrettanti feudi. Il suo principale obiettivo, da allora, è la rifondazione dello Stato russo e la modernizzazione della sua economia. Lo persegue con mezzi alquanto discutibili che hanno suscitato i timori e l’indignazione di una parte della società internazionale: una sanguinosa guerra cecena, un uso spregiudicato della vecchia organizzazione in cui aveva fatto le sue prime armi, un uso altrettanto spregiudicato della giustizia contro coloro che si oppongono al suo programma. Il processo a Michail Khodorkovskij è una brutta pagina di storia giudiziaria. Ma conviene ricordare che gli oligarchi avevano comprato le aziende statali con finanziamenti bancari del vecchio sistema sovietico ( Romano dimentica Rothschild ed affine, ma lo si può perdonare, ndr) , pagato interessi irrisori, restituito, grazie all’inflazione galoppante di quegli anni, una piccola parte del denaro ricevuto, usato la loro colossale ricchezza per comprare banche e mezzi d’informazione con cui intendevano influire sul governo e consolidare il loro potere.
Rientrati nelle casse dello Stato e accresciuti dalla lievitazione del prezzo del petrolio, i profitti degli oligarchi, nel disegno di Putin, dovrebbero servire a creare un nuovo sistema assistenziale. Il suo ultimo discorso al Parlamento sullo stato della Russia contiene a questo proposito indicazioni molto interessanti.
Certo, vorremmo che Putin agisse con altri mezzi e criteri. Ma non tocca a noi governare 17 milioni di chilometri quadrati o affrontare i problemi demografici di un Paese che perde ogni anno 700.000 abitanti. E non tocca a noi tenere insieme una società multinazionale, circondata da piccoli vicini, spesso politicamente instabili, con cui Washington cerca di stabilire rapporti di alleanza. Non sembra curioso che il vicepresidente americano Richard Cheney, dopo avere lanciato contro la Russia un anatema democratico, abbia fatto un viaggio in Kazakistan, un Paese dove il presidente è eletto ormai da parecchi anni con il 90 per cento dei voti? E non sembra significativo che il presidente Bush abbia ricevuto alla Casa Bianca il presidente dell’Azerbaigian, figlio ed erede di un esponente della vecchia nomenklatura sovietica che fu per molti anni l’uomo del Kgb a Baku?
Non è tutto. Bisogna aggiungere che Putin gode in questo in momento di un consenso pari al 70 per cento del Paese; mentre quello di Bush è sceso al di sotto del 30 per cento.” ( oggi è peggio, ndr)
Molto chiaro. Ma è chiaro anche ai pennivendoli al servizio della disinformazione.
Quando in Austria vinse Haider le comunità sioniste gli dichiararono guerra e se la presero soprattutto con i due o tre giornali “nazionalisti” cioè non in mano agli amici degli amici. Più ancora del petrolio era importante per gli oligarchi e i loro sodali internazionali mettere le mani su stampa e televisione. Era quello che cercavano di fare sia Gudinsky, diventato poi persino vice presidente del Congresso mondiale ebraico e ora nei guai con la giustizia che Berezovsky, un mafioso ebreo russo trasferitosi nell'accogliente Londra e che è arrivato ora a chiedere un golpe che elimini Putin. Senza che il governo inglese muovesse un dito.
Berezovsky
La stampa del “mondo libero e democratico” ora cerca con il solito martellamento ( Putin sarà il prossimo Hitler, minaccia di sioà i soliti noti, P la copia di Arafat, Nasser , Ahmedinejad ecc. ecc.) di preparare il terreno alla prossima guerra fredda.
Lo fa la solita incredibile faccia tosta, che poi è incarnata dal grugno di Bush.
Prendiamo la piccola realtà provinciale del Corriere del Ticino, copia conforme del Corriere della Sera. Scrive il CdT, a firma del solito Morina: “ Un riavvicinamento tutt’altro che incondizionato, ma costruttivo in quanto tre nuovi protagonisti apparsi sulla scena politica europea (Angela Merkel in Germania, Nicolas Sarkozy in Francia ( i nuovi servi atlantici, ndr) e, prossimamente, Gordon Brown nel Regno Unito stanno rendendo più agevole il rapporto con Washington in quanto privo di vecchie pregiudiziali e più proiettato verso il futuro. Bush può dire di aver trovato in Europa un fronte compatto soprattutto di fronte all’aggressività del Cremlino. Lo scudo antimissilistico che gli Stati Uniti intendono installare in Europa e che tanto fa infuriare Putin non si dimostra oggetto di contestazione da parte europea. Piuttosto, la minaccia di veto da parte di Mosca sull’indipendenza del Kosovo dalla Serbia, l’ostruzionismo russo sul programma nucleare iraniano, i ricatti energetici all’ex-spazio sovietico, la cyberguerra contro l’Estonia e la repressione dell’opposizione interna hanno convinto la «vecchia» Europa dell’inefficacia della politica della compiacenza. ( sic!!!) Ciò non significa necessariamente la creazione di un fronte euro-atlantico anti-Putin( !) ma la volontà di aderire ad una base comune in grado, se necessario, di esercitare le opportune pressioni.”
Ora, c’è qualcuno dotato di un quoziente intellettuale superiore a 90 che non si metta a ridire di fronte al “fronte compatto” agli ordini di Bush per frenare l’aggressivité del Cremino?
Ma siamo deficienti? Gli Stati Uniti hanno aggredito la Serbia, occupato il Kossovo, stanno massacrando l’Afghanista e l’Iraq, bombardano in Somalia, vogliano attaccare il Sudan, abbattere Chavez in Venezuela, stanno spargendo un mare di sangue fuori casa loro e i Corrierini e Corrieroni parlano dell’aggressività di Putin! Questa, signori, è l’informazione “obbiettiva”, da mentecatti che ci viene propinata! La sola, signori, che permetta ad un giornale di ricevere la necessaria razione di biada, si chiama pubblicità, per sopravvivere.
Non basta.
Putin è “autoritario”.
Bush per nulla. Notoriamente a Guantanamo ci sono solo alberghi a 5 stelle, i prigionieri, senza processo, senza difesa, senza speranza, arrivano a suicidarsi dopo qualche anno di permanenza nelle galere democratiche americane. Non solo , gli Stati Uniti, grande paese leader della libertà, della democrazia, dei diritti umani, organizza viaggi turistici anche per i riluttanti.
Preleva i fortunati direttamente a casa loro, cioè a casa nostra, in Europa, li sbatte in un areo e li sprofonda in galere rumene, bulgare, siriane, egiziane, dove saranno torturati a dovere.
Naturalmente con il plauso del Corriere del Ticino: siamo o no di fronte ad un conflitto di civiltà?
Putin invece ha fatto lasciato che una manifestazione di allegri sodomiti capeggiati da quel gran figo di Luxuria fosse presa a pedate a Mosca e rispedita (o) in luoghi più consoni, a Roma per esempio.
Una macchia intollerabile per un paese che non ha capito che il suo problema principale non è sfamare 170 milioni di persone che il comunismo ( ideale di Luxuria) aveva ridotto in miseria ma dare il giusto rilievo all’orgoglio ( ma de che, direbbero a Roma) omosex.
Putin non ha afferrato uno dei dogmi della civiltà atlantica, libero sesso in lurido Stato.
Coscientemente o meno, Putin è diventato un ostacolo da eliminare per il progetto di governo mondialista americano-ebraico ormai talmente evidente da non essere neppure più troppo mascherato.
L’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) è «arcaica, non democratica e rigida»: l’ha detto Vladimir Putin al Forum Economico di San Pietroburgo, davanti a un folto pubblico di imprenditori, investitori ed economisti.
La stessa sede in cui Putin ha evocato la necessità di «una nuova architettura finanziaria internazionale» che tenga miglior conto dei Paesi ad economia emergente come Cina, India e Russia.
«Cinquanta anni fa i Paesi del G-7 contavano per il 60% del prodotto lordo mondiale, oggi il 60% è prodotto da Paesi al di fuori del G-7», ha esemplificato.
E poi: «Oggi il protezionismo per combattere il quale il WTO è stato creato, viene spesso applicato dai Paesi che fondarono l’organizzazione. E’ in questi Paesi che vediamo la maggior concentrazione di aiuti di Stato alle imprese. Non è per caso che stia prendendo forma un parallelo sistema di alleanze e accordi regionali, ciò che dà al mercato globale una nuova struttura. …Vale la pena di pensare a creare istituzioni regionali di libero commercio eurasiatico per incoraggiarvi gli scambi e gli investimenti».
Ha anche criticato «un sistema finanziario fondato su una o due sole monete», perché «la fluttuazione dei cambi di tali monete ha un effetto negativo sulle riserve di interi Paesi».
Ed ha caldeggiato un sistema fondato su una maggior quantità di divise, fra cui il rublo.
Ad ascoltare queste parole c’erano seimila personalità, fra cui i capi di Shell, Siemens, Deutsche Bank, BP, Nestlè, Chevron e Coca Cola.
Là sono stati firmati accordi commerciali per 4 miliardi di dollari, fra cui acquisto di aerei Boeing da parte di Aeroflot.
Che la Russia interessi il business è evidente, come ha rilevato lo stesso Putin: «Gli investimenti esteri diretti nell’economia russa sono cresciuti di 2,5 volte rispetto allo scorso anno. Il totale degli investimenti esteri supera ora i 150 miliardi di dollari».
La fuga di capitali, uno dei grandi problemi della federazione russa, è ora rovesciata: «Per la prima volta abbiamo avuto un afflusso netto di capitale di 41 miliardi di dollari».
Sono dati di un Paese aperto agli stranieri quanto vuole il Financial Times; ed evidentemente non ritenuto rischioso dagli investitori che accorrono a frotte a mettervi i loro capitali.
Ma questo discorso non è apparso sui media occidentali, se non con brevi citazioni derisorie.
E Le Monde ha scritto che «l’attacco di Putin al WTO» è dovuto al fatto che, benchè la Russia bussi a quella porta dal 1993, continua ad esserne tenuta fuori.
Ha contro «le reticenze americane», dice Le Monde, e Paesi come la Polonia e la Georgia.
Questa pone il veto.
Perché «trae l’essenziale dei suoi introiti in quanto Paese di transito» del petrolio e delle merci russe, e «il fatto che posti di dogana situati tra la Russia e l’Ossetia del sud e l’Abkhazia del nord sfuggano al controllo del potere georgiano gli fa perdere milioni di dollari».
Ciò che ha fatto dire a Pascal Lamy, il super-capo del WTO: «La Russia non ha ancora il capitale di fiducia» necessario all’adesione.
Nonostante gli investitori esteri, questa «fiducia», gliela riconoscano affidandole i loro capitali.
Niente da fare.
Per i media, Putin è l’uomo che «ha minacciato di puntare di nuovi i suoi missili contro l’Europa»: frase che non ha mai pronunciato (come vedremo): evidentemente, la sua figura sta subendo il «trattamento Ahmadinejahd», che mai ha pronunciato la sua volontà di «cancellare Israele», ma che viene dipinto come il folle irrazionale capo dell’islamofascismo suicida.
La creazione del nemico, nell’uno e nell’altro caso.
La decisione è presa, e lo prova anche questo: alla chiusura del G-8, Vladimir Putin ha tenuto una conferenza stampa di un’ora e mezzo.
Dove ha risposto con franchezza a domande su tutto: la proliferazione nucleare, il Kossovo, i diritti umani, la democrazia interna, il suo attuale scontro con Washington per i nuovi euromissili…
Era presente il fior fiore dei media occidentali.
Nessun articolo però è uscito, salvo un breve accenno (critico) in un editoriale del Washington Post.
Eppure ne valeva giornalisticamente la pena.
Nell’impossibilità di riportarne la lunga trascrizione completa (che si trova in francese e in inglese sul sito della RIA Novosti e del Cremlino (kremlin.ru/eng/), ne prendiamo qualche passo.
Sui missili che Bush vuol piazzare in Polonia: «Una volta installato tale sistema di difesa missilistica, esso funzionerà automaticamente entro l’intero sistema di capacità nucleare degli Stati Uniti. Sarà parte integrante della capacità nucleare USA. Per la prima volta nella storia - voglio sottolinearlo - ci sono elementi della capacità nucleare USA sul continente europeo. Ciò, semplicemente, cambia l’intera configurazione della sicurezza internazionale… naturalmente, dovremo reagire a questo».
E’ la pura oggettiva verità.
La dottrina nucleare americana ha superato il concetto di «deterrenza» per un nuovo concetto, che il professore di Harvard Thomas Schelling, economista premio Nobel, ha chiamato «compellenza»: Washington non si dota di nuovi mezzi per «dissuadere» (se mi spari, io sparo a te), ma per «costringere» (se non fai quello che voglio io, ti sparo).
E volge questa minaccia alla Russia, dotandosi di una capacità di lanciare un primo colpo atomico senza dover temere la risposta.
Putin: «Azioni unilaterali e spesso illegittime non hanno risolto alcun problema. Anzi, hanno causato nuove tragedie umane e creato nuovi focolai di tensione. Giudicate voi stessi: guerre e conflitti regionali e locali non sono diminuiti. Si muore più di prima: notevolmente di più, notevolmente di più!».
«Oggi assistiamo ad un quasi incontrollato iper-uso della forza, forza militare, nelle relazioni internazionali, forza che sta precipitando il mondo in un abisso di conflitto permanente».
«Assistiamo a un disprezzo sempre crescente per i principi del diritto internazionale. Norme legali indipendenti diventano sempre più simili, di fatto, al sistema di diritto di uno specifico Stato. Uno Stato, prima e più di tutti gli Stati Uniti, ha scavalcato i suoi confini nazionali in ogni modo. Questo è visibile nelle politiche culturali, economiche, educative che impone alle altre nazioni. A chi piace questo? A chi sta bene?».
«Ogni giorno di più, nella politica internazionale vediamo la tendenza a risolvere ogni dato problema secondo i processi della cosiddetta convenienza (expediency), in base al clima politico attuale. Naturalmente ciò è estremamente pericoloso. Ne risulta che nessuno si sente sicuro. Sottolineo: nessuno si sente sicuro. Perché nessuno sente più il diritto internazionale come un solido muro che lo protegge. E questo ovviamente stimola una corsa agli armamenti» [Le spese militari nel mondo sono cresciute del 37% in un anno, ndr].
«Sono convinto che abbiamo raggiunto il momento decisivo in cui dobbiamo pensare sul serio ad una architettura di sicurezza globale».
«Noi abbiamo evacuato tutto il nostro armamento pesante dalla zona europea della Russia e le abbiamo posizionate oltre gli Urali. Abbiamo ridotto le nostre forze armate a 300 mila uomini. Abbiamo compiuto molti altri passi richiesti dal Trattato Adattato sullo Forze Convenzionali in Europa (ACAF). Ma cosa vediamo in risposta? L’Europa dell’Est riceve nuove armi, due nuove basi militari sono in costruzione in Romania e in Bulgaria, e ci sono due nuove aree di lancio di missili, un radar in Cekia e un sistema missilistico in Polonia. E noi ci chiediamo: cosa sta accadendo? La Russia disarma unilateralmente. Ma se noi disarmiamo unilateralmente, vorremmo vedere nei nostri partner la volontà di fare altrettanto in Europa. Al contrario, l’Europa viene riempita di nuovi armamenti, d nuovi sistemi d’arma. Non possiamo fare a meno di essere allarmati».
[…]
«Siamo forse noi che ci rimangiamo il trattato sui missili balistici intercontinentali (ABM)? Noi dobbiamo reagire a quello che i nostri partner fanno. Lo abbiamo detto loro già due anni fa: non fatelo, non c’è bisogno. Cosa state facendo? Voi state distruggendo il sistema di sicurezza internazionale. Dovete capire che ci forzate a prendere contromisure… Non ci hanno ascoltato. Poi sentiamo che loro sviluppano nuove testate nucleari a bassa potenza… abbiamo detto loro: ci sono mezzi migliori per combattere il terrorismo che creare armi atomiche a bassa potenza e abbassare la soglia d’uso di armi nucleari, perché questo mette l’umanità sull’orlo della catastrofe atomica. Ma essi non ci ascoltano. Essi non cercano un accordo. Il loro punto di vista sta tutto in una frase: chi non è con noi è contro di noi.
«Certa gente ha l’illusione di poter fare quello che vuole, in spregio agli interessi di altri Stati. E’ appunto per questo che la situazione internazionale peggiora ogni giorno e finirà in una corsa agli armamenti. Ma non siamo noi ad istigarla. Noi non la vogliamo. Perché dovremmo desiderare di deviare delle risorse in armamenti? E noi non peggioriamo i nostri rapporti con alcuno. Citatemi un caso di una nostra azione per peggiorare il clima internazionale. Non ce n'è nessuno. Ma dobbiamo rispondere».
E qui Putin ha detto che dovrà decidere «quali mezzi precisamente adottare per poter distruggere le istallazioni che i nostri esperti ritengono una minaccia potenziale per la federazione russa».
Questa è la frase che è stata tradotta dai media occidentali come «la minaccia di Putin di puntare i suoi missili sulle città europee».
Ad una domanda sulla mancanza di democrazia in Russia, Putin ha sventolato il rapporto di Amnesty International: «Questo rapporto ha una sezione sugli Stati Uniti. Amnesty conclude che gli Stati Uniti sono oggi il principale violatore dei diritti umani e delle libertà nel mondo.
Sulle critiche a ciò che non funziona in Russia: «…queste critiche sono spesso giustificate. In molti casi non sono giustificate, secondo noi, ma ci sono casi in cui lo sono… ci criticano molto i media per le decisioni di non autorizzare certi giornali, licenziamento ingiustificato di giornalisti, e una quantità di critiche alle nostre leggi sull’immigrazione. Ci arrivano molte critiche sul sistema giudiziario e di detenzione… ma non facciamo finta che altrove tutto vada per il meglio e solo noi abbiamo problemi. Non c’è scarsità di problemi… guardate solo quel che accade in Nord America, è spaventoso: tortura, gente senza casa, Guantanamo, gente detenuta senza inchiesta né processo».
Forse è per queste parole che Putin è stato censurato?
Oppure per le ultime, a proposito delle elezioni presidenziali prossime in Russia.
«Non consentiremo a nessuno di violare la costituzione russa… il vincitore delle elezioni della Duma e presidenziali sarà chiunque riceva il voto della maggioranza dei cittadini russi in voto segreto diretto. Voi avrete a che fare con la Russia scelta dal suo popolo, non con la Russia che qualcuno, da fuori, vorrebbe. Non consentiremo tentativi di alcuno di intervenire e sostenere forze politiche all’interno del nostro Paese, mentre le elezioni si avvicinano, allo scopo di perseguire i suoi propri interessi in Russia».
Questo è il discorso, mutatis mutandis, che dovrebbe fare ogni statista - statista non politicante di quelli che ci impestano la vita - di ogni nazione seria. In Europa si è persa la traccia.
Ma non la speranza, almeno nei circoli intellettuali che , da Milano a Parigi o Berlino. cominciano ad agire di concerto e a vedere in Putin un esempio e un alleato.
Tra un leader dell'intelligenza di Putin e un burattino da avanspettacolo come Bush per gli europei il dubbio non dovrebbe porsi. Nonostante la propaganda stampa americano sionista.





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