Processi a rischio, non è possibile trascriverli in tempi brevi
Mercoledí 11.07.2007


Vittime della mafia, della malasanità. Morti bianche. Per loro, forse, non sarà mai fatta Giustizia e non per mancanza di volontà da parte dei giudici, ma perché molti processi penali potrebbero chiudersi con una prescrizione. A causare la decadenza del procedimento giudiziario, un gravissimo problema di ordine burocratico e cioè la mancata trascrizione degli atti processuali in tempi brevi. Lanciano l’allarme proprio in questi giorni, Cittadinanza Attiva, la Fondazione Enzo Tortora ed il foglio elettronico messinese Imgpress, dove operatori giudiziari e cittadini calabresi e siciliani in odore di protesta, stanno avviando una serrata campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica con varie lettere, per chiedere al Ministero della Giustizia di fermare lo scempio delle mancate trascrizioni degli atti giudiziari che rischiano di annullare anche processi di una certa rilevanza penale.

Ma perché gli atti non vengono trascritti in tempi brevi? La spiegazione sta proprio in un provvedimento del Ministero, risalente a novembre 2006, quando, con un bando, si affidava, tramite gara pubblica, il servizio di trascrizione di verbali processuali, udienze del GIP e sentenze, ad una società esterna. Prima di quella data, il servizio di trascrizione degli atti giudiziari veniva affidato (per carenza di organico) sempre ad operatori esterni, ma si trattava di piccole ditte residenti nelle aree territoriali di competenza dei tribunali e gli atti trascritti, venivano depositati entro tre giorni. Oltre i tre giorni, la ditta diveniva inadempiente e il contratto prevedeva l'applicazione di penali. Con la gara d’appalto del Ministero, il servizio di trascrizione degli atti giudiziari, di tutto il territorio nazionale, è stato affidato ad un ‘unica società: la RTI Astrea-Lutech e sembra che da allora i ritardi nella trascrizione siano diventati anche di parecchi mesi.

Ad esempio in Calabria, nei distretti della Corte di Appello di Catanzaro i ritardi delle trascrizioni sono anche di 4 mesi. Una condizione che costringe i giudici al rinvio dei processi con il rischio di scadenza dei termini di custodia per pericolosi boss mafiosi. Le situazioni giudiziarie calabrese e siciliana, infatti, quelle più a rischio per l’elevato tasso di criminalità presente in queste due regioni e dove sono avvenuti episodi scandalosi proprio per colpa di mancate trascrizioni. A marzo 2007 un processo penale di mafia a Vibo Valentia, viene rinviato per mancanza di trascrizioni. Qualche settimana più tardi, un processo in Corte D’Appello a Catanzaro per l’omicidio colposo di una bimba viene rinviato a novembre di quest’anno, con il rischio di cadere in prescrizione.

Ma i danni di questi ritardi burocratici sono molteplici e rasentano il paradosso. Come i giudici che devono motivare le sentenze a memoria per mancanza di atti, con il rischio di rendere inutile il ricorso in appello. Ma esiste anche il rischio che molti atti non vengano mai trascritti, perché si tratta di dati e file che viaggiano senza protezione da una regione all’altra o anche per via informatica, senza filtri di sicurezza, divenendo materiale di facile consumo per gli hacker, in barba ai più elementari criteri di riservatezza. Ma una udienza avvenuta in Sicilia e trascritta in Lombardia potrebbe anche essere male interpretata. Un interrogatorio con il Gip, ad esempio, avvenuto a Palermo ed espresso in termini dialettali e poi trascritto a Milano potrebbe causare errori di interpretazione con conseguente condizionamento della sentenza. Le toghe minacciano scioperi “ perché in questo modo “ avvertono “sarà impossibile portare i processi in Cassazione”. Per i siciliani ed i calabresi, dunque, la Giustizia può attendere? Speriamo proprio di no!

Rosalba Mancuso