10/07/2007
FINI: "IL GOVERNO STA PER CADERE. SI VOTERA' A MARZO 2008"
Il leader di An al Resto del Carlino: "Prevedo un esecutivo elettorale guidato da Amato".
Bologna, 10 lug - La crisi di governo è «ormai in vista». Tanto da potere ipotizzare «il voto già nel 2008, senza alcun governo di larghe intese». E la Cdl candiderà «Silvio Berlusconi, che ha saputo tenere unita la coalizione». Ieri, la giornata bolognese di Gianfranco Fini, leader di An, prevedeva una tappa nella sede del nostro giornale. Dopo un incontro con Andrea Riffeser Monti, vicepresidente e amministratore delegato della Poligrafici editoriale, l’ex vicepremier ha risposto alle domande di Giancarlo Mazzuca, direttore del Qn e del Resto del Carlino, e di Pier Luigi Visci, condirettore del Carlino.
Presidente Fini, la crisi di governo è inevitabile?
«Direi che è in vista. Credo si possa parlare di elezioni nel 2008».
C’è chi invoca un governo di larghe intese.
«Non ce n’è bisogno. Serve un governo che porta al voto».
Un Prodi bis?
«No. Mi pare più logico pensare a una persona come Giuliano Amato».
E con quali tempi?
«Se la crisi si apre in autunno, dopo l’investitura di Walter Veltroni a leader del Partito democratico, ci sono i tempi tecnici, ipotizzando tre mesi di ordinaria amministrazione, per votare a febbraio-marzo 2008».
Si voterebbe con questa legge elettorale.
«Ci sarebbe tempo per apportare un correttivo necessario: prevedere il premio di maggioranza anche al Senato assegnato su scala nazionale e non regionale».
Prima o poi, però, le regole dovranno cambiare.
«Io ho firmato per il referendum e invito a farlo. Serve una legge bipolare che tagli l’erba sotto i piedi ai partiti che oggi hanno un potere di interdizione con l’uno per cento».
Perché firmare?
«Per mettere il Parlamento nella condizione obbligata di fare una legge che semplifica: 23 partiti sono troppi. E se il Parlamento non ce la farà, ci penseranno gli italiani».
Prodi inciamperà sullo scalone?
«I temi che possono innescare la crisi sono tanti, dalla politica estera alle pensioni, alla finanziaria. E’ solo questione di tempo».
Il colpo di grazia lo darà Rifondazione, come nel ’99?
«Non credo che la crisi sarà determinata dalla sinistra radicale, ma dal centro dell’Unione».
Può spiegare?
«Primo: la storia non si ripete quasi mai. Secondo: la sinistra radicale ha già fortemente impresso la sua impronta all’azione del governo Prodi. Ora può accettare qualche compromesso. La crisi scoppierà quando diranno basta quanti, nell’ultimo anno, sono stati pallidi fantasmi della cui esistenza si comincia a dubitare».
I nomi.
«Penso a due che sono rimasti fuori dal Partito democratico: Lamberto Dini e Clemente Mastella. D’altronde, Dini è stato chiarissimo: voto no a questa legge sulle pensioni. Se le parole hanno un senso...».
La Cdl è pronta per nuove elezioni? Chi sfiderà Veltroni?
«Silvio Berlusconi. E’ il leader del maggiore partito della coalizione, l’ha tenuta unita. Per quale motivo dovremmo pensare a un altro da contrapporre a Veltroni?».
Temete il ‘fascino’ del sindaco di Roma?
«Beh, Veltroni è in politica da tanti anni, nel 1996 era già vicepremier di Prodi, ma verrà presentato come l’innovatore, come una specie di uomo della Provvidenza per il centrosinistra. Ce la metterà tutta per fare dimenticare la delusione di Prodi. Anche grazie a forti appoggi mediatici. Di questo dobbiamo essere coscienti».
Ci riuscirà?
«Intanto lo attende subito un sentiero tortuoso: garantire continuità al governo e, quasi ogni giorno, smarcarsi dall’esecutivo. Ma il punto è un altro: Veltroni sa che se gli italiani capiscono che il problema non è il direttore d’orchestra, ma sono gli orchestrali, le sue chance sono azzerate».
Il problema, cioè, è la coalizione?
«Non c’è dubbio che Veltroni dovrà tenere insieme una coalizione che ha anime contrapposte».
Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, suo alleato, non esclude «possibili ragionamenti» con il centrosinistra se Veltroni saprà fare a meno dell’ala radicale.
«Che Veltroni, in cuor suo, abbia opinioni molto diverse da alcuni suoi alleati è fuori dubbio. Ma che si liberi dai condizionamenti della sinistra radicale è da vedere».
Se lo facesse, e poi strizzasse l’occhio all’Udc?
«Se lo fa, certifica l’impossibilità del Pd di governare. Anche se qualcuno del centrodestra fosse pronto a dare il proprio contributo. Non dimentichiamo che la legge elettorale obbliga i partiti a fare alleanze prima del voto. Il Pd si alleerà con la sinistra radicale. E a quel punto, per i moderati del centrodestra il dialogo sarà impossibile».
Veltroni lascerà la poltrona di sindaco di Roma?
«Disse che avrebbe fatto il sindaco a tempo pieno. Da leader del Pd e candidato premier, non potrà più farlo. Penso che terrà fede all’impegno preso e si dimetterà».
A quel punto si voterà.
«E la Cdl calerà un asso, una personalità con chance concrete di vincere».
Si parla di lei.
«In un mazzo di carte di assi ce ne sono quattro. E non è detto che sia io».
A Bologna, per il 2009, si parla di una voglia di rivincita di Giorgio Guazzaloca. Che ne pensa?
«Guazzaloca ha la mia piena adesione. Ma è essenziale che si pronunci in tempi brevi. Metta le carte sul tavolo in modo che si possa costruire sin da ora, e me lo auguro, una candidatura sul suo nome. Oppure si possa trovare per tempo un candidato idoneo. Sarebbe un danno se arrivassimo a ridosso del voto senza un’alternativa».
Un anno dopo avere lasciato il ministero degli Esteri, come vede la situazione delle nostre truppe in Afganistan?
«Restano le perplessità. Non sulla missione, ma sui limiti (di mezzi e di regole di ingaggio) che non ci mettono in condizione di garantire al cento per cento la sicurezza dei nostri militari».
Fonte : Resto del Carlino del 10 luglio 2007




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