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Discussione: Simbologia dell'acqua

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    Predefinito Simbologia dell'acqua

    La simbologia dell'acqua (*)

    di G. C. B.

    I quattro elementi (cinque nella tradizione cinese; ma anche il pensiero occidentale conosce una "quintessenza" con ruolo di "centro" ) sono alla base di una immaginazione volta ad assimilare il reale. Per questo essi sono alla base di molti processi iniziatici; note a tutti sono le quattro prove alle quali Afrodite costringe Psiche e che conducono la fanciulla a un più alto livello dell'essere, cui anche si innalzerà il narratore Apuleio che adombra e poi esplicita la propria iniziazione isiaca.

    Nel pensiero occidentale - greco o ebraico o nella speculazione alchemica - i quattro elementi si legano analogicamente a tutte le simbologie del quattro: le quattro proprietà (freddo, umido, secco, caldo); i quattro temperamenti (melanconico, flemmatico, collerico e sanguigno); le quattro stagioni; le quattro fasi del giorno; le quattro età dell'uomo; le quattro fasi del processo alchemico; i quattro colori fondamentali.

    Adamo fu creato dai quattro elementi, ma anche dalla polvere presa dai quattro angoli del mondo; e di quattro colori.

    Nella speculazione dei presocratici i quattro elementi sono all'origine del mondo; in particolare l'acqua è all'origine di tutto per Orfeo e per Talete. I quattro elementi sono in relazione tra loro, cioè possono esser derivati l'uno dall'altro nella mobilità tipica del pensiero simbolico che procede per analogie.

    Platone ne dà, nel Timeo, una diffusa trattazione geometrico-simbolica, e li divide in 3 + 1 (acqua-aria-fuoco deducibili tra loro e terra come elemento a sé stante) analogamente a quanto fa il pensiero cabbalistico dal [i]Sepher Yetzirah[i] in poi. Particolarmente enigmatica, l'apertura del Timeo ("Uno, due, tre: e dov'è, caro Timeo, il quarto... ?") può introdurre una sottile speculazione alchemica (cfr. Jung) e ricorda l'assioma della Profetessa Maria.

    Qui di seguito tratteremo dell'acqua, l'elemento cioè che, tra i quattro, è il più presente nella speculazione simbolica; perché esso, più di ogni altro, si carica di significazioni cosmiche. E', per meglio dire, elemento cosmogonico per eccellenza: è principio di vita che penetra tutte le cose della natura.


    1- il ciclo vitale

    La materia vivente iniziò dall'acqua la sua avventura nel nostro pianeta; nel liquido (amniotico) vive l'uomo la sua formazione iniziale; l'acqua costituisce la quasi totalità della materia vivente. Logico quindi che, a monte anche del pensiero razionale, già nell'albeggiare del pensiero simbolico l'uomo percepisse, per immediata intuizione, la fondamentale importanza dell'acqua nel ciclo vitale. L'acqua divenne così oggetto di una enorme speculazione e ai suoi modi di apparire furono legate infinite ierofanie presso tutti i popoli.

    In particolare, presso quelli che si affacciano sul Mediterraneo dai loro paesi prevalentemente aridi, le acque dolci, indispensabili e benefiche generarono sempre stupore, miracolo e poesia. Le più belle espressioni tramandateci sono legate al verdeggiare della natura attorno alle sorgenti o alla sacralità dei pozzi, assi del mondo, microcosmi che legano il cielo agli inferi.

    Al contrario, presso i popoli del Nord-Europa l'acqua - impregnando il paesaggio nelle sue valenze lacustri e paludose, legandosi al freddo e al grigio pluviale del clima, assumendo toni cupi e insondabili - appare associata soprattutto ai temi della disgregazione della materia, dell'inganno, del mondo infero grigio e umido. Anche nel Mediterraneo, tuttavia, esiste una valenza infera e di morte legata all'acqua: sono le acque del mare che per millenni terrorizzano le popolazioni con la loro immensità, le loro furie, le misteriose e inquietanti isole lontane delle quali si favoleggia.

    Il mare, sede di esseri mostruosi, è impuro tanto per gli ebrei che per gli egiziani. Il mondo greco rurale ancora ne diffida nel momento in cui Esiodo racconta Le Opere e i Giorni. Il mare, con le sue incognite e i suoi inganni, è il teatro dei lunghi itinerari dell'eroe in cerca di se stesso e il rifugio di una antichissima e imprevedibile divinità ctonia: Poseidone.


    2 - Le acque della morte

    Questa misteriosità del mare e i suoi terrori legano le acque al tema della morte. E' dall'Oceano, in un gorgo pauroso ove sarà condotta Psiche nelle sue prove iniziatiche, che nascono le acque dello Stige, nefaste anche agli Dei Olimpici se spergiuri. Gilgamesh, nel suo viaggio alla "Foce dei Fiumi", in cerca dell'erba dell'immortalità, dovrà attraversare senza toccarle le livide "acque della morte". La doppia valenza di morte e vita e il simbolo di rigenerazione - presente in ogni tradizione iniziatica - pongono tuttavia nell'Oceano, o comunque legano all'acqua, il mito dei Paradisi terrestri. Il giardino degli Dei dell'epopea di Gilgamesh è in riva al mare, dove vive la fanciulla Siduri dispensatrice del vino; nell'Oceano, alla "Foce dei fiumi", vive Utnapishtin, il vecchio saggio superstite dal Diluvio che ottenne l'immortalità. Lì, sul fondo del mare, è l'erba della vita che dona l'eterna giovinezza.

    Misteriosità del mare significa misteriosità degli esseri mostruosi e imprevedibili che vi si celano: ancor oggi molte barche mediterranee recano a prora l'occhio apotropaico antenato della polena.

    Il mare è popolato di pesci e serpenti, animali freddi e primitivi che si equivalgono sul piano simbolico e sul cui significato salvifico e sapienziale - nella doppia valenza illuminatrice o diabolica, fecondante o mortifera - si aprono interminabili capitoli del pensiero simbolico. La barca di Urshanabi, che trasporta Gilgamesh, ha prora di serpente. Un serpente esce dalla fonte a cui beve Gilgamesh e gli ruba l'erba dell'eterna giovinezza: così cambierà pelle. Il mostruoso Leviatano occupa il fondo del mare nella leggenda ebraica. Nel ventre della balena si rigenera spiritualmente Giona.

    Nel mito greco Poseidone, che presiede a tutte le acque del mare e della terra inizialmente intese come connesse tra loro, è divinità arcaica preomerica. Poteidan ed Ennosigeo, egli è sposo della Madre Terra; il suo mito è legato al cavallo - incarnazione archetipica dell'istinto - che lo individua come individua Hera-Ippia. Le oscure forze primordiali trasmesse dall'acqua al cavallo riemergono nel mito di Pegaso; nato dal collo reciso della Gorgone e domato da Athena, dea della ragione. Il cavallo Pegaso si rilega all'acqua facendo scaturire la fonte Ippocrene, sacra alle Muse figlie di Mnemosine: la Memoria, la cui acqua dona, nel mito orfico, vita eterna agli iniziati. La vera vita trae origine da un legame profondo con la vita sepolta.


    3 - Cancro, Scorpione e Pesci

    Morte e vita si congiungono nell'unità della totalità: se l'acqua della Memoria dà la vera vita, quella del fontanile accanto al cipresso, l'acqua di Lete, dà l'oblio e introduce al regno dei morti. I laghi sono occhio del mondo infero: Dioniso è Limneo e Dioniso violerà gli Inferi, divenendo poi fulcro di culti misterici di morte-rinascita. In Grecia e nel mondo mediterraneo i laghi paludosi celano la porta degli inferi; così si spiega il lago Stinfale legato all'impresa di Eracle (altro violatore degli inferi), all'Idia di Lerna, alle Sirene e, secondo il sincretista Macrobio, al segno astrologico del Cancro. Del resto, per i Greci, la palude è simboleggiata dal labirinto, il cui centro è meta del viaggio iniziatico. La palude ha doppia valenza: nel suo fango sono gettati, nel Nord-Europa, i bastardi, i deformi e i colpevoli, affinchè esso li rigeneri nella pullulante vita che, in Asia, fa della palude il simbolo della fecondità. Nella palude nasce, è nutrito, è protetto l'egizio Horus, reincarnazione dello smembrato Osiride.

    Tutte queste acque sono riassunte nella grandiosa architettura del pensiero astrologico. Se il Cancro è acqua originaria, acqua madre, limpida e profonda acqua di gestazione (che ha il suo parallelo nel Serpente dell'astrologia indiana, nel freddo, nell'umido, nel notturno e nel femminile), lo Scorpione è l'acqua mortifera e disgregatrice che tuttavia prepara la rinascita. Sotto il suo segno avviene la semina alchemica e inizia la putrefactio; anche sotto il suo segno era la semina del grano nel mese sacro a Demetra e al suo segno corrisponde il 17° giorno del mese di Atyr, quando Osiride fu ucciso con simbologia lunare. L'acqua si salda cosi con le divinità del ciclo lunare e del ciclo vegetale. E novembre sarà, per la Chiesa Cattolica, il mese dei Morti e dei Santi che ripetono, con la loro duplicità, il significato acquatico dello Scorpione.

    Quanto ai Pesci, simbolo di dissolvimento e di rinascita spirituale, basti, ad illustrare il segno, il sorgere dell'archetipo negli anni della venuta di Cristo, che camminò sulle acque.


    4 - L'acqua della vita

    Il simbolismo delle acque rivela l'intuizione del Cosmo come unità. Nel pensiero mitico, le cosmogonie pongono le acque al principio e alla fine di avvenimenti di portata cosmica; il Diluvio segna la morte-rinascita dell'umanità, evitandone la decadenza a forme sub-umane per causa dei peccati.

    Questa doppia valenza è espressa dal rituale dei Battesimo e dal significato rigeneratore del bagno: i simulacri di Afrodite, Hera, Athena, Cibele, venivano annualmente immersi; così pure la Madonna e il Crocifisso, in relazione anche all'implorazione della pioggia.

    Le cosmogonie presentano abitualmente le acque come primordio e la pioggia come sperma. Per Omero, Oceano era all'origine di tutto, era acqua maschile così come Teti era acqua femminile, entrambi figli della Notte. La cosmogonia babilonese vede la fusione iniziale di Apsu e Tiamat - l'ebraica Teom - acque superiori e inferiori, maschili e femminili. Così nelle leggende ebraiche derivate. Presso molti popoli il ciclo cosmogonico inizia con la separazione anche violenta di alto e basso, cielo e terra, acque maschili e femminili. YHWH è un vecchio Dio della pioggia che tiene moltissimo a imporre il proprio dominio sulle acque inferiori; Zeus ha il fulmine, così come tonanti sono gli dei vittoriosi all'inizio dell'epoca storica, post-neolitica, che evolve da culti lunari e ctonii a culti solari. Zeus feconda Danae come pioggia e, secondo Eschilo, Urano fecondava Gea con la pioggia; quando la falce lunare di Kronos dividerà i genitori dando origine al tempo, è ancora nell'acqua che fruttifica lo sperma del fallo reciso e nasce Afrodite.

    L'acqua è vita anche in senso spirituale: chi beve l'acqua di Cristo non avrà mai sete. Per Tertulliano l'acqua fu prima sede dello spirito divino. Ma l'acqua è morte per S. Agostino. Morte e vita, cioè nuova vita: l'acqua, intuizione di unità, è legata alla profezia. Dal Mare Eritreo sorge il babilonese uomo-pesce Oannes, che insegna agli uomini la scrittura e l'astrologia. I Greci provavano terrore e attrazione per l'acqua, che disintegra e germina dando follia e profezia. Esiodo raccomanda di pregare prima di attraversare un fiume. A mezzogiorno si evitavano fontane, fiumi, sorgenti, umidità legate a grotte e ombre d'alberi; ivi regnavano, ambigue, le Ninfe.

    Nei miti celtici, caldaie, pentole e calici magici donatori di immortalità sono rinvenuti in fondo al mare o ai laghi. Hera-lppia, legata a Poseidone, equivalente di Gea antica sposa di Urano, ha occhi bovini e corna lunari, è vacca così come Urano, il cielo, è toro, tuono, pioggia. Hera è venerata con Zeus Naios (o "della sorgente") presso la sorgente Dodona, ove ha nome Diona, femminile di Zeus, equivalente a Diana, dea lunare; ivi è dea del cielo luminoso e dell'acqua.

    Hera fu dea lunare iconologicamente eguale a Iside-rugiada e alla Madonna.

    L'acqua-morte è data ai morti perchè li "uccide" placandone la sete; l'acqua-vita riporta in vita il pesce secco nella diciottesima Sura del Corano e nella leggenda itanica di Alessandro Magno nel Paese delle Tenebre,



    Il mare in tempesta


    5 - L'Albero e il Giardino

    L'acqua, nel pensiero simbolico, non è legata soltanto alla Luna ma anche ad altri due simboli di fondamentale importanza: l'albero e il giardino. Osiride dai tre falli è acqua di sorgente ma anche albero; sacrilego è chiudere una sorgente o tagliare un albero da frutto. Acqua e albero uniti sono cantati in alcuni dei più bei passi delle Upanishad; sono presenti nelle visioni profetiche di Ezechiele e nell'Apocalisse.

    Nel pensiero ebraico il Re pianta l'albero dei mondi dopo aver trovato una sorgente, che è la Torah. Hokma, acqua di Dio, irriga l'albero i cui frutti sono le anime dei giusti. Tanto nelle Upanishad quanto nella speculazione ebraica, questi alberi hanno le radici in alto. Il sedicesimo Inno dei Rotoli del Qumran offre una stupenda rappresentazione simbolica e poetica: alberi acquatici crescono alti sulla palude, ma solo quelli di vita, che ricevono l'acqua pura dei canali, sopravviveranno. L'acqua irrigua dei canali ha un ruolo importantissimo nella speculazione ebraica, che trae le immagini dalla vita delle oasi; canali d'acqua irrigua sono le trentadue vie della saggezza; acqua fluisce per i canali che uniscono le dieci Sefirot.

    Acqua e giardino appaiono legati, anche materialmente, nelle famose costruzioni dell'antichità il cui significato e la cui topografia erano sempre simbolici. Giardini romani, arabi, persiani e giapponesi erano immagine del mondo e del Paradiso Terrestre; avevano alberi fruttiferi, piante odorose, correnti d'acqua viva. Come ricchi di acqua viva sono i giardini del Paradiso coranico.

    Il giardino delle Esperidi, sede nuziale di Hera e Zeus, era luogo di eterna vita, possedeva l'albero dai pomi d'oro custodito dal serpente ed era in un'isola dell'Oceano. L'Eden aveva quattro fiumi che lo irrigavano perpetuamente ed era un giardino. Il giardino, con significato simbolico nella lirica persiana e trovadorica, ha, in Persia, una vasca-specchio al centro; attorno a questo, si svolge con complessi significati esoterici. La fontana è al centro del giardino arabo, con valore simbolico. Al giardino, come all'albero, l'acqua si lega essenzialmente come fonti e fiumi, oltreché come vasca-specchio.

    L'acqua del fiume manifesta sempre la possibilità universale; discenderne la corrente sino all'oceano significa tornare all'indifferenziato, mentre il risalire alla sorgente simboleggia il ritorno alla sorgente divina. Il suo attraversamento simboleggia un cambiamento di stato.

    La fontana è l'acqua viva che sorge al centro del Giardino, ai piedi dell'Albero della Vita, nel Paradiso Terrestre. Le sue acque sono ambrosia, soma, eterna giovinezza ed elisir di vita e sgorgano ai piedi di un albero. Quest'acqua non è per tutti, è custodita da draghi e deve esser conquistata con prove iniziatiche; di tali immagini sono ricche fiabe e leggende. Anche il drago di Andromeda esce dall'acqua e Perseo lo uccide, con la spada ricurva che uccide la Gorgone e ricorda la falce di Kronos.

    La fede è acqua che sgorga nell'anima del credente per Origene; per S. Ambrogio il Paradiso e il fiume della Sapienza sono il terreno dell'anima.


    6 - Congiunzione alchemica

    La fanciulla nel giardino tra le acque, la fanciulla custodita dal mostro marino, il viaggio dell'eroe tra le acque popolate dai mostri, conducono al tema dell'acqua come simbolo dell'anima. All'anima si lega il mito di Arianna, figura di Afrodite terrestre e di anima che guida l'eroe al centro del labirinto iniziatico. Nelle favole, in fondo ai laghi vi son castelli incantati dove gli eroi compiono viaggi iniziatici e trovano tesori o principesse; mentre le fontane danno vita a immagini di fanciulle. A partire dal patrimonio dei simboli e dal pensiero iniziatico, la psicologia junghiana ha esplorato un campo immenso di rappresentazioni che restituiscono l'immagine dell'anima e delle sue vicissitudini attraverso visioni di acqua terrifiche o pacificanti.

    Acque putride, torbide alluvioni devastanti, torrenti, piogge e diluvi, allagamenti, fiumi maestosi, mari immensi, profondità marine o lacustri inesplorate, acque limpide e azzurre, glauche, trasparenti e serene, acque di fontane e di sorgive; appaiono tutte rappresentazioni dell'anima e del suo rapporto con il nostro io, che anela all'acqua e alla fanciulla, cioè all'anima, nella ricerca dell'integrazione. Perché è l'anima che guida verso lo spirito.

    La congiunzione degli opposti - acqua e fuoco o anche re e regina, tema guida della speculazione alchemica - appare qui in tutta la inquietante doppiezza del simbolo. Al processo alchemico l'acqua è già indispensabile all'inizio come rugiada ristoratrice, cioè acque celesti purificatrici. La rugiadosa Iside era la nera "Chernia" che dà il nome all'alchimia. E l'elemento animico, il calore del desiderio, è anche importante per avviare il processo, sino al suo primo approdo nella "fontana dell'amore". L'acqua è detta "madre", cioè "mia madre che è il mio nemico", perché quella divina uccide i vivi e resuscita i morti. Tale acqua divina (ùdor thèion) è acqua di zolfo, cioè Mercurio, con tutta la duplicità dello sfuggente e proteiforme elemento (anche Proteo era divinità marina, viveva in una grotta e aveva il dono profetico).

    L'opus alchemico, come sforzo di raggiungere l'unione con valori archetipici suscitando il simbolo, nascondeva il rischio della follia: gli alchimisti ne avvertivano accennando al rischio di affogare. La congiunzione degli opposti avviene dentro fontane miracolose; distillando l'acqua resta il dragone, che, mordendosi la coda, diventa simbolo di totalità.

    La aqua permanens ha virtù trasmutativa (come il Mercurio) ed è anche la cristiana "acqua di grazia" o aqua doctrinae o spititus veritatis; acqua che è vita e morte per Cirillo di Gerusalemme.

    L'acqua è la "arcana sostanza", è "Adamo", forma l'idrolito o pietra d'acqua; ma il Mar Rosso è acqua di morte per i non consci, secondo i Peratici, per i quali Kronos era acqua in quanto potere di distruzione (tema, questo, fondamentale in alchimia). E per gli alchimisti esiste anche un'acqua "tifonica", sterile, dove non alligna la vita. Così come, per Esiodo, Gea partoriva acque feconde o sterili a seconda che il concepimento avvenisse o no sotto gli auspici di Eros.

    Per gli alchimisti l'acqua è l'opposto della mente astratta; è anche sangue (oltrechè vino) e col sangue uscì dal costato di Cristo per colmare quel Graal che è poi uno dei vasi celtici sottomarini. L'acqua si lega, poi, di nuovo all'albero dando origine alla arbor philosophica. Il legame acqua-anima torna di nuovo in alchimia con la figura di Melusina, una sirena: le sirene, per i Greci figlie di Acheloo, il toro-pesce figlio di Oceano e, come lui, origine delle acque; figlie forse anche di Persefone; sono, per Enoch, figlie degli angeli caduti.

    Poiché per Paracelso il Paradiso è sott'acqua, egli ritiene che lì rimasero le Melusine prima di venire a vivere nel sangue umano, simbolo primitivo dell'anima, parte del regno delle acque o Ninfididico. Secondo Paracelso, Melusina nasce nella balena di Giona ed è figlia di una ninfa sedotta da Belzebù. Ma Melusina è anche protagonista di delicate e suggestive leggende medievali e romantiche; è figura di donna-pesce bellissima che consola e inganna, guida alla giusta scelta e innamora di sé, si mostra e scompare dalle profondità dei laghi, nelle foreste incantate. Melusina appare in concomitanza di grandi eventi; supremo significato e insensatezza, è antenata di Margherita ed Elena del Faust.

    E' parente dell'ingannevole Morgana (che significa "nata dal mare"), di Afrodite e di Ishtar. Quest'ultima era rappresentata, in epoca ellenistica, come sirena a due code, cioè come Melusina; ed era legata alle feste nuziali di Maggio. A Maggio avvengono le nozze mistiche o chimiche degli alchimisti; l'anima si ricongiunge con lo spirito.


    7 - L'eterno fluire

    La speculazione sullo Spirito trova nell'acqua il proprio elemento simbolico con la tradizione cabbalistica narbonese e geronese. La Kabbalah e il sistema delle Sefirot rappresentano, per la mistica ebraica, un mezzo per contemplare e ordinare in via intuitiva una realtà superiore, inaccessibile per via razionale. Nel libro Babir, le tre consonanti BRK consentono di costruire l'equivalenza tra Berakà (benedizione) e Berekà (stagno, accumulo d'acqua); da allora il flusso della vita nel suo rapporto col divino (dall'alto in basso o dal basso in alto) diviene pienamente simboleggiato da una circolazione di acque.

    Malkut, la sposa, la Shekinah, oggetto dei più poetici appellativi tanto quanto la fidanzata del Cantico dei Cantici, è allora "orto irriguo", ed è irrigata o fecondata da Tiferet tramite Yesod, la fontana che non inaridisce, la sorgente delle anime, il membro virile. Tiferet fa da tramite tra l'alto e il basso dell'albero sefirotico come Sciamayim, cioè cielo, cioè acqua di fuoco (tale è sempre la spermatica pioggia); cabbalisticamente esh più mayim, fuoco più acqua, Dio nel ruolo di demiurgo. Tiferet - fontana e radice - è tale perché promanante da Geburah, il rigore di fuoco, e da Hesed, acqua di Grazia e origine del mondo. Come nel Genesi il mondo origina dalle acque, così dunque in teosofia esso origina dalle acque di Hesed, che è perciò simbolo di Abramo, posto a fondamento dell'edificio del mondo inferiore.

    Tiferet e Yesod sono fontane o sorgenti inesauribili perché l'immensità inesauribile delle acque di Hesed riceve alimento, tramite Bina che dà la forma al mondo in gestazione, dalle inesauribili acque primordiali del mare o bacino superiore di Hokma, Spirito Santo o Sophia. Questa inesauribilità delle acque di Hokma è celata a sua volta nella peculiarità del pensiero ebraico, che vede il mondo come volontaristico atto creatore di Dio; onde vi è sempre del nuovo al di sopra del Sole e il nuovo è dato dall'eterno fluire della sorgente creatrice in alto, la cui acqua colma il bacino di Hokma fluendone poi come benedizione di Sefira in Sefira a irrigare Malkut.

    Là, in Hokma, è l'origine del pensiero umano, quella è la vasca degli archetipi, massimo livello al quale il mistico può risalire di vaso in vaso. Per il cabbalista che voglia salire più in alto, come per l'alchimista disceso troppo in basso, è ad attendere soltanto la follia.

    Ma le Sèfrot, come avverte il Sefer Yetzirah, sono dieci e non nove, dieci e non undici. Un'altra Sefira, e una sola, è colei che colma dall'alto il bacino di Hokma: è Keter, la volontà di Dio, la Sorgente che sgorga dalle Tenebre primordiali, dalla notte di Tohu e Bohu d'onde fu originato il mondo.

    A quelle acque lo sguardo umano non può giungere, al di sopra delle acque di Hokma nessun piede umano può posarsi, così come è scritto: "E lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque".


    (*) Tratto da "Hiram" n. 6, dicembre 1981, pag.185, Ed. Società Erasmo.

    Dal sito http://www.esoteria.org/
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 09-03-10 alle 02:09
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  2. #2
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    Predefinito Rif: Simbologia dell'acqua

    Il femminile che si confonde, si scioglie e così annega nell'acqua...

    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 10-03-10 alle 01:18

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da sideros Visualizza Messaggio
    Il femminile che si confonde, si scioglie e così annega nell'acqua...
    O che, al contrario, torna al grembo, all'origine, all'energia rigeneratrice.

    Bellissimo dipinto, sideros...
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 10-03-10 alle 01:18

  4. #4
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    Massimo Centini

    L'ACQUA: UN DILUVIO DI SIMBOLI UNIVERSALI





    La sua vitale importanza ha assegnato all'acqua un'aura densa di significati che ha accompagnato l'uomo nel corso della sua storia: da quando abbiamo fonti scritte l'acqua è protagonista. Con frequenza è parte integrante del divino e svolge un ruolo fondamentale nella meccanica simbolica del sacro. L'acqua è un elemento rituale per eccellenza: la ritroviamo praticamente in tutte le religioni in cui ha un ruolo simbolico ben preciso, conteso tra il principio creativo e quello distruttivo. È in ogni caso potenza a cui si riconosce la fondamentale proprietà di rigenerare, di riportare alla purezza, ma è anche strumento divino per punire i peccatori: emblematico è il caso del Diluvio Universale presente in numerose tradizioni religiose.

    Nascendo dalla terra, presso molte culture è accolta come una manifestazione viva e dinamica: le sue origini spesso geograficamente lontane, il dinamismo che la contrassegna, il suo gorgoglio, sono visti come espressioni di un'entità nascosta in cui è insito un potere soprannaturale. Paradossalmente, nel mondo pagano, le dee dell'acqua erano protettrici contro la siccità e contro le alluvioni. Su questa scia si poneva il divieto, nella religiosità occidentale e orientale, di compiere qualunque azione contro l'acqua: infrangere tale limite corrisponderebbe ad una offesa a Dio.

    Su un altro piano troviamo il lancio di oggetti di vario genere nelle fonti e nei corsi d'acqua come richiesta di grazia o come offerta; una pratica che ha un'origine molto antica, ma non è ancora estinta: basti pensare alle tante monetine presenti in alcune fontane delle località turistiche. In genere si considera il lancio di monete e di doni nelle acque come una sorta di pratica protettiva per i viaggiatori: gli esempi più antichi di questo rituale sono ben assestati nella protostoria. Oggetti di diversa fattura offerti alle divinità delle acque sono stati ritrovati in laghi, fontane e fiumi.

    Va comunque osservato che oggi, nell'ambito della religiosità cristiana, numerose tradizioni collegate all'acqua taumaturgica fanno riferimento ad un patrimonio rituale precristiano, che si avvale di un apparato simbolico sostanzialmente attivo a livello psicologico e antropologico. Per esempio, nella Francia meridionale, durante la notte di San Giovanni, l'acqua del mare e dei fiumi era considerata dotata di poteri straordinari per guarire il mal di testa e il mal di reni. Plinio il Vecchio affermava che era possibile guarire dall'epilessia bevendo dell'acqua di fonte attinta di notte e conservata nel cranio di un uomo! Isidoro di Siviglia, nella sua presa di posizione contro maghi e cultori dei demoni, poneva, tra le figure da perseguire, anche gli hidromantii : «costoro sono detti così dall'acqua. Difatti l'idromanzia consiste nell'evocare in uno specchio d'acqua le figure dei demoni, e vedere e udire cose per mezzo di loro o dei loro inganni; versando del sangue nell'acqua, si possono evocare nello stesso modo anche i dannati».

    Nel XIII secolo, il domenicano Stefano di Bourbon, inquisitore di Dombes, ordinò che fosse distrutta la fonte consacrata a San Guinefort, un santo ibrido (uomo-levriero) popolarmente noto per essere un dispensatore di guarigioni miracolose, in particolare ai bambini. In tempi più recenti, a Galatina, nel Salento, l'autorità locale ordinò di murare il pozzo consacrato a San Paolo a cui si attingeva l'acqua necessaria al rito di guarigione dei tarantolati. Anche solo in considerazione della grande storia che caratterizza l'acqua, da oggi dovremmo provare a trattarla un po' meglio questa protagonista fondamentale della nostra quotidianità. Una protagonista che ci disseta e, attraverso i labirintici meccanismi del simbolo, si fa tramite tra Dio e gli uomini.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Simbologia dell'acqua

    L’acqua è la regina degli elementi. Si può trasformare in stato solido, liquido e gassoso e questa metamorfosi è alla base del “solve et coagula”.

    Il solido (ghiaccio), grazie al calore del fuoco, diventa liquido (acqua) e poi vapore (aria) per precipitare e ricondensarsi, cominciando nuovamente il ciclo.

    Così si uniscono i due principi vitali più importanti: l’acqua e il fuoco, quest’ultimo donato al nostro pianeta dal Sole.


    Sul piano esoterico il fuoco è simbolicamente rappresentato con una spirale ascendente, mentre l’acqua con una spirale discendente, attorno all’asse dell’equilibrio.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 10-03-10 alle 01:20

  6. #6
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    Predefinito Rif: Simbologia dell'acqua


    Il bagno sacro e rituale nel Gange rappresenta il ritorno alle acque dell'utero materno, il futuro legato inesorabilmente al passato.

    Luigi Pellini
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 10-03-10 alle 01:21

  7. #7
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    Predefinito Rif: Simbologia dell'acqua

    L'acqua viva dello Spirito Santo

    «L'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4, 14). Nuova specie di acqua che vive e zampilla, ma zampilla solo per chi ne è degno. Per quale motivo la grazia dello Spirito è chiamata acqua? Certamente perché tutto ha bisogno dell'acqua. L'acqua è generatrice delle erbe e degli animali.

    L'acqua della pioggia discende dal cielo. Scende sempre allo stesso modo e forma, ma produce effetti multiformi. Altro è l'effetto prodotto nella palma, altro nella vite e così in tutte le cose, pur essendo sempre di un'unica natura e non potendo essere diversa da se stessa. La pioggia infatti non discende diversa, non cambia se stessa, ma si adatta alle esigenze degli esseri che la ricevono e diventa per ognuno di essi quel dono provvidenziale di cui abbisognano.

    Allo stesso modo anche lo Spirito Santo, pur essendo unico e di una sola forma e indivisibile, distribuisce ad ognuno la grazia come vuole. E come un albero inaridito, ricevendo l'acqua, torna a germogliare, così l'anima peccatrice, resa degna del dono dello Spirito Santo attraverso la penitenza, porta grappoli di giustizia.

    Lo Spirito appartiene ad un'unica sostanza, però, per disposizione divina e per i meriti di Cristo, opera effetti molteplici. Infatti si serve della lingua di uno per la sapienza. Illumina la mente di un altro con la profezia. A uno conferisce il potere di scacciare i demoni, a un altro largisce il dono di interpretare le divine Scritture. Rafforza la temperanza di questo, mentre a quello insegna la misericordia. Ispira a un fedele la pratica del digiuno, ad altri forme ascetiche differenti.

    C'è chi da lui apprende la saggezza nelle cose temporali e chi perfino riceve da lui la forza di accettare il martirio. Nell'uno lo Spirito produce un effetto, nell'altro ne produce uno diverso, pur rimanendo sempre uguale a se stesso. Si verifica così quanto sta scritto: «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune» (1 Cor 12, 7).

    Mite e lieve il suo avvento, fragrante e soave la sua presenza, leggerissimo il suo giogo. Il suo arrivo è preceduto dai raggi splendenti della luce e della scienza. Giunge come fratello e protettore. Viene infatti a salvare, a sanare, a insegnare, a esortare, a rafforzare e a consolare. Anzitutto illumina la mente di colui che lo riceve e poi, per mezzo di questi, anche degli altri. E come colui che prima si trovava nelle tenebre, all'apparire improvviso del sole riceve la luce nell'occhio del corpo e ciò che prima non vedeva, vede ora chiaramente, così anche colui che è stato ritenuto degno del dono dello Spirito Santo, viene illuminato nell'anima e, elevato al di sopra dell'uomo, vede cose che prima non conosceva.


    (Dalle «Catechesi» di san Cirillo di Gerusalemme, Vescovo - Catech. 16, sullo Spirito Santo 1, 11-12. 16; PG 33, 931-935. 939-942)
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 10-03-10 alle 01:22

  8. #8
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    Predefinito Re: Rif: Simbologia dell'acqua

    Giancarlo Benelli

    LO SPECCHIO DEL CIELO


    Da Abstracta n° 29 (Stile Regina Editrice - settembre 1988 )




    Lukas Cranach il Vecchio – La Ninfa della fonte (1518)

    Il simbolo non ha contorni, non può mai esser racchiuso nella logica della forma e del concetto. Il simbolo è infatti ciò che appare, ma anche «altro»: è una trasparenza del mondo che continuamente eccede la forma attraverso la quale si manifesta. Ogni riferimento puntuale ad esso è un tradimento: elencare corrispondenze simboliche è scadere nell'allegoria. Il simbolo parla il linguaggio del mondo al mondo riflesso in noi: come lo specchio delle acque esso rinvia a noi la nostra stessa immagine da una profondità indefinita. L'acqua dunque, come ogni altro elemento, solo impropriamente può definirsi simbolo «di» qualcosa da individuare di volta in volta (vita, morte, dissoluzione, rigenerazione, e così via). Essa è piuttosto il veicolo attraverso il quale il simbolo parla aderendo in via immediata ad un'altra «acqua» che è in noi. Non altro significato ha l'antica traduzione del cosmo nei quattro elementi: l'acqua, l'aria, il fuoco, la terra del simbolo sono ben altro dai loro corrispondenti materiali; né derivano da essi. Son forse questi ultimi, se mai, che materializzano i loro corrispondenti simbolici. Dunque, riflettendo sull'acqua (come sugli altri elementi) l'uomo scopre il proprio essere nel mondo attraverso il mondo che ritrova in sé: è un vero atto di iniziazione che passa per il tramite di una conoscenza non mediata.
    L'acqua è forse privilegiata rispetto agli altri elementi perché, nella sua imprevedibilità, possiede tanto la calma gravità e la profondità abissale della terra, quanto la serpeggiante inquietudine dell'aria, quanto, infine, la mobilità del fuoco. Anche il sonnecchiare infido della brace, così diversa dalla fiamma, ha un corrispondente simbolico nel lento e tacito infiltrarsi dell'umidità nelle fondamenta. Ma l'acqua ha, in più degli altri elementi, lo spessore penetrabile ora limpido sui fondali, ora opaco e riflettente il cielo, che disloca il punto focale della psiche sempre altrove, in uno spazio illusorio che appare alla portata della nostra mano, e viceversa attira là ove il gorgo si rinchiude sul malcapitato. […]

    L'acqua mostra immagini che non si deve mai tentar di possedere. Non erano forse irrimediabilmente vergini le Ninfe? E sfuggenti, e pericolose. Quando il sole è alto e immobile a mezzogiorno, vapori evanescenti ondeggiano nell'ombra immota, sulle ripe erbose dei ruscelli, tra gli alberi protesi sul fluire dell'acqua. Sostare in quei luoghi significa allora consegnarsi all'irrompere di un mondo immaginale d'acqua, ove la psiche può dissolversi inseguendo i fantasmi delle Ninfe, provocando così la perdita dell'io. Gran timore dunque, e giustamente, ne avevano i Greci, che in quell'ora evitavano fontane, fiumi, sorgenti, umide grotte e verdi ombre. Il carattere dissolvente dell'acqua è strettamente legato al suo ruolo primigenio nel cosmo. Tanto nei miti cosmogonici sumeri, quanto in quelli ebraici ad essi imparentati, la massa indistinta delle acque preesiste alla creazione; e questo suo ruolo si ritrova, in diverse forme, sia nel mito orfico che in altri miti greci o nordici (1). Ciò da cui tutto viene è infatti ciò a cui tutto torna: se l'indistinto è all'origine della forma, nell'indistinto la forma è destinata a dissolversi. La germinalità dell'acqua non ha sesso: il suo potere fecondante è quello femminile delle Ninfe e del grembo, ma anche quello maschile delle divinità fluviali — note insidiatrici di fanciulle che potevano restare incinte per un innocente bagno — e del loro flusso seminale. Del resto Poseidone, che prima di essere dio del mare fu dio dei fiumi e delle sorgenti, era il fondatore per eccellenza, lo sposo della madre terra, cavallo e toro impetuoso. Un'altra vecchia storia ci riconduce alle acque come regno dell'immaginario, e all'ambiguo rapporto di questo con la vita. Che Narciso fosse tutt'uno con l'acqua lo si poteva sospettare, figlio com'era della cerulea Lirìope violentata dai gorghi del Cèfiso. Forse il suo volto lo attendeva da sempre, nell'occhio della fonte. Ma il Narciso che si specchia e si strugge alla fonte vede il volto dell'Uno affiorare come volto dell'Altro, enigma dell'io che non l'immagine sua gli ritorna, ma una nuova e più segreta sfinge che mani ansiose frantumano in altre inafferrabili, iridescenti immagini. Perché l'abisso della fonte è l'abisso dell'anima che vi appare, e attira il desiderio dell'Uno nel mai pagante inseguimento dell'Altro, cavo vibrare di un'Eco lontana, tremore liquido dissolvente nell'aria. Narciso reclina; stupita, sboccia e si specchia la corolla d'oro (2).



    Caravaggio – Narciso (1598 circa)


    Questo stupore delle acque, e il loro stretto rapporto con il cielo, sono stati già indagati dal Bachelard (13) al quale rinviamo il lettore. Noi spendiamo viceversa qualche parola sul rapporto tra acqua e anima. La psicologia analitica ha lungamente indagato questo rapporto a partire dall’opera di Jung; ricordiamo al riguardo James Hillman per il suo specifico interesse all’archetipo «anima».
    Che l'anima avesse qualcosa in comune con l'acqua lo ammetteva implicitamente già Eraclito quando effermava che per le anime è godimento, oppure morte, diventare umide; e, ancora: «Per le anime è morte diventare acqua, e per l'acqua è morte diventare terra; ma fuori dalla terra sorge l'acqua, e fuori dall'acqua, l'anima» (4). James Hillman (5) ha voluto vedere in questo frammento il principio alchemico del «solve et coagula», cioè il processo attraverso il quale l’anima, archetipo mutevole e inafferrabile in perpetuo divenire (anche questo sapeva Eraclito: «All’anima tocca un’espressione che accresce se stessa») si libera dalle proprie fissazioni dissolvendosi nell’acqua, dalla quale emerge consolidata in nuova «terra» cioè a in nuova materia psichica che produrrà nuova «acqua», cioè nuova anima. Così l'acqua appare sovente nei sogni in tutte le sue valenze a sottolineare i processi cui è sottoposta l'anima, mentre i rapporti che si istituiscono tra l'individuo e questi processi emergono dalla natura di queste acque.

    Appaiono cosi acque putride e melmose, acque «minerali» cioè prive di vita, alluvioni devastanti che irrompono con piogge torrenziali; calde piogge tropicali che irrigano un tripudio di verde; acque infide che salgono dal basso, tutto sommergendo; fiumi maestosi e solenni o trasparenti ruscelli; torrenti impetuosi e spumeggiami, misteriose profondità marine; mari verdissimi che sembrano respirare di una vita inquietante; immobili laghi di cristallo ovvero stagni cerulei o di cobalto che specchiano il cielo; acque limpide di fontane e di sorgive. Tentare di «spiegare» o «interpretare» la ricchezza di questo mondo simbolico che dev'essere, al contrario, vissuto, porterebbe soltanto ad inaridire la sua linfa, bagnandosi nella quale la nostra anima si delizia. Non per nulla la più affascinante rappresentazione di «anima» è quella Melusina — metà donna, metà serpente, maga potente e feconda — che usa immergersi e scomparire nelle acque dei laghi di foreste incantate. Come l'acqua dai mille volti cangianti e illusori, così Melusina appare e scompare, consola e inganna, è guida e perdizione, massimo significato e massima insensatezza. […]



    NOTE

    (1) Nel processo di creazione della tradizione ebraica vi è un chiaro esempio di lotta contro le acque da parte di YHWH. Occorre regolare le temibili e imprevedibili acque, dividerle in «superiori» e «inferiori»; queste però tendono nuovamente a riunirsi sfiorando il trono di YHWH che le calpesta. Tehom, la sumera Tiamat, le acque inferiori, è chiusa nella cavità della Terra, donde sgorga a fecondarla. Essa influenza il fato dell'uomo, ed è da lui inattingibile. Nel primordiale regno delle acque regnava il caos; le acque tornano, nel mito sumero ed ebraico, come diluvio che dissolve l'umanità peccatrice (cfr. R. Graves - R. Patai, / miti ebraici, Milano, Longanesi, 1969). I greci conobbero la primogenitura dell'acqua attraverso il mito orfico, che faceva risalire la generazione a Oceano e Teti. Questa primogenitura dava valore tremendo al giuramento degli Dei sulle acque dello Stige, la cui corrente circolare, sorgente dell'Oceano, alimentava il mondo sotterraneo e risaliva alle più alte vette, ove si recò a raccoglierla Psiche nella favola di Apuleio. Compito sovrumano, perché ciò equivaleva a catturare I'incontenibilità dell'energia vitale (cfr. Apuleio Metamorfosi o Asino d'oro, Torino, U.T.E.T., 1980; E. Neumann Amor and Psyche, Princeton University Press, 1971). Per i popoli nordici, nel profondo Oceano era nascosto il mostruoso serpente Midgard, il cui emergere nel giorno della fine del mondo (Ragnarok, o «distruzione dei poteri») provocava l'inondazione che poneva fine ad un ciclo. Inoltre essi vedevano il mondo accentrato attorno al gigantesco frassino Yggdrasill, l'albero del mondo, ai cui piedi era la Sorgente del Fato (Urd), custodita dalle Norne e da un grande serpente. Un'altra sorgente ai piedi di Yggdrasill, quella della Sapienza, era custodita dal saggio Mimir. Odino aveva dato un occhio per il diritto di bervi un sorso d'acqua (cfr. H.R. Ellis Davidson, Gods and Myths of Northern Europe, Hardmonsworth, Penguin, 1964).
    (2) Ovidio, Metamorfosi, III. Narciso, dal greco Narke è «torpore». Sul suo specchiarsi vedi anche Bachelard Psicanalisi delle acque, cit.
    (3) G. Bachelard, La poetica della rêverie, cit.
    (4) Traduzione di G. Colli, La sapienza greca, voi. Ili, Milano, Adelphi, 1980
    (5) La morte e il mondo infero, cit.


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    Predefinito Re: Rif: Simbologia dell'acqua

    Molte delle parabole narrate nei Vangeli fanno utilizzo del simbolo dell'acqua. Molto spesso la parola acqua non viene usata nel suo significato letterale, ma ad un livello differente, del tutto speciale.

    Ad esempio, in Giovanni 3, 4-5

    4 Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». 5 Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.

    Che cosa significa in questo contesto la parola "acqua"?

    Nel passo in cui viene narrato l'incontro con la donna samaritana, presso il pozzo di Sicàr, il Cristo parla di "acqua viva", come si può leggere in Giovanni 4, 10-14:

    10 Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». 11 Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? 12 Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». 13 Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; 14 ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna».

    In Geremia 2,13, ritroviamo la medesima espressione:

    Perché il mio popolo ha commesso due iniquità:
    essi hanno abbandonato me,
    sorgente di acqua viva,
    per scavarsi cisterne, cisterne screpolate,
    che non tengono l'acqua.

    Ma che cosa indica, in questo antico linguaggio, il termine "acqua viva"?

    L'acqua viene utilizzata qui nel senso di Verità; una Verità capace di rendere l'uomo vivo in se stesso. E' una Verità interiore o esoterica, senza la quale non è possibile aspirare ad alcuna evoluzione spirituale o ri-nascita.
    Gli uomini potrebbero anche scavare "cisterne" per conto proprio, ma queste cisterne sono "screpolate", nel senso che non trattengono l'acqua, cioè la Verità, e diventano così perfettamente inutili.

    Ladove non vi sia acqua, ovvero Verità, nella Bibbia spesso gli uomini sono descritti com "assetati".

    Isaia 41, 17-20

    17 I miseri e i poveri cercano acqua ma non ce n'è,
    la loro lingua è riarsa per la sete;
    io, il Signore, li ascolterò;
    io, Dio di Israele, non li abbandonerò.
    18 Farò scaturire fiumi su brulle colline,
    fontane in mezzo alle valli;
    cambierò il deserto in un lago d'acqua,
    la terra arida in sorgenti.
    19 Pianterò cedri nel deserto,
    acacie, mirti e ulivi;
    porrò nella steppa cipressi,
    olmi insieme con abeti;
    20 perché vedano e sappiano,
    considerino e comprendano a un tempo
    che questo ha fatto la mano del Signore,
    lo ha creato il Santo di Israele.

    Nel famoso episodio chiamato miracolo delle Nozze di Cana, in cui il Cristo fa mutare l'acqua in vino, viene descritta in realtà la trasformazione della medesima Verità esoterica ad un livello di comprensione più elevato nell'uomo, precisamente la suprema comprensione possibile. Le giare di pietra (simbolo della comprensione letterale, rituale della Verità), vengono riempite di acqua e poi trasformate in vino.
    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

  10. #10
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    Predefinito Re: Rif: Simbologia dell'acqua

    Alberto Cesare Ambesi

    LE ACQUE DELLE STELLE E L'ACQUA DELL'OSCURITA'


    Si legge in una lamina d'ispirazione orfica del IV secolo a.C. che, nel regno dell'oltretomba, l'anima dell'eroe (dell'iniziato ai Misteri) non dovrà troppo avvicinarsi alla sorgente che sta alla sinistra della "casa dell'Ade". Potrà e dovrà invece chiedere ai custodi della fonte - che si trova ai margini del lago di Mnemosyne - di bere la "fredda acqua dalla forte corrente" che da quella sgorga, giacché "Della Terra... figlia e di Urano stellato...". Un indispensabile atto rituale, affinchè l'essenza dell'Uomo, liberatasi dagli originari lacci titanici, possa prepararsi allo spirituale banchetto celeste che l'attende nell'oltretomba. [1]

    Afferma il Ginza (Tesoro), ovvero la raccolta basilare delle scritture mandaiche (o mandee che dir si voglia): "...Nulla era quando la Luce non era. Nulla era quando la possente (Vita) ancora non era giunta ad essere... Nulla sussisteva quando l'acqua non era: l'acqua è più antica della Tenebra. (Davvero) più antica della Tenebra è l'acqua.. ". Superflui lo stupore o la perplessità davanti a questo passo chiamato a rievocare il "preludio" alla nascita del Cosmo. La religione mandaica, infatti, le cui origini possono farsi risalire al I secolo a.C. e oggi appannaggio di una comunità di circa tredicimila seguaci, per lo più concentrati nell'area di Bassora, aveva e ha per fondamento una visione, secondo cui la manifestazione cosmica sarebbe teatro di una perenne lotta fra il Regno della Luce, rappresentato dalle acque correnti e il Regno delle Tenebre, riverberantesi nelle acque oscure e stagnanti. Da ciò, la conseguente simbologia che vede nei fiumi, nei ruscelli, o nei limpidi laghi il "fuoco della vita", e il "fuoco della morte" rappresentato invece dalle acque paludose. Con taluni, correlati doveri, per il fedele. A cominciare dall'obbligo di rinnovare il battesimo ogni domenica in acque "vive" al più significativo vincolo, richiedente l'unanime partecipazione, ai cosiddetti "banchetti celebrativi dell'ascesi dell'anima", sempre imperniati sulla consumazione di pani azzimi con olio, acqua, uva passa e spezie. […]



    Herbert James Draper – Ulisse e le Sirene (1909 [/size]



    Entro diversi orizzonti dell'antichità, oltre che in quelli citati, si seppe più volte intuire, con un'immaginazione mitologica, che nell'elemento acqueo si rispecchiavano talune realtà di tipo ulteriore, come confermato, fin dallo scorso secolo, dalla psicologia del profondo. E risaputo, per esempio, che la visione onirica di un fiume che irrompe in un letto asciutto, o il sogno che s'impernia sull'improvviso ripetersi del canto di una fontana, preannunziano, in modo consonante, la rinascita di energie che si erano inaridite o che erano state da troppo tempo "dimenticate" dalla coscienza. Non diversamente, d'altronde, ma con un ovvio, antitetico significato, la visione, durante il sonno di un acquitrino oppure di acque buie e stagnanti, si riferisce comunque a quelle facoltà psichiche, non purificate, che giacciono vibranti nel subconscio e, in quanto tali, oscuramente percepite dalla mente del sognatore quali arcaiche e selvagge forze istintuali. […]

    È difatti frequente che, nell'immergersi in esse, colui che sogna ne avverta spesso la vischiosità, traente verso il basso, con la conseguente paura di affogare: sensazione angosciosa che allude al rischio che possa prodursi un'inflazione psichica, uno squilibrio fra emotività e ragione generato da plurimi, incontenibili impulsi "ìnferi".
    Sia peraltro chiaro: il concetto della purificazione, così come si trova espresso nelle religioni precristiane, ha un significato che ingloba quello indicato dalla psicologia del profondo, ma ne amplifica la connotazione, in quanto riconosce a fondamento di tale azione e nei suoi effetti un potere spirituale precipuamente sovrumano. Non per nulla, l'egittologo e storico delle religioni, l'olandese Gerardus van der Leeuw (1890-1950), nel volume Fenomenologia della religione [2] potè sottolineare che la viva potenzialità trasfiguratrice dell'acqua era testimoniata dalle rappresentazioni tombali egizie, che... "mostrano il sacerdote, o la stessa divinità, mentre versa l'acqua in circolo da un vaso, al disopra del morto…", sempre che "l'aspersione d'acqua" non sia sostituita "...con una serie di piccoli anch", le croci ansate simbolo dell' immortalità, per cui, nell'un caso e nell'altro... "vi è purificazione con e per la vita". Una liturgia, codesta, che richiama alla memoria l'antica credenza secondo la quale vi è una profonda somiglianzà fra la pioggia fecondatrice della terra e ciò che possono donare e determinare, dall'Alto, le divinità celesti. Basti riandare al mito della nube generatrice di una pioggia d'oro, con la quale Zeus feconda Danae, la figlia di re Argo, dalla quale nascerà l'eroe Perseo. E al viaggio per mare, in una cassa, fino all'isola di Sefiro, della madre e del neonato, per volere del padre di lei, giacché un oracolo gli aveva predetto la morte, per errore, causata da un nipote.



    Tiziano, Danae fecondata da una pioggia d'oro (1553)


    E come non aggiungere, rimanendo entro l'orizzonte della simbologia mitologica, che proprio il viaggio per mare o fra le acque terrestri evoca la possibile, improvvisa emersione di affascinanti pericoli e/o la scoperta di nascoste preziosità, per la totalità psicospirituale dell'Uomo? I racconti mitici e le leggende concordano infatti nel sottolineare che le sirene degli oceani e le naiadi dei fiumi o delle sorgenti possono suscitare incantesimi in grado di condurre a rovina chi si lasci sopraffare dalla seduzione del loro canto o dall'avvenenza delle loro figure. Il che non significa che si debba ignorare la bellezza che da esse promana. Con le debite precauzioni, s'intende. Il che è come dire che già per gli uomini dell'antichità vi erano personificazioni della natura che dovevano concepirsi in senso traslato, alludendo alle ossessioni mentali, ai cedimenti emotivi che nascono dall'inconscio. […]


    NOTE

    [1]Cfr. Orfici, Frammenti, a cura di Graziano Arrighetti, Boringhieri Editore, Torino 1968 e Le religioni dei Misteri, vol. I, parte 3a, Fondazione Valla-Mondadori Editore, Milano 2002.
    [2] 2a edizione postuma uscita nel 1956; versione italiana pubblicata da Boringhieri Editore, Torino 1975.

    Da Il Giornale dei Misteri n°430 (agosto-settembre 2007)

 

 
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