Sotto il sorriso che cosa? Che si voglia o no, da un quarto di secolo gli italiani hanno a che fare con Silvio Berlusconi. Venticinque lunghissimi anni, con l'obiettivo di giornali e tv puntato di volta in volta sull'imprenditore edile, sul magnate delle televisioni, sul presidente del Milan, sul capo di un partito politico, sul leader dell'opposizione di centrodestra, sul premier italiano. Ma chi è, com'è davvero Silvio Berlusconi? Prova a rispondere un'autorità in materia, Mauro Mancia, neurofisiologo all'università di Milano e membro didatta della Società Psicoanalitica Italiana.
D'accordo che fra due mesi ci sono le elezioni, che la par condicio non è ancora entrata in vigore. Ma un'invasione mediatica del genere non si era mai vista, dove vuole arrivare Berlusconi?
Il presidente del Consiglio usa la televisione come una protesi di se stesso. Si tratta di una modalità altamente disturbante: l'identificazione proiettiva. Consiste nel trasferire negli altri le sue parti peggiori e più irresponsabili, far in modo che gli altri si identifichino con queste parti. Ad esempio, non è Berlusconi che ha commesso reati perché le sue parti peggiori che li hanno commessi sono i magistrati. E ancora, non è lui che ha il conflitto di interessi ma è il povero Fassino. Non è lui ad essersi servito di leggi ad personam ma è Prodi. Non è il suo governo che ha fallito, ma il governo precedente che ha creato caos. Così via.
Più che di miracolo italiano si dovrebbe allora parlare di miraggio italiano.
Una premessa: l'identificazione proiettiva è molto diffusa. Ma alcune personalità disturbate vi ricorrono in maniera massiva. Tendono a pervertire le relazioni umane o a manipolarle usando questo tipo di modalità.
Quanto la televisione ha aiutato e aiuta Berlusconi?
La televisione è uno strumento straordinario, che proietta fuori dallo schermo. Così mortiferi diventano i comunisti (che in Italia non ci sono più), invece sono le sue parti peggiori ad essere mortifere. Altra modalità è la negazione, negare la realtà. Qualche esempio: non c'è stato nessuno scontro con il capo dello Stato, il conflitto di interessi non esiste, la politica mi ha fatto impoverire. Oppure: il presidente del Consiglio, per definizione, non dice bugie. E invece è tutto il contrario. Questo crea un'enorme confusione, Berlusconi cerca nella confusione di recuperare qualche voto.
Riuscirà il premier a recuperare qualche voto per sé e per la Casa delle libertà?
Questo tipo di strategia può funzionare con chi vuol farsi ingannare. Berlusconi si rivolge a loro, da lui stesso allontanati. Usa le parole in sostituzione di fatti che non ha. Come? Alterando in maniera caricaturale la realtà. Così, ad esempio, si autoidealizza e diventa il santino di se stesso. Grottesco, caricaturale appunto. Dice che ci libera dal male cioè dai comunisti che non ci sono, si propone come un figlio ideale che adora la madre, un padre premuroso che si dedica alla moglie e ai figli. Questa falsità mediatica corrisponde ad una perversità etica: una sindrome per cui il soggetto perverte la realtà. La manipola.
Dopo il presidente operaio, il presidente imprenditore, ecco il presidente manipolatore?
Una strategia studiata a tavolino, parola per parola, per manipolare la realtà. Perversità etica significa appunto manipolare la realtà in maniera che saltino anche le regole etiche.
Che cosa deve fare l'opposizione? Come può reagire?
L'opposizione deve dire queste cose. Usare la tecnica della denuncia analitica perché i cittadini si rendano conto della perversione che sta mettendo il paese in uno stato di caos. Lo ripeto, la confusione è il risultato della perversità etica.
Perversione per perversione, ormai i politici si sono trasferiti in massa dal Parlamento agli studi televisivi. Loro da una parte, gli elettori dall'altra, lo schermo tv nel mezzo. A separare.
La spiegazione è semplice: così possono parlare di cose che il Parlamento non ha fatto.
L'intervista risale allo scorso gennaio, purtroppo l'opposizione di allora non ha seguito i suoi consigli né larga parte dell'elettorato pare essersene resa conto.




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