John F. Kerry stava per essere reclutato dai Repubblicani. L’episodio è svelato dai 78 mila documenti della Biblioteca Nixon ora pubblici grazie al passaggio di consegne fra la famiglia dell’ex presidente e il governo federale.

L’episodio di Kerry, candidato democratico alla Casa Bianca nel 2004, è testimoniato dai documenti dell’allora ministro della Giustizia John Mitchell che considerò il «laureato di Yale incline a rappresentare l’establishment» un possibile candidato repubblicano alle elezioni del 1972. Kerry, reduce dal Vietnam e pluridecorato, sembrò un nascente leader conservatore a Mitchell che non badò alla militanza pacifista degli ultimi 2 anni. L’ipotesi non si concretizzò ma il fatto che sia esistita riapre le polemiche fra i democratici sulla nomination del 2004.

Dalle carte della Biblioteca Nixon escono altre curiosità. Alexander Butterfield, l’aiutante della Casa Bianca autore durante il Watergate della rivelazione sulle registrazione delle telefonate di Nixon, scrisse nel 1970 un memorandum in cui si definiva «disperato» per l’obbligo di occuparsi del cane del presidente, King Timahoe.

Ben prima del Watergate, nel 1970, Nixon era ossessionato dall’immagine negativa che gli americani avevano di lui e per ribaltarla scrisse un memorandum di 11 pagine spiegando allo staff quali «gesti» dovevano compiere per farlo apparire «carino e gentile». Ciò non toglie che in privato Nixon avesse un carattere difficile, definendo i collaboratori «maledettamente gentili» a differenza dei più agguerriti rivali democratici. Non a caso in occasione della sfida presidenziale con George McGovern nel 1972 tentò di convincere i repubblicani a «colpire» i democratici con una campagna denigratoria, accusandoli di essere il «partito dei gay, dei mafiosi e dello schiavismo dei negri». In un’altra occasione, propose di creare un «apparato» per indagare sullo staff di McGovern per scoprire «connessioni con i clan della sinistra».



www.lastampa.it