Pregolpe in Perù?
Le proteste sociali in Perù: il paese è semiparalizzato
La seconda giornata di proteste contro la politica economica e sociale del governo del presidente Alan Garcia ha mantenuto praticamente paralizzato il Perù . I manifestanti di quasi tutti i settori produttivi e sociali hanno continuato ad occupare le strade delle città della nazione, dopo avere bloccato con pietre e tronchi le principali strade. In accordo con le informazioni giunte, a Tarma, una città al centro delle Ande, le forze della polizia hanno represso con gas lacrimogeni i manifestanti, com’è accaduto anche nell'aeroporto di Juliaca, a sudest di Lima, dove gli integranti di una corporazione dell’educazione sono riusciti ad enetrare e bloccare la pista di atterraggio. Nella storica città di Cusco, maestri, lavoratori ed autotrasportatori hanno posto ostacoli sulle strade all'entrata e all’uscita della città, mentre il servizio ferroviario che permette di raggiungere il celebre luogo Incas di Machu Picchu è stato sospeso per misure di sicurezza. Lima, come il resto del paese, si è svegliata con un forte spiegamento di forze dell’ordine, anche il presidente del Consiglio Nazionale della Magistratura, Maximiliano Cardenas, aveva fatto notare che l'intromissione dei militari può aggravare il conflitto. Il primo ministro del Perù, Jorge del Castello ha sostenuto la partecipazione delle forze armate e senza esitazioni ha affermato che: "Uomo avvisato mezzo salvato". Valutando questa provocatoria dichiarazione, il segretario generale del Sindacato Unitario dei Lavoratori dell'Educazione, Luis Muñoz, ha osservato che il governo sta gettando sempre più legna al fuoco. Lo sciopero nazionale convocato dalla Centrale Generale dei Lavoratori del Perù è contro il presidente Alan Garcia, che sta per terminare il primo anno della sua seconda elezione. Fino ad oggi si lamenta la morte di 17 persone, in questo scenario così convulso. (Traduzione Granma Int.)




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