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  1. #11
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    stazzitto un m'è riuscito di tesserà nessuno
    son troppo buono e rispettoso delle idee altrui per imporre la mia linea :P

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da Lavrentij Visualizza Messaggio
    stazzitto un m'è riuscito di tesserà nessuno
    son troppo buono e rispettoso delle idee altrui per imporre la mia linea :P

    Hai provato con il mesmerismo?

    Funziona sai?

    A parte gli scherzi, se anche questa mia ultima appartenenza politica va a farsi benedire, fondo un mio partito e chiedo i fondi UE.

  3. #13
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    purchè mi tesseri come membro onorario *_*

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da oggettivista Visualizza Messaggio
    Mi chiedo il motivo per cui gli espulsi dal PCL non siano confluiti nel PdAC.
    Perchè hanno preferitto creare l'ennesimo coordinamento, l'ennesimo gruppuscolo...il masochismo proprio di certo trotskismo sembra non avere limiti...
    Non tutti gli espulsi e fuoriusciti dal mPCL sono trotskysti (vedi Germano Monti, un riferimento per il gruppo degli espulsi). Il mPCL si è presentato, almeno inizialmente, come un progetto aperto per la coesione dei comunisti antigovernisti. Nella mia zona hanno proposto la tessera a persone notoriamente tutt'altro che trotskyste. Tempo fa, su questo forum, fu inviato qualche aneddoto dalle riunioni di una (ex?) sezione del mPCL, durante le quali alcuni dei presenti sostennero che "su questa terra non c'è abbastanza marmo per costruire a Stalin la statua che meriterebbe"...

    La scomunica ferrandiana è stata di una rozzezza e arbitrarietà difficilmente immaginabile, visto che colpisce gli autori di un articolo e "chiunque si riconoscesse in esso". Dopo un'esperienza del genere, mi pare ovvio che gli espulsi (e i fuoriusciti) non vogliano imbarcarsi di nuovo in una setta trotskysta (e il PdAC mi dicono essere assai più folkloristico del mPCL).

    Questo ovviamente non significa che la loro scelta attuale abbia grosse speranze di assumere rilevanza nel quadro politico...

  5. #15
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    Alla luce di questi fatti ai trotskysti preferisco alcuni stalinisti e maoisti (PCM, CARC e via discorrendo). Almeno questi ultimi si dicono esplicitamente contrari ad ogni forma di apertura verso concezioni ideologiche diverse dalla propria e ci risparmiano spettacoli di dubbio gusto come quello di cui si sono resi protagonisti i ferrandiani.

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da oggettivista Visualizza Messaggio
    Alla luce di questi fatti ai trotskysti preferisco alcuni stalinisti e maoisti (PCM, CARC e via discorrendo). Almeno questi ultimi si dicono esplicitamente contrari ad ogni forma di apertura verso concezioni ideologiche diverse dalla propria e ci risparmiano spettacoli di dubbio gusto come quello di cui si sono resi protagonisti i ferrandiani.

    Non trovo nessun sillogismo aristotelico che leghi l'uno all'altro in modo biettivo.

    Evitiamo generalizzazioni inopportune.

  7. #17
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    Parafrasando la Mussolini

    Meglio trotzkista che ferrandiano

    O_o

  8. #18
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    Putroppo su questa vicenda sono state dette tante falsità e calunnie nei confronti del mPCL, dei suoi dirigenti e militanti. Il processo di raggruppamento per la formazione del Partito Comunista dei Lavoratori non era da intendere come un generico raggruppameto basato sulla fantomatica "unità dei comunisti" (vedi "mancata rottura con lo stalinismo"), ma su basi marxiste rivoluzionarie, e questo era chiaro sin dall'inizio in tutti i comunicati nel quale si lanciava la costituente del nuovo partito e nei quattro punti programmatici; questo ci ha permesso di aggregare altri compagni trotskisti che non sono mai stati nell'Amr Progetto Comunista ma hanno sempre condiviso i nostri principi e la nostra tattica. Qualche furbetto che non ha ancora rotto con la tradizione stalinista, ha evidentemente pensato di entrare nel mPCL con l'intento di destrutturarne le basi (sono le parole di queste persone), come si legge in un articolo apparso su Contropiano, scritto dai militanti allontanati, presentatisi come frazione pubblica del partito. Questi "compagni", non rispettando il centralismo democratico del movimento, hanno dato via con metodi stalinisti (vedete ciò che è successo nella sezione di Roma, dove si è arrivati a scontri fisici e all'emarginazione dei compagni appartenenti alla maggioranza nazionale) al loro intento di destrutturazione, nella volontà di cosituire un partito basato sulle peggiori tradizioni del movimento operaio: lo stalinismo e la concezione federale del partito (in antitesi al centralismo democratico). Questa situazione non era più accettabile e i firmatari di quell'articolo apparso su Contropiano sono stati allontanati.
    Vi posto un articolo del comapgno Eugenio gemmo della sezione di Roma del mPCL, sperando che vi possa chiarire le idee su ciò che è avvenuto.


    UNA SCELTA INEVITABILE

    Prima di qualsiasi considerazione è giusto precisare che la "separazione" politica dal Mcpcl dei compagni sostenitori del testo intitolato "Comunismo Appunto" uscito sulla rivista "Contropiano" , dovrà essere ratificata dal cn (consiglio nazionale) del movimento per essere considerata effettiva.
    Comunque credo sia utile, lo stesso , apporre da parte mia ulteriori elementi di riflessione.

    In questi giorni in merito alla "separazione" sono comparsi alcuni testi via web, molti di questi sono, ahimè, scritti con astio politico e soprattutto, cosa più grave, si tratta di false ricostruzioni.

    Cerchiamo di fare ordine.

    Si è detto e scritto che la stragrande maggioranza del movimento abbia espulso i compagni che nel corso dell'assemblee locali e regionali hanno votato gli emendamenti al documento di maggioranza (mcpcl) per l'assemblea nazionale. Questo non è vero. La proposta di separazione è stata formulata esclusivamente per i compagni sostenitori del testo intitolato Comunismo Appunto, comparso sul giornale Contropiano.
    Si è detto e scritto che nel McPcl manchi la democrazia interna e che non sia tollerato il dissenso.
    Anche questo è falso.

    Non si capisce come possa mancare la democrazia interna nel nostro movimento quando documenti (non pubblici) vengono fatti girare dai cosiddetti "espulsi" a destra e a manca, vengono postati su internet senza che nessuno obietti nulla.
    Non si capisce come possa l'Mcpcl essere "burocratizzato" quando alle assemblee
    ( non certo pubbliche ma di organizzazione) vengono invitati a intervenire altre tendenze politiche (vedi assemblea romana del 18 marzo).
    Non si capisce come possa l'Mcpcl mancare di democrazia quando ai cosiddetti "espulsi" è stato “permesso” di postare pubbliche offese sul sito romano ad altri compagni (vedi sez Ozieri).
    E ancora, ricordo che gli unici a poter gestire il sito romano sono gli stessi “espulsi” che criticano spazi democratici senza concederne alcuno.
    Non si comprende come gli stessi possano parlare di metodi corretti quando le loro email ,indirizzate ad alcuni compagni (tra cui il sottoscritto), siano piene zeppe d'insulti personali.
    Non si capisce come questi compagni possano rivendicare una sorta di manuale Cencelli teso ad insegnare la formula migliore per la democrazia interna del nostro futuro partito, quando sono essi stessi i primi a compiere atti illeciti ed epurazioni politiche, in pieno clima staliniano. Le “rimozioni” dall’indirizzario web e da cariche dirigenziali (come il coordinamento romano e laziale) sono sintomo di una metodologia “tirannica” nei confronti di chi non condivide il loro percorso politico.
    Ma si può parlare di democrazia socialista con chi aggredisce e insulta i compagni o annienta qualunque legittima rappresentanza di posizioni diverse?
    Ciò che è avvenuto il 18 marzo è ormai tristemente noto a molti ma è doveroso, da parte mia, ricordare un avvenimento precedente che spero possa aiutare a far luce sui fatti dell'assemblea romana e su chi e cosa stiamo dibattendo in questi giorni .

    Durante il cn di fine gennaio, il compagno Monti , dopo aver presentato gran parte degli emendamenti al documento A decise, onestamente, di votare contro il testo comprensivo degli emendamenti che lui stesso aveva sostenuto. Probabilmente perché comprese che la posizione da lui affermata rappresentasse un'altra opzione politica rispetto al documento originale .
    Giunti all’assemblea romana (alla quale il compagno Fumarola è stato presente) il gruppo dei compagni emendatari al documento A ha deciso di "interpretare" in modo amministrativo e capzioso il regolamento assembleare, vietando ai compagni non emendatari la giusta e doverosa rappresentanza politica in vista dell'assemblea regionale. Gli odierni “esplulsi” asserivano con forza, dopo aver questa volta votato a sorpresa in favore del documento A, che non vi fossero posizioni divergenti da creare due rappresentanze politiche.
    Ora vi domando, come si può in una organizzazione comunista silenziare le divergenze ?! Come si può sostenere tali metodi?! Come si può discutere con certi compagni quando il dialogo è sostituito dalla pratica dell'insulto e della violenza?

    Tutti coloro che hanno avuto modo di leggere i documenti riguardanti l’assemblea nazionale del McPcl, avranno avuto modo di constatare l’esistenza di 3 posizioni: documento A, documento A emendato e documento B.
    Tali posizioni sono il frutto di diverse scelte politiche legittime, come in un primo momento lo stesso Monti aveva riconosciuto durante la votazione di fine gennaio al cn. Oggi, tacere tale divergenza come avvenuto a Roma e nascondere questo fatto, è un atto inaccettabile e opportunistico , al solo fine di racimolare più delegati.
    Ricordo infine che noi compagni non emendatari, dopo l'ennesima aggressione, siamo stati costretti a lasciare l'assemblea e a leggere il verbale redatto dal compagno Monti, espressione massima del più vecchio "trogloditismo autonomo", come del resto gran parte delle comunicazioni pubblicate sul sito.

    Ma passiamo al merito, ovvero, al nodo che ha portato alla proposta di separazione.


    IL problema politico che ha portato al probabile "allontanamento" di alcuni compagni, risiede non nella presunta "intolleranza" del suo gruppo dirigente (il quale, come si è visto, lo è stato ben poco) ma , come vedremo, nella condivisione principistica delle fondamenta politiche del McPcl.
    Quando il 18 giugno del 2006 al cinema Barberini abbiamo lanciato ( come Progetto Comunista) l'appello costitutivo- su 4 punti programmatici - per il nuovo partito, lo abbiamo fatto nella volontà di non voler riproporre , per l'ennesima volta, una nuova Rifondazione, una nuova operazione Bacciardi, insomma l'ennesima unità dei comunisti!
    I quattro punti non hanno mai rappresentato un feticcio formale ma vere e proprie basi su cui formare un vero partito comunista, a tutti livelli: nazionale e internazionale. IL fatto che al cinema Barberini durante il lancio del nostro movimento siano stati invitati a prender la parola esponenti di partiti operai come J.Altamira del PO o il leader del EEK Greco Savas, dimostra quanto esplicita e limpida sia stata l’immagine politica che si voleva rappresentare. Quella di un movimento Comunista e Internazionalista.
    Dunque siamo rimasti perplessi quando leggendo l'articolo Comunismo Appunto, abbiamo capito -oltre all'intenzione di destrutturare l'McPcl- che i quattro punti, per i compagni firmatari dell'articolo, siano "contingenti" solamente alla situazione nazionale...e quindi non validi a livello internazionale...
    Tutto questo modo di far politica non è corretto , perché: uno, non crediamo nelle costruzioni “all’Arlecchino" (in Italia in un modo e all'estero in un altro) e due, le posizioni di Comunismo Appunto sono state espresse , stranamente, dopo aver preso parte al processo costitutivo del McPcl.
    Insomma, si accettano le regole del gioco e poi si cerca di cambiarle. Si è mascherato una differenziazione immensa che, poi giunto il momento opportuno, si è palesata. Ulisse e il suo Cavallo di Troia.

    Ma non finisce qui..

    Curiosamente come molti compagni sapranno, sulle nostre tessere è stampato un cappello che rigetta lo stalinismo in tutte le sue forme. Evidentemente questa "postilla" è risultata superficiale tanto da poter equiparare , teoricamente e storicamente , la "rivoluzione permanente" e il " socialismo in un solo palese" a delle opzioni teoriche esaurite. Quindi , oltre ad eludere la "postilla"sullo stalinismo, si è messo in un unico calderone sia la rivoluzione operaia (rivoluzione permanente), che la controrivoluzione (socialismo in un paese solo). Ovvero si è mischiato (secondo un preciso richiamo ideologico teso al superamento del Trotskismo) la presa del potere e la sua degenerazione, la vita della rivoluzioni e la sua tomba burocratica.
    Tutti i compagni che fanno tale comparazione dimenticano un altro fattore essenziale: la rivoluzione permanete non è una massima di Trotskij...Trotskij non ha mai scritto e/o alluso che la rivoluzione permanete fosse riconducibile ad una sorta di “opzione teorica” . La rivoluzione permanente è frutto dell’ineguale sviluppo economico e combinato dell’economia. IL marxismo rivoluzionario quello di Marx, di Kautskij e del primo Lenin si era formato sulla convinzione che le rivoluzioni socialiste fossero possibili in primo luogo ed esclusivamente nei paesi a capitalismo avanzato. Nei paesi arretrati, colonie, ecc. si presupponeva che ciò non fosse possibile se prima non sopraggiungesse la rivoluzione “democratica borghese” . La storia, in particolar modo la rivoluzione russa, ha dimostrato il contrario ed è proprio su questo contrario che si erige la rivoluzione permanente di Trotskij.

    Per non parlare di un’altra nota dolente, anche questa presente sull’articolo di contropiano come critica destrutturante al nostro movimento concernente la "questione internazionale". Questi compagni, prima e dopo il dibattito assembleare, si sono affrettati a criticare il CRQI (Coordinamento per la rifondazione della quarta internazionale) additandolo come "inconsistente numericamente" e palesando una non conoscenza della sua progettualità politica. Infine, gli stessi, hanno accusato l’esecutivo nazionale di essersi affiliato al Crqi senza aver prima sviluppato un dibattito interno al movimento.
    Mi permetto di fare alcune considerazioni a queste osservazioni .
    La prima , nessuno ha mai scritto che l'McPcl sia la sezione italiana del CRQI. La scelta di adesione ad un processo internazionale avverrà e può avvenire solo in assise congressuale.
    La seconda, quella più "simpatica", risulta molto strano che i compagni (in particolar modo quelli che provengono dal Prc e che con l'amr Progetto comunista hanno fatto le varie battaglie congressuali, tra cui Monti e Fabiani) non conoscano , ad esempio, il P.O. argentino (organizzazione più grande del CRQI) poichè , uno dei suoi massimi esponenti, Altamira, è stato presente in tutti i congressi del Prc ed ha parlato, anche e lungamente, al cinema Barberini durante la presentazione del McPcl. Senza dimenticare che su tutti i giornali, tra cui Progetto comunista (ove hanno scritto Monti e Fabiani), il P.O. è stato tra i principali protagonisti delle lotte sociali e politiche riguardanti la crisi Argentina del 2000-2001.
    La terza osservazione è sulla “tempistica” della critica di presunta affiliazione al Crqi che, permettetemi, nasce in modo del tutto strumentale. Questa viene articolata dopo il volantino del 18 novembre, quello contro l’occupazione del Libano, identico a quello del 30 settembre diffuso durante un’altra manifestazione. Stupisce che la critica, seppur legittima, avvenga più di un mese dopo dagli stessi compagni che a settembre s’impegnarono arditamente a diffondere le posizioni che poi hanno criticato. Onesti?
    Scendere dalle nuvole è francamente poco credibile .
    Pensate che uno dei compagni critici verso il CRQI, ovvero Letizia Mancusi, fu eletta tra i delegati di Progetto comunista (quella sì, sezione del CRQi) nel primo congresso mondiale del CRQI. Seri?
    Sarei sciocco e ipocrita se non pensassi che la cosa mi "puzza"... Ma l'elemento più sconcertante riguardo alla questione internazionale sta nell’assoluta assenza di alternative al crqi, da parte dei cosiddetti “espulsi”. Si lancia il sasso e si nasconde la mano. Non c'è nessun nome di partito o di organizzazione con cui l'mcpcl possa intraprendere un processo costruttivo a livello internazionale. In poche parole , sempre gli "espulsi", sostengono la costruzione ( embrionale) di una nuova internazionale eretta sui quattro punti , ma mal digeriscono il crqi e non pongono alternative.

    L'McPcl continua il suo percorso di costruzione secondo i quattro punti e credetemi compagni, non vi è nulla di più trotsksita.

    Eugenio Gemmo La Sezione di Roma - McPcl

  9. #19
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    Non era mia intenzione generalizzare. Mi limito semplicemente a constatare come , rispetto a certi personaggi, si possa usare l'espressione "c'era da aspettarselo".

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da oggettivista Visualizza Messaggio
    Non era mia intenzione generalizzare. Mi limito semplicemente a constatare come , rispetto a certi personaggi, si possa usare l'espressione "c'era da aspettarselo".

    Così va già meglio.

 

 
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