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Discussione: Il futuro del Kosovo.

  1. #11
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    KOSOVO: SOLANA NOMINA RAPPRESENTANTE UE IN TEAM NEGOZIATI
    (ANSA) - BRUXELLES, 29 LUG - Ischinger, 61 anni, attuale ambasciatore tedesco a Londra, e' considerato uno specialista dell'area dei Balcani. Con la sua nomina, seguita a quella del diplomatico Usa Frank Wisner, manca solo il nome del rappresentante russo. La decisione di creare la troika Usa-Russia-Ue e' stata presa mercoledi' scorso dal gruppo di contatto sul Kosovo composto da Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia. Il negoziato tra Belgrado e Pristina dovra' definire uno statuto per la provincia serba a maggioranza albanese. (ANSA).
    29/07/2007 136

  2. #12
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    KOSOVO: DECISO NOME MEDIATORE RUSSO TROIKA GRUPPO CONTATTO

    BELGRADO - Sara' il diplomatico Aleksandr Botsan-Kharcenko l'esponente russo in seno alla troika cui il Gruppo di Contatto (Usa, Russia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia) ha deciso nei giorni scorsi di affidare la prosecuzione dei negoziati sullo spinoso dossier del Kosovo. Lo ha reso noto oggi l'agenzia serba Tanjug, confermando un annuncio giunto da Mosca.

    Botsan-Kharcenko si affianca all'americano Frank Wisner e al tedesco Wolfgang Ischinger, indicati in precedenza in rappresentanza rispettivamente di Usa e Ue.

    Il diplomatico russo, citato dalla stessa Tanjug, ha fatto sapere di voler incontrare i due colleghi entro la fine di questa settimana e di attendersi una ripresa dei colloqui con le parti interessate gia' nel mese d'agosto. Egli ha tuttavia aggiunto che Mosca resta ferma nella richiesta di un accordo accettabile tanto dagli albanesi quanto dal governo serbo e che non intende piegarsi al tentativo di Washington e Bruxelles d'imporre una scadenza rigida (quattro mesi) alle trattative.

    Il Kosovo, provincia serba a larga maggioranza etnica albanese, e' sotto tutela internazionale da otto anni, dopo il ritiro delle forze di repressione dell'allora regime di Slobodan Milosevic seguito ai bombardamenti Nato del 1999. Gli albanesi kosovari, spalleggiati dall'Occidente, ritengono ormai matura la secessione formale della regione, ma Belgrado - anche dopo la svolta democratica del 2000 - non cede, aggrappandosi con l'appoggio del Cremlino al rispetto dei diritti storici di sovranita' serbi. E ha gia' respinto il piano d'indipendenza sorvegliata del negoziatore finlandese Martti Ahtisaari, impantanatosi di recente al Consiglio di Sicurezza.

    Commentando oggi le prospettive di successo della nuova troika, il direttore del giornale governativo serbo 'Politika', Ljiljana Smajlovic, si mostra dubbiosa sull'ipotesi di un compromesso in extremis: accusando Washington e Bruxelles di simulare disponibilita' al dialogo dopo essersi gia' rimangiate definitivamente l'impegno postbellico - sottoscritto nel 1999 con la risoluzione Onu numero 1244 - a mantenere in qualche modo il Kosovo sotto la sovranita' di Belgrado.

    A giudizio di Smajlovic, le cancellerie occidentali sembrano voler in realta' utilizzare i prossimi mesi solo per cercare di accreditare come ''isolata'' la posizione di Serbia e Russia. In modo da poter poi giustificare il ''riconoscimento unilaterale'' euro-americano di un Kosovo indipendente.
    31/07/2007 18:01 (Ansa)

  3. #13
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    KOSOVO: USA, NEGOZIATI DEVONO FINIRE ENTRO IL 10 DICEMBRE

    NEW YORK - Le trattative del cosiddetto Gruppo di Contatto sul futuro del Kosovo, la provincia serba a maggioranza albanese che aspira all'indipendenza, dovranno finire entro il prossimo 10 dicembre. E' questa la posizione di Washington, che si e' unita all'Onu nell'incoraggiare i serbi e i kosovari di etnia albanese a intavolare un nuovo round di consultazioni sul futuro della provincia che chiede l'indipendenza da Belgrado. Il dipartimento di Stato americano spiega che gli Usa ''rimangono pienamente impegnati sulle proposte dell'inviato speciale dell'Onu per il Kosovo, Martti Ahtisaari''.

    Il piano di Ahtisaari auspica che il Kosovo diventi di fatto indipendente, anche se soggetto ad un periodo di supervisione da parte di organismi internazionali. Gli Usa appoggiano questo progetto, il quale, ''dopo quindici mesi di negoziati promossi dall'Onu, permetterebbe all'intera regione balcanica di superare i conflitti degli anni Novanta verso un luminoso futuro euro-atlantico'', si legge nella nota. Le trattative sulla provincia serba vengono condotte sotto la supervisione del cosiddetto Gruppo di Contatto per il Kosovo, formato da Stati Uniti, Russia, Italia, Gran Bretagna, Francia e Germania. I sei Paesi del Gruppo si sono mobilitati dal 20 luglio scorso, quando il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha abbandonato il progetto di una risoluzione per l'indipendenza del Kosovo, a causa della minaccia del veto di Mosca.

    La nuova fase negoziale, secondo il portavoce del dipartimento di Stato Tom Casey, ''sara' un ultimo e valido tentativo per raggiungere un accordo tra le parti''. Casey ha sottolineato che le consultazioni dovranno concludersi entro il 10 dicembre. A questa data ''crediamo che lo status del Kosovo debba essere chiarito'', anche perche' sostiene il portavoce ''lo status quo del Kosovo non e' sostenibile''.
    (Ansa)

  4. #14
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    Kosovo, l’Onu abbandona e l’UE diventa protagonista

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    Giovanni Punzo, 30 luglio 2007

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    Dopo il progressivo innalzamento della tensione a partire dai primi di luglio, dalla data cioè del fallimento dell’accordo bilaterale Bush-Putin al vertice svoltosi negli Usa a Kennebunkeport e dopo le dichiarazioni del premier kosovaro Agim Ceku sulla possibile proclamazione dell’indipendenza il 28 novembre di quest’anno (anniversario tra l’altro dell’indipendenza albanese), le ultime notizie sugli sviluppi più recenti della questione del futuro status del Kosovo sembrano ora presentare un quadro caratterizzato da minore tensione, ma sempre e comunque da notevole incertezza, soprattutto sullo svolgimento del processo di distacco e sulle modalità finali concrete del possibile accordo. Ciò non significa affatto però che la situazione interna nella ex provincia jugoslava sia per questo diventata in generale più stabile: in particolare a tale proposito sono da ricordare le pubbliche dichiarazioni sulla indipendenza rilasciate con frequenza sempre maggiore da parte di ex appartenenti all’Uck o di aderenti al movimento di autodeterminazione guidato da Albin Kurti.
    La recente dichiarazione di Ceku sulla proclamazione dell’indipendenza aveva infatti portato la tensione al suo punto massimo, mentre il pericolo che la gestione di una ennesima crisi balcanica sfuggisse ancora una volta di mano ai negoziatori occidentali si profilava nettamente all’orizzonte (v. Come applicare il brinkmanship alla polveriera Kosovo). La notizia dell’intervento diplomatico Usa, volto a far riflettere i leader kosovari sulla gravità di tale scelta in questo momento, ha sortito ora un doppio effetto; i kosovari hanno accettato la proposta moderatrice avanzata dagli Usa e dall’Ue, ma – al tempo stesso – anche il voto del parlamento serbo del 25 luglio, che a stragrande maggioranza si è dichiarato contrario a qualsiasi forma di indipendenza della ex provincia, è stato in un certo senso ‘disinnescato’ e ha assunto in tal modo un significato meno minaccioso e foriero di possibili conseguenze, quanto piuttosto un valore di dichiarazione di principio contrapposta.

    Per chiarire tutta la situazione diventa opportuno riassumere brevemente alcuni fatti di questa settimana. A conclusione del vertice tra i ministri degli esteri dei 27 svoltosi a Bruxelles il 23 luglio scorso sono state rilasciate varie dichiarazioni. Tra queste molto significativa sul piano della chiarezza anche quella del ministro degli Esteri italiano: “Spetta proprio all’Ue sostenere il peso finanziario di una operazione internazionale che è stata stimata in tre miliardi di euro l’anno”, aggiungendo che senza questo apporto “il Kosovo non va da nessuna parte” e ribadendo parere contrario alla scelta spregiudicata della proclamazione dell’indipendenza unilaterale (fonte Ansa). L’eventuale riconoscimento che ne deriverebbe solo da parte di alcuni paesi sarebbe troppo fragile politicamente, oltre che non perfettamente corretto dal punto di vista giuridico. In effetti, sempre all’interno di una prospettiva giuridica – benché si sia portati spesso erroneamente a ritenere il contrario – tra ‘autodeterminazione’ e ‘secessione’ tout court esiste una differenza. La comunità internazionale tende infatti ad accettare normalmente la prima, ma non sempre la seconda, soprattutto per le conseguenze che produce nei successivi rapporti tra gli stati.

    Sulla valutazione della questione Kosovo da parte dell’Unione Europea resta evidentemente ancora valido quanto fu stabilito dalla Commissione Badinter all’epoca della dissoluzione jugoslava nel 1992: non si parlò all’epoca di ‘secessione’ delle repubbliche in quanto lo stato stesso era già considerato in dissoluzione. Questo semplice concetto è stato la chiave dei successivi riconoscimenti europei dei nuovi stati (ad eccezione però di Slovenia e Croazia che proclamarono la propria indipendenza prima del certificato di morte ufficiale della Jugoslavia), ma fu anche l’origine delle ambiguità successive, quando la Serbia – grazie al riconoscimento del carattere internazionale dei conflitti con le altre repubbliche – potè dichiararsi ad esempio del tutto estranea al comportamento della Republika Srpska di Bosnia con le note conseguenze giunte fino alla controversa sentenza per la responsabilità di Srebrenica. L’altro aspetto importante del lavoro della Commissione toccava anche la questione dei confini riconoscendo, sulla base del principio dell’uti possidetis, solo i confini amministrativi già esistenti prima della dissoluzione e consolidando in tal modo una prassi che si era già affermata ai tempi della decolonizzazione. Lo spazio per l’autodeterminazione del Kosovo attraverso una proclamazione unilaterale dell’indipendenza sarebbe a questo punto molto ridotto o quasi inesistente.

    In tutta la vicenda il ruolo delle Nazioni Unite sembra essersi ormai esaurito per sfinimento e, nonostante gli sforzi comunque positivi effettuati dal mediatore Ahtisaari (encomiabili data l’estrema difficoltà del caso), resta tuttavia da rilevare il sostanziale insuccesso dell’organizzazione internazionale, un fatto che probabilmente va ricercato anche nella modalità della gestione del Kosovo condotta da Unmik dal 1999 ad oggi. Nonostante le critiche mosse al piano Ahtisaari – che indubbiamente presenta come limite principale una notevole fragilità strutturale, almeno per quanto riguarda la organizzazione che prevede, o, secondo alcuni, il fatto di sconfinare quasi nell’utopia – il piano però resta anche in questa fase un punto di riferimento e di partenza che si basa su punti irrinunciabili quali la non piena espressione della sovranità per un periodo iniziale e le garanzie rivolte alle minoranze etniche. Questo infatti è stato anche il pensiero espresso da Olli Rehn a margine dell’incontro europeo del 23 luglio.

    Non si tratta della sede per esprimere un giudizio sul ruolo svolto sin qui dalle Nazioni Unite, tuttavia, nella vicenda del Kosovo – considerato l’ultimo anello della dissoluzione jugoslava e un lembo di terra da stabilizzare comunque a tutti i costi – sembra confermarsi l’immagine di indecisione continua e lentezza burocratica dell’organizzazione internazionale che si era manifestata già nel decennio balcanico. Al contrario, se il ruolo europeo all’inizio della crisi degli anni Novanta fu tutt’altro che forte e monolitico (anche in relazione alla fase politica interna di consolidamento che stava attraversando l’Europa), l’Unione sembra ora più determinata in senso unitario dopo aver appreso le lesson learned del decennio balcanico, o almeno tale sembra voler apparire.

    Il rappresentante europeo nella troika Ue-Usa-Russia che condurrà i negoziati sul futuro status del Kosovo all'interno del Gruppo di contatto, sarà nominato all'inizio di questa settimana, almeno secondo quanto riportato da fonti europee. Si tratterà di un rappresentante unico che parlerà a nome dei 27 paesi della Ue e molto probabilmente la scelta sarà effettuata tra i quattro Paesi europei che fanno parte del Gruppo di contatto (Francia, Germania, Gran Bretagna, e Italia), che oltretutto sono anche i Paesi tuttora maggiormente impegnati con uomini e risorse in Kosovo dal 1999. Voci dalla Germania (fonte Der Spiegel) parlano già del tedesco Wolfgang Ischinger. Javier Solana, in stretta consultazione con la presidenza di turno portoghese e i paesi interessati, comunicherà il nome del designato. Nel frattempo si è già tenuta a Vienna (27 luglio) la prima riunione del Gruppo di contatto per mettere a punto lo schema dei nuovi negoziati che saranno condotti tra Pristina e Belgrado. All’interno del Gruppo, che dovrebbe trovare una soluzione in 120 giorni, almeno non esiste il diritto di veto. Putin comunque, con straordinario tempismo, subito dopo la riunione ha tuttavia ribadito nuovamente da Mosca la contrarietà russa a qualsiasi indipendenza ritenuta destabilizzante e pericoloso precedente in altre situazioni.

    Il prossimo mese di novembre, non solo per la prevista possibile indipendenza – sia pure condizionata – a conclusione di questa ultima tornata di trattative, sarà quindi molto importante per il Kosovo anche perché si terranno le elezioni rinviate in precedenza. Il giudizio sulla opportunità di tale scelta non è unanime e si teme una sovrapposizione di interessi diversi presso l’opinion pubblica kosovara. Vari settori della società kosovara sembrano ora attenderle però con maggiore impazienza e interesse della stessa indipendenza per esprimere il loro giudizio sulla leadership in carica mentre l’attuale classe politica kosovara, per assicurarsi un successo che al momento non sembra affatto certo, potrebbe schiacciare l’acceleratore dell’indipendenza in funzione proprio di un consenso elettorale ora vacillante.

    Fonte: www.paginedidifesa.it

  5. #15
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    La Serbia non è una repubblica sovietica
    02.08.2007

    Oliver Ivanovic Collaborare con la Russia sulla questione del Kosovo non è stato un errore. Anzi. Ma allontanarsi dall'Ue lo sarebbe. Un'intervista a Oliver Ivanovic, uno dei principali leader della comunità serba del Kosovo
    Di Aleksandar Vasovic - BIRN (Tit. Originale ''Ivanovic: Serbia will not become a Soviet republic'', pubblicato il 30 luglio 2007)

    I serbi del Kosovo hanno ogni ragione per essere soddisfatti del colpo inflitto dalla Russia nelle ultime settimane alle aspirazioni degli albanesi del Kosovo, afferma a Balkan Insight una delle voci più moderate della comunità serba del Kosovo. E la situazione non è migliorata dopo la visita degli albanesi a Washington, aggiunge.

    “La delegazione etnica albanese ... è andata là con grandi aspettative ma le loro speranze sono, in qualche modo, svanite”, dice Oliver Ivanovic, leader della Lista serba per il Kosovo e Metohija.

    “Sembra che gli albanesi del Kosovo abbiano ricevuto istruzioni di astenersi da qualsiasi atto unilaterale”, aggiunge. “Sembra inoltre che gli sia stato detto che i negoziati dureranno ancora a lungo, dato che non inizieranno prima di settembre, nella migliore delle ipotesi”.

    All'inizio del mese i principali rappresentanti albanesi del Kosovo si sono recati a Washington dove si sono incontrati con il Segretario di Stato Condoleezza Rice ed altri funzionari di alto livello USA. La delegazione ha riferito alla Rice che la provincia non dichiarerà l'indipendenza dalla Serbia senza prima coordinarsi con gli Stati Uniti.

    All'incontro la Rice ha assicurato i rappresentanti kosovari, tra i quali il Primo ministro e il Presidente, che gli Stati Uniti si impegnavano a raggiungere il riconoscimento internazionale dell'indipendenza del Kosovo entro alcuni mesi, anche senza una Risoluzione in merito del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

    Ivanovic considera la decisione recente di spostare i negoziati sul Kosovo dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite al Gruppo di Contatto, costituito da cinque paesi occidentali più la Russia, come una vittoria per la Serbia nella sua lotta per impedire l'indipendenza del Kosovo. “La situazione della Serbia è migliorata”, afferma.

    “Ciononostante Belgrado non deve abbassare la guardia. Ma chiaramente non vi sarà alcuna rapida soluzione come volevano gli americani”.

    Il leader dei serbi del Kosovo sostiene che l'impasse verificatasi tra Stati Uniti e Russia sul Kosovo ora da più responsabilità alle azioni e posizioni assunte dall'Unione europea, che ha descritto come “una bilancia tra una Russia intransigente e gli Stati Uniti”. Aggiungendo poi: “In questo contesto dobbiamo guardare alla nomina di Wolfgang Ischinger quale nuovo inviato per i negoziati. Ischinger è un diplomatico con molta esperienza e viene da uno dei paesi più influenti dell'Unione. In questo contesto credo che sarà più prudente [dell'inviato Onu Martti] Ahtisaari rappresentando sia l'Ue che la Germania. Ahtisaari stava rappresentando solo se stesso”.

    Sulla questione della sempre maggiore vicinanza della Serbia alla Russia – grande benefattore della Serbia sulla qustione del Kosovo – Ivanovic ha preso posizione rispetto all'ipotesi che la Serbia stia sacrificando i suoi obiettivi di lungo termine in Europa divenendo un alleato regionale della Russia stessa.

    “Buone relazioni con la Russia sulla questione del Kosovo non sono un errore”, afferma. “Ciononostante, l'allontanarsi dall'Ue lo sarebbe. La Serbia non diverrà mai un'altra repubblica sovietica e prima o poi diverremo sicuramente membri dell'Ue. Dobbiamo sviluppare la nostra strategia politica con la mente il lungo periodo”.

    Nel frattempo, afferma, l'impasse ha avuto un effetto positivo: ha ricordato al mondo che i serbi del Kosovo sono un elemento più importante di quanto si credesse. “Belgrado li usava troppo raramente”, dichiara.

    “Erano più concentrati sulla [possibile perdita] del 15 per cento del loro territorio piuttosto che [del destino] dei 110.000 serbi del Kosovo, o degli altri 230.000 sfollati in Serbia”.

    Ha aggiunto: “I territori possono essere persi e riconquistati, e questo in passato è avvenuto. Ma non si può riconquistare la gente. Credo che i serbi del Kosovo non abbiano mai ricevuto l'attenzione che meritavano. Entrambe le parti in causa, sia Pristina che Belgrado, si ricordano solo a volte che esistono [e solo] quando ne hanno bisogno per propri obiettivi politici”.

    Tenendo presente questo, secondo Ivanovic è arrivato il tempo di rivedere la decisione dei serbi del Kosovo di boicottare le istituzioni politiche locali in Kosovo. “I serbi del Kosovo devono partecipare alle prossime elezioni”, afferma. “Tre anni di boicottaggio non hanno portato nulla di positivo”.

    Storicamente, in seguito al ritiro delle forze serbe dal Kosovo nel 1999, la maggior parte dei serbi ha rifiutato di partecipare in qualsiasi modo alla vita politica del Kosovo, temendo che se lo avessero fatto, avrebbero dato legittimità all'obiettivo degli albanesi dell'indipendenza.

    Ma Ivanovic ricorda come questo è costato un prezzo: la dimenticanza totale delle difficoltà pratiche della comunità serba del Kosovo. “E' molto più facile per gli albanesi del Kosovo discutere con Belgrado, perché parlano di questioni strategiche”, afferma. “Con i serbi del Kosovo dovrebbero parlare .... di problemi quotidiani. Le nostre domande sono ordinarie, richieste semplici che costituiscono un test per capire se Pristina è in grado di dare delle risposte. Il miglioramento delle condizioni di vita, la libertà di movimento, il miglioramento delle scuole. Queste sono domande difficili a cui dare una risposta”.

    Ivanovic afferma inoltre che la divisione della comunità serba del Kosovo sulla questione della partecipazione politica alle istituzioni kosovare ha indebolito la loro voce collettiva in un momento cruciale. “Belgrado rimarrà riluttante a fare qualsiasi cosa che [promuova] la partecipazione dei serbi del Kosovo al processo elettorale”, dice.

    “Questa volta i serbi del Kosovo parteciperanno alle elezioni ma non raggiungeranno mai il successo del 2001. Quell'unità non potrà essere di nuovo raggiunta a causa di profonde divisioni politiche”.

    Ivanovic ha aggiunto che la poca attenzione riservata al Centro di coordinamento per il Kosovo, organismo governativo, è un altro simbolo della politica piena di contraddizioni di Belgrado nei confronti della sua “provincia meridionale”, come definisce il Kosovo.

    “Anche se ufficialmente esiste ... è [il Centro] senza poteri e impoverito”, afferma. La creazione di un nuovo ministero per il Kosovo è stato a suo avviso un passo in avanti, ma Ivanovic definisce preoccupante l'allocazione al nuovo ministero di una somma ingente – 5.4 miliardi di dinari, equivalenti a 67. milioni di euro – perché “sino ad ora gli investimenti di Belgrado in Kosovo non sono stati trasparenti. E conclude: “Mi preoccupa che questi fondi possano essere usati male”.

    Fonte:www.osservatoriobalcani.org

    Io la penso diversamente da Ivanovic e considero l'alleanza con la Russia l'unica strada percorribile.

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da rafrad6164 Visualizza Messaggio
    La Serbia non è una repubblica sovietica
    02.08.2007
    la serbia e' una serva sovietica

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da HAF444 Visualizza Messaggio
    la serbia e' una serva sovietica
    A parte che il Soviet non esiste piu', e' meglio stare a mio avviso con i russi che con gli ameri cani e la loro disgustosa societa' iperliberista e multirazziale.

  8. #18
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    7.8.2007 19:197

    Il decreto del capo dell’UNMIK, Joachim Ruecker, con cui viene impossibilitata temporaneamente la restituzione di beni usurpati in Kosovo, ha incoraggiato aggiuntivamente gli usurpatori albanesi, ha valutato il Centro di coordinamento statale per il Kosovo. Come viene riportato, a Kosovska Mitrovica l’ultimo esempio è l’usurpazione del bosco della famiglia serba Jukic del villaggio Banje, nel comune di Stbac. Sugli alberi in questo bosco sono stati attaccati placati in lingua albanese “Compagnia Gecaj – Skenderaj”, con cui, come valuta il Centro di coordinamento, si è voluto dire ai proprietari serbi che il bosco ora ha un altro proprietario. Il decreto con cui in Kosovo viene abolita temporaneamente la restituzione dei beni, è stato approvato da Ruecker il 2 agosto. Con esso viene abolito il decreto dell’ottobre scorso, che prevede la restituzione dei beni ai proprietari. L’Agenzia kosovara per i beni ha ricevuto più di 25.800 richieste per la restituzione di case, beni agricoli ed altri, in genere di proprietà dei serbi. Il ministro per il Kosovo e Metochia, Dusan Prorokovic, ha valutato che si tratti di una delle più scandalose decisioni nella storia di otto anni dell’UNMIK.


    --------------------------------------------------------------------------------

    7.8.2007 15:19:45

    Il trio negoziante per i colloqui sul futuro status del Kosovo e Metochia visitera’ Belgrado il 10 agosto, ha confermato il rappresentante russo in quest’organo Aleksandar Bocan Harchenko all’agenzia BETA. Lui ha ricordato che il giorno precedente, 9 agosto, a Londra sara’ organizzata una seduta comune del Gruppo di contatto e dei tre intermediari. Bocan Harchenko ha fatto sapere che si sta ancora lavorando sul programma della seduta e della visita a Belgrado. I rappresentanti dell’Unione europea – Wolfgang Ischinger, degli Stati Uniti – Frank Wisner e della Russia – Aleksandar Bocan Harchenko, si incontreranno separatamente con il presidente e con il premier della Serbia, Boris Tadic e Vojislav Kostunica, e con il capo della diplomazia Vuk Jeremic. L’arrivo del “trio” intermediario non viene visto da Belgrado come l’inizio del nuovo processo negoziante, bensì come un’occasione per accertare regole e forme chiare dei negoziati, scopre la Radio televisione di Serbia da fonti vicine al Ministero per il Kosovo e Metochia. Dopo di questo, Belgrado sceglierà il nuovo team negoziante.


    --------------------------------------------------------------------------------

    7.8.2007 1514

    La Serbia si aspetta che i membri del Gruppo di contatto saranno oggettivi e che faranno il possibile affinché durante i nuovi colloqui sullo status del Kosovo vengano avvicinate le posizioni di Belgrado e Pristina allo scopo di raggiungere il compromesso, ha dichiarato l’ambasciatore della Serbia in Russia, Stanimir Vukicevic, per l’agenzia RIA Novosti. Secondo lui, il ruolo della Russia nella risoluzione della questione kosovara non è diminuito. La questione è stata spostata nel Gruppo di contatto, perché Mosca ha insistito sul rispetto dei principi del diritto internazionale e della Carta dell’ONU, mentre gli altri paesi hanno voluto riconoscere l’indipendenza della regione, ha spiegato Vukicevic, ed ha fatto sapere che la soluzione finale sullo status kosovaro sarà riportata nel Consiglio di sicurezza dell’ONU. Lui ha evidenziato che per la Serbia è molto importante che venga trovata la soluzione giusta per la regione, indipendentemente dal quadro temporale. Rilevando che il riconoscimento unilaterale dell’indipendenza del Kosovo sarebbe la soluzione peggiore che causerebbe la destabilizzazione nella regione, Vukicevic ha detto che Belgrado farà tutto quello che è in suo potere per fermare questo, e che è pronta al compromesso, con il rispetto del diritto internazionale e con la garanzia che venga trovata una soluzione giusta di compromesso e dichiarata l’integrità territoriale della Serbia.
    Fonte: www.radio.yu.org

  9. #19
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    KOSOVO: SEJDIU, INDIPENDENZA A CHIUSURA NUOVI NEGOZIATI
    ''Alla fine dei 120 giorni stabiliti per i nuovi negoziati fra Pristina e Belgrado, il Kosovo avra' l'indipendenza''. Ne e' convinto il presidente della provincia serba a maggioranza albanese Fatmir Sejdiu, il quale, in un'intervista rilasciata oggi alla tv nazionale dell'Albania, ha ribadito la posizione della delegazione albanese da lui guidata sullo status finale del Kosovo. Nel sottolineare che lo status finale dovra' garantire al Kosovo ''l'integrita' territoriale e funzionale come uno Stato vero e proprio'', Sejdiu si e' detto scettico sulla possibilita' che il governo serbo cambi atteggiamento. ''Noi abbiamo una nostra visione moderna, di uno stato che vuole diventare parte dell'Unione europea e delle strutture euroatlantiche adottando gli standard internazionali e offrendo tutte le garanzie anche per il rispetto delle minoranze'', ha detto il presidente del Kosovo, secondo il quale Belgrado offre invece ''una visione superata, del secolo scorso, quella di un paese che vuole mantenere a tutti i costi un territorio che non gli appartiene''. Ed e' per questo che a suo parere, la Serbia non e' interessata ad una soluzione ma ''vuole solo protrarre all'infinito il processo e tentare di comprometterlo''. Parallelamente ai preparativi per il nuovo round di consultazioni che si svolgera' con la mediazione di una troika composta da Stati Uniti, Ue e Russia, i dirigenti albanesi lavoreranno per consolidare le loro istituzioni. ''Ci stiamo preparando per la fase della transizione: il passaggio delle competenze dalla Unmik (la missione Onu) alle strutture locali, la redazione di una nuova costituzione e di altre leggi importanti'' spiega Sejdiu, aggiungendo che in questo periodo ''il Kosovo dara' ulteriori prove della sua funzionalita' quale uno Stato, con una stabilita' economica e politica''. Sejdiu e' giunto in Albania per trascorrere alcuni giorni di ferie. Oggi ha incontrato il neoeletto presidente Bamir Topi, il quale ha riconfermato la posizione di Tirana, di pieno sostegno all'indipendenza del Kosovo. (ANSA).
    06/08/2007 18:15


    Ovviamente queste sono solo le aspettative schipetare.

  10. #20
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    KOSOVO: MONTA PROTESTA SERBIA CONTRO 'INTERFERENZA' ALBANIA

    BELGRADO - Il ministero degli esteri di Belgrado ha denunciato come ''improprie'' e ''inaccettabili'' le dichiarazioni a favore dell'indipendenza del Kosovo - provincia secessionista serba a maggioranza etnica albanofona - attribuite al neopresidente dell'Albania, Bamir Topi. Lo riporta oggi la newsletter Beta Daily.

    Queste dichiarazioni - si legge in una nota del dicastero serbo - ''attentano alla sovranita' e all'integrita' territoriale di un Paese democratico membro dell'Onu, i cui confini sono internazionalmente riconosciuti. Esse inoltre non contribuiscono a consolidare rapporti di buon vicinato, ne' a cementare quella stabilita' di cui l'intera regione (balcanica) ha fortemente bisogno''.

    La protesta giunge a pochi giorni di distanza dalle affermazioni di pieno sostegno alle pretese indipendentiste della maggioranza albanese del Kosovo ribadite da Topi a margine di un incontro col presidente kosovaro, Fatmir Sejdiu, che trascorre le vacanze in Albania. E segnala un clima piu' teso che mai all'antivigilia dell'arrivo venerdi' nella regione della nuova troika di mediatori (un tedesco designato dall'Ue, un americano e un russo) incaricata dal Gruppo di Contatto di cercare un varco per superare l'attuale fase di stallo negoziale sul futuro status della provincia contesa. Provincia per la quale e' tornata a far capolino persino l'ipotesi - finora respinta da tutte le voci ufficiali - d'una qualche spartizione.

    Tra le righe del testo diffuso dal ministero degli esteri serbo traspare del resto l'irritazione per il sempre piu' evidente raccordo politico fra Tirana e Pristina, laddove la dirigenza secessionista locale ha gia' adottato simboli pressoche' identici a quelli dello Stato albanese e indicato la data della festa nazionale dell'Albania come il giorno piu' adatto per la propria agognata proclamazione d'indipendenza. Passaggi che, sommati alla recente scelta di George W. Bush di formalizzare proprio a Tirana la disponibilita' Usa a riconoscere - se necessario unilateralmente - il divorzio del Kosovo da Belgrado, appaiono intollerabili alla leadership serba.

    E tali da alimentare l'incubo secondo cui un futuro Stato kosovaro - postulato come inevitabile da Washington e Bruxelles nonostante la strenua opposizione di Belgrado e Mosca - sarebbe destinato a far parte della temuta 'Grande Albania'.
    08/08/2007 15:46 (Ansa)

 

 
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