Le “ virtu' “ della politica


Non e' possibile pretendere che la base sia virtuosa se non lo e' il vertice, in quanto quest'ultimo dovrebbe essere dieci, cento volte piu' virtuoso della base, dando un esempio positivo.
. E' possibile ipotizzare la nostra societa' come stratificata in una piramide. Ogni strato dovrebbe possedere una quantita' costante di virtu' da ripartire tra i componenti dello strato interessato ed e' palese che piu' si sale verso il vertice, piu' la virtu' sara' ripartita tra meno soggetti che quindi dovranno possederne una quantita' procapite maggiore.
Il vertice, costituito dagli eletti ( termine considerato in entrambe le accezioni, ovverosia nell'accezione che rivela la virtu' dell'anima ed in quella che descrive il risultato di una di elezione politica) non solo dovrebbe avere, in forza al precedente ragionamento, una quantita' eccezionale di virtu' ma il possesso di questa virtu' dovrebbe essere anche obbligato dal fatto che tale strato e' costituito da individui che per accedere a tale posizione, hanno espressamente richiesta la fiducia, tramite il voto, alle fasce sociali costituenti gli strati sottostanti, promettendo di fatto e formalmente di essere virtuosi.
Da questo ne deriverebbe, per rifarci alla tradizione cristiana e per rendere l'idea in modo piu' semplice, che nei confronti della comunita', la mancanza di virtu' da parte dei soggetti degli strati inferiori costituirebbe un peccato veniale mentre per lo strato posto al vertice costituirebbe un peccato mortale.
Da cio' naturalmente, non puo' non scaturire il pensiero di quali possano essere le pene da comminare rilevando la mancanza della virtu' auspicata negli strati inferiori ed obbligata al vertice. E' palese che la pena debba essere dieci, cento volte piu' gravosa per i secondi. Dico: ” dovrebbe essere “ perche' nella realta' succede esattamente il contrario. L'individuo che nulla ha promesso, se contravviene all'arbitrario principio della virtu' necessaria, viene perseguitato ed additato al pubblico lubidrio come un pericoloso criminale mentre ci si scandalizza se si pedinano o intercettano le comunicazioni telefoniche dei politici e si scopre che hanno interessi, in piu' campi o vie, che esulano dall'obbligato ( per loro) principio di virtu'. Ridicolo poi e' il fatto che qualcuno, tutte le volte, ci dica che in realta' non e' successo niente o che si tratta di episodi che non hanno rilevanza. In realta', se questi episodi fossero commessi da individui appartenenti agli strati piu' bassi, non avrebbero realmente alcuna rilevanza ma se commessi da individui la cui virtu' e' obbligata dal rango, questi fatti sono rilevanti, veri e propri macigni, in quanto denotano e provano la mancanza di virtu' che quindi di fatto, toglie loro in modo inoppugnabile, il diritto di appartenere al vertice nella schiera degli eletti.
Quanto premesso ci permette di affrontare uno dei problemi piu' dibattuti nella cronaca odierna. La pretesa ingiustificata che la base sia virtuosa nell'adempiere il proprio dovere di concorrere al mantenimento dello stato a fronte di una mala gestione dei proventi percepiti da parte dello stesso. Oggi ci troviamo innanzi ad un accanimento feroce nei confronti dei contribuenti con demonizzazione degli stessi innanzi alla societa' , senza alcun accenno relativamente il modo in cui i tributi pagati vengono ampiamente sprecati a favore di una apparente mala gestione della cosa pubblica.
E' palese, a seguito di quanto premesso, che e' di primaria ed essenziale importanza l'analisi dello spreco e la condanna dello stesso, in confronto alla poca diligenza da parte dei molti nel versare quanto dagli stessi dovuto.
Prima quindi di accanirsi nei confronti dei cittadini, si dovrebbe esigere un ampio rendiconto da parte di coloro che gestiscono la cosa pubblica, pretendendo, sotto ogni aspetto, una virtuosa gestione della stessa. Chi, meglio degli eletti, potrebbe esigere tale rendiconto, nell'interesse dei propri elettori? Chi, meglio della classe politica, ha la funzione di indirizzo e controllo? Ma oggi, chi peggio della classe politica esercita tali funzioni? E' ormai assodato e dimostrato che la stessa ha una sola funzione: quella dell'autoreferenzialita'. Tutto e' funzione del mantenimento del potere e dell'arricchimento personale. E' quindi logico addivenire alla constatazione che e' impossibile, in termini pragmatici che la classe politica attuale possa perdere la caratteristica dell'autoreferenzialita' e riportare se stessa nell'ambito della virtu'. Nessuno e' disposto a perdere i privilegi e le posizioni di rendita e potere acquisite. E' anche illogico pensare ad una moralizzazione della politica da parte di se stessa in quanto dovrebbe riconoscere pubblicamente il disfacimento morale in cui e' occorsa, riconoscendo implicitamente il suo fallimento e la sua disonesta' che porterebbe, chiaramente, alla sostituzione degli individui che compongono la classe politica. Un vero suicidio.
Non esistono ideologie concorrenti. La destra e la sinistra si trovano in posizioni di stallo che consentono loro, sulla base di una teoria induttiva ( regressiva all'infinito) , al solo addivenire alla ricerca del consenso della base, senza proporre idee per le quali valga la pena di lottare. Ormai sappiamo tutti che qualsiasi sia il governo che vige, lo stesso ritiene doveroso, almeno de visu, assistere i deboli, bisognosi ecc.... ma nessuno ha una idea sublime ( ideologia) per cui valga la pena di combattere e sacrificarsi. O perlomeno, l'idea ci sarebbe, ma e' fortemente punitiva per la classe politica: la moralizzazione della stessa che consenta una gestione virtuosa dello stato. Gestire lo stato in modo virtuoso, consentirebbe di evitare sprechi, ruberie, rendite, clientelismi, nepotismi e quanto altro ma questo toglierebbe alla attuale politica ogni rendita e potere. Consentirebbe di aumentare le pensioni minime solo mandando il ns. beneamato Presidente in bicicletta, come del resto fa la Regina d'Olanda.(la bicicletta che il Camilleri aveva donato al Presidente Napolitano e' stata interpretata dallo stesso come un dono piuttosto che come un saggio consiglio) Immaginatevi quanti benefici potrebbe avere il popolo italiano solo sfrondando e controllando.
Siamo pero' senza speranza; se non e' la politica che interviene parrebbe non vi siano altre istituzioni che ne possono fare le veci. Se cosi' fosse, non vi sarebbe alcuna alternativa alla rivoluzione cruenta. Grazie a Dio ( per chi ci crede e per chi no) c'e' una soluzione che potrebbe permettere di risolvere pacificamente la situazione. La mobilitazione della base e del popolo. Certo non attraverso nuove elezioni o la lotta armata, e' palese che la politica farebbe di tutto per non perdere il potere acquisito ed il controllo dell'elettorato. La base ha ancora un grande potere , quello della partecipazione, non pero' alla vita politica fine a stessa, bensi' il potere dell'appartenenza delle categorie lavorative di cui e' parte: i sindacati per i dipendenti e pensionati e le associazioni di categoria per i lavoratori autonomi. In queste associazioni ancora esiste il rapporto con la base e questo consentirebbe alla stessa, di eleggere i propri rappresentanti in seno alle assemblee di base e di richiedere agli stessi di operare, realmente, nell'interesse della categoria dando mandato specifico di controllo. A nulla varrebbero scuse strumentali della non adeguatezza al compito. Un rifiuto equivarrebbe alla sostituzione del rappresentante delegato. Se si analizza il problema, sara' facile rendersi conto se per un operaio sia piu' importante ricevere in busta 30 Euro lordi in piu' al mese o pagare 100 Euro in meno di tasse in tale periodo. E' quindi palese che l'attuale preponderante interesse, per il dipendente, sia quello non della contrapposizione con il datore di lavoro ma della vigilanza sugli sprechi, sulle rendite, clientelismi e nepotismi che caratterizzano il vero padrone; l'attuale gestione deviata dello stato. La stessa cosa, e' intuitivo, varrebbe anche per le organizzazioni di categoria dei lavoratori autonomi.
Per questo motivo, i sindacati e le associazioni di categoria, invece di argomentare in modo strumentale tra loro per determinare chi sia l'evasore, facendo dimenticare in questo modo quale sia il vero problema dovrebbero, uniti, rivolgersi nei confronti di coloro che sono responsabili di una oculata gestione di tutti i contributi, tasse, imposte e balzelli vari versati, richiedendo al gestore delle stesse, analitico rendiconto della utilizzazione di tutti i proventi allo stesso versati. In questo modo, sia i sindacati che le associazioni di categoria farebbero il reale interesse dei propri iscritti ed assistiti. I primi non solo nei confronti di coloro che vengono definiti “ i padroni “ ma nei confronti di colui che padrone e' e lo dimostra: lo stato.
E' a lui che dovrebbe essere richiesto rendiconto di cio' che spende e che EVENTUALMENTE spreca.
Successivamente o contestualmente, una sana battaglia interna a tutte le categorie per la moralizzazione nel pagamento delle imposte non guasterebbe ma in primo luogo e' nei confronti del percipiente, del padrone, dello stato, che bisognerebbe rivolgersi. Qualsiasi tentativo di ricondurre la discussione sul soggetto che piu' o meno paga le imposte, dovra' essere ritenuto strumentale e deviante nonche' propedeutico al mantenimento della attuale situazione di privilegio da parte dello stato e della nomenclatura politica che e' il vero “impunito” parassita del sistema.
Gia' nel secondo secolo a.C. i romani, fini politici, avevano adottato il sistema del “ Divide et impera” per tenere unito l'impero. Far litigare tra loro i popoli sottomessi era un sistema che consentiva di indebolirli e di mantenerli, senza eccessivo dispendio di forze, nell'ambito della propria influenza. Ancora oggi i “romani” applicano tale sistema, insinuano il messaggio dell'evasione facendo litigare tra loro i contribuenti che, nella foga dell'agone, dimenticano il vero problema; l' immoralita' della politica. A nulla servono le voci che, sagge, si levano flebili ed indebolite dal frastuono mediatico. Un vecchio adagio recita: “ quando il saggio con la mano indica la luna, gli stolti guardano il dito! “ Cio' significa che il vero problema, la moralita' degli eletti, viene obliata dal problema artatamente indotto: l'evasione fiscale. Evasione, come gia' anticipato che e' un peccato veniale, se paragonato al peccato mortale dell'immoralita' degli eletti.
Deve essere comunque precisato che lo stato, inteso come organizzazione di servizi per il cittadino, quali la sanita', la scuola ecc.... non e' vero che non sia virtuoso. In tale ambito, grazie all'egoismo della politica, si e' cercato di eliminare ogni possibile spreco. Nelle scorse settimane il ns. Presidente della Repubblica ( quello a cui e' stata regalata la bicicletta, per intendersi) ha parlato della piaga delle morti bianche auspicando l'intervento dei funzionari statali presposti, sui luoghi di lavoro per mettere in atto una serie di controlli che potessero evitare gli incidenti mortali. Belle parole! Pronunciate con una disonesta' intellettuale tipica della politica. Il Presidente dovrebbe sapere che nell'ambito della razionalizzazione della pubblica amministrazione, avvenuta ovviamente ad opera dei politici, le spese gestionali sono state ridotte ai minimi se non al di sotto degli stessi. I funzionari della pubblica amministrazione, in generale, se vogliono compiere dei sopralluoghi debbono farli a proprie spese in quanto non vengono loro rimborsate le spese del mezzo che utilizzano e che e' di loro proprieta'. Un amico, dipendente della pubblica amministrazione, mi confidava che la stampante del suo ufficio aveva dovuto portarsela da casa.
Chiarificatrici e sconsolanti sono state le parole del Ministro Amato che consigliava i vigili del Fuoco a non pagare gli affitti ma di pagare il carburante degli automezzi.
(Notizia dell'ultima ora e' che il numero degli ispettori del lavoro e' stato ridotto da seicento a trecento...........)
Non si puo' non chiedersi: “se nella pubblica amministrazione il denaro arriva con una oculatezza sorprendente, dove finisce l'enorme mole di imposte, tasse e balzelli che confluiscono nelle casse dello stato? “ Due sono le ipotesi; la prima e' che cio' che viene versato dai contribuenti non e' sufficiente, la seconda e' che il denaro si perde in rivoli e sprechi al di fuori della pubblica amministrazione. Nel secondo caso non puo' non essere chiamata in causa la politica. E' l'unica alternativa dove puo' confluire il denaro oltre, naturalmente, al pagamento del debito pubblico. Debito, ovviamente, accumulato da una politica, come al solito, autoreferenziale, priva di idee e basata di riflesso, sulla ricerca del consenso populista.
Un piccolo inciso su questo punto. Plutarco, filosofo greco del secondo secolo d.C. ha scritto un interessante libello: “ Consigli ai politici “ . Tra tutte le considerazioni rilevabili nella sua opera, spicca la seguente: un governante che non abbia un forte potere e carisma personale e' costretto, per poter operare delle scelte e governare, a demandare parte del potere stesso alla classe politica che lo sostiene. Piu' debole sara' il potere e piu' ampia dovra' essere la fascia interessata nella ricerca del consenso. Questo aprira' conseguentemente la porta a clientelismi, nepotismi, sprechi e quanto altro. Mi chiedo se, in termini profetici, non avesse previsto l'avvento del governo Prodi. A parte la boutade specifica, aveva previsto anche il cinquantennio di governo della Democrazia Cristiana, madre, con tutti i partiti dell'arco costituzionale ( riuniti in una grande, democratica associazione a .....................) di tutti i debiti che affliggono l'Italia. Sarebbe bello che qualcuno con un poco di coraggio facesse la storia di tale debito imputandone le specifiche responsabilita' e, tremate, tremate, cercasse di recuperane parte.
Tornando al problema principale: come procedere per verificare se la situazione in essere e' dovuta allo spreco di risorse da parte della politica o alla inadeguatezza dei contributi versati dal popolo italiano? Semplice: analizzando entrambi i fenomeni. E' necessario pero' precisare che il fenomeno dell'evasione e' sempre stato analizzato e si e' presa una innumerevole serie di provvedimenti per contrastarla mentre e' doveroso sottolineare che il fenomeno dello spreco delle risorse e l'individuazione dei soggetti responsabili non e' mai stato considerato se non in modo sporadico e senza alcuna intenzione reale di giungere a qualsiasi conclusione che non fosse quella di dimenticare quest'ultimo problema, focalizzando in modo artato solo il primo.
Quindi e' ora che il problema venga affrontato e risolto. Il modo e' quello gia' esposto, organizzazioni di categoria, sindacati e apparati dello stato possono farlo, senza la creazione di ulteriori organizzazioni che sarebbero inutili, superfle, ritardanti e, nella peggiore delle ipotesi, anche devianti. Sara' necessario sostituire i vertici delle organizzazioni? Lo si faccia. Si richiedano assemblee di base e non ci si lasci fuorviare. Non piu': “ se o ma” ! La vera unica futura ideologia sara' la moralizzazione degli organi dello stato e della politica perche' la redistribuzione del reddito avvenga realmente in modo equo.


E l'evasione fiscale? Non preoccupatevi, lo stato non se ne dimentica. Noi occupiamoci di cio' che la politica e lo stato vogliono farci dimenticare!


Mauro Spelta.