Un «fascista» all'Istituto per la resistenza di Verona
Tre mesi di carcere per istigazione all'odio razziale, leader degli skin,
dirigente della Fiamma Tricolore, membro del complesso musicale "Gesta
bellica", gruppo che come pezzo culto ha la canzone "Il capitano", dedicata
ad Erik Priebke. Quale curriculum migliore per essere nominato nel consiglio
dell'Istituto per la resistenza di Verona?
La splendida idea di nominare il 35enne Andrea Miglioranzi («Fascista? Per
me è un termine molto caro») come rappresentate del Comune all'assemblea dei
soci dell'Istituto che deve salvaguardare la memoria dei partigiani è venuta
alla maggioranza del consiglio comunale. Ancora elettrizzati dalla fresca
nomina dopo l'elezione a sindaco dell'astro nascente della Lega Flavio Tosi
(quello che come cosa ha cacciato i nomadi dalla città), i consiglieri della
destra si sono sentiti di osare. Dovevano nominare due persone. La prima è
stata Lucia Canetti di Alleanza Nazionale. Ma per secondo hanno scelto lui,
«il camerata Miglioranzi». Uno che era già conosciuto nel mondo del "white
power rock" come bassista, ma è diventato ancora più famoso per essere il
primo in Italia a finire in carcere per la legge Mancino sull'istigazione
all'odio razziale. Nel 1996: tre componenti del gruppo (oltre a Miglioranzi,
c'è il leader Castorina, ora segretario provinciale della Fiamma Tricolore)
organizzano un'aggressione nei confronti di uno Sharp (skinheads del
versante politico opposto), reo di essere l'ispiratore di alcune iniziative
musicali multietniche. Le minacce sono chiare: «A Verona queste cose non le
vogliamo, se ci provi ancora sei morto». I picchiatori sono di Napoli, i
mandanti si limitano ad osservare il pestaggio. Con entusiasmo. La Digos
arresta i quattro, che, grazie all'applicazione della legge Mancino,
sconteranno in carcere quasi tre mesi.
Ora potrà prendere le sue vendette.
Qualcuno a Verona, città dove Ciano fu giustiziato e dove la Resistenza ha
una storia importante e piena di radici, si è opposto.
Per il presidente del Corpo Volontari della Libertà, i partigiani cattolici,
Edoardo Faccioli, «chi si dichiara fascista e revisionista dovrebbe sentire
il dovere di non entrare neppure nell'assemblea dell'Istituto che studia la
Resistenza».
Una delle poche voci contrarie. Perché subito a Miglioranzi è stata espressa
solidarietà dal presidente veronese di An Massimo Giorgetti. «In democrazia
funziona così, non capisco lo sconcerto. E poi mi pare che il dopoguerra sia
finito da un pezzo», ha commentato stupito al "Corriere di Verona".
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