(AGI) - Roma, 27 lug. - Il Parlamento deve scrivere "nero su bianco" che il Gip di Milano Clementina Forleo "ha sbagliato" e "ha commesso un abuso". Lo dice il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, Luciano Violante in un colloquio-intervista con il Riformista. "Per casi del genere - afferma Violante - anni fa la Corte Costituzionale ha sancito il principio di 'leale cooperazione' tra poteri dello Stato". Ma su questa vicenda, "la magistratura e' stata tutt'altro che leale nei confronti del Parlamento". E "l'incursione preventiva che stava alla base dell'ordinanza del giudice Forleo ne e' una prova. Il Parlamento non fa ricatti. Le lettere che Piero Fassino e Massimo D'Alema hanno inviato alla giunta per le autorizzazioni - prosegue - sono di tutt'altro segno rispetto all'idea di una politica che alza le barricate. Il Parlamento esaminera' le carte e, senza preclusione alcuna, prendera' una decisione in linea con il principio di leale cooperazione sancito dalla Consulta". Per Violante, "la Giunta prima e l'Aula di Montecitorio dopo dovrebbero mettere nero su bianco la mancanza di lealta' da parte dei giudici di Milano". Il gip Clementina Forleo, aggiunge, "non solo ha commesso degli errori che mettono a rischio la credibilita' della magistratura milanese. Anticipando un possibile giudizio, il gip ha commesso un abuso. E questo abuso, il Parlamento ha il dovere di segnalarlo, magari contestualmente all'accoglimento delle richiesta di usare le intercettazioni". A Francesco Saverio Borrelli che in un' intervista a 'la Repubblica' da' un giudizio completamente diverso, l'ex presidente della Camera risponde: ''Il dottor Borrelli mi insegna che per un giudice la forma e' sostanza. Per cui non e' possibile in alcun modo difendere l'ordinanza di Clementina Forleo. La violazione che c'e' nella formulazione della sua richiesta al Parlamento non puo' e non deve essere considerata un aspetto secondario. Ripeto: il Parlamento, questa cosa, deve metterla nero su bianco''. -
An'vedi Violante...che schifo, non ho parole.




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