Favorito il partito islamico (Akp) del premier Erdogan che mira anche alla presidenza
I seggi chiusi alle 17 locali. Affluenza elevata. I primi risultati intorno alle 19 italiane
Turchia al voto, 42 milioni alle urne
La sfida tra islamici e militari
La sinistra costretta a puntare sui militari per evitare
quella che viene definita "la deriva iraniana"
Una cittadina turca questa mattina al voto in un seggio di Ankara
ANKARA - Si sono chiusi in Turchia alle cinque del pomeriggio locali (le 15 in Italia) gli ultimi seggi dove oggi si votava per politiche generali per il rinnovo del Parlamento monocamerale di Ankara (550 deputati). Alta l'affluenza registrata. I primi risultati verranno diffusi alle 21 locali (le 19 italiane). Per i dati finali si dovrà invece aspettare venerdì prossimo, quando verranno annunciati dalla Commissione Elettorale Centrale.
Le elezioni odierne vedono favorito il partito di radici islamiche Akp del premier Tayyip Erdogan. I seggi sono stati aperti alle 7 locali (ore 6 in Italia) in Turchia orientale, mentre in Turchia centro-occidentale, l'apertura è prevista per le 8 locali (le 7 in Italia). Gli aventi diritto al voto sono 42,5 milioni, tra cui 4 milioni di giovani tra i 18 ed i 22 anni, su una popolazione di circa 72,5 milioni.
Il sistema elettorale è proporzionale (senza preferenza) con soglia di sbarramento del 10%. Sono il lizza 14 partiti, ma, secondo i sondaggi e, salvo possibili sorprese, solo tre di essi supereranno la soglia: il Partito Giustizia e sviluppo (Akp) filoislamico, il Partito repubblicano del popolo (Chp), laico e socialdemocratico ed il Partito di azione nazionalista, Mhp.
La Turchia va a elezioni anticipate per lo stallo generato dal braccio di ferro sul prossimo capo dello Stato. Era aprile quando i militari turchi misero il veto all'elezione a presidente del candidato del partito islamico islamico Abdullah Gul. Il partito islamico di centro destra (Akp) è anche quello del premier Erdogan. Se gli fosse riuscito di portare Gul alla presidenza, gli islamici con solo il 34 per cento dei voti, avrebbero occupato tutto: governo, camera e presidenza. I militari decisero che era troppo e dissero no diventando in qualche modo baluardo di democrazia.
Il voto di oggi è incerto solo sulla composizione del prossimo governo. E' chiaro infatti che il partito di Erdogan vincerà. Potrebbe però essere costretto a governare in coabitazione con qualcun altro. Sono due le formazioni che potrebbero superare lo sbarramento del 10 per cento: i socialdemocratici (Chp) di Deniz Baykal e i Lupi grigi nazionalisti (Mhp). Se i numeri non fossero sufficienti per Erdogan, potrebbe toccare a queste due formazioni accompagnare il primo ministro islamico nei prossimi cinque anni di legislatura. Va detto che il premier Erdogan in questi anni ha cercato una progressiva europeizzazione della Turchia e che le altre formazioni sono caratterizzate da un forte nazionalismo.
In mattinata la tensione nemmeno troppo latente è sfociata in disordini e tafferugli tra militanti e sostenitori di partiti avversi, che hanno finora provocato nel complesso almeno otto feriti, uno dei quali grave. L'incidente peggiore è avvenuto a Bismil, cittadina della provincia di Diyarbakir, all'estremistà sud-est dell'Anatolia, laddove si estende la porzione turca del Kurdistan. Secondo l'agenzia di stampa 'Anadolou', due manipoli di facinorosi si sono attaccati a vicenda con coltellate e sprangate davanti a un seggio: tre i feriti, uno dei quali ricoverato per numerose lesioni profonde.
Due le vittime di una rissa scoppiata a Demre, rinomato centro di attrazione turistica pr aver dati i natali a san Nicola di Bari; protagonisti attivisti dell'Akp e dell'Mhp, il Partito di Azione Nazionalista, di estrema destra. Costoro hanno accusato i rivali di aver violato il divieto di fare campagna a urne aperte, distribuendo volantini di propaganda nelle strade, e li hanno aggrediti. Ad avere la peggio sono stati i seguaci di Erdogan, due dei quali hanno riportato lesioni, peraltro di entità contenuta. Tre i feriti anche a Sason, nella provincia orientale di Batman, dove un alterco scoppiato in un bar per motivi politici è presto degenerato in un pestaggio generale tra simpatizzanti di formazioni politiche contrapposte.
(22 luglio 2007) Torna su




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