“Il cristianesimo deve lottare contro il nichilismo”
Intervista al filosofo Vicente Ramos Centeno
MADRID, lunedì, 23 luglio 2007 (ZENIT.org).- Il futuro dell’Europa e la “salute della ragione” passano per il cristianesimo come motore di cultura e di storia.
Lo afferma in questa intervista Vicente Ramos Centeno (San Juan de la Cuesta, Zamora, 1947), laureato in Filosofia e autore del recente libro “Europa y el cristianismo” (“L’Europa e il cristianesimo”), pubblicato dalla Editrice BAC (www.bac-editores.com).
Docente di Filosofia, Ramos Centeno lavora a Madrid, all’Istituto Imperatrice Maria d’Austria.
L’Europa nuota nel “mare amaro della desolazione spirituale”, si legge nel suo libro. Stiamo così male?
Ramos Centeno: In questo mio giudizio sulla situazione dello spirito nella nostra Europa non ho inventato molto. Ci si renda conto del fatto che non penso soltanto, ma dialogo con autori che ci hanno già avvisato da tempo di ciò che sarebbe accaduto, da Nietzsche, ad esempio, a Husserl, Ortega o Simone Weil.
Oggi siamo nell’epoca del nichilismo realizzato. Benedetto XVI ha parlato della “dittatura del relativismo” che predomina sugli spiriti e del fatto che l’Europa corre il rischio di “congedarsi dalla storia”.
L’ateismo nichilista è installato nel potere intellettuale. Non c’è più un ateismo umanista, ma un laicismo aggressivo e barbaro.
Non ci sono pensatori che si rendano conto e vogliano pensare a queste cose avvenute dal 1989: la scomparsa del socialismo come possibilità reale, il crescente antisemitismo, la barbarie islamista.
Il nostro mondo è plebeo, rozzo, è il periodo dell’annichilimento di ciò che gli uomini amavano e in cui credevano, il tempo della falsificazione della storia e del disprezzo dell’uomo.
I filosofi più ufficiali di oggi vivono installati nella morte di Dio e perfino nella non menzione di Dio.
Naturalmente il mio giudizio si riferisce alla “cultura ufficiale”, ai mandarini intellettuali, ma esistono anche gli amanti della ragione e della speranza cristiana; non è scomparso, è ovvio, il sale della terra.
Il cristianesimo tornerà ad essere in Europa il generatore più importante di storia e di cultura?
Ramos Centeno: Non so se tornerà ad esserlo. Dico che dovrebbe tornare ad esserlo, e lo spero. Ne va del futuro dell’Europa e della salute della ragione.
I cristiani, inoltre, non devono conformarsi ad essere le possibili vittime di futuri stermini.
Il cristianesimo, che per Bloch è altezzosità e non farsi trattare come vinto, deve passare all’offensiva. A questo spetta oggi di salvare quanto c’è di valido nella modernità, di prendere tutta la verità che ci può essere nella modernità e nel mondo contemporaneo per costruire un’altra cultura.
Se il cristianesimo ha lottato contro i totalitarismi, oggi deve lottare contro il nichilismo.
Già Simone Weil ha visto che il laicismo era oscurantista e totalitario. E Tocqueville ha detto: “Il dispotismo si realizza senza la fede, la libertà no”. La parola di Cristo non può nemmeno arrivare al popolo in questa cultura nichilista e barbara.
Cosa significa che solo un cristianesimo “assolutamente fedele” alla fede biblica e alla ragione può essere l’anima dell’Europa?
Ramos Centeno: Io parlo di un cristianesimo “fedele, assolutamente fedele, alla sua radice biblica e alla sua lunga storia di amicizia con la ragione”. Il terzo capitolo del libro si intitola “Il cristianesimo, Israele e l’Europa”. Ripresento in esso il problema dell’antisemitismo e le accuse attuali alla teologia cattolica come origine di questo.
Io rifiuto queste accuse e spiego l’antisemitismo attuale come odio per il popolo attraverso il quale abbiamo conosciuto Dio e difendo con la Pontificia Commissione Biblica e con Giovanni Paolo II che il cristianesimo non può dimenticare la sua origine. Dall’altro lato, non accetto nemmeno la tesi molto attuale per cui bisogna tornare a Gerusalemme dimenticando Atene.
Il cristianesimo non deve né può rinunciare alla ragione né all’inculturazione nella cultura greco-latina.
Quali sono alcuni segni concreti di speranza in Europa?
Ramos Centeno: In primo luogo, la testimonianza dei santi e dei martiri del XX secolo, tanti ad esempio nella nostra Spagna, che non si sono conformati alla morte di Dio.
I totalitarismi sono caduti, in Europa c’è un impulso all’unità e una ricerca di qualcosa di nuovo.
Abbiamo già preso coscienza del fatto che effettivamente “il regno della ragione è cresciuto nel regno di Dio”. Noi possiamo essere (il nichilismo non dà più niente) i veri eredi del meglio della nostra storia e della modernità.
Ciò che è accaduto con i Paesi dell’Est ci incoraggia. Sappiamo, inoltre, che Cristo è il Signore della storia. Il mio libro termina con questa espressione biblica: Maranatha!
Fonte: Zenit, 23.7.2007




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