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Discussione: Visone è morto.

  1. #1
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    Predefinito Giovanni Pesce, la sua vita per la libertà, per il comunismo

    Questa volta il Comandante Giovanni Pesce non ce l’ha fatta.
    Il leggendario “Ivaldi”, “Visone”, il combattente per la libertà in Francia, in Spagna e in Italia, ci ha lasciati. La sua vita è stata una lunga cavalcata che ha percorso tutto il Novecento. Fin da giovane non ha esitato ad impugnare le armi e a rischiare la vita per arruolarsi nelle Brigate internazionali spagnole contro il franchismo, poi in Italia nei Gruppi della Resistenza contro nazisti e fascisti.
    Rinchiuso a Ventotene ebbe come compagni di confino Terracini, Longo, Secchia, Pertini, Ravera, Curiel, Di Vittorio. Dal dopoguerra fino ad oggi è sempre stato in prima fila nelle lotte al fianco dei lavoratori, per la democrazia, la pace, il socialismo. Medaglia d’Oro al valor militare, infaticabile difensore e divulgatore dei valori della Resistenza e della storia delle Brigate internazionali di Spagna.
    Per noi, in tutti questi anni, è stato il simbolo della lotta contro il revisionismo, contro l’attacco alla Resistenza. Un punto fermo importantissimo contro il dilagante svuotamento, da parte anche di forze della Sinistra, dei principi dell’antifascismo.
    Ho tanti ricordi del Comandante Visone, in particolare non dimentico quei suoi occhi curiosi e sorridenti che non stavano mai fermi e che trasmettevano ottimismo. Come quella volta che si sentì male al Comitato politico nazionale e davanti a Bertinotti spaventato disse sorridendo: “Tutto a posto, comandante”. Noi lo ricordiamo così, con il suo ottimismo della volontà, sempre al nostro fianco, con la compagna partigiana Nori. Così come ci piace rivederlo su quella macchina che il 28 aprile del 1945 entrò in piazza Duomo a Milano piena di folla. Il Comandante “Visone” su quell’auto, simbolo dell’Italia liberata, con il mitra sul braccio, al fianco di Cino Moscatelli, Alessandro Vaia, Pietro Secchia, Luigi Longo.


    Giovanni Pesce nasce il 22 febbraio 1918 nel paesino di Visone, in provincia di Alessandria. Così come molti concittadini, dopo pochi anni la sua famiglia deve emigrare in Francia alla ricerca di un’occupazione e di una condizione migliore. Alla Grand’Combe, dopo avere frequentato le scuole elementari, inizia subito a lavorare per aiutare la famiglia. A 14 anni scende in miniera, dove coltiva il suo desiderio di indipendenza e il piacere di condividere la fatica con gli altri lavoratori. Intanto, aderisce giovanissimo al partito comunista, di cui diviene segretario della sezione giovanile.
    A Parigi per festeggiare la vittoria del Fronte Popolare, ascolta un discorso della «pasionaria» Dolores Ibarruri e decide di arruolarsi nelle Brigate Internazionali che nella Guerra civile spagnola sostengono il regime democratico contro i fascisti di Franco. A soli 17 anni, è uno dei più giovani combattenti italiani, inquadrato nella brigata Garibaldi. Ferito tre volte, sul fronte di Saragozza, nella battaglia di Brunete e al passaggio dell’Ebro, porta ancora nel corpo le schegge della ferita più grave.
    Rientrato in Italia nel 1940, presto viene arrestato per il suo antifascismo e, dopo un anno di reclusione, viene inviato al confino a Ventotene. È il primo garibaldino a raccontare le vicende della guerra civile spagnola ai dirigenti comunisti detenuti sull’isola. Lì, grazie alla collaborazione degli altri compagni, migliora la sua conoscenza della lingua e della letteratura italiana, ma soprattutto arricchisce la sua formazione civile e politica.
    Nel settembre del 1943 è tra gli organizzatori dei Gruppi di Azione Patriottica (GAP) a Torino. Nel maggio successivo è a Milano - dove conosce la partigiana Onorina «Sandra» Brambilla, sua futura moglie - e assume sino alla Liberazione il comando del 3° Gap «Rubini». Protagonista della Liberazione a Milano, il Comandante «Visone» (questo il suo leggendario nome di battaglia) si distingue per la determinazione e l’audacia con la quale combatte il nemico nazi-fascista. Il 25 aprile 1947 viene insignito della Medaglia d’oro al Valor Militare.
    Dopo la guerra, Giovanni Pesce continua la sua dedizione alla costruzione della democrazia in Italia attraverso diversi impegni politici, civili, istituzionali. È membro del Consiglio nazionale dell’A.N.P.I. fin dalla sua costituzione; presidente dell’Associazione dei combattenti volontari antifascisti di Spagna; consigliere di amministrazione della casa di cura «Macedonio Melloni». Dopo l’attentato a Togliatti del 1948 è responsabile della Commissione di vigilanza dei maggiori dirigenti comunisti. Dal 1953 è consigliere comunale a Milano per oltre un decennio.
    Fino a pochi mesi fa Giovanni Pesce era ancora impegnato con tutto se stesso nell’attività politica, dentro Rifondazione Comunista. Nel 2005 il suo partito lo ha proposto come senatore a vita, ritenendolo un perfetto rappresentante di quei valori civili di democrazia, uguaglianza, partecipazione alla base della nostra Repubblica, fondata sulla Resistenza

  2. #2
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    Predefinito Visone è morto.

    Oggi ad 89 anni è morto Giovanni Pesce, alias il comandante "Visone" dei Gruppi di Azione Patriottica.
    La sua vita di gappista è riassunta in questo libro scaricabile da internet:
    http://www.bibliotecamarxista.org/au...20giovanni.htm

    Senza Tregua.

  3. #3
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    Requiem.


  4. #4
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  5. #5
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    Apprendo solo oggi la notizia...

    Riposi in pace!

  6. #6
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    Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
    Via Tanaro, 7 – 20128 Milano – Tel/Fax 02-26306454
    e-mail: resistenza@carc.it – sito: www.carc.it
    Direzione Nazionale

    Comunicato DN del 27.07.07

    È MORTO UN PARTIGIANO NE NASCONO ALTRI CENTO !!!

    “Noi celebriamo l’anniversario della vittoria della Resistenza anzitutto per rendere omaggio a quanti combatterono quella lotta e ricordare con amore quanti in quella lotta hanno dato la loro vita per costruire la nostra vita: essi sono i nostri genitori, sono la nostra storia. In secondo luogo celebriamo l’anniversario per imparare di più e rafforzare in noi quanto abbiamo già imparato da quella lotta, perchè i suoi insegnamenti ci sono necessari per la lotta che conduciamo e che dovremo condurre nei prossimi anni. Per questo dobbiamo studiare con passione e impegno sia i successi che gli insuccessi dei nostri padri, perché né gli uni né gli altri sono vani, ma servono ad aprirci un nuovo tratto della strada verso il comunismo che essi hanno percorso fino a noi. I loro insuccessi e i loro limiti non li sminuiscono nel nostro affetto e nella nostra stima, perché ciò che li fa grandi e degni è di aver portato più avanti la causa che essi a loro volta avevano ricevuto in consegna.”
    Da Il punto più alto raggiunto finora nel nostro paese dalla classe operaia nella sua lotta per il potere edizioni Rapporti Sociali.

    Il 27 luglio a Milano è morto all'età di 89 anni Giovanni Pesce, comandante partigiano.
    Giovanni Pesce nasce a Visone, un paesino dell’alessandrino, “Visone” sarà anche il suo nome di battaglia. Con la sua famiglia emigra per la Francia dove giovanissimo lavora come minatore e si iscrive al partito comunista. Partirà per la Spagna con le Brigate Internazionali a combattere il regime fascista di Franco. Al suo rientro in Italia viene arrestato, condannato per antifascismo e mandato al confino a Ventotene. Promotore dal ’43 dei GAP a Torino dove combatterà i fascisti e i nazisti fianco a fianco del compagno Dante di Nanni, comanderà, in seguito, il 3° GAP di Milano. Comunista ed eroico combattente, il partigiano gappista Pesce, con il suo esempio e la sua abnegazione (come quella di migliaia di altri compagni che hanno anche pagato con la vita nelle città e sulle montagne) dimostrati durante la guerra di Resistenza, ci lascia in eredità la determinazione, il coraggio e il grande ideale che, in quel periodo, muovevano lui e tanti altri partigiani comunisti a organizzarsi e a organizzare le masse popolari a combattere fino ad imbracciare le armi contro i nemici del popolo, in divisa nera, grigia o in doppio petto. E’ la stessa determinazione e lo stesso coraggio che i comunisti e i sinceri antifascisti devono oggi fare propri per combattere i nuovi fascisti, chi li foraggia, chi li riabilita e li legittima. Nel nome di Pesce e di tutti i partigiani, per onorare la loro memoria, per portare a un livello più alto il loro grande insegnamento, continuiamo la lotta contro la riabilitazione del fascismo e per cacciare nelle fogne i fascisti di FN e di Fiamma Tricolore che scorrazzano impuniti per le vie delle nostre città aggredendo e accoltellando i compagni, i deboli, i diversi. Oggi, come allora, gli antifascisti che si oppongono alle parate dei neofascisti e alle loro scorribande vengono imprigionati e condannati (vedi gli antifascisti condannati a 4 anni di carcere per avere cercato di impedire un corteo fascista di Fiamma Tricolore per le vie di Milano e per i quali il 5 e il 26 ottobre verrà celebrato il processo di appello) da tribunali che assumono sempre più la forma di quei tribunali speciali che costrinsero i comunisti e gli antifascisti al confino, al carcere e alla morte.
    Quella determinazione e quel coraggio che contraddistinsero il compagno Visone e le migliaia di partigiane e partigiani come lui, sono di esempio ai comunisti di oggi, alla loro lotta per un mondo migliore, alla loro lotta per raccogliere la bandiera rossa del comunismo che quei compagni ci lasciano in eredità. Prendiamo l’esempio di Pesce e di tutti i partigiani comunisti per condurre oggi la lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista!

    Onore al compagno partigiano Giovanni Pesce!
    Giovanni Pesce vivrà per sempre nei nostri cuori e nella nostra memoria!
    Ora e sempre Resistenza!

  7. #7
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    Folla alle esequie di Giovanni Pesce, leggendario capo partigiano

    E in tanti ringraziano il comandante “visone”
    Milano, 30 lug. - Combattente orgoglioso, determinato, coraggioso, il comandante “Visone”, nome di battaglia di Giovanni Pesce, partigiano, garibaldino, medaglia d'Oro al Valor Militare era deceduto venerdì scorso, 27 luglio, per i postumi di una caduta in casa. Aveva 89 anni e nella vita superato ben altri momenti e nel suo corpo c'erano ancora le schegge della ferita più grave, quella riportata sul fronte di Saragozza mentre combatteva nella guerra civile spagnola contro Franco. Oggi si sono svolti i funerali.
    La sala Alessi era colma. Fuori, gli occhi di una piccola folla, che brandiva le bandiere rosse di Rifondazione comunista, sono fissati su uno schermo che trasmetteva i funerali. Tra le parole di chi si avvicenda allo scranno per salutare Giovanni Pesce se ne distinguono quattro che battono il ritmo di una commemorazione commossa e partecipata: libertà, democrazia, resistenza e "grazie".
    Ringrazia il sindaco Letizia Moratti, per "quei valori che ha portato avanti con tanto sacrificio e che sono a fondamento di ogni democrazia". I valori che devone essere fatti "capire ai giovani". Dice, il Sindaco, che Giovanni Pesce "i milanesi non lo dimenticheranno mai" e, per questo, proporrà che il Comandante Visone "sia tumulato nel famedio comunale". La sala applaude.
    Ringrazia Tino Casali, presidente Anpi Milano, parlando direttamente a Pesce senza mai accantonare il tono confidenziale. Lo ringrazia per "l'impegno politico e sociale", per "il lascito morale" e per il "patrimonio delle idee". Riflette su quanto la vita di Pesce "appartenga alla storia non solo di Milano ma della Nazione tutta”.
    Nato a Visone d'Acqui (Alessandria) nel 1918, Giovanni Pesce venne arrestato nel 1940 ed inviato al confino a Ventotene. Liberato nell'agosto del '43, un mese dopo era già tra gli organizzatori dei Gap (Gruppi di azione patriottica) a Torino. Dal maggio del 1944 assunse a Milano, sino alla Liberazione, il comando del 3/0 Gap “Rubini”. Pesce scrisse, tra l'altro, “Un garibaldino in Spagna'' del 1955 e “Senza tregua'”, un classico della memorialistica partigiana.
    http://www.voceditalia.it/index.asp?...=cro&ART=13436

    A luta continua

 

 

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