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Discussione: Senza alcun diritto

  1. #1
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    Exclamation Senza alcun diritto

    Palmera verso la chiusura. Entra Pirelli? Vertice a Cagliari


    La solidarietà delle istituzioni ai 200 dipendenti della Palmera che a settembre saranno senza lavoro. Per lo stabilimento di S'Arrasolu ci sarebbe un progetto di riconversione.



    di VITO FIORI
    È arrivato in aula consiliare per pronunciare poche parole che, probabilmente, aveva mandato a memoria per l'occasione. «Negli ultimi 10 anni Palmera ha accumulato 70 milioni di euro di perdite - ha detto Roberto Affinita, dirigente dell'azienda - e l'ultimo semestre ha registrato nuove perdite, per questo l'azionista ha deciso di cessare l'attività». Poi, rivolto alla platea (un centinaio di dipendenti dello stabilimento, l'intero consiglio comunale, consiglieri regionali galluresi e i parlamentari del territorio): «Se avete domande, prego, fatele». Una provocazione quella di Affinita. Intanto perché non ha aggiunto nulla di nuovo a quanto già si sapeva, ma soprattutto non ha spiegato quali siano le reali intenzioni della famiglia Palau, proprietaria di Palmera.

    LA POLITICA INCALZA. «Se é un problema finanziario - gli ha risposto Antonio Satta - ditelo chiaramente, così potremmo anche discuterne». A dare una chiave di lettura diversa alla recente decisione della società é stato l'intervento di Nardino Degortes, capogruppo dell'opposizione di centrosinistra in consiglio. «Credo - ha esordito - che gli olbiesi abbiano il diritto di sapere cosa é accaduto. Io so che la famiglia Palau vorrebbe presentare un progetto per residenze, alberghi e un porticciolo turistico nell'area ora occupata dalla fabbrica.

    PIRELLI IN CORSA PER L'AREA. Ecco, vorremmo sapere qual'é il ruolo della Pirelli Re. In Comune esite un progetto per la riconversione di quei volumi. Sappiano i Palau che quei terreni non si toccano, sono stati espropriati per le attività produttive e la loro destinazione d'uso resterà tale». La conferma ai sospetti di una speculazione urbanistica arriva da Francesco Sanciu, assessore al bilancio ed ex presidente del consorzio industriale. «La Regione - ha spiegato - in questo caso può decidere per la concessione. È possibile che nei terreni Palmera si realizzino attività commerciali e residenze, a farla breve, un mare di cemento. Ma noi dobbiamo bloccare tutto». Pungente, e anche sarcastico, l'intervento di Renato Cugini: «Affinita é venuto a dirci che Palmera é arrivata al capolinea, e cos'é lui, un ferroviere? Perché si chiude a Olbia e si investe altrove? La verità é che Affinita, per conto dei Palau, ci nasconde qualcosa».

    POLEMICHE TRA SCHIERAMENTI. Quindi é toccato a Giommaria Uggias andare giù duro. «Il punto dolente - ha detto - é la speculazione sulle aree. E l'ex amministrazione, che già qualche anno fa, aveva avvallato la possibilità di riqualificare la zona industriale, ha delle responsabilità». Manco finito di parlare che l'ex sindaco, ora consigliere, Settimo Nizzi gli ha urlato: «Dì a Soru di tirar fuori i soldi per la Palmera e smettila di dire cazzate». Inevitabile battibecco con Uggias che ha replicato: «Marzia Palau non si é presentata agli appuntamenti con l'assessore regionale all'industria, mai ha proposto un piano di rilancio. Il che significa che lo stabilimento olbiese non le interessava più».

    OGGI TUTTI A CAGLIARI. L'assessore alle attività produttive Vanni Sanna ha ricordato che nel giugno scorso Palmera ha ottenuto 3,8 milioni di euro per ammodernamento degli impianti e la realizzazione di un nuovo capannone. «E adesso si scopre che vogliono chiudere», é stato il suo commento. Oggi tutti a Cagliari per un incontro con Concetta Rau e Renato Soru, sperando nella presenza dei Palau.


    31/07/2007 123
    http://www.unionesarda.it/DettaglioS...ontentId=11645

  2. #2
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    Ottana. «Lo Stato ci uccide due volte» [Nuoro]



    Ricorso in Tribunale dopo che Inps e Inail hanno rifiutato di concedere i benefici di legge
    La denuncia di 33 operai esposti all'amianto


    In tutta Italia le richieste sono già state accolte. Intanto nel Nuorese due operai sono già morti di asbestosi.
    Accusano Inps, Inail e ex Enichem di volerli far morire in silenzio, discriminati rispetto ai loro colleghi del resto d'Italia. Con il quotidiano incubo di ammalarsi di asbestosi, la tremenda sindrome che colpisce chi è rimasto a lungo esposto all'amianto. Sono i 33 manutentori dell'impianto chimico di Ottana iscritti alla Uil, avamposto dei quasi 800 interessati dal problema, che «stanchi di rinvii e scaricabarile tra enti» hanno deciso di presentare un ricorso al giudice del lavoro del Tribunale di Nuoro, senza escludere la presentazione di un esposto di carattere penale. Il fine è quello di ottenere un atto di indirizzo che impegni l'ente previdenziale al riconoscimento dei benefici pensionistici che da tempo, grazie alla legge 257/92, in tutta Italia sono già stati concessi.

    LA DENUNCIA «Gli operai di Porto Marghera, Pisticci, Ravenna, Trieste, Genova e Gela, solo per citarne alcuni - dice Renzo Puggioni, del coordinamento occupazione della Uil - lo hanno da tempo ottenuto: uno "scivolo" pensionistico di cinque anni ogni dieci lavorati a contatto con questo materiale così dannoso per la salute. Questo in ragione del fatto che l'aspettativa di vita è purtroppo più bassa rispetto alla media nazionale». Come dargli torto? L'asbestosi si è già portata via due operai che hanno lavorato come manutentori a Ottana: «Per uno il Tribunale, dopo l'immobilismo di Inail e Inps, ha comunque stabilito la sussistenza dell'esposizione professionale, per l'altro la richiesta è ancora in corso di predisposizione», aggiunge Puggioni.

    LA NOVITÀ A far decidere i lavoratori per un'accelerazione della vertenza è stato il nuovo stop imposto dall'ufficio provinciale del lavoro, che non ha potuto dare via libera alle loro richieste a causa della mancata presentazione dei funzionari Inps e Inail: «L'ente previdenziale ha fin qui respinto tutte le istanze dei 380 lavoratori da noi rappresentanti - racconta l'avvocato Bastiana Buffoni, che assieme al collega Pietro Soddu assiste i lavoratori associati alla Uil - questo perché manca una dichiarazione ufficiale dell'Inail, che comprovi l'elevato rischio di malattia dovuto all'esposizione all'amianto». Da qui la decisione di attendere il responso del comitato provinciale per il lavoro, al quale è stato presentato una sorta di "appello" rispetto al primo pronunciamento, per poi inoltrare richiesta al giudice del lavoro di Nuoro.
    Intanto la polemica infuria anche dal punto di vista politico e sindacale: «Fin qui siamo stati lasciati soli da tutti - dice Costantino Soru, ex Rsl dell'Enichem - il problema è sostanzialmente politico. Né destra né sinistra hanno voluto sposare la nostra causa. Qua si muore in silenzio, senza che nessuno muova un dito». Renzo Puggioni non rinuncia alla polemica e alza il tiro nei confronti di Inps e Inail: «Per quel che mi riguarda ci sono gli estremi per chiedere alla Procura di verificare se non sussistano anche gli estremi per i reati di abuso e omissione di atti d'ufficio, nonché un pregiudizio nei confronti dei lavoratori del Nuorese».

    LA FABBRICA Nell'impianto di Ottana l'amianto fino al 1995 («quando hanno cominciato a rimuoverlo, vestiti da palombari, mentre noi ignari di tutto continuavamo a lavorare») era praticamente dappertutto: nei magazzini, nei servizi generali, nei laboratori, nelle tubature. «Nel 1998 i lavori per la rimozione di questo materiale si sono conclusi - ricorda Costantino Soru - e all'epoca i rappresentanti sindacali di base firmarono il verbale che certificava la nuova situazione. Eppure l'Inail ancora oggi dice che i nostri lavoratori non sono stati esposti all'amianto. Forse solo perché quando sono venuti a fare le ispezioni era già stato rimosso da tempo». Perché, sempre secondo il coordinamento dei lavoratori, si sarebbero persi circa due anni per ottenere i curriculum professionali dalle aziende e altri tre se li sarebbe presi l'Inps per esaminare le domande e poi respingerle in blocco: «Chiediamo che sia il giudice a stabilire un elementare principio di uguaglianza: morire di tumore a Ottana è diverso rispetto al resto d'Italia?».
    ANTHONY MURONI
    http://www.rassegnanuoro.it/rassegna_leggi.asp?ID=21411


    Amianto, battaglia per gli indennizzi [Nuoro]


    Un esposto dei sindacati a favore dei lavoratori ex Enichem Ottana




    ANTONIO BASSU


    NUORO. Per rivendicare i danni provocati dall’amianto i sindacati, Uil in testa, intendono andare sino in fondo nella tutela dei diritti dei lavoratori dell’ex Enichem. L’ultima dismissione di quest’ultima a Ottana risale al 1998. Richiamando la sentenza della Corte costituzionale dell’aprile 1992 si sta mettendo a punto la documentazione per fare ricorso al giudice del lavoro o alla procura della Repubblica.
    Ieri si è tenuta una riunione alla quale hanno partecipato numerosi operai che hanno lavorato alle dipendenze dell’Enichem e di Montefibre, presieduta dai sindacalisti della Uil Renzo Puggioni e Costantino Soru, assistiti dagli avvocati Sebastiana Buffoni e Pietro Soddu.
    Si è parlato dell’importanza della sentenza della Corte costituzionale nº 257 del 1992, che riconosce indistintamente a tutti i soggetti esposti un beneficio che vale per far fronte a un rischio che è ancora presente. Sostanzialmente si riconoscono i benefici della legge anche ai dipendenti pubblici, con tutela previdenziale fornita da istituti diversi dall’Inps e dall’Inail.
    I giuristi ritengono la sentanza della Corte sia di eccezionale importanza, anche perché si evita che si creino odiose discriminazioni tra quanti hanno lavorato nel privato e nel pubblico, essendo stati esposti allo stesso modo all’amianto fino alla sua eliminazione definitiva.
    Ad Ottana, sostanzialmente, sono stati registrati diversi casi di lavoratori che si sono ammalati, ma che nonostante ciò non sia stata riconosciuta la causa dovuta all’utilizzo di certe misture e tecnologie, dunque dell’amianto. Di alcuni operai è stato registrato il decesso, per cui, a questo punto, le organizzazioni sindacali hanno dato mandato ad alcuni legali di fiducia di studiare a fondo la delicata questione, rivendicando equi indennizzi. Che devono essere riconosciuti indistintamente a tutti coloro che erano materialmente esposti a quei tipo di contatti.
    In altre parole, la Corte costituzionale ha osservato che non si può distinguere tra esposti all’amianto semplicemente perché uno era dipendente pubblico o privato, o per altri motivi. Chi è stato esposto, dice la sentenza, ha diritto ai previsti benefici, senza fare il distinguo fra i vari istituti erogatori, Inail o Inps, e presumibilmente senza distinguere i tempi della pensione. Da qui la decisione di fare ricorso al giudice del lavoro e se ciò non bastasse alla formalizzazione di esposto direttamente alla procura della Repubblica.
    http://www.rassegnanuoro.it/rassegna_leggi.asp?ID=21422

  3. #3
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    la situazione sta diventando drammatica,di questo passo la speculazione edilizia finirà di affossare la sardegna..è assurdo perdere attività produttive per far posto al cemento!

  4. #4
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    L'UNIONE SARDA - Economia:

    Palmera, porta in faccia ai Palau

    13.12.2007

    Il sindaco: «Alberghi? Non se ne parla proprio»

    I piani della società di trasformazione urbanistica rischiano di infrangersi sul muro eretto da Giovannelli. Il sindaco ha detto ai Palau che l'idea di edificare alberghi e approdi, dove c'era la Palmera, non si realizzerà. Malumori nel centrodestra. Alberghi, pontili, servizi per la nautica e attività turistiche di varia natura. Nell'ipotesi di trasformazione urbana dei Palau per su Arrasolu c'è un'operazione che cambierebbe completamente il volto a questa parte della città. I proprietari dell'ex stabilimento Palmera non hanno abbandonato minimamente l'idea sviluppata nel 2005 e descritta in alcuni progetti preliminari che attualmente si trovano in studi professionali di Olbia e Milano. Il sogno dei Palau, a quanto pare, è quello di utilizzare una parte del personale dello stabilimento di Su Arrasolu per le operazioni di riqualificazione. Un centinaio di operai, un certo numero di addetti ex Palmera per ciascuno degli ettari da riqualificare. La proposta servirebbe, stando ad indiscrezioni, ad ammortizzare i costi sociali della chiusura della Palmera, e, allo stesso tempo, darebbe il via all'operazione di trasformazione urbana definita due anni fa. C'è un piccolo dettaglio, che cambia completamente il quadro della situazione rispetto alle trattative del 2005. La condizione per il via libera dell'amministrazione comunale alla riqualificazione era quella della delocalizzazione degli impianti. Lo stabilimento ex Palmera, oggi Trissolbia, doveva essere trasferito in un'altra zona del territorio del comune. Continuità dell'attività produttiva, salvaguardia del patrimonio industriale di Olbia, garanzie per i 230 posti di lavoro della Palmera, alla base dell'accordo c'erano anche questi presupposti. Nei giorni scorsi alcuni componenti della giunta Giovannelli sarebbero stati contattati dai manager dei Palau per una proposta che assomiglia molto ad una rivisitazione aggiornata del progetto del 2005. Ma, a questo punto, si pone un problema politico di non poco conto, perché il sindaco Gianni Giovannelli avrebbe già fatto sapere ai Palau di non essere minimamente interessato a questa operazione. Valutazioni che non sarebbero però condivise da tutte le forze politiche che sostengono il primo cittadino. Da parte sua, Giovannelli, ha commentato in questo modo la situazione, non facendo riferimento né confermando gli incontri degli ultimi giorni: «per quanto ci riguarda ci metteremo di traverso rispetto a qualsiasi ipotesi di intervento che faccia passare in secondo piano la Palmera, ossia il patrimonio produttivo e industriale dell'azienda olbiese. Non ci interessa un progetto che non parta da questi dati di fondo. Il nostro obiettivo, naturalmente, non è quello di non considerare o ledere gli interessi della famiglia, così come ho ricordato di recente a Marzia Palau. Ma il comune, in questa vienda, si muove insieme agli altri soggetti, ossia i sindacati e le istituzioni che sono state chiamate ad occuparsi del caso. Per questa ragione non può essere presa in considerazione l'ipotesi che preveda, senza alcun piano industriale o garanzia sui soggetti da coinvolgere, l'avvio della riqualificazione con la contestuale conclusione dell'esperienza della Palmera, alla luce della cessione del marchio. Il discorso è questo, insieme ai sindacati, il comune di Olbia chiede garanzie sulla credibilità e la forza di chi dovrà proseguire la produzione a Su Arrasolu». In altre parole, il baratto è stato respinto al mittente, almeno per ora.Gianni Giovannelli, assieme alle persone che la pensano come lui, teme una situazione di incertezza con lo stabilimento ex Palmera affidato in una prima fase ad un nuovo soggetto che potrebbe, in un secondo momento, alzare bandiera bianca e, definitivamente, decretare la fine dell'azienda, qualunque sia il suo nome. Il tutto con le operazioni di trasformazione urbana già iniziate, a tutto vantaggio di chi negli ultimi anni se ne è fatto promotore. I nodi, quindi, sono arrivati al pettine e tutti i protagonisti di questa partita dovranno giocare subito le loro carte. ANDREA BUSIA

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    http://www.regionesardegna.it/j/v/49...v=2&c=1489&t=1

 

 

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