Milano - Quel pomeriggio, nell’ufficio di Lele Mora, Lapo Elkann s’infuriò come di rado gli era successo. Un appuntamento col manager delle "starlette". E c’era anche una pornodiva. Mora la presenta al rampollo di casa Fiat. Le chiede di spogliarsi davanti a lui. Il ragazzo perde le staffe. «Sono Lapo Elkann, io - alza la voce - non ho bisogno di questi “favori”!». Sono le 11.30 del 15 maggio scorso. Davanti al pm di Milano Frank Di Maio, Lapo racconta. Una breve escursione su un mondo - quello fissato dall’inchiesta su paparazzi, vip e presunti ricatti - che Elkann sfiora soltanto. Abbastanza, però, per diventarne una vittima.
«Conosco sia Dario Mora - inizia Lapo - che Fabrizio Corona, entrambi per ragioni professionali». È la prima presa di distanza. «Certamente non mi definisco amico di nessuno dei due, né tantomeno ho rapporti di inimicizia». Dunque, è il lavoro che li avvicina. Perché «con Mora ho avuto collaborazioni un paio di volte sempre per conto della Fiat, nel campo promozionale e pubblicitario». Un legame condito da qualche perplessità, nata da quell’imbarazzante pomeriggio nelle stanze della «LM Management».
«Devo dire - ricostruisce Elkann - che ho avuto riserve nei suoi confronti in occasione di un curioso episodio. Mi trovavo nel suo ufficio, per ragioni esclusivamente professionali, e Mora invitò una delle sue soubrette che aveva sotto contratto a denudarsi davanti a me». Per Lapo è troppo. Con Mora non vuol più avere a che fare. «Alla mia decisa reazione, cambiò subito atteggiamento, e invitò questa donna, che poi sarebbe diventata una nota soubrette, a rivestirsi e la cosa finì lì, anche sotto un profilo professionale, almeno per quanto mi riguardava. Non ricordo il nome della ragazza, so solo che è diventata una nota protagonista di film erotici, e che era ovviamente al soldo della sua agenzia». «In quell’occasione - precisa - era presente anche Corona». Il manager, nel racconto di Lapo, cerca di ricucire lo strappo. «Sì - racconta - effettivamente Mora cercò più volte di coinvolgermi in cene o eventi a casa sua che io sistematicamente rifiutavo, ritenendo che non fosse nel mio interesse, né tantomeno di mio gradimento frequentarlo e soprattutto accettare determinate carinerie».
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