SANDRO UCCISO: CALISSANO FECE CONOSCERE ASSASSINI
Era stato l'attore tv Paolo Calissano, condannato a quattro anni di carcere per la morte di una ballerina brasiliana di lap dance durante un coca party nella sua casa di Albaro, a presentare Caterina Mathas, la madre del piccolo Alessandro, il bimbo di otto mesi ucciso dopo essere stato seviziato per un raptus sotto l'effetto della droga, e Giovanni Antonio Rasero, suo compagno occasionale, entrambi in carcere con l'accusa di omicidio volontario in concorso. Il particolare è stato anticipato da alcuni quotidiani e viene confermato dagli investigatori della squadra mobile. Secondo quanto emerso, Mathas avrebbe accompagnato Calissano ad una festa proprio per l'inaugurazione del nuovo ufficio di Rasero alla fine di gennaio, e poco tempo i due dopo si sarebbero conosciuti in casa dell'attore televisivo, in via Boselli, nell'esclusivo quartiere di Albaro. In quella stessa abitazione, cinque anni fa, era stata trovata morta la ballerina di 31 anni Ana Lucia Bezerra Bandeira alla fine di un festino a base di cocaina, stroncata da una dose letale di droga.
Calissano, una carriera stroncata dalla droga
SEVIZIATO E UCCISO
Seviziato e ucciso dalla madre e dal suo accompagnatore in preda agli effetti della cocaina. Questa è la ricostruzione degli inquirenti, illustrata stamani nel corso di una conferenza stampa in questura a Genova, per l'omicidio di Alessandro, il bimbo di otto mesi, arrivato esanime ieri mattina all'istituto Gaslini col cranio sfondato, segni di bruciature in un orecchio e all'inguine, ed ecchimosi riconducibili a pizzicotti sul collo. Per la morte del piccolo sono stati arrestati ieri pomeriggio, secondo quanto emerso - in flagranza di reato - con l'accusa di omicidio volontario in concorso la madre di Alessandro, Caterina Mathas, di 26 anni, e Giovanni Antonio Rasero, di 29, (tra i due sembra non ci fosse un rapporto stabile) poi sottoposti ad un lungo interrogatorio dal pm Marco Airoldi, titolare dell'inchiesta, in presenza degli avvocati. Gli esami radiologici eseguiti sul piccolo hanno evidenziato fin da subito come fosse stato sottoposto ad una violenza «reiterata» compatibile con lo sbattimento contro un muro, un mobile o un pavimento. Uno sbattimento che ha provocato «lesioni interne nella parte posteriore del cranio, tali da determinare un vero e proprio avvallamento».
INTERROGATORI NEL POMERIGGIO
È prevista per oggi alle 14 l'autopsia sul piccolo Alessandro, il bambino di otto mesi ucciso nel monolocale di Nervi dove si trovava insieme alla madre Katerina Mathas, di 26 anni ed al compagno di lei Gian Antonio Rasero, di 29. L'incarico è stato conferito stamani dal pm Marco Airoldi al professor Francesco Ventura. Nel pomeriggio, invece, sono previsti da parte del pm gli interrogatori dei due indagati. L'accusa è quella di concorso in omicidio volontario. È previsto che l'udienza di convalida del gip Vincenzo Papillo si svolga domani pomeriggio.
LO "SBATTIMENTO"
E proprio di «sbattimento» ha parlato Rasero, nell'interrogatorio accusando la madre del piccolo. Mathas invece ha raccontato di non ricordare niente di quanto avvenuto. Di essere stata svegliata dall'uomo perchè il bimbo non si muoveva più. Una dichiarazione, quella della donna, che il dirigente della squadra mobile Gaetano Bonaccorso definisce piuttosto «inverosimile», lasciando intendere che tra i due, pur ritenuti corresponsabili di omicidio volontario, è la giovane madre a trovarsi in una posizione più grave. Dichiarazioni in buona parte contrastanti, che ora saranno vagliate ed approfondite, confrontate col racconto di parenti ed amici, anche per capire se il bambino, avesse già subito violenze in passato. Sia Mathas che Rasero hanno ammesso di aver fatto uso di cocaina. Ed in particolare Mathas era già nota in prefettura come assuntore di sostanze stupefacenti. Sarebbe stato proprio l'effetto della droga a provocare il gesto violento nei confronti del piccolo, forse in preda ad una crisi di pianto, lasciato a dormire su un divano nel monolocale del lussuoso residence di Nervi dove Rasero aveva preso alloggio un mese fa. Ma all'arrivo della squadra mobile che ora ha posto sotto sequestro l'appartamento, di droga non ne è stata trovata. E non sono stati trovati neppure biberon o pannolini, la normale dotazione che qualsiasi madre si porterebbe dietro in vista di una notte fuori con un bimbo di otto mesi. Qualcuno infatti nel palazzo di Nervi racconta che ieri mattina Rasero, da solo, avrebbe fatto un blitz in casa. Si parla di due sacchetti di plastica con all'interno una copertina. Ma anche questo elemento è al vaglio degli investigatori.
LA MADRE CERCA IL "CUCCIOLO"
«Chi mi ha portato via il mio cucciolo? Non ci posso credere che il mio cucciolo non ci sia più. Non posso credere che sia stato quel ...»: piange disperata Catarina Mathas nella sua cella di isolamento nel carcere di Genova-Pontedecimo dove non ha potuto portare nemmeno un ciucciotto, un oggetto appartenuto al suo piccolo Alessandro a cui aggrapparsi in questo momento così buio della sua vita. Col passare delle ore si fa più forte in lei la consapevolezza di quanto avvenuto in quel lussuoso monolocale di Nervi martedì notte, della morte del suo bimbo, del fatto di essere accusata in concorso col suo accompagnatore di una notte, Giovanni Rasero, dell'omicidio del suo «cucciolo». Stamani il legale della giovane, l'avvocato Igor Dante, è andato a trovarla. La descrive come una madre disperata per la perdita del proprio bambino, di una donna che respinge quasi indignata le accuse che le vengono mosse, di una ragazza niente affatto preoccupata dall'organizzare una strategia difensiva. Le parole di Catarina vengono spesso interrotte da singhiozzi e lacrime, che si alternano con momenti di lucidità in cui si sforza di ricordare. Continua a dare la sua versione, così come l'ha ripetuta per tre volte ieri sera davanti al pm Marco Airoldi, senza cadere in contraddizione, come spiega il legale. Un racconto che può essere sintetizzato in questo modo: alle 23.30 circa sono arrivati nell'alloggio di Nervi, lei e Rasero si sono fatti di cocaina, e dopo una mezzora circa è uscita lasciando il bimbo. È stata fuori per un'oretta e al suo ritorno ha controllato che il piccolo, che riposava sul divano, stesse bene e poi si è messa a dormire. È stato Rasero, alle 10.30 di ieri mattina, secondo il suo racconto, a svegliarla dicendole che Alessandro non si muoveva più, poi di corsa al pronto soccorso dell'istituto Gaslini.
ESAMI TOSSICOLOGICI
Il medico legale genovese Marco Salvi sta lavorando ad una vera e propria «carta di identità genetica» della madre di Alessandro, il bimbo di otto mesi arrivato morto ieri mattina all'istituto Gaslini, Caterina Mathas, di 26 anni, e del suo accompagnatore Giovanni Antonio Rasero, di 29, entrambi in carcere con l'accusa di omicidio volontario in concorso del bimbo. I due, visitati ieri sera in questura, sono stati sottoposti a prelievi di sangue, delle urine e del Dna, per stabilire quando sia avvenuta l'assunzione di sostanze stupefacenti, che secondo le stesse ammissioni di Mathas e Rasero, sarebbe stata cocaina. Il pm Marco Airoldi, titolare dell'inchiesta, ha concesso quindici giorni per depositare i risultati di questi esami. Per il momento il pm non ha ancora presentato richiesta di convalida dell'arresto di Mathas, detenuta a Genova-Pontedecimo, e di Rasero, in carcere a Marassi.
DRAMMA IN UN QUARTIERE BENE
L'alloggio della coppia, in un lussuoso residence del quartiere residenziale di Nervi, con piscina e campi da tennis, è stato posto sotto sequestro. I custodi del residence hanno dichiarato ai cronisti di aver visto uscire la madre ed il compagno intorno alle 10.30 con il bambino in braccio, con il capo appoggiato sulla spalla, come se fosse addormentato. «Camminavano tranquillamente, senza nessuna fretta - ha detto la portinaia - e quindi sono rimasta molto turbata quando ho saputo che il bimbo era morto». Il bambino - si è appreso dall'ospedale Gaslini - è giunto già privo di vita al pronto soccorso ed i tentativi di rianimazione non hanno esito positivo. Resisi conto delle lesioni alla testa, i sanitari hanno avvertito subito la Polizia.
UN CASO ANALOGO 10 MESI FA
La morte del piccolo Alessandro Mathas ed il conseguente arresto con l'accusa di omicidio volontario della madre e del suo compagno, ricorda la vicenda del piccolo Gabriel, un bimbo di 17 mesi, ucciso a calci e pugni il 14 maggio scorso ad Imperia. Anche in quel caso, con l'accusa di omicidio preterintenzionale, furono arrestati la giovane madre ed il suo compagno. Gabriel morì poco prima di entrare in ospedale. L'autopsia accertò lesioni gravissime mortali: lo spappolamento di fegato e reni e la frattura della milza. A procurargli quelle lesioni, secondo gli inquirenti, sarebbero stati, con calci e pugni nell'addome, sua madre Elizabete Petersone, 20 anni, di origini lettone, e il convivente di lei, Paolo Arrigo, di 24. Arrigo è ora agli arresti domiciliari. La mamma del piccolo è invece ancora in carcere e ha fatto sapere, tramite il suo avvocato, che cerca ospitalità, a titolo gratuito, non essendo in grado la famiglia di sostenere delle eventuali spese di affitto, per poter beneficiare degli arresti domiciliari.
SANDRO UCCISO: CALISSANO FECE CONOSCERE ASSASSINI - Leggo




Rispondi Citando
iaociao:
