…delle Ferrovie
di FEDERICO FABRETTI
Direttore Centrale Relazioni con i Media Ferrovie dello Stato
a Libero
Gentile direttore, ci perdoni l'eccessivo zelo, ma abbiamo preferito attendere la fine della lunga inchiesta sullo "Sfascio ferrovie" per prendere parola.
Onestamente, a parte qualche abbaglio piuttosto evidente (ad esempio, aver parlato della Ferrovia Garganica come se fosse del Gruppo FS), ci sembra più saggio evitare accademiche smentite a talune grossolane imprecisioni.
Le numerose puntate, infatti, affrescano, seppur nella tonalità più forte possibile, un quadro per buona parte realistico.
E' vero: le Ferrovie stanno attraversando una fase molto complessa.
Reportage gustoso per il lettore, quindi. Lettore che tuttavia rimane disorientato quando si interroga sul "perchè" e sul "chi".
Allora, laddove l'inchiesta e' genuinamente lacunosa, Direttore, consenta a noi di riparare.
Il "perchè" è nella pesante eredità lasciata dalle passate gestioni: contratti di pulizia sbagliati; treni vecchi e a pezzi; grande elusione nei pagamenti dei biglietti (nessuno controllava!); treni gratis per questa o quella manifestazione (un tempo questo avveniva, Direttore, lei lo sa? Oggi non diamo più treni gratis, a nessuno, neanche ai sindacati come erroneamente riportato in uno degli articoli (per il quale ci riserviamo di adire le vie legali).
L'elenco potrebbe continuare, ma possiamo anche fermarci qui.
Rimediare a tutto questo non è certo una bazzecola, verrebbe da dire. Distruggere è facile, riparare più difficile. Come difficile è sanare un buco di 2,165 miliardi di euro. Buco - anche di questo Lei è a conoscenza certamente - lasciato dai precedenti amministratori.
Su questo e sugli altri argomenti siamo sempre disposti a parlare, come abbiamo fatto al Parlamento, sui giornali e in mille consessi pubblici.
Lo "sfascio" da voi evidenziato, caro Direttore, è stato ricevuto in eredità.
Uno "sfascio" che l'attuale management sta affrontando con energia e risolutezza.
Ma, è facile da comprendere, si tratta di strada lunga e tortuosa.
Sorprende, dunque, un po' che nella catena delle cinque "W" (who, what, where, when, why) questa inchiesta pecchi proprio in quelle più stimolanti per il lettore, il "who" e il "why", finendo per essere una bella fotografia ma forse un po' vuota.
Siamo certi che si tratta di una dimenticanza.
Cordiali saluti.




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