Lotito"compro altri due giocatori"
«Il pallone è per tutti, il calcio è per pochi». Potrebbe essere il titolo di un libro ma non lo è: è l'ultimo motto coniato da Claudio Lotito. Il presidente della Lazio, che ha seguito la squadra nel torneo di Amsterdam con tutta la famiglia, si appresta a vivere un'altra stagione da protagonista, con l'obiettivo di proseguire il cammino nella Champions League che conta. Dice: «Queste amichevoli internazionali ci sono servite per tastare la condizione fisica e per misurarci con le prossime nostre possibili avversarie in Europa. Abbiamo affrontato squadre più avanti di noi nella preparazione, noi siamo solo a metà dell'opera».
Presidente, soddisfatto del sorteggio Champions? Preliminare con la Dinamo Bucarest
«Ogni partita è diversa. Il mio augurio è che la squadra combatta con la stessa determinazione con cui ha combattuto l'anno scorso. Il campo sarà giudice. Queste due gare rappresentano l'ultimo passaggio di un progetto che ha preso corpo nell'ultima stagione e l'inizio di un'era nuova per la Lazio. La squadra sa quanto è importante per tutti, centrare questa qualificazione. Per noi sarebbe un ritorno sulla scena internazionale ed anche un vantaggio economico».
Lei viene considerato come il dirigente che ha salvato la Lazio e la sta riportando in Champions. Ma non riesce a portare la gente allo stadio.
«Il problema della tifoseria è di tutte le società. Guardate l'Arena di Amsterdam, come è strutturato lo stadio e capirete perché in Italia le famiglie non vengono più allo stadio. Noi abbiamo le squadre più forti del mondo ma abbiamo stadi da terzo mondo: questo induce anche i tifosi più volenterosi a disertarli per motivi di sicurezza e di comfort. L'impianto di Amsterdam è un piacere perché ha tutti quei requisiti che mancano agli impianti italiani. Per questo mi batto per la costruzione di stadi nuovi, per ricreare quel feeling con i tifosi, farli partecipare alla vita del club e farli sentire parte integrante di un progetto comune».
Quando si potrà sanare la frattura tra lei e la curva Nord?
«Io non ho nessun tipo di rapporto da sanare. Ho portato avanti una linea di cambiamento che non prende in considerazione gli interessi personali: devono prevalere gli interessi della società».
C'è stato come un «patto» tra la curva e la squadra. Ma i tifosi hanno promesso sostegno a tutti meno che a lei...
«Quello che hanno detto non lo so, perché non seguo più queste vicende, sono cose che non mi appartengono. A me interessa solo la Lazio: chi non vuole appoggiare il nostro progetto vuol dire che non vuole il bene alla società, ai suoi colori. Ripeto, io combatto chi vuole mette davanti a tutto gli interessi personali».
Ha mai pensato di abbandonare, visto il clima di contestazione?
«Assolutamente no, non l'ho mai pensato e mai lo farò. Il motivo? Semplice. A me piacciono le sfide, soprattutto quelle impossibili, e la Lazio per me questo è stato. I fatti mi stanno dando ragione. E poi, il percorso che ho intrapreso mi viene riconosciuto sia a livello nazionale che internazionale. Oggi sono seguito non solo dalla ''maggioranza silenziosa'' ma da una maggioranza che ogni giorno mi esprime a gran voce la sua gratitudine, il suo rispetto. E questo indipendentemente da quella che ormai è rimasta una sparutissima minoranza chiassosa, che vorrebbe avere il diritto di cambiare quelle che sono le gestioni e le sorti di un club che ha aperto un capitolo nuovo».
La città è stata penalizzata dai derby di campionato che si giocheranno di mercoledì. Ci sono state polemiche, soprattutto da parte della Roma.
«Io credo che quando uno fa parte del sistema deve accettarne anche le regole (chiarissimo il riferimento a Rosella Sensi, vice presidente di Lega, n.d.r.). È stato il computer a fare questa scelta. Noi dovevamo, di comune accordo, estrapolare i derby prima e decidere le date. Quando ti affidi alla macchina può succedere anche questo. Criticare dopo che è stata fatta una scelta non è corretto. È indubbio che questa scelta ha penalizzato i tifosi, ma il problema doveva essere sollevato prima. Chi ha criticato, ha criticato se stesso perché è parte attiva del sistema: ha fatto una scelta e ora non può lamentarsi».
Torniamo alla squadra: quando verrà tesserato Carrizo?
«C'è solo un problema di iter burocratico che la Lazio sta seguendo. Noi ci muoviamo ma non vogliamo interferire. L'importante è che il percorso sia il più breve possibile nel rispetto della legalità».
Con Rocchi come finirà?
«Sono certo che troveremo una soluzione. Non ci sono problemi. L'importante è che si raggiunga un accordo che soddisfi il club e nei limiti consentiti anche il giocatore ».
Mercato della Lazio chiuso?
«No. Siamo sempre vigili: in questo momento siamo in una fase di stallo perché dobbiamo prima sfoltire la rosa. Abbiamo messo sul mercato Tare, Inzaghi, Belleri e Baronio, che non rientrano più nei programmi tecnici. Sono dei ragazzi seri ed è giusto che provino a giocare in un'altra squadra. Una volta sfoltita la rosa abbiamo già pronte due soluzioni (un regista di riserva ed un attaccante, n.d.r.).
È vero che ha rifiutato 20 milioni di euro per Ledesma?
«Ogni giorno ricevo molte offerte per i nostri giocatori, che ricevono apprezzamenti sul mercato nazionale ed internazionale. Molte le ho declinate perché voglio che la Lazio sia competitiva a tutti i livelli. Io vedo il calcio non solo nell'ottica economica. Il parco giocatori della Lazio oggi vale 280 milioni di euro».
CORRIERE DELLA SERA
06-08-07 13,44


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