Doppia risposta a Tomica perchè la prima sembrava persa per errore.Comunque va bene lo stesso. Roberto


Doppia risposta a Tomica perchè la prima sembrava persa per errore.Comunque va bene lo stesso. Roberto


odio essere chiamato tomica
cmq, adesso che ho capito di cosa parli, concordo con te


BOSNIA: UE INSISTE SU RIFORMA POLIZIA ENTRO 30 SETTEMBRE
(ANSA) - SARAJEVO, 26 SET - Se entro domenica 30 settembre non sara' raggiunto l'accordo sulla riforma della polizia, condizione posta da Bruxelles per la firma dell'Accordo di stabilizzazione ed associazione all'Ue, la Bosnia rischia di restare in isolamento, un ''buco nero'', per almeno un anno. Lo ha dichiarato oggi a Banja Luka, nel parlamento della Republika Srpska (Rs, entita' a maggioranza serba di Bosnia), l'Alto rappresentante della comunita' internazionale e rappresentante speciale dell'Ue, Miroslav Lajcak. ''Troppo tempo e' gia' stato perduto'', ha detto Lajcak ed ha chiesto ai politici bosniaci di comprendere le conseguenze del rifiuto della via europea e quelle di una politica che porta all'isolamento. I politici bosniaci da tre anni stanno discutendo senza successo la riforma in base a tre principi europei - un'unica catena di comando, un budget a livello dello stato centrale e mancanza di influenza della politica - accettati all'inizio da tutti i leader politici e anche dal parlamento della Rs. Poiche' la riforma dovrebbe integrare le forze di polizia delle due entita', la Rs e la Federazione Bh (a maggioranza croato musulmana) che dall'accordo di pace di Dayton (1995) costituiscono la Bosnia, i leader serbo bosniaci, con a capo l'uomo forte della Rs, il premier Milorad Dodik, rifiutano soluzioni che potrebbero significare l'abolizione della polizia della Rs, mentre i politici della Federazione Bh, in particolare l'esponente musulmano della presidenza tripartita del Paese, Haris Silajdzic, pongono in questione l'esistenza delle entita' stesse. Oggi Dodik ha ripetuto che non accettera' la riforma che non prevede una chiaramente posizionata struttura della polizia della Rs, indipendentemente dalle conseguenze. Un mese fa i leader politici hanno rifiutato un disegno della riforma proposto da Lajcak, e che in questi giorni stanno discutendo gli esperti. Non e' una proposta ideale, ha detto Lajcak, ma e' realista e richiede un compromesso nell'interesse della popolazione e del futuro in Europa. (ANSA).
26/09/2007 160


Sopravviveranno Dodik e Silajdzic?
28.09.2007 Da Sarajevo, scrive Zlatko Dizdarević [Bosanski]
Haris Silajdžić e Milorad Dodik Stanno per scadere gli ultimi giorni per l’accordo sulla riforma della polizia in BiH, condizione per il proseguimento del cammino europeo del paese. Integrazione o isolamento, questo è il dilemma davanti ai due leader bosniaci. Che si giocano la carriera politica
Tra i politici della Bosnia Erzegovina già da tempo indifferenti, così come tra l’opinione pubblica che, a dire il vero, non esiste più, ci si pone con sempre più enfasi e in un modo perverso la seguente domanda: Haris Silajdzic, leader della maggioranza bosgnacca delle strutture politiche della BiH e Milorad Dodik, leader delle strutture serbe, saranno destituiti oppure (di nuovo) riusciranno a sopravvivere politicamente? Se dovessero essere destituiti, come sempre più insistentemente si annuncia, la causa sarebbe il definitivo fallimento della riforma della polizia in BiH.
Questa riforma, ricordiamo, già da tempo è stata dichiarata dall'Ue come la condizione imprescindibile per la firma dell’Accordo di stabilizzazione e associazione tra la BiH e la Commissione europea. Senza questo Accordo non si potrà proseguire con l’avvicinamento della BiH all’Unione europea. Tutti gli altri paesi della regione, eccetto la Serbia, hanno già firmato questo accordo. L’arresto dello sviluppo politico istituzionale della BiH è evidente. La comunità internazionale, ma ormai anche l’opinione pubblica locale, colpevolizza per questa situazione soprattutto i due leader politici. Dodik per la serie di comportamenti coi quali in modo drammatico nega la Bosnia Erzegovina come stato sovrano e integro. Egli infatti cerca di fare dell’entità che si chiama Republika Srpska uno stato parallelo. Silajdzic, invece, è accusato di non smuoversi dall’idea di eliminare la Republika Srpska e dal tentativo di creare uno stato unitario centralizzato. In cui governerebbero, in quanto maggioranza, i bosgnacchi.
Ma, torniamo all’inizio. In cosa consiste la “perversione” della domanda sul destino dei due politici? Prima di tutto nel fatto che per l’opinione pubblica e quella politica non interessa affatto la domanda chiave: ci sarà entro la fine di settembre - cioè entro il termine per l’introduzione dell’accordo sulla polizia – un accordo di compromesso che sia vantaggioso per tutto lo stato? Al pubblico in modo sadomasochista interessa soprattutto che cada una testa, qualunque essa sia. Più alte sono le cariche, maggiore è lo spettacolo! Il massimo dell’assurdo sta anche nel fatto che l’eliminazione dei due politici è attesa dalle stesse persone che li hanno eletti in massa alle elezioni dell’anno scorso. A pochi giorni dalla scadenza del termine previsto per la riforma e per l'introduzione delle sanzioni da parte dell’Ue, se la riforma non dovesse partire, è veramente difficile scommettere sul possibile esito di questa vicenda.
Il giovane e ambizioso “alto rappresentante della comunità internazionale”, lo slovacco Miroslav Lajcak, evidentemente ha il via libera da Bruxelles per quanto concerne le misure punitive più radicali possibili, se dovessero servire. Allo stesso tempo è chiaro che lui stesso non desidera applicare queste misure, a meno che non sia veramente giustificato a farlo. A differenza dei locali che sono più interessati alle “teste”, la comunità internazionale è molto più interessata a come far procedere le riforme bloccate. Non sembra che gli sia indifferente farlo con o senza Dodik e Silajdzic. Di certo preferirebbero andare avanti con loro piuttosto che senza.
In questi giorni si specula parecchio sul “perché entrambi saranno sicuramente destituiti”. E allo stesso tempo ci sono parecchie speculazioni sul “perché di sicuro non saranno destituiti”. Dalla “lettura” di queste speculazioni si possono addurre argomenti molto differenti. Sono fondati sulle passioni da tifoseria, (non) conoscono la reale situazione in BiH e i meccanismi comportamentali della comunità internazionale, sono basati sui desideri politici personali senza una base reale, ecc.
Tifare per l’una o l’altra opzione testimonia in modo drammatico anche il grande isolamento politico, intellettuale e formativo dell’opinione pubblica locale rispetto al reale andamento delle questioni internazionali in Europa e nel mondo. In poche parole, si tratta di una frustrazione totale a causa del blocco del processo di avanzamento della BiH che dura ormai da anni e a causa delle speranze disattese. È anche evidente la costernazione di fronte alla mancanza di idee e di consistenza della strategia dell’Europa nei Balcani, in particolare in Bosnia. In breve, sulla base delle precedenti esperienze il “popolo” non crede più all’Europa.
D’altro canto questa Europa insiste continuamente in modo retorico sull’interpretazione della legittimità della scelta, constatando che: da soli li avete scelti alle elezioni democratiche. Ecco dove sta la questione. È vero che alle “elezioni democratiche” nessuno ha rubato i voti o falsificato i risultati ma come si può parlare di elezioni democratiche in un paese privo di una vera democrazia e di istituzioni democratiche? Se preparate gli elettori alle elezioni con l’enorme pressione della divisione nazionale e infondete il timore degli altri, se li “educate” con le preghiere nelle chiese e nelle moschee ormai politicizzate, se li informate con i media politicamente corrotti , allora non possono nemmeno esserci “elezioni democratiche”.
Il quadro costituzionale di Dayton, con il suo semiprotettorato, ha affossato interamente qualsiasi senso di responsabilità dei politici locali. Cosa dire di uno stato la cui presidenza non è riuscita a mettersi d’accordo nemmeno sulla piattaforma comune della delegazione del vertice statale che partecipa alla sessione del Parlamento generale delle Nazioni Unite? Il presidente della presidenza, nominalmente il capo dello stato, in quell’occasione ha parlato solo “a nome suo”.
I meccanismi per porre rimedio in qualche modo a questa situazione non esistono. La politicizzazione isterica su base nazionale - fondata su una completa riduzione della “lettura” di Dayton con il continuo appoggio della comunità internazionale a questo tipo di lettura, nonché il continuo osservare la situazione della BiH attraverso gli accadimenti in Serbia e in Kosovo – hanno portato la situazione del paese sino all’assurdo: Oggi in Republika Srpska si pianifica di introdurre un sistema elettro-energetico comune e la creazione di riserve statali con un altro stato, la Serbia, e non con lo stato di appartenenza, la BiH. Dodik firma accordi internazionali! Srebrenica è “protetta” dai poliziotti che hanno direttamente partecipato al genocidio contro gli abitanti della stessa Srebrenica. I leader del male, Karadzic e Mladic sono ancora in libertà. Allo stesso tempo, da questo paese è difficile cacciare i mujaheddin che già 12 anni fa, in base all’accordo di Dayton, avrebbero dovuto andarsene.
Ovviamente, questo non vuol dire bilanciare le colpe per la situazione interna. Questo è solo un piccolo avvertimento sul fatto che la possibile uscita o la possibile continuazione di Dodik e Silajdzic è una questione importantissima per il futuro della Bosnia. Questa (non)uscita di scena, invece, non significherà nulla se non si inizierà definitivamente a cancellare gli errori di costruzione nel sistema creato da Dayton. Questo sistema è giunto ad un punto tale che la cosiddetta comunità internazionale è “ostaggio” di Dodik e Silajdzic, i quali dietro di sé hanno un pubblico politico degenerato dal quale traggono la propria forza. Quindi, la questione chiave non è cosa sarà dei due politici, bensì se Bruxelles sa veramente cosa vuole, come fare ad avere quello che vuole e con quali strutture politiche. Le forze oneste della BiH, oggi sono completamente messe da parte e marginalizzate. Questo deriva dall’interesse di qualcuno o dalla totale perdita di senso della realtà.
Fonte: www.osservatoriobalcani.org


I politici della BiH non vogliono l’Europa
18.10.2007 Da Sarajevo, scrive Zlatko Dizdarević [Bosanski]
Dopo il semaforo verde per il Montenegro e quello giallo per la Serbia, lungo la via dell’UE la Bosnia si ritrova da sola, bloccata dal semaforo rosso. I politici locali non hanno alcuna intenzione di portare il paese nell’UE e l’UE non sa come reagire a questa situazione
All’importante bivio delle strade che dai Balcani conducono in Europa, il Montenegro si è trovato davanti al semaforo verde, la Serbia a quello giallo e la Bosnia Erzegovina a quello rosso! Appare questa la decisione scaturita dalla seduta del Consiglio dell’Unione europea per gli affari generali e le relazioni estere tenutasi a Lussemburgo lo scorso lunedì. La decisione è stata presa dopo le informazioni che Mirolasv Lajcak, Alto rappresentante della comunità internazionale per la BiH, ha comunicato ai ministri degli Esteri dei paesi membri dell’UE e agli ambasciatori del Gruppo di contatto per il sud est Europa.
Detto semplicemente, la Bosnia Erzegovina non ha rispettato tutte le condizioni per proseguire sul cammino europeo. La BiH rimane là dov’era fino ad oggi, mentre tutti gli altri fanno un passo avanti.
Il semaforo verde e il libero transito hanno reso possibile al Montenegro la firma dell’Accordo di associazione e stabilizzazione (SAA) tra questo paese e l’UE. In breve, si sono aperte la porte per la candidatura a membro dell’UE.
Il semaforo giallo, cioè la temporanea attesa per il verde, garantisce la possibilità alla Serbia di togliersi di dosso l’ultimo ostacolo per la firma del SAA. Entro la fine dell’anno, o poco prima, il SAA sarà parafato e firmato infatti solo se il rapporto sulla collaborazione della Serbia col Tribunale internazionale dell’Aja sarà positivo.
La condizione potrebbe essere l’arresto del generale Ratko Mladic, accusato di crimini di guerra in Bosnia. Si nomina anche Radovan Karadzic e alcuni altri ma, per essere realisti, la loro presenza all’Aja da tempo non è più una condizione per il cammino europeo della Serbia. Da tempo questo paese per strane circostanze è il favorito dell’Europa e non c’è dubbio che i criteri per la Serbia non saranno così severi come per gli altri paesi.
Da tempo a Bruxelles è passata la teoria secondo la quale la Serbia, come lo Stato più grande dei Balcani, deve essere “pacificata” ad ogni costo. Per i politici dell’Unione questo Stato è una questione strategica, mentre gli altri paesi dei Balcani non godono di questa considerazione. Ed è del tutto certo che il semaforo giallo per Belgrado non durerà a lungo.
Invece il rosso per la Bosnia, per come stanno le cose adesso, rimarrà acceso molto più a lungo di qualsiasi altro. I politici di questo paese, prima di tutti gli altri, si sono preoccupati di fare in modo che lo stato rimanesse in fondo agli interessi dei politici europei e mondiali. Il suo rating non è mai stato così basso e le prospettive così scure. La via che porta dalla compassione per la tragedia del popolo della Bosnia e dalla grande prontezza nell’aiutarlo fino all’ira e alla delusione è breve e veloce. A questo proposito, eccetto una certa rassegnazione da parte di alcuni politici europei, nessuno si disturba più tanto.
Oggi in Bosnia si ha l’impressione che molti politici locali siano in modo scandaloso persino soddisfatti delle conclusioni che giungono da Lussemburgo. Come se avessero tirato un sospiro di sollievo perché queste “strane pressioni” che hanno subìto negli ultimi mesi e settimane da parte della comunità internazionale finalmente cesseranno. La furbizia perversa, i modi da imbroglioni, il disonore politico e una prontezza mai vista nell’ingannare, mentire e manipolare dei leader locali, hanno di nuovo superato la garbatezza diplomatica europea e le sue minacce inconcludenti.
Non dovrebbe sorprendere se si venisse a sapere che oggi, così come durante la guerra, i politici locali da qualche parte durante un ricco banchetto festeggiano il fatto che di nuovo hanno fregato “gli stranieri ingenui e noiosi”. Durante i sanguinosi anni della guerra, i comandanti e i politici centinaia di volte hanno firmato di fronte agli stranieri svariati piani di pace, decisioni per sospendere il fuoco o hanno fatto varie promesse. Ma poco dopo i festeggiamenti per la firma di importanti accordi tutto ritornava come prima.
A tal proposito i ministri degli Esteri dell’UE hanno constatato un fatto incredibile. Hanno detto che i “leader locali non hanno rispettato le attese dei cittadini della BiH e i loro desideri di avvicinamento all’Unione europea?”. Ma dalla guerra ad oggi in nessuna delle loro azioni lo hanno mai fatto. Perché non vogliono farlo e non perché non possono farlo. L’ingresso nell’Europa o addirittura il solo avvicinamento significa vivere secondo quegli standard che loro non desiderano. Questi standard non gli consentirebbero di governare questo sfortunato stato con quell’arroganza e profitto che hanno impiegato fino ad ora.
Per la maggior parte dei politici locali il non ingresso nell’Unione europea non è il frutto dell' incapacità. Si tratta piuttosto di un meditato progetto politico. Finché non si guarderà a tutta questa questione in questo modo, è poco serio e irresponsabile da parte degli organi importanti comunicare delle conclusioni come la precedente.
Il controllore internazionale per l’implementazione dell’Accordo di Dayton in BiH, Miroslav Lajcak, a seguito della seduta a Lussemburgo, ha dichiarato: “L’UE e la comunità internazionale non abbandoneranno il destino della Bosnia Erzegovina alle intenzioni dei politici locali…”. Purtroppo, solo un uomo politicamente cieco non vede che ormai da tempo questo è già stato fatto.
L’Europa, di contro, non ha meccanismi sufficienti per contrastare le manipolazioni politiche dei leader locali, per la BiH non solo non ha una concezione né un piano che sia stabile, non ha nemmeno il desiderio e la comprensione per la mentalità e la specificità politica locale.
Infine, l’Europa in modo dottrinale non sa cosa fare con realtà multinazionali e multireligiose come la BiH, perché è solo un insieme di stati nazionali e di società. I manipolatori locali questo lo sanno bene, così come sanno bene che l’attuale minaccia di Bruxelles si perde nel vuoto. Almeno per quel che riguarda il loro status. Riguardo alla gente da tempo a loro non importa più nulla.
La comunità internazionale, con l’intenzione di aiutare la Bosnia nel dopoguerra, ha introdotto dei meccanismi in cui nessuno è più responsabile. I parlamenti non rispondono ai cittadini, i governi non rispondo ai parlamenti, la Presidenza dello stato non risponde a nessuno. Il vero potere sta solo nei vertici dei partiti politici nazionalisti che si sono formati attraverso elezioni formalmente democratiche in cui ha votato un popolo completamente manipolato dai media e spaventato dalla guerra. E qui il cerchio si chiude. L’Europa cerca di spingere la realtà bosniaca verso le sue cornici democratiche, i suoi standard e i suoi principi che con quella realtà non sono compatibili.
Questa volta il motivo per il “semaforo rosso” sulla strada della BiH verso l’Europa è stato acceso dall’insuccesso della riforma della polizia. Paradossalmente non si vede che nemmeno quella riforma, nel caso fosse passata, sarebbe riuscita a portare molti cambiamenti. Il problema si sarebbe mostrato subito riguardo un’altra questione. La cosiddetta Costituzione di Dayton è la cornice ideale per ogni tipo di immobilità. Essa assolutamente non consente alcuno sblocco. La soluzione per questo paese sfortunato si trova in due domande: Come “svegliare” la gente dall’incubo in cui è stata spinta dai partiti nazionali? e come cambiare la Costituzione che garantisce a questi partiti terreno libero per le loro azioni? Tutto il resto è un mero sparare con un fucile scarico. E i furbi politici locali sanno bene che il fucile con cui li si minaccia è scarico.
Fonte: www.osservatoriobalcani.org


BOSNIA: INTESA SU RIFORMA POLIZIA, DA UE REAZIONI POSITIVE
BRUXELLES - I leader politici delle etnie (musulmana, serba e croata) che coabitano nel territorio della Bosnia-Erzegovina hanno raggiunto a Mostar un accordo per uscire da una situazione di stallo e riprendere il negoziato sulla riforma della polizia. Riforma che l'Unione europea ritiene indispensabile per poter portare avanti il processo di avvicinamento della Bosnia-Erzegovina all'Ue.
L'intesa e' stata accolta positivamente dalla Commissione europea. La portavoce del commissario per l'allargamento Olli Rehn ha in particolare sottolineato ''lo spirito di compromesso'' mostrato a Mostar dalle parti aggiungendo che ''un forte consenso politico e' essenziale per creare le condizioni necessarie a una piu' stretta integrazione con l'Ue''.
Sono circa tre anni che le parti in causa cercano inutilmente di trovare un'intesa sulla riforma della polizia, attualmente divisa in due forze separate. L'Unione europea chiede invece che le forze dell'ordine siano organizzate sotto il controllo federale, finanziate con un unico budget e soprattutto non siano soggette a condizionamenti politici.
Il prossimo rapporto di Bruxelles sui progressi della Bosnia verso l'integrazione europea dovrebbe essere reso noto il 6 novembre prossimo.
29/10/2007 19:24 (Ansa)


Una strana euforia
06.12.2007 Da Sarajevo, scrive Zlatko Dizdarević [Bosanski]
Durante la parafa del SAA Martedì 4 dicembre a Sarajevo è stato parafato l’Accordo di associazione e stabilizzazione con l’UE. Ufficialmente tutti si sentono dei vincitori, tanto i politici locali che i rappresentanti europei. I cittadini della BiH sembrano gli unici ad avere dubbi sull’euforia generale
Chiunque a Sarajevo oggi avanzasse anche un solo dubbio sul modo in cui è stato firmato, sul motivo per cui è stato firmato e sul destino che avrà l’Accordo di associazione e stabilizzazione (SAA) tra la BiH e l’UE verrebbe dichiarato nemico “del futuro europeo della BiH”. Dall’altra parte, quelli che fino a ieri hanno fatto di tutto per bloccare quella stessa BiH sulla strada dell’Europa e di farne una semplice provincia primitiva di tipo semifeudale, oggi sono “i leader della strada europea”. Qui da noi, questo si chiama “realpolitik”.
Tutta quanta questa storia, invece, ha un seguito e una cornice davanti alle quali, ovviamente, si possono consapevolmente chiudere gli occhi, ma non è che grazie a questo si possano eliminare i fatti e le conseguenze che ne derivano.
Per il futuro del processo di integrazione della Bosnia Erzegovina nell’Unione europea e per la stabilizzazione dell’intera regione, in questo momento serve tener presente la vera realtà che non può essere nascosta sotto il tappeto.
La Bosnia Erzegovina ha parafato suddetto accordo, da ultimo paese della regione del sud est Europa, dopo che la Serbia (penultima) lo aveva fatto due mesi fa. Formalmente, secondo il vocabolario e le enciclopedie internazionali, “parafare” significa, firma abbreviata con sui si conferma che il firmatario ha preso visione del contenuto del documento. E niente di più. Il pesante e faticoso lavoro che condurrà sino alla firma è ancora tutto da fare. Su questa strada resta come priorità, nel caso concreto, la riforma della polizia in BiH rispetto alla quale sono stati accettati da tutti dei “principi” piuttosto nebulosi. In BiH, realtà e principi sono da sempre due cose completamene diverse. Su questo fatto, a dire il vero, si basa anche la più che decennale impossibilità della comunità internazionale di sistemare in modo durevole la “questione balcanica”.
I politici hanno perso tre anni tentando di mettersi d’accordo sulle questioni essenziali delle riforme e, ovviamente, suddetti principi anche dopo la loro adozione vengono interpretati in modi del tutto differenti.
Milorad Dodik, l’ineccepibile padrone della Republika Srpska (RS), a più riprese ha affermato: “Per la polizia della Republika Srpska cambiamo l’Europa”. Contemporaneamente, i politici croati della BiH non rinunciano alla creazione di un “canale tv croato” nel sistema delle emittenti tv pubbliche.
La seconda condizione dell’UE per procedere sulla strada che porta alla firma del SAA è la riforma delle istituzioni della BiH che implica una modifica della Costituzione. La completa riforma dell’amministrazione è il terzo della serie di compiti bosniaci per poter proseguire il cammino europeo.
Non dimentichiamo che questa famosa firma è solo la pre-condizione per ottenere lo status di candidato per l’UE. Solo con la candidatura si apre la strada infernale di adattamento alle reali richieste istituzionali europee. Migliaia di leggi devono essere modificate o adottate. Ma in RS la modifica della Costituzione già oggi è vista solo come “un cambiamento in Federazione ma non anche nella RS che invece è una categoria durevole sulla quale non c’è nulla da discutere”.
Tutte queste questioni sono viste dai politici al potere in Bosnia Erzegovina in un modo del tutto diverso. Questa diversità non la nascondono, così come la prontezza a lottare “fino all’ultimo respiro” solo per le proprie visioni sul futuro della Bosnia o addirittura su ciò che da essa dovrebbe uscirne.
Un sondaggio televisivo trasmesso alcune sere fa su BHT1 ha fornito la risposta alla domanda su cosa pensano i cittadini riguardo al modo in cui si è giunti a tutte queste concessioni politiche che hanno reso possibile la parafa del SAA: è stato a causa della pressione della comunità internazionale o per un vero compromesso raggiunto dai politici locali?
Oltre il novanta percento di tutti quelli che hanno risposto è orientato alla prima variante. Serve veramente molto, ma molto tempo e argomenti del tutto contrari rispetto a quelli che sono stati avanzati dai politici con il loro comportamento adottato fino ad ora, per convincere che alla “parafa” si sia giunti per la loro buona volontà.
Il giorno stesso in cui è stato parafato l’accordo tanto euforicamente celebrato, sono state dette alcune cose che mostrano tutto il valore del detto popolare “il lupo perde il pelo ma non il vizio”. Un piccolo esempio: Dodik senza alcun motivo, eccetto il desiderio di inasprire ancor di più la situazione politica e incoraggiare i radicali che non mandano giù l’accordo con la comunità internazionale, dichiara a Bosanski Brod che si deve cambiare il nome di questa città e togliere quel “Bosanski”. Al tempo della guerra i politici di Karadzic avevano nominato questa città Srspki Brod, ma mediante una decisione della comunità internazionale dopo la guerra è ritornato la vecchia denominazione. A chi, in questo momento, serve questo suggerimento di Dodik che non ha alcun fondamento né senso?
Simile è la reazione di Mladen Ivanic, ex ministro degli Affari Esteri della BiH e braccio destro di Dodik in tutte le battaglie per una “RS eterna”. Dopo le consistenti dichiarazioni del presidente della Croazia Stjepan Mesic a Bruxelles secondo il quale “le Entità in BiH non sono stati e non possono comportarsi come stati”, Ivanic un po’ cinicamente ha detto che “la dichiarazione di Mesic non è seria e appartiene al tempo passato, la Republika Srspka è un fatto su cui non si può più discutere”.
È chiaro che con questo si garantisce in anticipo una posizione negoziale alla vigilia dei prossimi cambiamenti della Costituzione della BiH. La nuova Costituzione, secondo la comunità internazionale e la maggioranza in BiH, deve rinforzare uno stato efficace e moderno, mentre secondo i politici della RS con l’appoggio di Belgrado bisogna rendere possibile alle Entità la prerogativa di stati.
Per lo stato della BiH e per i suoi cittadini l’Europa è l’unica soluzione e da qui la valutazione che quanto accaduto martedì sia un grande passo in avanti. Però, il senso di tutto questo è il seguente: se le pressioni che vengono dall’Europa nei confronti dei politici locali, grazie alle quali è stato portato il paese fino alla parafa, non proseguiranno come ora o se non saranno persino maggiori, la firma non ci sarà nemmeno fra qualche anno. Ecco perché questo non va bene per l’UE nel contesto globale delle relazioni Europa-Russia-America, ma questo probabilmente lo sanno anche a Bruxelles.
Senza bisogno di fare l’avvocato del diavolo, un osservatore politico dell’euforia di Sarajevo deve riconoscere anche quanto segue: tutti sono stati d’accordo che alla crisi in BiH si è giunti grazie all’attuale leadership politica e all’attuale governo. Quest’ultimo nel suo mandato non ha adempiuto nemmeno al 20 percento degli impegni previsti. La crisi è stata prodotta dai partiti politici e dalla loro mano lunga: il governo. Oggi si afferma che la crisi è superata, ed “eroi”, nella loro personale interpretazione, sono diventati gli stessi politici che con il loro tremendo ignorare gli interessi dei cittadini hanno condotto il paese fino a questo punto. Su questa linea si trova anche l’ultima decisione di Sarajevo: sull’onda della parafa del SAA si formerà il nuovo governo. Il mandatario della nuova formazione di governo sarà lo stesso che c’era fino ad ora, mentre i partiti politici che dicono di essere “cambiati” propongono come nuovi ministri le stesse identiche persone. Ma c’è veramente spazio per l’euforia?
Fonte: osservatorio Balcani


Secondo me la crisi della Bosnia è dovuta agli accordi di Dayton e non alla leadership odierna...la bosnia è una nazione nata sapendo già che sarebbe morta...




Sulla stessa ragione degli schipetari del Kosovo ! Adesso non cominciamo a dire che la Rs non esiste e non e' mai esistita. Se i confini tra repubbliche sono intangibili, come dovrebbe essere, e' un discorso, altrimenti per un discorso di pari condizioni, non vedo perche' non riconoscere il medesimo diritto ai serbi in Bosnia, che e' bene ricordarlo, sono stragrande maggioranza e sono desiderosi di autodeterminarsi. Inoltre se si e' dissolta la Jugoslavia per l'incapacita' delle varie etnie di stare insieme, non vedo come la Bosnia possa aver miglior fortuna, considerando che essa e' a tutti gli effetti una Jugoslavia su scala piu' ridotta. Inoltre la Bih e' gia' di fatto divisa e quindi si tratta di prender atto di quel che c'e' gia', considerando che la succitata nella sua Costituzione e' divisa al suo interno da tre popoli costituenti e i due meno popolosi, non sono minoritari e sono artefici del proprio destino.