
Originariamente Scritto da
anconetano
DAL CORRIERE ADRIATICO
Alle scuole Da Vinci il numero di ragazzini immigrati è pari a quello degli italiani. Piazza Ugo Bassi è il ritrovo di indiani e bengalesi
Extracomunitari triplicati in tre anni, 62 etnie rappresentate. Densità doppia rispetto al resto del capoluogo
Il mappamondo del Piano, uno su otto è straniero
ANCONA - Si scrive Piano, si legge in 62 modi diversi. Benvenuti nel quartiere-mappamondo, dove basta mettere un piede fuori di casa per incontrare gente di tutte le etnie, i tratti somatici, le lingue, gli usi e costumi. E’ un giro nell’atlante geografico, un tuffo in un crogiuolo di popoli. Il mondo è dietro l’angolo nella seconda Ancona: qui i residenti stranieri sono più che triplicati negli ultimi tre anni, s’allarga la fetta degli extracomunitari sulla torta dei residenti: oggi sono al 12% circa. Quelli ufficiali. Perché ai 3.038 iscritti all’anagrafe bisogna aggiungere i clandestini, fantasmi per i censimenti ufficiali che prendono carne e ossa nelle vie del quartiere.
Come per la legge del contrappasso da queste parti c’è un cartello che issa il senso di appartenenza alla città e fa battere il cuore di Ancona in quattro parole prese a prestito dal vernacolo (Rio’ de j Archi), ma dappertutto sventola la bandiera internazionale.
Capita che alla elementare Da Vinci, agli Archi, a scuola i bambini hanno il 50% di possibilità di avere come compagno di banco Martin, sbarcato da poco dall’Albania con i genitori, o Ashima (i nomi sono di fantasia) che da tre anni con mamma e papà ha lasciato il Bangladesh.
E puoi andare a comprare i vestiti confezionati in Cina, o mangiare una pizza con la ricetta indiana. E’ un tam tam continuo che rimanda a luoghi lontani la sequela di insegne più o meno leggibili, perché pure il commercio si è adeguato ed è ormai poliglotta. Non vi siete mai accorti che l’universo è sbarcato al Piano? Provate a scrutare l’orizzonte nel tragitto che porta dalla stazione fino a Piazza Ugo Bassi. Se poi la giornata volge al termine, nel tardo pomeriggio o in serata la scena è affollata da mamme con bambini e gruppetti di persone dalla carnagione olivastra. E’ il punto di ritrovo di indiani e bengalesi.
Di notte può invece succedere di incappare in qualche brutta sorpresa, perché anche la criminalità può avere in tasca il passaporto di un’altra nazionalità. E’ l’altro profilo dell’immigrazione al Piano, quella che infastidisce, a volte mette paura. Le due facce visibili di oltre tremila volti.
Le riconosce ormai bene il presidente della seconda circoscrizione Stefano Foresi. “L’ho sempre detto. Da noi c’è qualcosa di diverso”. Ecco: diverso. Foresi è in prima fila nel tentativo di declinare l’aggettivo perché diventi una risorsa umana preziosa da cui attingere e non uno spauracchio dal quale difendersi.
Per riuscirci si è fatto in quattro per organizzare corsi e coinvolgere i gruppi di extracomunitari, far crescere i bambini. “I centri di ascolto sono uno strumento importantissimo - ricorda con lo stesso entusiasmo che mette nelle tante cose che fa - C’è un calendario che viene rispettato tutte le settimane”. Da sei anni al timone di questo strategico e infuocato pezzo di città, ha visto alzarsi l’onda degli stranieri.
Ma non è rimasto con lo sguardo all’insù aspettando che travolgesse il tran tran di questo territorio indaffarato e controverso. Si è mosso in sincrono con Comune, servizi sociali, distretti sociali, agenzie presenti sul territorio. “Hanno chiesto un posto dove incontrarsi” e condividere impennate di buon umore e scivoloni sul progetto di rifarsi una vita, speranze di farcela a trovare un lavoro e mettere su famiglia, e illusioni che si scontrano con la realtà dura per tutti, soprattutto per loro. “Facciamo corsi per imparare l’italiano”. E poi i bambini sono i più deboli. A quelli nati lontano dall’Italia si insegna l’italiano. Ma si pensa anche ai piccoli che per ora hanno visto solo il nostro mondo e non sanno nulla della terra d’origine che un po’ scorre nel loro sangue. “Insegniamo loro le tradizioni e gli usi dei loro Paesi”. E a quelli che fanno difficoltà sui banchi. “E’ partito il recupero scolastico per alunni stranieri”. Le porte sono aperte, non solo metaforicamente. Riprende Foresi, tenendo alto il tono dell’orgoglio. “Qualsiasi iniziativa e manifestazione vogliano mettere in campo possono farlo”.
Tante luci, ma anche ombre lunghe che si confondono col buio. “Dopo le otto c’è qualche problema”, ammette Foresi. Impossibile pensare a una schiera di soli uomini e donne timorati del loro Dio e - soprattutto - rispettosi della legge. E’l’inevitabile rovescio della medaglia che tintinna al suolo del Piano, e che il quartiere potrebbe ambire a mettersi al collo come esempio d’integrazione.