Buona lettura, presto potremo leggere anche il numero 2.
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CSCLX: http://www.politicaonline.net/forum/...ad.php?t=93729


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Ci metteremo al lavoro presto per il secondo numero...![]()


Stiamo lavorando al secondo numero. Uscirà la prima settimana di ottobre.![]()


Credo che l'editoriale del "Guelfo nero" di quest'anno riguarderà il "Motu proprio"...![]()


Indice de "Il Guelfo Nero", lettera informativa del Centro Studi Cattolici "Leone X" numero 2, ottobre 2007
"Tempi di Motu Proprio" di Piergiorgio Seveso (editoriale)
"Cristeros: i vandeani del nuovo mondo" di Roberto Marcante
"La festa della Rificolona" di Daniele Gandi
"Il concilio vaticano II e la questione del comunismo" di Pastor Angelicus
"Giulio II Papa e soldato di Piergiorgio" Seveso
"Deus vult: lo spirito delle Crociate" di Davide Canavesi
Vita associativa


Tempi di Motu Proprio
Ringrazio ancora Daniele Gandi, presidente del centro studi Leone X, per avermi chiesto di scrivere qualche riga a mo’ di editoriale per questo secondo numero de “Il Guelfo Nero”. Mi sembra inutile tediare i nostri (forse) venticinque lettori con pose da articolo teologico. Per questo esistono “Sodalitium”, “Opportune importune” e molte altre riviste estere, scritte e vergate con scienza e prudenza da autorevoli esponenti della milizia sacerdotale. Ed il tempo del “Motu Proprio” vi è stato adeguatamente sviscerato in questi ultimissimi mesi. Mi limiterò invece da semplice laico cattolico (ovviamente sedevacantista) quale sono a fornirvi qualche spunto di riflessione sui tempi (ecclesiali) che stiamo vivendo. E che siano tempi assai meschini lo capisco da una semplice domanda: “Non sei contento?”. È dalla sera del 19 aprile 2005, giorno dell’elezione di Ratzinger al “soglio pontificio” che mi sento rivolgere questo amabile quesito. E da allora e sempre più continuo invariabilmente a rispondere: “No, non sono contento, anzi, sono ancora più preoccupato di prima”. Non sono contento affatto perché preferisco mille volte di più la Rivoluzione (nella Chiesa) quando si presenta con la protervia di un Montini o l’istrionismo demolitore di un Wojtyla che sotto i velami (sarei tentato di scrivere i flabelli) pseudo-restaurazionistici di questo “pontificato”. Quanto male alle anime, quante illusioni per i buoni, quante forze sane sviate sul binario morto del cedimento, del compromesso liberale, del vaticanosecondismo (“la nouvelle theologie” della continuità), quante infiltrazioni nel peraltro non molto guarnito “Campo di Dio” del “tradizionalismo cattolico”!
Che spiri una certa brezza restaurazionistica era ed è un fatto inoppugnabile: anni e anni di pose attoriali wojtyliane e di sarabanda mediatico-turistica hanno lasciato, com’era inevitabile, il vuoto e la figura di un anziano e compassato teologo come Ratzinger ben si presta, anche mediaticamente, a questa operazione di “marketing”. Società multireligiosa incalzante, conflitti di civiltà (veri o presunti) deflagranti, una radicale (e umanamente parlando) irreversibile perdita del sensus catholicus all’interno del tessuto sociale: tutto questo non può che portare a naturali moti reattivi, ad una naturale e turbata ricerca di punti di riferimento perduti, di una visione più totalizzante e meno dopolavoristico-social-filantropica della Religione. Assistiamo infatti incuriositi ma anche amareggiati al nascere e al pullulare di questi micro-tradizionalismi di rigetto, di moda, di posa, di reazione, di contaminazione politica. Ora, al di là della buona fede e della vita di grazia dei singoli (che solo Dio conosce), va detto che socialmente si tratta di fenomeni episodici e sconclusionati, che con una gergale e icastica definizione potremmo definire : pura fuffa. Dagli atei devoti alle “radici cristiane” ai seguaci di Sant’Oriana, dai neo-crociati anti-islamici da operetta agli eroici furori “pro Familia” (con magari due o tre mogli a carico), dai vecchi arnesi dell’indultismo, tediati dalle nobili (e polverose) catacombe del sanfedismo agli avventurieri senza arte né parte che usano il neo-tridentinismo come grimaldello politico o ribalta sociale fino ad arrivare, giù giù, ai cultori estetizzanti dei pizzo e degli aurifregi o delle “cappe magne” fuori tempo massimo, è tutto un confuso e grottesco macinare iniziative, un darsi sulla voce, un rincorrere frenetici il Castrillon Hoyos, il Bagnasco o il Betori di turno. E, come percossi dalla folgore, i lefebvriani della Fraternità San Pio X alternano entusiasmo e angoscia, tra un’apertura definitiva che coronerebbe anni di ambiguità teologica (dagli accordi del 1988 agli accordi del…) ad una chiusura che li confermerebbe in un gallicanesimo estremo, questa volta ben più minoritario del precedente. Senza accorgersi che questo “pontificato camaurato” è più erosivo e corrosivo per la loro posizione dei mille curiosi copricapi indossati da Giovanni Paolo II nell’ arco del suo “pontificato”. E visto che si tratta di una storia in itinere, basterà vedere l’anno prossimo quale sarà lo stato delle cose, compatendo chi pensa di combattere l’idra dell’Eresia con la spada di latta (e la faccia di tolla) della Disobbedienza.
Come sedevacantista guardo il tutto con totale distacco ma anche, se possibile, con una maggiore trepidazione orante, per quella che, benché occupata e straziata, è la mia Chiesa, l’unica Chiesa. Che Dio possa presto concederle e concederci un Vero Papa.
Piergiorgio Seveso




Appuntamento al numero 3...![]()


Ad Agosto lavoreremo al numero 3...![]()


Con lentezza si elabora il contenuto del GN3...