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    Predefinito Il " CHE " e Padre Damiano

    Avevo circa dodici anni , quando l'insegnante di religione mi regalò un libro,era intitolato " Padre Damiano l’apostolo dei lebbrosi " e narrava la vita del succitato missionario.
    Leggere questo libro, e decidere che avevo la vocazione di diventare suora missionaria francescana, fu un tutt’uno. La “ vocazione “ mi durò circa due anni. Nella attesa di essere maggiorenne, e quindi entrare in convento, facevo la portiera e la capitana di una squadra femminile di calcio !
    Cosa disdicevole per un'aspirante suora a detta del mio padre spirituale dell’epoca!
    La squadra era forte, avevamo tanti tifosi, ci seguivano pure in trasferta, ed io ero convinta che tanta tifoseria fosse da attribuire alla nostra bravura, non alla prestanza delle ragazze.
    Naturalmente, la capitana non divenne mai suora, ma il libro di padre Damiano l’ha sempre accompagnata nelle diverse fasi della vita.
    Alcuni anni fa, ricevo la telefonata piuttosto concitata di alcuni compagni, che mi annunciano l’arrivo in Italia di una persona, che per motivi di prudenza viaggia in incognito, e per il quale è necessario trovare ospitalità sicura. Mi dichiaro disponibile.
    Ed è così che a casa mia giunge un vecchietto, il suo cognome è GUEVARA, altri non ‘ è che il fratello del CHE !!!
    Emozionantissima, stupefatta, per le 24 ore che è stato mio ospite, non sono quasi riuscita ad aprir bocca ( e sì che per farmi tacere ce ne vuole! ) ,insomma vuoi per l’emozione, vuoi per la lingua, vuoi per un senso di rispetto, delle cento domande che avrei voluto fargli, non ne ho fatta neanche una!
    Il mio ospite durante il breve soggiorno a casa mia, ebbe modo di interessarsi dei miei libri, e prima di partire, mi chiese se potevo donargliene uno.
    Mi raccontò ( per fortuna in quel momento era presente un compagno italo-argentino, che fece da traduttore) che lui ed Ernesto diverse volte avevano parlato di padre Damiano, e della sua esperienza con i malati lebbra, e che Ernesto ( anche a causa della sua specializzazione nelle malattie infettive ) ammirava molto padre Damiano.
    Del libro e del fratello del CHE, non so più nulla, nella mia libreria c'è un vuoto, ma mai vuoto è stato più pieno!

  2. #2
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    Predefinito

    Giusto per completezza:

    PADRE DAMIANO APOSTOLO DEI LEBBROSI
    Diede speranza e dignità ai più derelitti

    Padre Damiano De Veuster fu un missionario coraggioso che, un secolo fa, portò alla ribalta il problema dei lebbrosi e lo buttò come un carbone acceso nella coscienza del mondo civile. Egli mostrò cosa si può fare, anche mancando i rimedi (come al suo tempo), per dare speranza ai lebbrosi e dignità alla loro vita. Nato presso Lovanio, in Belgio nel 1841, quasi per caso nel 1863 fu inviato a predicare il Vangelo nelle isole Hawai, in sostituzione di un confratello ammalatosi d’improvviso. Là incontrò qualche lebbroso e ne ebbe un’immensa compassione. In quel tempo le isole erano in allarme: il medico di Honolulu, la capitale, aveva notato che la lebbra faceva grandi progressi nell’arcipelago. Le autorità decisero di isolare i malati per evitare il contagio, e nel 1866 segregarono il primo gruppo di lebbrosi a Kalaupapa nell’isola di Molokai: una lingua di terra che il mare circonda da tre parti e una catena di monti, erti e selvaggi divide dal resto dell’isola, prigione ideale, lazzaretto e cimitero per gi infelici colà relegati.
    Ben presto tra quei miserabili, lasciati a se stessi con scarsi aiuti per sopravvivere, regnò l’anarchia. Abbandonati e privi d’ogni speranza, passavano i giorni giocando a carte, danzavano la "hula" davanti agli altari della dea Laka, ubriacandosi di alcool ottenuto dalle radici di una pianta locale. Le risse e le sopraffazioni a danno dei più deboli erano continue. Dormivano ammucchiati nell’umidità delle capanne. Ai malati che arrivavano ogni settimana si diceva subito: "Sappiate che qui non c’è legge" per giustificare la condotta più sfrenata. In tali condizioni la morte era di casa al lebbrosario.
    Fu nel 1873 che il Vicario Apostolico dell’Arcipelago lanciò un appello perché un sacerdote andasse ad aiutare i lebbrosi di Molokai, tra i quali v’erano dei cattolici. E venne subito una risposta: "Vado io!" disse p.Damiano che si offriva non solo di aiutare, ma di restare con i lebbrosi per sempre. Egli si trovò così tra la gente più disperata del mondo, sotto una capanna improvvisata, col breviario, la veste che indossava e una fede indomabile. Forse qualcuno avrà detto anche a lui: "Qui non ci sono leggi"; ma lui era venuto a portare una legge nuova, quella dell’amore. E i lebbrosi s’accorsero subito che finalmente c’era uno che li amava.
    Infatti si mise subito all’opera. Si fece carpentiere, falegname, infermiere per i suoi lebbrosi. Con l’aiuto dei più robusti e volenterosi abbatté alberi, costruì una chiesa e casette decenti, insegnò a coltivare la terra. Visitava sistematicamente tutti i lebbrosi. Arrivava col sorriso e la borsa piena di medicine e di bende per pulire e fasciare le piaghe con le proprie mani. Dio solo sa quanto eroismo costò sostenere il fetore di quei poveri corpi in putrefazione. "Più volte – confessa – sono stato costretto a chiudermi le narici e a correre fuori a respirare aria pura". Trovò un parziale antidoto nell’uso della pipa. Le autorità gli offrirono la carica di sovrintendente del lebbrosario con la gratifica di diecimila dollari annui. Egli rispose umilmente: "Se mi offriste centomila dollari non resterei qui cinque minuti. Solo Dio e la salvezza delle anime mi trattengono".
    La fama dell’"eroe di Molokai" si sparse per il mondo e vennero aiuti da tante parti. Ben presto il lebbrosario di Molokai cambiò volto. Ebbe due bellissime chiese (a Kalauapa e Kalawao), abitazioni solide e decenti, e anche una casetta a due piani per il missionario. Sorse un orfanotrofio e una casa per le suore Francescane venute a curare gli orfanelli. Chiese mucche da latte per i malati più deboli. Padre Damiano viveva con i lebbrosi, come loro. Condivideva il loro pasto, mettendo la mano nel piatto comune senza tradire la profonda ripugnanza che non poté mai vincere del tutto. Non voleva cautele o distinzioni che avrebbero creato barriere tra lui e i suoi malati. La sua presenza suscitava fiducia e coraggio. Così conquistò il cuore di tutti. Qualcuno disse di preferire restare lebbroso piuttosto che separarsi da Makua Damiano. Ebbe la gioia di ricevere molte conversioni e di battezzare un centinaio di adulti ogni anno. La sua chiesetta, quando celebrava Messa, era sempre piena di fedeli che pregavano e cantavano le lodi a Dio.
    Passarono gli anni. Forse stava abituandosi a considerare la lebbra una malattia degli altri. Ma un giorno del 1884 si accorse d’essere preda della lebbra anche lui. Fu una scoperta terribile; un velo nero lo avvolse per un istante. Si riprese subito e continuò a lavorare come il solito finché le forze glielo permisero. La malattia progredì inesorabilmente, ed egli assistette allo sfacelo del proprio corpo secondo le tappe che ben conosceva.
    La notizia che p.Damiano era lebbroso commosse il mondo dei suoi ammiratori; vennero numerose offerte di lavorare con lui, specialmente da confratelli del suo istituto. Questo gli procurò la consolazione di sapere assicurato l’avvenire della sua opera. Il 15 aprile 1889, dopo sedici anni d’apostolato tra i lebbrosi di Molokai, all’età di 48 anni, moriva tra le braccia d’un confratello e il pianto dei suoi figli.
    Figure come quella di p.Damiano rendono migliore il mondo e ci assicurano che Dio continua a mandare i suoi santi a salvare il mondo con la dedizione della propria vita.

    p. Lino Ballarin

    http://www.saveriani.bs.it/Missionar...1/pdamiano.htm

    Da notare, però, che Padre Damiano PRIMA ancora dei soldi e delle medicine, ai malati di lebbra portava altro. Era un prete, non un medico né un infermiere.
    Forse anche negli ospedali italiani andrebbe tenuto conto che un malato (che spesso è emarginato proprio in quanto malato) prima ancora che delle cure mediche ha bisogno dell'attenzione, dell'affetto e della SPERANZA.

    D'altronde pensate a due altre incredibili figure del cristianesimo che ebbero a che fare con i lebbrosi: San francesco d'Assisi e Santa Madre Teresa di Calcutta. Nessuno dei due medico, entrambi ricordati (e ringraziati) per la loro opera di assistenza.

  3. #3
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    Predefinito Oltre la " CARITA' "

    Caro UgoDePayens,
    grazie per il post su padre Damiano, rileggere di Lui, mi riporta indietro negli anni, quando ritenevo che per aiutare " gli ultimi " ci fosse solo la " carità ". A dodici anni ignoravo i termini DIRITTI, GIUSTIZIA, EUGUAGLIANZA, e non sapevo che affinchè si affermassero si dovesse lottare, da Ernesto Guevara l'ho appreso.
    E' mia convinzione, che ciò che ho appreso da padre Damiano, e dal CHE, non sono valori che possano essere disgiunti, d'altronde, anche in Ernesto " l'amore "nel senso cristiano del termine, era una realtà del suo essere.
    Ricordandoli ambedue, posterò sulla discussione " Malattie dei poveri, malattie rare, malattie dimenticate ", un post sulla lebbra, malattia ancora presente nelle aree più povere del pianeta, e che potrebbe essere debellata del tutto, al costo di un solo bombardiere.

  4. #4
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    Diritti, giustizia sociale ed eguaglianza sono il fondamento sul quale deve basarsi un ordinamento che possa aspirare a definirsi giusto.

    Sono però convinto (e penso lo sia anche tu) che, come dice il Santo Padre Benedetto XVI nella sua prima enciclica (Deus caritas est) "L'amore — caritas — sarà sempre necessario, anche nella società più giusta. Non c'è nessun ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il servizio dell'amore. Chi vuole sbarazzarsi dell'amore si dispone a sbarazzarsi dell'uomo in quanto uomo. Ci sarà sempre sofferenza che necessita di consolazione e di aiuto. Sempre ci sarà solitudine. Sempre ci saranno anche situazioni di necessità materiale nelle quali è indispensabile un aiuto nella linea di un concreto amore per il prossimo.[20] Lo Stato che vuole provvedere a tutto, che assorbe tutto in sé, diventa in definitiva un'istanza burocratica che non può assicurare l'essenziale di cui l'uomo sofferente — ogni uomo — ha bisogno: l'amorevole dedizione personale. "

    http://www.vatican.va/holy_father/be...as-est_it.html

  5. #5
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    Predefinito

    Empatia, solidarietà, compassione, amore… è deleterio e difficile vivere senza di essi, soprattutto in certi momenti della vita, lo so , ahimè per esperienza personale.
    Senza uno stato che garantisca a tutti i suoi cittadini uguali diritti, uguale giustizia, uguali possibilità , è ancora più difficile sopravvivere, ed anche questo, ahimè, lo so per esperienza personale.
    Accettare supinamente lo stato delle cose, affidandosi esclusivamente alla Santa Provvidenza, nulla muta. Non adoperarsi, e lottare per un cambiamento, non solo è degradante, ma significa non amare se stessi ed il prossimo .
    Caro Ugo ( mi permetti di lasciare da parte il DePayens ?), hai mai visto il film “ Mission “?, Cosa ne pensi ?, Se non lo hai mai visto, mi permetto di consigliartene la visione.
    Ancora una domanda, cosa ne pensi dell’indennità antiadulterio, proposta ( e poi smentita ) dall’on. Cesa?
    Ciao, un caro saluto
    Neva

  6. #6
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    Neva, ti copio questo thread anche su RC.

    E' una storia veramente interessante.

 

 

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